Indennità integrativa, eccezioni di incostituzionalità

Secondo i magistrati contabili il legislatore ha trasformato una retribuzione accessoria in una primaria creando disparità di trattamento tra i percettori di plurimi pensionistici ante legge 724/94 e i percettori di plurime pensioni post legge 724/94

Indennità integrativa, dopo la pronuncia delle Sezioni riunite della Corte dei conti che aveva ribadito che il beneficio era unico se le pensioni superano il trattamento minimo, i magistrati contabili della Toscana rimettono la questione nelle mani della Consulta. Con l'ordinanza 58/2006 depositata lo scorso 30 marzo e qui leggibile nei documenti correlati la sezione giurisdizionale toscana della Corte dei conti ha rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità dell'articolo 99 comma 2 del Dpr 1092/73 come risultante dopo la sentenza manipolitiva 494/93 dei giudici delle leggi. I giudice contabili nel ricordare la sentenza 2Qm/2006 delle Sezioni riunite pubblicata sul quotidiano del 7 marzo hanno dichiarato rilevante e non manifestamente infondata le eccezioni di incostituzionalità sollevate nel corso di un procedimento pensionistico. Del resto, si legge nell'ordinanza, con la legge 724/94 l'indennità integrativa è stata inserita nella pensione e sostanzialmente ha eliminato dall'ordinamento il divieto di cumulo nel caso in cui l'ex dipendente della Pa percepisca più pensioni. In altre parole, continuano i magistrati toscani, tale normativa ha segnato l'evoluzione di tale indennità da assegno accessorio a parte integrante della pensione. Tuttavia, malgrado la sentenza 494/93 dell'Alta corte abbia confermato la legittimità del divieto di cumulo facendo salvo il parametro del cosiddetto minimo Inps, il legislatore piuttosto che raccogliere l'indicazione dei giudici delle leggi ha trasformato quella che era una retribuzione accessoria in una primaria. Evidenziando così il chiaro intento del legislatore di non riproporre tale divieto. Per cui quello che si chiede, ha concluso la Corte dei conti, è una pronuncia di incostituzionalità poiché diversamente opinando, si versa nella macroscopica disparità di trattamento tra i percettori di plurimi pensionistici ante legge 724/94 e i percettori di plurime pensioni post legge 724/94 . cri.cap

Corte dei conti - Sezione Toscana - ordinanza 29-30 marzo 2006, n. 58 Giudice Guasparri - Ricorrente Lucchesi ed altri Fatto Il ricorrente Battaglia Vincenzo è titolare di pensione privilegiata ordinaria sulla quale non ha percepito dal 2 maggio 1966 al 3 dicembre 1985 l'indennità integrativa speciale perché in quel periodo prestava opera retribuita alle dipendenze dello Stato articolo 2, comma 7, legge 324/59, sostituito dall'articolo 99, comma 5, Dpr 1092/73 . Non ha potuto fruire di alcun importo d'Iis durante la prestazione lavorativa, neppure dopo l'entrata in vigore della legge 843/78, articolo 17, comma 1, perché il trattamento pensionistico era superiore, ancorché di poco, al minimo Inps. Dalla cessazione dell'attività lavorativa e contestuale fruizione della pensione ordinaria di quiescenza 04.12.1985 , la Dpt che all'epoca amministrava entrambe le pensioni, ha ripristinato l'Iis intera sulla pensione privilegiata ma non l'ha corrisposta su quella ordinaria, neanche dopo le sentenze 172/91 e 494/93 della Corte costituzionale essendo il relativo trattamento di poco superiore al minimo Inps , ritenendo ancora vigente l'articolo 99, comma 2, Tu 1092/73 la pensione ordinaria di quiescenza è stata quindi fin dall'origine decurtata totalmente della Iis che costituiva e tuttora costituirebbe la parte più rilevante del trattamento stesso. Il ricorrente, dopo avere invitato l'Inpdap, con istanza del 21 giugno 2003, a regolarizzare con la Iis tutte e due le pensioni nei rispettivi periodi di mancata erogazione e dopo averla preventivamente ma inutilmente diffidata ad adempiere con il ricorso de quo, ha chiesto a questa Sezione, quale giudice del rapporto, la declaratoria del suo diritto alla percezione - dell'indennità integrativa speciale sulla pensione privilegiata ordinaria nel periodo della contestuale prestazione lavorativa alle dipendenze del ministero del Lavoro dal 1966 al 1985 - della tredicesima mensilità nello stesso periodo - dell'indennità integrativa speciale su entrambi i trattamenti pensionistici dalla contestuale fruizione 4 dicembre 1985 - delle differenze di tredicesima sulla Iis non corrispostagli. L'Amministrazione continua a contestare il diritto in entrambe le ipotesi. In particolare, sulle due pensioni, sostiene che l'Iis è dovuta una sola volta perché, anche volendosi applicare l'articolo 99, comma 2, nel testo manipolato dalla Corte costituzionale con la sentenza 494/93, la pensione ordinaria è d'importo superiore al minimo Inps. La fattispecie dedotta in giudizio con il ricorso di Lucchesi Silvana differisce dalla precedente sia per il fatto che il petitum non contempla il cumulo dell'Iis su pensione + retribuzione, ma solo su due pensioni pubbliche, sia perchè una di queste due pensioni è privilegiata di riversibilità fruita in concomitanza con altra ordinaria di quiescenza. Infatti alla ricorrente, quale vedova del grande invalido Grassotti Fusco, ex caporale dell'esercito,già titolare di pensione privilegiata di I^ categoria con superinvalidità dal 1971,venne concessa pensione privilegiata di riversibilità a decorrere dal 19 febbraio 2002 con il trattamento speciale previsto dall'articolo 93 del Tu 1092/73 per i primi tre anni pari al 100% della pensione mensile di I^ ctg. percepita dal dante causa e successivamente pari al 50% della pensione stessa, oltre agli assegni dovuti per legge Iis e tredicesima e tale pensione di riversibilità, in quanto derivante da pensione privilegiata diretta in base alle tabelle annesse al Dpr 1092/73 e quindi in epoca anteriore al 31 dicembre 1994 ciò che comportava l'Iis separata come assegno accessorio ex lege è stata determinata in base alla normativa precedente all'entrata in vigore della L.724/94 in quanto più favorevole pensione base + Iis separata ed intera . Senonchè la competente D.P.S.V. di Pisa non ha corrisposto alla vedova-ricorrente, con il trattamento pensionistico di riversibilità, l'indennità integrativa speciale in misura intera ma il solo importo differenziale necessario ad integrare la pensione al c.d. minimo Inps, in quanto essa era già titolare di pensione ordinaria diretta amministrata dall'Inpdap di Pisa sulla quale veniva corrisposta l'i.i.s intera. Tale risultando la posizione pensionistica dei due ricorrenti, i loro difensori, con riguardo al petitum relativo al cumulo dell'Iis su due pensioni, considerato - che la Corte costituzionale,con ordinanza 89/2005, ha dichiarato inammissibile l'ultimo deferimento della questione di costituzionalità dell'articolo 99, comma 2, del Dpr 1092/73, nel testo manipolato con la sentenza 494/93, perchè i remittenti, pur essendo consapevoli che dopo gli ultimi interventi della Corte stessa ordinanza 438/98, sentenza 516/00 e ordinanza 517/00 l'orientamento maggioritario è quello di ritenere la posizione del titolare di due pensioni identica a quella del titolare di pensione che presti opera retribuita alle dipendenze di terzi, non hanno spiegato le ragioni per le quali ritegono di non adottare l'opzione interpretativa che esclude la persistenza nell'ordinamento del divieto di cumulo dell'Iis anche in ipotesi di plurime pensioni, tenendo presente il principio pacifico e consolidato secondo cui una normativa non è illegittima perchè suscettibile di una interpretazione che ne comporta il contrasto con i precetti costituzionali, ma soltanto perchè non può essere interpretata in modo da essere in armonia con la Costituzione, sicchè alla Corte viene così chiesto di dirimere un contrasto sulla interpretazione della legge ordinaria - che le SS.RR. della Corte dei conti hanno però confermato con la recente sentenza 2/QM/06 il principio secondo cui, per il titolare di due pensioni, resta fermo il divieto di cumulo delle Iis di cui all'articolo 99, comma 2, del Dpr 1092/73, con l'integrazione operata con la sentenza manipolativa della Corte costituzionale 494/93 e cioè con salvezza comunque dell'importo corrispondente al c.d. minimo Inps, e che non é consentito al giudice di merito alcuna diversa interpretazione o disapplicazione di tale norma da ritenere vigente se questa Sezione intendesse uniformarsi all'ultima sentenza delle SS.RR. ritenendo di non poter esercitare alcuna opzione interpretativa o disapplicativa della norma stessa perché vincolata dalla sentenza additiva-manipolativa 494/93, i difensori chiedono che, previa espressa precisazione di quanto sopra, siano rimessi gli atti alla Corte costituzionale per un nuovo scrutinio dell'articolo 99, comma 2, del Dpr 1092/73 come manipolato dalla Corte costituzionale 1 per violazione degli articoli 3 e 36 della Costituzione, stante l'evidente sperequazione tra titolare di due pensioni e titolare di pensione che contestualmente presti opera retribuita presso pubbliche amministrazioni nei confronti del primo resterebbe in vigore il divieto di cumulo dell'indennità integrativa speciale su più pensioni con salvezza del minimo Inps - articolo 99, comma 2, Tu 1092/73, come emendato dalla sentenza 494/93 -, mentre nei confronti del secondo l'analogo divieto sarebbe stato espunto dalla sentenza 566/89 e ciò nonostante la Corte stessa abbia più volte equiparato le due posizioni, affermando il principio secondo il quale la posizione del titolare di due pensioni deve essere trattata con le stesse garanzie costituzionali riservate al titolare di pensione che presti opera retribuita V. la sentenza 172/91 Il carattere irragionevole e discriminatorio di tale disciplina è di tutta evidenza. Il passaggio dalla condizione di lavoratore dipendente a quella di pensionato non può infatti giustificare una minore tutela, in relazione a prestazioni destinate ad assicurare il soddisfacimento dei bisogni fondamentali della vita . 2 per illegittimo appiattimento e quindi per violazione degli articoli 36 e 38 di tutte le pensioni privilegiate di cui alle tabelle 2 e 3 annesse al Dpr 1092/73 nonché di tutte le pensioni privilegiate ordinarie in genere, militari e civili, d'importo base inferiore al minimo Inps che verrebbero rese sostanzialmente identiche con la corresponsione dell'indennità integrativa speciale in misura differenziale fino alla concorrenza del minimo Inps, in esplicita violazione delle diverse necessità dei pensionati scaturenti dalla gravità delle patologie pensionate, come, al contrario, era stato previsto dal legislatore ed in esplicita violazione della natura e finalità dell'indennità integrativa speciale. Con particolare riferimento, poi, alla fattispecie dedotta in giudizio con il ricorso proposto da Lucchesi Silvana, si osserva che se effettivamente l'articolo 99, comma 2, del Tu 1092/73 dovesse essere ritenuto vigente nel testo manipolato dalla Consulta, sarebbero stati appiattiti tutti i trattamenti privilegiati, diretti, indiretti o di reversibilità dei caporali e soldati dell'esercito essendo le pensioni tutte inferiori al minimo Inps, ancorché il legislatore avesse fissato importi differenziati secondo le categorie pensionistiche con le tabelle 2 e 3 annesse al Dpr 1092/73 e succ. integrazioni . 3 per violazione degli articoli 3 e 36, stante l'illegittima sperequazione tra pensionati, privilegiati e non, con trattamenti pensionistici superiori anche di un solo euro al minimo Inps che non beneficerebbero di alcun importo per Iis e pensionati con trattamenti inferiori a detto minimo che avrebbero diritto all'integrazione differenziale al minimo Inps con la stessa Iis 4 per violazione degli articoli 3 e 36, stante l'evidente sperequazione tra posizione del titolare di pensione statale e di contestuale pensione della Regione Siciliana rispetto al titolare di due pensioni statali o comunque pubbliche, sperequazione determinata dai contrastanti dispositivi della sentenza 494/93 additiva e della sentenza 516/00 ablatoria . 5 per violazione dell'articolo 3 tra pensionati pubblici, conseguente al contrasto di giudicati costituzionali su questioni identiche sentenza 494/93 e 376/94 rispetto alla sentenza 516/00 . Infatti, dopo la più volte dichiarata natura ablatoria della sentenza 516/00 e delle sentenze 566/89 e 204/92 cfr. anche le ordinanze della Corte costituzionale 438/98, 517/00 e 89/05 , sicuramente contrasta con l'ordinamento residuo la sentenza 494/93 con la quale sarebbe stata differentemente regolata la posizione del titolare di due pensioni. 6 per violazione degli articoli 3 e 36, stante l'evidente sperequazione tra titolari di contestuali pensioni ante 31 dicembre 1994 e titolari di contestuali pensioni da data successiva, nonostante la ben precisa previsione normativa di cui all'articolo 15, comma 5, della legge 724/94, posta a salvaguardia delle posizioni pregresse da trattare più favorevolmente. Invero il mutamento meno favorevole nei confronti delle pensioni liquidate dopo l'1 gennaio 1995, a ben vedere, si è risolto in senso sfavorevole nei confronti delle precedenti situazioni con evidente sperequazione che non deriva da previsioni normative adottate in tempi diversi infatti in questo caso il fluire del tempo non giustifica assolutamente la discriminazione che si verifica, perché non è la legislazione successiva al 1995 che ha legittimato il cumulo dell'indennità integrativa speciale su più pensioni, ma il meccanismo perverso conseguente alla contestuale fruizione della pensione successiva al 31 dicembre 1994 con altra anteriore al 31 dicembre 1994. E proprio per il predetto meccanismo - il titolare di pensione che ha prestato opera retribuita alle dipendenze della Pa da data precedente il 31 dicembre 1994 ed è stato collocato a riposo dopo il 1.1.1995 divenendo titolare di altra pensione dopo tale data, non subisce alcuna riduzione dell'Iis sulla prima pensione non versando in ipotesi di due indennità in quanto la seconda é interamente conglobata nella pensione e non più corrisposta con assegno separato. - Il titolare di una pensione che ha prestato opera retribuita prima del 31 dicembre 1994 ed è stato collocato a riposo prima dell'1 gennaio 1995 o abbia chiesto il trattenimento in servizio ovvero raggiunto quaranta anni di servizio prima del 31 dicembre 1994 non ha diritto alle due indennità integrative speciali perché pagate con assegni separati e quindi accessori . Pertanto, posto che l'articolo 15 della legge 724/94 ha previsto a decorrere dall'1 gennaio 1995 il conglobamento dell'Iis nella pensione con salvaguardia, al comma cinque, delle posizioni pregresse perché più favorevolmente trattate e l'articolo 2, comma 20, della legge 335/95 ha esteso la salvaguardia delle precedenti più favorevoli disposizioni ad alcune posizioni pensionistiche, é evidente che la vigenza dell'articolo 99, comma 2, del Tu 1092/73 nel testo modificato dalla Corte costituzionale con sentenza 494/93 creerebbe una illegittima sperequazione proprio nei confronti delle posizioni precedenti al 31 dicembre 1994 che il legislatore intendeva salvaguardare. Diritto La Sezione deve decidere sulla rilevanza e sulla ammissibilità - in quanto non manifestamente infondata - della questione di legittimità costituzionale sollevata dai difensori dei ricorrenti con riferimento all'articolo 99, comma 2, del Dpr 1092/73 come risultante dopo la sentenza della Corte costituzionale 494/93. Quanto alla rilevanza della sollevata questione di costituzionalità, é evidente la sua sussistenza, poiché partendo dal presupposto della vigenza dell'articolo 99, comma 2, del Tu 1092/73 come risultante dopo la sentenza della Corte costituzionale 494/93, i ricorsi sono da respingere, mentre sarebbero da accogliere se la prospettata questione venisse ritenuta fondata. In ordine all'ammissibilità della proposta questione, si deve prendere atto della recentissima pronunzia di massima n. 2/QM/2006 del 22/2/2006 con la quale le Sezioni Riunite di questa Cortenella loro funzione nomofilattica - sostanzialmente confermando la precedente n. 14/QM/2003 dell'11 luglio 2003 - hanno ritenuto - per il titolare di due pensioni - tuttora esistente il divieto di cumulo delle indennità integrative speciali di cui all'articolo 99, comma 2, del Dpr 1092/73, con l'integrazione operata con la sentenza manipolativa della Corte costituzionale n. 494/1993 e cioé con salvezza del c.d. minimo Inps . Partendo da tale presupposto, questa Sezione valuta positivamente l'ammissibilità della proposta questione di legittimità costituzionale di tale norma, ritenendola non manifestamente infondata nei termini e nei motivi sopraindicati, in quanto formulata prendendo lo spunto dalle indicazioni delle SS.RR. di questa Corte, secondo cui nell'evolversi della legislazione, dopo le sentenze della Corte costituzionale innanzi richiamate 494/93, per lo Stato, e 376/94, per la legge regionale Sicilia si sono verificati dei mutamenti che hanno modificato la situazione nella quale le pronunce sono state rese. In particolare va tenuto presente che l'indennità integrativa speciale è venuta nel tempo ad essere per una larga categoria di pensioni la parte più economicamente rilevante del trattamento pensionistico, perdendo completamente la sua natura di assegno accessorio per diventare sostanzialmente parte integrante della pensione. Dalla sopravvenienza può sorgere la domanda se sia ancora valido un parametro reddituale minimo come riferimento del divieto di cumulo o se invece debba prendersi in considerazione l'entità del trattamento pensionistico per configurare oggi la possibilità per il legislatore di addivenire alla decurtazione della pensione, scegliendo tra diverse soluzioni che comunque rispettino l'esigenza di un equilibrio del sistema retributivo e pensionistico cfr. Corte costituzionale sentenza 516/00 . La riflessione è avvalorata dall'entrata in vigore della legge 724/94, che ha conglobato l'indennità integrativa speciale nella base pensionabile. Il diverso trattamento per le pensioni liquidate fino al 31 dicembre 1994 è essenzialmente una norma di salvaguardia di migliore trattamento per le situazioni pregresse e non un voluto effetto diacronico tra trattamenti pensionistici . Invero parte ricorrente, seguendo la traccia indicata dalle Sezioni Riunite nel formulare l'eccezione di incostituzionalità della norma in questione, ha analiticamente e compiutamente disegnato il quadro incostituzionale venutosi a determinare con il sopravvenire della legge 724/94 che ha costituito l'auspicato intervento in materia da parte del legislatore, il quale, con il conglobamento dell'indennità integrativa speciale nella pensione, ha sostanzialmente eliminato dall'ordinamento il divieto di cumulo di tale emolumento in caso di titolarità di più pensioni in altri termini, l'entrata in vigore della legge 724/94 ha segnato l'evoluzione dell'Iis da assegno accessorio a parte integrante della pensione, con tutte le conseguenze a livello costituzionale segnalate nella proposta eccezione a seguito del permanere nell'ordinamento dell'articolo 99, comma 2, del Tu 1092/73 anche dopo l'intervento del Giudice delle leggi con la sentenza 494/93, laddove é stato bene evidenziato che il fluire del tempo - generalmente considerato dalla Corte costituzionale come causa di giustificazione di un differenziato trattamento di situazioni giuridiche similari - abbia in questo caso dato luogo ad un meccanismo perverso comportante la violazione di principi costituzionalmente rilevanti. E che la legge 724/94 segni il discrimine temporale dell'evoluzione dell'indennità integrativa speciale, viene percepito dalla stessa giurisprudenza sia della Corte costituzionale che della Corte dei conti, come si desume dalla citata ordinanza 89/2005 del Giudice delle leggi laddove si evidenziano gli ultimi interventi di questa Corte in materia di indennità integrativa speciale e cioé la ordinanza 438/98, sentenza 516/00, ordinanza 517/00 , come chiaro punto di riferimento della giurisprudenza contabile ad essi successiva che ha ritenuto esclusa la persistenza nell'ordinamento del divieto di cumulo in questione. Pertanto non risulta più dirimente la circostanza che dopo l'emanazione della sentenza della Corte costituzionale 494/93 sia intervenuta la sentenza 376/94 quando però non era ancora entrata in vigore la legge 724/94 che ha confermato la legittimità costituzionale del divieto in questione solo facendo salvo il parametro del c.d. minimo Inps , dopoché il legislatore, con la legge 724/94, anziché raccogliere l'indicazione del Giudice delle leggi, contenuta nella sentenza 494/93, di salvaguardare - pur permanendo il divieto di cumulo dell'Iis - un parametro minimo che tenesse conto delle giuste esigenze di vita del pensionato, conglobando l'i.i.s nella pensione ha addirittura trasformato quella che era una retribuzione differita accessoria in retribuzione primaria, con ciò evidenziando il suo chiaro intento di non riproporre tale divieto del nuovo assetto normativo ha evidentemente preso atto la Corte costituzionale con le citate pronunzie n. 438/1998, 516/2000 e 517/2000. Si chiede pertanto una pronuncia d'incostituzionalità della norma de qua sotto la nuova ottica rispetto all'assetto normativo che ha conosciuto il Giudice costituzionale del '93 , in quanto, diversamente opinando, si versa nella macroscopica disparità di trattamento tra i percettori di plurimi pensionistici ante legge 724/94 che godrebbero del mantenimento di più indennità integrative speciali, ma ancorate inevitabilmente al c.d. minimo Inps e i percettori di plurime pensioni post legge 724/94 i quali, a parità di condizioni e di trattamenti pensionistici, solo temporalmente differenziati quanto al momento della loro liquidazione, godrebbero di indennità integrative speciali senz'altro integrali essendo tale voce divenuta parte integrante della retribuzione principale . PQM Visti gli articoli 134 della Costituzione e 23 della legge 87/1953 Giudica rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 99, comma 2, del Dpr 1092/73, come risultante dopo la sentenza 494/93, per contrasto con gli articoli 3, 36 e 38 della Costituzione. Ordina l'immediata trasmissione degli atti, a cura della segreteria, alla Corte costituzionale, sospendendo conseguentemente i processi sino all'esito del giudizio incidentale di costituzionalità. Dispone che, a cura della segreteria, la presente ordinanza sia notificata al Presidente del Consiglio dei ministri e alle parti, e sia comunicata ai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. 6