Procedimenti che hanno per oggetto questioni simili non determinano astensione obbligatoria del collegio

Respinta la richiesta di ricusazione perché non sono emersi interessi nella causa né grave inimicizia né conoscenza della causa in altro grado del processo da parte dei giudici

I componenti del collegio giudicante delle Sezioni unite civili chiamati a pronunciarsi, nella camera di consiglio del 2 febbraio 2006, su numerosi ricorsi presentati dalla stessa persona, sono stati ricusati dal ricorrente, secondo il quale c'era un'incompatibilità derivante dal fatto che quegli stessi giudici in precedenza avevano affrontato questioni simili assumendo una decisione ad esso sfavorevole . Un altro collegio delle Sezioni unite civili, nella medesima camera di consiglio del 2 febbraio, si è subito insediato ed ha esaminato l'istanza di ricusazione, ritenendola infondata. Il massimo Consesso di Piazza Cavour, infatti, ha osservato che le lamentate decisioni sfavorevoli al ricorrente adottate dai suddetti magistrati in altri procedimenti, anche se aventi per oggetto questioni simili, non rientrano in nessuna delle ipotesi di astensione obbligatoria, non comportando, con riferimento ai singoli magistrati, né interesse nella causa, né grave inimicizia, né conoscenza della causa in altro grado del processo. Lo hanno chiarito le Sezioni unite con l'ordinanza 2343/06, depositata il 2 febbraio scorso e qui integralmente leggibile tra gli allegati. In particolare, con lo stesso provvedimento i Supremi giudici hanno anche dichiarato manifestamente infondata una questione di costituzionalità avente ad oggetto l'articolo 53 Cpp, censurato sotto il profilo della mancata previsione della presenza di rappresentanti della collettività nel collegio che decide sulla ricusazione. Pubblicata immediatamente l'ordinanza di rigetto dell'istanza di ricusazione, il collegio delle Sezioni unite, originariamente investito dell'esame dei ricorsi, si è di seguito nuovamente riunito in camera di consiglio provvedendo alla decisione dei medesimi.

Cassazione - Su civili - ordinanza 2 febbraio 2006, n. 2343 Presidente - relatore Corona La Corte, a Sezioni Unite, premesso che l'invito ad astenersi rivolto dal ricorrente al Presidente del Collegio non equivale all'istanza di ricusazione e che dunque non v'è luogo a provvedere sulla stessa. Visto il ricorso per ricusazione, pervenuto il 30 gennaio 2006, proposto dall'avv. Salvatore Stara nei confronti dei dottori Vincenzo Carbone, Antonio Vella, Paolo Vittoria, Enrico Papa, Vincenzo Proto, Michele Varrone, Fabrizio Miani Canevari, Luigi Francesco Di Nanni, Giulio Graziadei, componenti del Collegio giudicante delle Su civili chiamato a pronunciarsi, nella camera di consiglio del 2 febbraio 2006, sui ricorsi iscritti ai numeri 13998/03, 15803/03, 15804/03, 15805/03, 15806/03, 3230/04, 17341/04, 21341/04, 21342/04, 21343/04, 22960/04, 28124/04, 28125/04, 9897/04, 11195/05, 11196/05, 14673/05, 14674/05 e 17851/05 Rilevato che, secondo il ricorrente, sussisterebbero le condizioni per la ricusazione dei suddetti magistrati, i quali avrebbero l'obbligo di astenersi ai sensi dell'articolo 51, comma primo, nn. 1, 3 e 4 Cpc che per i ricorsi 14673/05, 14674/05, 11195/05, 11196/05 e 17851/85, i consiglieri Papa, Proto e Graziadei non fanno parte del collegio Ritenuto che, quanto al resto, il ricorso è infondato, in quanto le lamentate decisioni sfavorevoli al ricorrente adottate dai suddetti magistrati in altri procedimenti, anche se aventi per oggetto questioni simili, non rientrano in nessuna delle suddette ipotesi di astensione obbligatoria, non comportando in particolare, con riferimento ai singoli magistrati, né interesse nella causa n. 1 , né grave inimicizia n. 3 , né conoscenza della causa in altro grado del processo n. 4 che la prospettata questione di incostituzionalità dell'articolo 53 Cpc, in relazione agli articoli 3, 24 e 111 Costituzione, sotto il profilo della mancata previsione della presenza di rappresentanti della collettività nel collegio che decide sulla ricusazione, appare manifestamente infondata che l'istanza di ricusazione deve essere, pertanto, rigettata che il ricorrente va condannato al pagamento della pena pecuniaria di euro 5,00 PQM La Corte, a Su, rigetta l'istanza di ricusazione dei magistrati sopra indicati e condanna l'avv. Salvatore Stara al pagamento della pena pecuniaria di euro 5,00.