Referendum contro la devolution: raggiunto il quorum delle firme valide

Terminato il controllo formale superato il mezzo milione di sottoscrizioni regolari. Nei prossimi giorni i dati ufficiali e l'ordinanza della Suprema corte. Soddisfazione dal Comitato promotore. Ma la Lega auspica è una riforma da mantenere

C'è un margine eccedente di oltre cinquantamila firme valide a garantire il superamento del quorum mezzo milione a sostegno del referendum contro la devolution. La conferma, sia pure informale, è arrivata ieri da piazza Cavour. La Cassazione, infatti, ha completato la fase di verifica della correttezza formale delle firme depositate meno di un mese fa - il 17 febbraio per la precisione - dal Comitato promotore che attraverso lo strumento referendario si ripropone di non confermare le riforme approvate dal Governo uscente alla seconda parte della Costituzione italiana. La raccolta delle firme era cominciata esattamente due mesi prima e, secondo i proponenti, le adesioni sono state più di un milione, un numero tale da resistere senza problemi alla naturale scrematura derivante dalla verifica di correttezza formale di competenza della Suprema corte. Ora si attende la comunicazione ufficiale sulle cifre e l'ordinanza di indizione. Oltre alle forze politiche del centrosinistra si erano impegnate nella ricerca e raccolta di firme anche la Cgil e le Acli e nel Comitato promotore si era particolarmente attivato il Presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. È la prima volta che tutti i soggetti che hanno titolo per chiedere un referendum i cittadini, i parlamentari e le Regioni si sono mossi concordemente per impugnare una legge di riforma costituzionale. Tre settimane fa la Cassazione aveva dato il via libera alla richiesta del referendum anti devolution avanzata da quindici Consigli regionali ed esattamente un mese fa erano state depositate le firme di 112 senatori e 249 deputati per chiedere la consultazione sulle modifiche apportate dalle forze di centrodestra alla carta costituzionale. La consultazione popolare è in tal caso, tecnicamente, un referendum confermativo. L'articolo 138 della Costituzione sancisce infatti che qualora una legge di modifica costituzionale non sia stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle camere a maggioranza dei due terzi, tale legge possa essere sottoposta a conferma popolare attraverso referendum a condizione che una richiesta in tal senso venga espressa da cinquecentomila elettori o da un quinto dei membri di una Camera o da cinque Consigli regionali. Per la legge sulla cosiddetta devolution, dunque, tutti i soggetti abilitati a chiedere il voto popolare si sono espressi in favore della consultazione. Immediate, ieri, le reazioni all'annuncio del superamento del quorum-firme dei cittadini, probabilmente l'indicatore di natura politica più significativo nella vicenda. Quasi un milione di cittadini si sono mobilitati - ha detto Maurizio Chiocchetti, esponente dei Ds e del Comitato Promotore - per chiedere il pronunciamento popolare e bocciare così il pasticcio costituzionale approvato dalla destra, che mette in pericolo l'unità nazionale, colpisce elementari diritti dei cittadini e indebolisce i poteri di importanti organi costituzionali . Di altro parere, ovviamente, alcuni esponenti di maggioranza. Rispetto per chi ha firmato ed ha chiesto una consultazione referendaria, ma l'azzeramento delle riforme apportate dal governo Berlusconi alla seconda parte della Costituzione non passerà è il commento-pronostico del segretario della Dc, Gianfranco Rotondi, secondo il quale basterà spiegare alla gente l'importanza che queste riforme avranno per il sistema-Paese . Sul futuro referendum la Lega, che aveva spinto l'acceleratore sulla devolution minacciando talvolta persino l'abbandono della coalizione, chiede ai partner di governo, per bocca del ministro Guardasigilli lo stesso impegno e lealtà che stiamo mettendo tutti in campagna elettorale . E afferma che se su questo fronte la Lega dovesse verificare un patente disinteressamento dei nostri alleati, avremmo grossi problemi a mantenere l'alleanza. Ma non credo che accadrà . m.c.m.