Niente evasione dai domiciliari se l'avvocato aveva comunicato la scarcerazione

Assenza di dolo nonostante il provvedimento del giudice non fosse stato ancora notificato

Non realizza il reato di evasione dagli arresti domiciliari, quanto meno per assenza di dolo, l'imputato che si allontani dal domicilio ove è ristretto dopo che è stato emesso il provvedimento di scarcerazione, del quale è stato informalmente informato dal difensore, ma prima della sua comunicazione. La sentenza del tribunale di Bari qui nei correlati, è pubblicata anche da sito www.giurisprudenzabarese.it di Leonardo Rinella * La sentenza che si annota, pur nella sua concisione, merita di essere segnalata per un diverso ordine di ragioni. In primo luogo è una delle poche sentenze in Italia che ancora applica il dettato dell'articolo 544 Cpp secondo il quale la motivazione dovrebbe, di regola, essere redatta immediatamente dopo il dispositivo e letta con lo stesso in udienza. Purtroppo la prassi di ogni giorno è che il giudice non solo non redige la motivazione contestualmente al dispositivo ma la deposita, a tutto andar bene, nel termine più lungo a lui concesso novanta giorni anche se non sussiste il requisito della complessità per il numero delle parti o per il numero e la gravità delle imputazioni Ancora la motivazione della sentenza appare redatta in conformità allo stesso articolo 544 e, cioè con una concisa esposizione di fatto e di diritto . Non di rado leggiamo sentenze che in fatto, con un abile gioco di taglia e incolla , riportano pagine e pagine degli atti processuali, mentre la motivazione si trasforma in una dotta rassegna di dottrina e di giurisprudenza. La sentenza annotata dimostra invece che la motivazione non deve servire al Giudice per fare sfoggio della sua preparazione giuridica ma ha come unico scopo quella di far comprendere alle parti perché è intervenuta una condanna o un'assoluzione. Da ultimo la sentenza annotata supera certe interpretazioni formalistiche della norma per applicare una giustizia sostanziale ed aderente alla realtà. Nella specie si era assistito all'assurdo che Carabinieri, recatisi al domicilio di una detenuto agli arresti domiciliare per comunicargli che ne era stata ordinata la scarcerazione, hanno aggravato lo stato di detenzione, trasformandolo in detenzione carceraria solo perché quel detenuto, tempestivamente avvertito dal difensore del suo stato di libertà, maturatosi con l'emissione del provvedimento, aveva ritenuto di uscire di casa per fare la spesa e cioè per provvedere alle necessità quotidiane della vita. La sentenza del Giudice di Rutigliano non cita giurisprudenza della Cassazione né fa sfoggio di dottrina giuridica ma ha reso giustizia. Perciò la segnaliamo all'attenzione dei nostri lettori. Dato a Cesare quello che è di Cesare ed al Giudice Rutigliano quello che è del Giudice di Rutigliano, ci sembra opportuno aggiungere alcune considerazioni per evidenziare come in realtà nel comportamento dell'imputato descritto in sentenza non era presente né la la condotta prevista e punita dall'articolo 385 Cp, né la violazione del bene giuridico da quella norma tutelato e né infine l'elemento psicologico indispensabile per la realizzazione del delitto in parola. INSUSSISTENZA DEL FATTO. Balza evidente, da quanto esposto in sentenza che, al momento dell'arrivo dei Carabinieri presso l'abitazione dell'imputato, non esisteva più lo stato di detenzione del medesimo, visto che era intervenuta la revoca di un provvedimento che, conseguentemente, l'indagato non poteva mai aver violato. Né può obiettarsi che lo stesso provvedimento andava prima eseguito con la notifica dello stesso in quanto 1 non si coglie da alcuna norma che il provvedimento di revoca sia un provvedimento recettizio, che si perfeziona con la notifica 2 la notifica in ogni caso è un adempimento a favore del detenuto, non certo a tutela dell'efficacia formale del provvedimento 3 se è vero che vale il principio che un provvedimento è perfetto quando, comunque, raggiunge il suo scopo, la notizia della revoca era stata già comunicata dal difensore. Mancanza di ogni violazione del bene giuridico tutelato dalla normaÈ noto che il bene giuridico tutelato dalla norma che punisce l'evasione dagli arresti domiciliari deve essere identificato nell'esigenza di imporre il rispetto delle decisioni emesse dall'autorità giudiziaria Cassazione penale, Sezione sesta, 21 giugno 1985, in CD Juris Data 2006 . Orbene, nella fattispecie decisa dal Giudice di Rutigliano, la decisione dell'autorità giudiziaria che andava eseguita e fatta rispettare era quella di scarcerazione del Cianciolo e non certamente quella di vedere proseguire la sua carcerazione preventiva. Ne consegue che, anche sotto questo aspetto, era insussistente ogni condotta antigiuridica da parte dell'imputato. Sebbene, come sottolineato anche in sentenza, il prevenuto non ha mai previsto e voluto una violazione del provvedimento di restrizione della libertà in suo danno, oseremmo dire che, anche se in capo al predetto ci fosse stata una prava volontà di violarlo, saremmo iu presenza di una fattispecie di reato impossibile per l'inesistenza dell'oggetto, a mente dell'articolo 49 cpv. Cp. ASSENZA DELL'ELEMENTO PSICOLOGICO. È stato costantemente insegnato che l'elemento psicologico previsto dall'articolo 385 Cp risiede nella coscienza e volontà, in capo al soggetto agente, di sottrarsi all'esecuzione di uno stato legittimo di custodia cautelare Cassazione penale, Sezione sesta, 6 giugno 1989, in CD Juris Data 2006 Ora non si vede come possa sussistere tale volontà in capo ad un soggetto che era stato informato della cessazione di questo stato di custodia e che, per di più, si era allontanato solo momentaneamente dal proprio domicilio, per provvedere alle esigenze primarie di vita. Sembra allora che la sentenza del Giudice di Rutigliano possa meritare incondizionata adesione * Procuratore Generale Onorario della Cassazione 1 2

Tribunale di Bari - Sezione distaccata di Rutigliano - sentenza 20 marzo 2006, n. 43 Giudice La Coppola Motivazione L'imputato C. G. va assolto dal delitto ascrittogli in epigrafe articolo 385 Cp perché il fatto non costituisce reato. Invero, dalle risultanze processuali e, in particolare, dall'esame della documentazione allegata al fascicolo del dibattimento, nonché da quella del Pm trattandosi di giudizio con rito abbreviato è emerso che, nelle prime ore della mattinata del 14 novembre 2005, il Giudice onorario della Sezione distaccata di Rutigliano aveva revocato la misura degli arresti domiciliari nei confronti del C. e lo aveva rimesso in libertà l'imputato era stato tempestivamente avvertito dal proprio difensore del provvedimento di rimessone in libertà, per cui, avendo necessità di fare la spesa, era uscito di casa tranquillamente è risultato anche che i CC. di Casamassima, avendo ricevuto la comunicazione del provvedimento di rimessone in libertà intorno alle 9,30, si erano recati a casa del C. alle ore 10 ma non lo avevano trovato, per cui lo avevano atteso sino alle ore 10,30 quando lo stesso era tornato dopo aver fatto la spesa a questo punto avevano ritenuto di arrestarlo nuovamente per evasione. Orbene, sulla base di tali emergenze processuali appare evidente che manca la prova della responsabilità dell'imputato in assenza, quanto meno, dell'elemento psicologico del reato, costituito dal dolo, per cui il Ciancialo va assolto, perché il fatto non costituisce reato. PQM Il Giudice del Tribunale di Bari, Sezione distaccata di Rutigliano, visti gli articoli 558, 556, 530, comma 1, Cpp assolve C. G. dal delitto ascrittogli in epigrafe, perché il fatto non costituisce reato. 1 1