Investigatori privati: la licenza non ""salta"" se pendono procedimenti penali

La mera pendenza non costituisce una circostanza idonea al diniego di rinnovo dell'autorizzazione

Investigatori privati, la Pa non può negare il rinnovo della licenza solo perché nei confronti del detective pendono dei procedimenti penali. Lo ha chiarito la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 4500/06 depositata lo scorso 13 luglio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso del ministero dell'Interno e della prefettura di Pavia che si erano visti annullare dal Tar Lombardia il provvedimento con cui avevano negato il rinnovo dell'autorizzazione a un investigatore privato. Del resto, nei confronti del detective pendevano alcuni procedimenti penali riguardanti abusi nell'esercizio dell'attività investigativa. Tuttavia, i giudici lombardi avevano accolto il ricorso dell'investigatore sostenendo che la mera pendenza di procedimenti penali dei quali, peraltro, due si erano conclusi con esito favorevole per l'istante non costituiva circostanza idonea al diniego di rinnovo dell'autorizzazione, non essendo sufficiente la semplice denuncia a suffragare la valutazione di inopportunità resa dall'amministrazione . In seguito, il Questore, nel riesaminare la richiesta tendente a ottenere il rilascio della licenza ex articolo 134 Tulps per gestire in Provincia un istituto di investigazioni private per conto di privati, aveva rilevato circostanze ostative differenti da quelle poste a base della revoca precedentemente disposta, attinenti anche a reati di minacce, ingiurie, diffamazione nonché calunnia e appropriazione indebita, tali da non consentire il rinnovo dell'autorizzazione di cui trattasi. Tali argomenti, però, hanno aggiunto i magistrati di piazza Capo di Ferro, non solo non sono dirette a confutare l'assunto del primo giudice circa l'inidoneità delle semplici denunce, non vagliate in sede giurisdizionale, a precludere il rinnovo dell'autorizzazione in essere, ma, per di più, fanno riferimento a vicende, che, in quanto successive all'adozione del provvedimento impugnato basti considerare il richiamo al parere del Questore del 14 settembre 1999, laddove il diniego in contestazione risale al 7 agosto 1998 , non possono fornire ad esso la necessaria giustificazione . Per cui, ha concluso il Consiglio di Stato, si tratta di circostanze che non possono essere introdotte in questo giudizio, piuttosto, nel caso in cui fossero state di ostacolo al rinnovo dell'autorizzazione l'amministrazione avrebbe dovuto dar luogo a un autonomo diniego che le recepisse. Così da consentire al detective di difendersi. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 28 aprile - 13 luglio 2006, n. 4500 Presidente Giovannini -estensore Minicone Ricorrente ministero dell'Interno ed altro Fatto e diritto 1. Con ricorso notificato il 14 ottobre 1998, il sig. Giorgio Riformato impugnava, innanzi al Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, il decreto n. 455/I del 7 agosto 1998, con il quale il Prefetto della provincia di Pavia aveva respinto la richiesta di rinnovo dell'autorizzazione di cui egli era titolare, per svolgere direttamente e personalmente l'attività di investigatore privato in quella provincia, e aveva sospeso l'autorizzazione in corso, in relazione alla pendenza di molteplici procedimenti penali, riguardanti abusi nell'esercizio dell'attività investigativa. 2. Il giudice adito ha accolto il ricorso, sul rilievo che la mera pendenza di procedimenti penali dei quali, peraltro, due si erano conclusi con esito favorevole per l'istante non costituiva circostanza idonea al diniego di rinnovo dell'autorizzazione, non essendo sufficiente la semplice denuncia a suffragare la valutazione di inopportunità resa dall'Amministrazione. 3. Avverso detta decisione hanno proposto appello il Ministero dell'Interno e la Prefettura di Pavia, denunciandone l'erroneità, giacché sarebbero emersi nuovi ed ulteriori elementi negativi in ordine al rilascio dell'autorizzazione di pubblica sicurezza de qua . Ed invero, secondo gli appellanti, nel riesaminare la richiesta tendente ad ottenere il rilascio della licenza ex articolo 134 Tulps per gestire in provincia un istituto di investigazioni private per conto di privati, il Questore avrebbe rilevato circostanze ostative differenti da quelle poste a base della revoca precedentemente disposta, afferendo anche a reati di minacce, ingiurie, diffamazione nonché calunnia e appropriazione indebita, tali da non consentire il rinnovo dell'autorizzazione di cui trattasi. 4. Orbene, osserva il Collegio, come sia sufficiente la lettura delle argomentazioni poste a sostegno dell'appello, per evidenziare la sua infondatezza, se non addirittura l'inammissibilità. Dette argomentazioni, infatti, non solo non sono dirette a confutare l'assunto del primo giudice circa l'inidoneità delle semplici denunce, non vagliate in sede giurisdizionale, a precludere il rinnovo dell'autorizzazione in essere, ma, per di più, fanno riferimento a vicende, che, in quanto successive all'adozione del provvedimento impugnato basti considerare il richiamo al parere del Questore del 14 settembre 1999, laddove il diniego in contestazione risale al 7 agosto 1998 , non possono fornire ad esso la necessaria giustificazione. Trattasi di circostanze, dunque, che non possono essere introdotte in questo giudizio, ma che, ove ritenute ulteriormente ostative al rinnovo dell'autorizzazione, avrebbero dovuto dar luogo ad un nuovo ed autonomo provvedimento negativo, che le recepisse, anche per consentire all'interessato la predisposizione delle necessarie difese. 5. L'appello, va in conclusione, respinto. Non v'è luogo a provvedere sulle spese, non essendosi costituito l'appellato. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione sesta , definitivamente pronunciando sull'appello in epigrafe, come specificato in motivazione, lo respinge. Nulla per le spese. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.