Il collocamento a riposo non fa decadere dal collegio sindacale

La legge non lo prevede e dunque è illegittimo il provvedimento dell'azienda ospedaliera di Bari che aveva revocato l'incarico al componente del collegio dei revisori in seguito alla conclusione dell'impiego attivo nella pubblica amministrazione

Il collocamento a riposo non costituisce un presupposto per la decadenza dall'incarico di componente del Collegio dei revisori dei conti di una azienda ospedaliera pubblica. Ed è quindi illegittimo il provvedimento con il quale il Ministero dell'Economia e delle Finanze aveva disposto la sostituzione di un pubblico dipendente che era stato nominato membro del Collegio dei revisori dei conti dell'Azienda opsedaliera Ospedale Policlinico Consorziale di Bari in coincidenza con il suo avvenuto collocamento a riposo. A chiarirlo è la terza sezione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio con la sentenza qui leggibile come documento correlato che ha accolto il ricorso per l'annullamento del provvedimento ministeriale che licenziava il revisore ad appena un anno dalla nomina. Il ricorrente deduceva l'illegittimità degli atti impugnati per violazione e falsa applicazione di legge oltre che per violazione dei principi generali e delle norme sulla decadenza e sulla sostituzione dei membri dei collegi sindacali. I giudici amministrativi hanno ritenuto fondate le doglianze del ricorrente. La norma di riferimento il D.Lgs 502/92 come modificato, in particolare l'articolo 3 ter che riguarda i collegi sindacali delle aziende sanitarie , infatti, indica le condizioni necessarie per la designazione e la nomina dei revisori ma tra queste non figura in alcun modo il vincolo dell'esistenza di un rapporto di impiego attivo con l'Amministrazione né di un qualsiasi vincolo di appartenenza con la struttura deputata al controllo della spesa pubblica . Inoltre la stessa norma indica una durata triennale dell'incarico e non prevede che questo possa essere assoggetato a condizioni o vincoli non previsti per legge. Ne deriva l'illegittimità del provvedimento impugnato che ha disposto la cessazione dall'incarico senza la sussistenza di un presupposto legale. m.c.m.

Tar Lazio - Sezione terza - sentenza 22 marzo-8 maggio 2006, n. 3257 Presidente Baccarini - Relatore Tomassetti Ricorrente Quaglini Fatto Il ricorrente, laureato in economia e commercio, è iscritto dal 1995 al Registro dei revisori contabili tenuto dal Ministero della Giustizia e, quindi, abilitato all'esercizio delle funzioni proprie delle revisioni contabili. Con delibera direttoriale n. 70 del 14 gennaio 2005 il ricorrente veniva nominato membro del Collegio dei revisori dei conti dell'Azienda Ospedaliera Ospedale Policlinico Consorziale di Bari. La nomina del ricorrente all'incarico in parola aveva durata di tre anni. Con il provvedimento oggetto di impugnazione il ricorrente veniva sostituito in relazione al suo avvenuto collocamento a riposo. Deduce il ricorrente la illegittimità dei provvedimenti impugnati per violazione e falsa applicazione di legge oltre che per violazione dei principi generali e delle norme in materia di decadenza e sostituzione dei membri dei collegi sindacali. Si costituiva in giudizio la Avvocatura dello Stato per le Amministrazioni resistenti. Alla udienza del 22 marzo 2006 il ricorso veniva assunto in decisione dal Collegio. Diritto Il ricorso è fondato. Secondo il disposto dell'articolo 3ter D.Lgs 502/92 il collegio sindacale dura in carica tre anni ed è composto da cinque membri, di cui due designati dalla regione, uno designato dal ministro del Tesoro, del bilancio e delle programmazione economica, uno dal ministro della Sanità e uno dalla Conferenza dei sindaci per le aziende ospedaliere quest'ultimo componente è designato dall'organismo di rappresentanza dei comuni. I componenti del collegio sindacale sono scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il ministero di Grazia e giustizia, ovvero tra i funzionari del ministero del Tesoro, del bilancio e della programmazione economica che abbiano esercitato per almeno tre anni le funzioni di revisori dei conti o di componenti dei collegi sindacali . Rileva il Collegio che la lettera della disposizione richiamata evidenzi come tra le condizioni necessarie per la designazione e la conseguente nomina dei componenti del collegio di revisori dei conti non risulti in alcun modo indicata la necessità di un rapporto di impiego attivo con l'Amministrazione né di un qualsiasi vincolo di appartenenza con la struttura deputata al controllo della spesa pubblica. D'altra parte, la previsione normativa richiamata individua una durata triennale dell'incarico senza che la stessa possa essere assoggettata a condizioni o vincoli che non siano ricollegabili a cause previste e predeterminate dalla legge. Ne consegue la illegittimità del provvedimento impugnato che ha disposto, in violazione delle disposizioni normative richiamate, la cessazione del ricorrente dall'incarico di componente del Collegio dei revisori dei conti in relazione ad un presupposto - collocamento a riposo - non previsto dalla legge. Quanto, poi, alla domanda di risarcimento dei danni, la stessa deve essere respinta. La intervenuta pronuncia di merito in forma abbreviata e, conseguentemente, la non interruzione del servizio prestato all'interno del Collegio dei revisori dei conti, infatti, escludono la sussistenza di un danno emergente in capo all'odierno ricorrente mentre la mancanza di deduzioni e prove in merito ad ulteriori voci di danno rendono insussistenti i presupposti della tutela risarcitoria invocata. Conseguentemente e per i motivi esposti il ricorso è fondato e, per l'effetto, deve essere accolto con conseguente annullamento degli atti impugnati nei sensi di cui alla motivazione. Deve, invece, respingersi la domanda di risarcimento del danno. Le spese di giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo. PQM Il Tar per il Lazio, Sezione terza, accoglie il ricorso in epigrafe e, per l'effetto, annulla l'atto impugnato. Respinge la domanda di risarcimento del danno. Condanna il ministero dell'Economia e delle Finanze - Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato - al pagamento, nei confronti del ricorrente, delle spese processuali che si liquidano in complessivi Euro 3.000,00 oltre IVA e CPA. Ordina che la sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 2 2