Indennità giudiziaria: basta essere distaccati

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino Il presupposto per la legittima percezione dell'indennità giudiziaria è l'incardinazione dell'impiegato nel rapporto di servizio con le cancellerie, le segreterie e gli altri uffici giudiziari, indipendentemente dall'appartenenza ai ruoli dell'amministrazione giudiziaria. È quanto deciso dal Tar Lazio con la 14820/05 qui leggibile nei documenti correlati . La vicenda giudiziaria ha origine con il ricorso di un dipendente del ministero del Tesoro ora ministero dell'Economia e delle finanze per l'annullamento del provvedimento in data 26 giugno 1998 n. prot. 1503 della Direzione provinciale del tesoro di Roma, con il quale è stato disposto il recupero di credito erariale a carico del ricorrente. Con il citato provvedimento, infatti, era stato avviato nei confronti del dipendente, in posizione di distacco presso la Corte di conti, il procedimento di recupero delle somme corrispostegli per indennità giudiziaria, sul presupposto che la posizione di distacco non contempla tale voce nel trattamento economico dell'impiegato. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso del dipendente. Il Collegio, in effetti, sulla specifica questione, ha ritenuto di concordare con la giurisprudenza dominante, secondo la quale il presupposto per la legittima percezione dell'indennità giudiziaria è l'incardinazione dell'impiegato nel rapporto di servizio con le cancellerie, le segreterie e gli altri uffici giudiziari, indipendentemente dall'appartenenza ai ruoli dell'amministrazione giudiziaria. Tanto - è detto in motivazione - in considerazione della logica sottesa all'istituzione dell'emolumento aggiuntivo, inteso quale compenso per la peculiarità del servizio reso per l'esatto e ordinato funzionamento degli uffici giudiziari, particolarmente intenso e delicato tra le tante pronunce CdS, Sezione quarta, 2828/03 id. n. 942/02 . Non è certamente la prima volta, né sarà l'ultima, che la questione sulla spettanza dell'indennità giudiziaria a personale non dipendente del ministero della Giustizia è portata all'attenzione dei giudici amministrativi. In altre occasioni, dipendenti di altre amministrazioni in servizio presso gli uffici giudiziari, hanno richiesto, anche senza successo, la corresponsione dell'indennità giudiziaria. I giudici di Palazzo Spada, per esempio, negando il diritto all'indennità al personale in servizio presso le sezioni di Polizia giudiziaria hanno sottolineato che l'indennità giudiziaria ha sempre trovato giustificazione nella peculiare attività svolta dal personale delle segreterie e cancellerie giudiziarie, in collaborazione con il personale di magistratura, e nella grave situazione, a livello di produttività e di efficienza, in cui versavano gli uffici giudiziari. Proprio sulla base di tale assunto, quindi, al citato personale, pur alle dipendenze dell'autorità giudiziaria, la giurisprudenza è univoca nel non riconoscere l'indennità, sulla considerazione che coloro che sono distaccati presso le Sezioni di Polizia giudiziaria non svolgono specifiche attività di natura burocratico - amministrativa, ma svolgono compiti compresi tra quelli istituzionalmente attribuiti alla polizia giudiziaria Nel caso portato all'esame del Tar Lazio, invece, l'attività svolto dal dipendente distaccato presso l'Ufficio giudiziario è la stessa svolta dai dipendenti di quell'Ufficio, e per lo svolgimento della quale questi ultimi percepiscono l'indennità in questione. Gli aspetti presi in esame dalla giurisprudenza amministrativa, dalla cui analisi si fa dipendere la soluzione delle controversie aventi ad oggetto la specifica questione che qui si esamina, sono due oggettivo e soggettivo. Sotto il primo aspetto, è presa in considerazione l'effettiva attività svolta da chi chiede il riconoscimento dell'indennità sotto il secondo aspetto, invece, si valuta se l'attività svolta dal dipendente in distacco sia o no un'attività propria dell'amministrazione da cui egli proviene.

Tar Lazio - Sezione terza - sentenza 9 novembre-23 dicembre 2005, n. 14820 Presidente Baccarini - Relatore Vinciguerra Ricorrente Mattei Fatto Il rag. Franco Mattei è funzionario di nona qualifica del ministero del Tesoro ora ministero dell'Economia e delle finanze , in posizione di distacco presso la Corte dei conti. Il provvedimento impugnato avvia nei suoi confronti il procedimento di recupero delle somme corrispostegli per indennità giudiziaria, sul presupposto che la posizione di distacco non contempla tale voce nel trattamento economico dell'impiegato. Il rag. Mattei contesta l'assunto con la presente impugnativa. Le Amministrazioni intimate si sono costituite in giudizio. La Direzione provinciale del tesoro di Roma ha depositato una relazione agli atti di causa. Parte ricorrente ha presentato memoria conclusionale. La causa passa in decisione all'udienza del 9 novembre 2005. Diritto Il ricorso è fondato. Il Collegio concorda con la giurisprudenza dominante, secondo la quale il presupposto per la legittima percezione dell'indennità giudiziaria è l'incardinazione dell'impiegato nel rapporto di servizio con le cancellerie, le segreterie e gli altri uffici giudiziari, indipendentemente dall'appartenenza ai ruoli dell'amministrazione giudiziaria. Tanto in considerazione della logica sottesa all'istituzione dell'emolumento aggiuntivo, inteso quale compenso per la peculiarità del servizio reso per l'esatto e ordinato funzionamento degli uffici giudiziari, particolarmente intenso e delicato tra le tante pronunce CdS, Sezione quarta, 2828/03 id. 942/02 . Le spese del giudizio sono poste a carico del ministero dell'Economia e delle finanze, nella misura indicata in dispositivo. PQM Il Tar del Lazio, Sezione terza, accoglie il ricorso in epigrafe e, per l'effetto, annulla il provvedimento impugnato Condanna il ministero dell'Economia e delle finanze al pagamento delle spese e degli onorari di lite, che si liquidano in complessivi euro 2.000 duemila . Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 2