Se il magistrato da trasferire è malato il Csm, in deliberante, può procedere lo stesso

Il solo obbligo è quello di fornire avviso della seduta all'interessato. Il rinvio è possibile ma se l'assemblea plenaria ha acquisito elementi sufficienti non può risultare controverso il suo potere discrezionale

Se il magistrato da trasferire per incompatibilità ambientale si è difeso in maniera vaga e talora contraddittoria ed ha già ottenuto un rinvio - per motivi di salute - della seduta in cui doveva essere esaminato il suo caso, il Csm, in fase deliberante sul provvedimento, può anche non ascoltarlo, ove risulti nuovamente assente alla seduta per impedimenti simili a quelli già in precedenza opposti . L'unico obbligo incombente è quello di dare un opportuno avviso sulla convocazione della seduta, affinchè l'interessato possa esercitare il diritto di esser sentito anche in questa fase. Ma se il magistrato non si presenta - assenza motivata per ragioni, appunto, di impedimenti fisici - non vi è obbligo di rinvio e l'assemblea plenaria può decidere a conclusione del procedimento. Ciò non vuol dire che, alla luce delle ragioni dell'impedimento, l'organismo non possa concedere alla parte un rinvio, ma il potere discrezionale della assemblea plenaria in tal senso non può non risentire delle specifiche motivazioni dell'assenza nel caso di specie, le stesse che avevano già fatto slittare la decisione , delle acquisizioni probatorie già raccolte ed evidenti nonché dell'eventuale urgenza dell'interesse perseguito attraverso il provvedimento di cui si sta per varare l'adozione. A chiarirlo con la sentenza qui leggibile come documento correlato è la prima sezione del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio che ha respinto il ricorso di un magistrato che chiedeva l'annullamento della delibera con la quale l'assemblea plenaria del Consiglio superiore della magistratura ne aveva disposto il trasferimento d'ufficio, per incompatibilità ambientale, su conforme proposta della Prima Commissione referente dell'organo di autogoverno. I giudici amministrativi hanno ritenuto infondati i vari motivi sostenuti a fondamento dell'impugnazione del provvedimento, rilevando tra l'altro come lo stesso magistrato avesse fatto larghe ammissioni in relazione agli addebiti che gli erano stati contestati. E inoltre, annota il Tar, nel contestare la legittimità della determinazione del Csm, il magistrato finisce con il far valere una violazione normativa di tipo solo formale, perché si limita ad affermare, senza addurre alcuna prova, che la sua audizione sarebbe stata decisiva sul piano sostanziale una circostanza smentita anche nel procedimento di ricorso dove altro non ha fatto che riprodurre la linea difensiva utilizzata nel corso del procedimento conclusosi con il trasferimento d'ufficio, tanto da fare ampi rinvii alle memorie approntate in quella sede. m.c.m.

Tar Lazio - Sezione prima - sentenza 22 marzo-1 giugno 2006, n. 4178 Presidente de Lise - Relatore Amodio Ricorrente Notari Fatto Il dott. Notari, presidente della Sezione lavoro del Tribunale di Salerno, impugna la delibera dell'assemblea plenaria del Csm che ha disposto il trasferimento d'ufficio del magistrato per incompatibilità ambientale, su conforme proposta della Prima Commissione referente. Avverso tale determinazione deduce 1 Violazione dell'articolo 2 della c.d. legge delle guarentigie, nonché dell'articolo 2 della circolare del Csm 18 dicembre 1991. Violazione del diritto di difesa, atteso che il Csm non gli avrebbe consentito di partecipare ai lavori dell'assemblea plenaria, disconoscendo la fondatezza della ragione che gli impediva di essere presente alla seduta del 14 settembre 2005. 2 Violazione dell'articolo 2 della c.d. legge delle guarentigie, nonché dell'articolo 2 della circolare del Csm 18 dicembre 1991. Violazione del diritto di difesa, in quanto l'autorità procedente non gli avrebbe consentito di prendere visione di tutto il materiale probatorio acquisito ed, in particolare, delle statistiche del lavoro svolto dai giudici del lavoro della sede di Salerno nel 1995. 3 Violazione dell'articolo 2 della c.d. legge delle guarentigie, nonché dell'articolo 2 della circolare del Csm 18 dicembre 1991. Violazione del diritto di difesa, in quanto, per espressa ammissione dello stesso Csm, la contestazione di cui al punto 2 , così come quella immediatamente successiva, sarebbe inesistente. Del tutto inattendibili sarebbero le dichiarazioni del dott. Mainenti e del dott. Di Maio. 4 Violazione dell'articolo 2 della c.d. legge delle guarentigie, nonché dell'articolo 2 della circolare del Csm 18 dicembre 1991. Violazione del diritto di difesa, atteso che il dott. Mainenti e il dott. Di Maio sarebbero stati sentiti dal Csm nella duplice veste di informatori e di incolpati per gli stessi fatti per i quali si procedeva. 5 Violazione dell'articolo 2 della c.d. legge delle guarentigie nonché dell'articolo 2 della circolare del Csm 18 dicembre 1991. Violazione del diritto di difesa, in quanto, dalla farraginosa incolpazione, emergerebbe con evidenza l'intento esclusivamente persecutorio dell'organo di autogoverno. Si è costituito in giudizio il Csm, a difesa del provvedimento impugnato. Il ricorrente ha depositato memoria conclusionale, nella quale ribadisce quanto esposto nell'atto introduttivo. Diritto 1 Con il primo motivo di ricorso si deduce la violazione del diritto di difesa, atteso che il Csm non avrebbe consentito al dott. Notari di partecipare ai lavori dell'assemblea plenaria, disconoscendo il motivo di impedimento ad essere presente alla seduta del 14 settembre 2005. Replica parte resistente che il ricorrente aveva già chiesto ed ottenuto il rinvio della seduta del 13 luglio 2005, adducendo anche in quella sede un impedimento di carattere fisico. In ogni caso, la normativa di riferimento non contemplerebbe l'audizione dell'interessato come diritto assoluto. La doglianze è infondata, non risultando sussistere la dedotta violazione della normativa che salvaguarda il diritto di difesa del magistrato a fronte del potere di far luogo al trasferimento d'ufficio dello stesso ex articolo 2 Rdl 511/46. Occorre partire dalla delibera 18 dicembre 1991 invocata dallo stesso ricorrente , che delinea gli esatti confini applicativi della fonte primaria. La delibera in questione prevede due diverse forme di audizione, in relazione alla rispettiva funzione espletata - la prima punto 3, lettera d , riferita alla fase istruttoria svolta in commissione, la quale stabilisce espressamente che, in caso di impedimento giustificato ed assoluto a comparire, la commissione stessa può, anche alla luce degli accertamenti eventualmente disposti, fissare una nuova seduta - la seconda lettera g , pertinente alla fase deliberativa, con cui si prevede che venga dato avviso all'interessato della data fissata per la seduta del Consiglio, nel corso della quale egli ha diritto ad essere sentito, impregiudicato il potere dell'organo di convocarlo, ove fosse necessario. La differenza sostanziale fra le due previsioni normative è che, nella prima, si disciplina specificamente il contraddittorio infraprocedimentale, attraverso il quale si esplicano le difese orali in relazione a tale momento, si prevede espressamente che l'amministrazione può fare slittare l'audizione dell'interessato, ove questi adduca un impedimento ad intervenire, reputato legittimo dalla commissione stessa. Con riguardo alla seduta propriamente deliberante, si sancisce il solo obbligo del Csm di fornire avviso della seduta stessa, cui fa seguito il diritto del magistrato di essere sentito, a condizione che egli sia presente il giorno stabilito. Ciò non significa, peraltro, che non si possa fare luogo ad un rinvio della seduta, qualora l'assenza sia opportunamente giustificata, ma, sicuramente, depone nel senso che residua, in capo all'assemblea plenaria, in questo caso ancor più che alla commissione nella fase istruttoria, un potere latamente discrezionale di valutare la richiesta di parte, tenendo conto non solo dell'impedimento prospettato, ma anche delle acquisizioni probatorie, caratterizzate dal pieno dispiegamento delle facoltà difensive del magistrato, dell'interesse perseguito con lo specifico provvedimento, oltre che delle peculiarità del caso di specie che, per quel che riguarda il dott. Notari, si risolvono nell'invocazione di un ulteriore impedimento, sia pur della stessa natura del primo . A fronte di tale conclusione, risulta del tutto legittimo l'operato del Csm, che, riconvocatosi per il 14 settembre 2005, dopo che la precedente seduta era stata rinviata per permettere al ricorrente di essere presente, ha ritenuto di dovere disattendere la richiesta di ulteriore differimento, deliberando il trasferimento di sede del magistrato. La legittimità di tale condotta è corroborata da due ulteriori considerazioni. La prima discende dalla finalità perseguita dal trasferimento de quo, diretto, appunto, a porre fine ad una situazione - ritenuta insostenibile - nell'ufficio giudiziario in cui presta servizio il magistrato stesso. La seconda, ancora più pregnante, consiste nel fatto che il dott. Notari finisce con il far valere una violazione normativa di tipo solo formale, perché si limita ad affermare, senza addurre alcuna prova, che la sua audizione sarebbe stata decisiva sul piano sostanziale, circostanza che risulta smentita anche nel giudizio in corso, nel quale egli non fa altro che riprodurre la linea difensiva utilizzata nel corso del procedimento, al punto da fare ampi rinvii alle memorie approntate in sede procedimentale. 2 Il secondo vizio dedotto riguarda una presunta illegittimità dell'istruttoria espletata, in quanto il Csm, pur avendo disposto l'acquisizione dei prospetti statistici relativi all'attività svolta dai magistrati addetti alla Sezione lavoro del Tribunale di Salerno, non avrebbe consentito al ricorrente di prenderne visione. Replica l'amministrazione, affermando che i suddetti prospetti recavano informazioni delle quali il dott. Notari, in quanto presidente della sezione lavoro del Tribunale di Salerno, era perfettamente a conoscenza. In ogni caso, il documento in parola sarebbe stato comunque ininfluente sull'esito del giudizio di compatibilità ambientale, supportato da numerosi elementi, a cominciare dalla nota del Procuratore generale presso la Corte d'appello del 9 luglio 2002, per finire con l'estratto del verbale del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Salerno. La linea difensiva espressa da parte resistente risulta pienamente condivisibile, atteso che, in disparte ogni considerazione sulla conoscibilità del materiale probatorio innanzi indicato, il contestato trasferimento trova fondamento legittimante nei numerosi rilievi mossi al dott. Notari nella contestazione degli addebiti, in relazione a molti dei quali - e, fra essi, i più significativi - vi sono state larghe ammissioni da parte del ricorrente, come risulta dalle dichiarazioni di quest'ultimo, riportate alle pagg. 11 e 12 del provvedimento impugnato e da lui non smentite nella loro materialità. 3 Il terzo motivo di doglianza, prima ancora che infondato, risulta inammissibile. Esso, infatti, attraverso anche la trascrizione della memoria difensiva prodotta nel corso del procedimento, offre al Collegio una versione degli accadimenti verificatisi nella Sezione lavoro del Tribunale di Salerno diversa da quella operata dal Csm ad esito dell'istruttoria effettuata, tentando, in particolare, di accreditare l'esistenza di un clima persecutorio, del quale il ricorrente sarebbe stato vittima, e che avrebbe visto protagonisti non solo i suoi colleghi, ma anche esponenti del foro locale. In proposito, è sufficiente richiamare quanto detto in precedenza circa la sufficienza e la fondatezza degli accertamenti effettuati, corroborate anche dalla debolezza delle difese infraprocedimentali del ricorrente, ad eccezione del punto 2 della contestazione stessa, in relazione alla quale il Csm dà correttamente atto dell'inesattezza del rilievo mosso al magistrato. 4 La quarta doglianza denuncia l'inutilizzabilità delle dichiarazioni dei giudici Mainenti e Di Maio, atteso che essi erano stati sentiti come testi su fatti per i quali si era avviato il procedimento disciplinare, come emergerebbe dalla stessa proposta di trasferimento del ricorrente. Tale modus operandi avrebbe comportato altresì un'indebita commistione fra procedimenti disciplinari che avrebbero dovuto rimanere assolutamente distinti. La censura risulta confutata dall'esame degli atti su cui essa si basa. La prima smentita viene dalla proposta della Prima Commissione Referente, che attiene al solo procedimento n. 353/RR/2003, concernente il dott. Notari, tant'è che la successiva trattazione si limita ad esporre fatti, contestazioni, difese e conclusioni riguardanti esclusivamente quest'ultimo. È vero che nella proposta si parla di una riunione del procedimento in questione con altre due pratiche la n. 316/RR/2002 e la n. 474/RE/2002 , così come nella sola parte narrativa della stessa si fa riferimento ad una missiva di tal avv. Mancini, recante doglianze in merito ad alcuni comportamenti tenuti dai giudici Mainenti e Di Maio, ma la ricostruzione successiva dei fatti e le relative contestazioni non danno conto di alcuna commistione ovvero sovrapposizione di un procedimento ad un altro. La censura è, inoltre, costruita sul presupposto che i due magistrati fossero incolpati , a causa dell'esposto disciplinare dell'avv. Mancini. In realtà, dalla stessa documentazione citata dal ricorrente oltre alla suindicata proposta della Prima Commissione referente, due verbali relativi ai lavori di quest'ultima , emerge, esclusivamente, la sussistenza di un esposto contro di essi, che, oltre a non avere una valenza disciplinare ex se, non è soprattutto suscettibile di inficiare le dichiarazioni rese nell'ambito del procedimento di cui ci si occupa. La prova definitiva di quanto testé esposto deriva dal fatto che il ricorrente, nell'esposizione del motivo di doglianza, non dà contezza alcuna dell'effettiva interferenza fra procedimenti. 5 L'ultima doglianza non necessita di una particolare trattazione, atteso che essa, richiamando quanto illustrato nelle precedenti doglianze, ribadisce che il provvedimento sarebbe ispirato da un intento esclusivamente persecutorio dell'organo di autogoverno. La precedente trattazione dà conto, infatti, della piena legittimità dell'operato del Csm, diretto esclusivamente ad accertare la sussistenza dei presupposti per disporre il trasferimento d'ufficio del dott. Notari. In conclusione, il ricorso va respinto. Sussistono, peraltro, giusti motivi per disporre l'integrale compensazione delle spese di giudizio fra le parti. PQM Il Tar per il Lazio, Sezione prima, respinge il ricorso in epigrafe indicato. Compensa integralmente le spese di giudizio fra le parti. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 4