Solo prescrizione (e non assoluzione) per l'ex direttore del Tg5

Confermata, in base all'articolo 129 Cpp, la sentenza che dichiarava l'estinzione del delitto ascritto a Enrico Mentana, oggi conduttore di Matrix. Il giornalista era ricorso invano in Appello per ottenere soddisfazione ora dovrà comunque accontentarsi

Dovrà accontentarsi della prescrizione il giornalista Enrico Mentana per un caso di diffamazione risalente all'epoca in cui era direttore responsabile del TG5 la Cassazione boccia il ricorso del conduttore di Matrix contro la sentenza d'appello che gli aveva negato la soddisfazione dell'assoluzione con la formula perché il fatto non è previsto dalla legge come reato la sentenza 646/07 della quinta sezione penale è disponibile fra i documenti correlati . Chiave di volta. Ecco, in breve, la vicenda. Contro il direttore Mentana pendeva l'accusa di diffamazione mediante attribuzione di un fatto determinato e omesso controllo il gup di Bologna dichiara non doversi procedere per l'estinzione del delitto. Il giornalista di Mediset ricorre in appello in cerca di soddisfazione piena, ma non la ottiene. Perché ora la Suprema corte conferma il verdetto del giudice del gravame? La chiave di volta sta nell'articolo 129 Cpp. Verità processuale. Di fronte a una causa che estingue l'illecito, osserva la Suprema corte, il giudice di legittimità non può pronunciare l'annullamento con rinvio a impedirglielo è l'obbligo di immediata declaratoria di proscioglimento dettato dall'articolo 129 Cpp. Va comunque ricordato, osservano gli ermellini, che quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta evidente che - ad esempio - il fatto non è previsto come reato, il giudice pronuncia una sentenza di assoluzione, in linea con il secondo comma dell'articolo 129 Cpp. Ma l'evidenza richiesta da quest'ultima norma, sottolineano gli ermellini, presuppone la manifestazione di una verità processuale tanto palese da rendere superflua ogni dimostrazione. Questione delicata. Non è questo il caso di Mentana, spiega la sentenza 646/07. Due gli elementi evidenziati dai supremi giudici da un lato l'ex direttore del Tg5 sostiene che il servizio giornalistico incriminato fu letto dal collega Lamberto Sposini, contestando l'assunto della corte di merito secondo cui, invece, fu proprio l'attuale conduttore di Matrix a darne lettura dall'altro la difesa di Mentana pone una questione di diritto - che i giudici di legittimità definiscono delicata - relativa all'applicabilità della fattispecie di agevolazione colposa ex articolo 57 Cp in tema di reati a mezzo stampa anche a chi è delegato al controllo delle trasmissioni televisive quando durante il programma si configuri un reato di diffamazione. Allora? Anche se la Cassazione avesse rilevato un vizio di motivazione, concludono gli ermellini, non avrebbe comunque potuto disporre l'annullamento con rinvio a causa degli obblighi posti dall'articolo 129 Cpp. Prescrizione sia, dunque. d.f.

Cassazione - Sezione quinta penale cc - sentenza 6 dicembre 2006-15 gennaio 2007, n. 646 Presidente Foscarini - Relatore Amato Pg Viglietta - Ricorrente Mentana Motivi della decisione Il Gup del Tribunale di Bologna dichiarava ndp nei confronti di Mentana Enrico in ordine al delitto di cui agli articoli 595 comma 2 e 3 Cp, 57 Cp, 13 legge 47/1948 e 30, comma 4 legge 223/90, commesso nella qualità di direttore responsabilità del telegiornale Tg5 , siccome estinto per prescrizione. Sul gravame dell'imputato, che chiedeva l'assoluzione perché il fatto non è previsto dalla legge come reato , la Ca confermava. - Ricorre il difensore, ribadendo le argomentazioni già proposte con l'appello la legge 223/90, col comma 3 dell'articolo 30 limita la responsabilità per colpa del delegato al controllo alle ipotesi di cui ai due commi precedenti, ossia alle trasmissioni di contenuto osceno, nonché a quelle di cui agli articoli 14 e 15 legge 47/1948 riguardanti rispettivamente le pubblicazioni destinate all'infanzia o all'adolescenza e le pubblicazioni a contenuto impressionante o raccapricciante . Nel caso di diffamazione aggravata dal fatto determinato, la sola norma applicabile è l'articolo 30 comma 4 che prevede il dolo quale elemento soggettivo del reato configurato a carico del delegato per le trasmissioni radio-televisive, in armonia col principio enunciato dall'articolo 42 comma 2 Cp secondo il quale l'illecito penale è punito a titolo di colpa nelle ipotesi tassativamente previste . Nella specie la condotta contestata è quella dell'omesso controllo, che non è sanzionata ex articolo 57 Cp, diversamente da quanto previsto per la diffamazione a mezzo stampa. Il ricorrente osserva, da ultimo, che illegittima è la trasformazione dell'addebito da omissivo in commissivo, poiché nel caso in esame il servizio giornalistico fu letto non dal Mentana, ma da Lamberto Sposini. - Le doglianze non possono essere condivise. A prescindere dalla questione se la fattispecie di agevolazione colposa di cui all'articolo 57 Cp, in tema di reati commessi col mezzo della stampa periodica, sia applicabile anche alle persone delegate al controllo delle trasmissioni radiofoniche o televisive, ove a mezzo di queste siano commessi reati di diffamazione, non può non considerarsi - come osserva il giudice di merito - che il prevenuto ebbe a leggere di persona le notizie del Tg5 , così ponendo in essere con condotta commissiva la diffamazione di cui la p.o. Ruggiero Giuseppe si duole. Né rileva che il dato fattuale in questione sia contestato dal ricorrente, già prosciolto per effetto della prescrizione del reato. È pacifico, infatti, che in presenza di una causa estintiva dell'illecito non è consentito al giudice di legittimità pronunciare l'annullamento con rinvio, ostandovi l'obbligo dell'immediata declaratoria di proscioglimento ex articolo 129 Cpp. Ugualmente incontroverso è il principio per cui, in presenza d'una causa estintiva, il giudice deve pronunciare l'assoluzione nel merito solo nei casi in cui le circostanze idonee ad escludere l'esistenza del fatto, la sua rilevanza penale e la non commissione da parte dell'imputato emergano dagli atti in modo del tutto incontestabile, tanto che la valutazione da compiere in proposito appartiene più al concetto di contestazione che a quello di apprezzamento . Ed infatti l'evidenza richiesta dal comma 2 dell'articolo 129 Cpp presuppone la manifestazione di una verità processuale così palese, da rendere superflua ogni dimostrazione, concretandosi in una pronuncia liberatoria sottratta ad un particolare impegno motivazionale. Diverso è il caso di specie, ove ad una delicata questione di diritto si coniuga quella riguardante la lettura delle notizie del telegiornale da parte del ricorrente, che contesta l'assunto della Corte di merito. Con la conseguenza che anche ove questa Corte rilevasse un vizio motivazionale al riguardo, non potrebbe comunque disporre l'annullamento con rinvio, in quanto inconciliabile con il surriferito obbligo dell'immediata declaratoria delle cause estintive del reato. Il ricorso va rigettato con la condanna del Mentana alle spese del procedimento. PQM Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.