Concorsi pubblici: ricorso inutile quando la graduatoria non scorre

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino* Nel vasto mondo delle disposizioni normative che regolano le procedure concorsuali nel pubblico impiego, ne rinveniamo una di particolare interesse, soprattutto per chi, come la ricorrente, a volte per semplice sfortuna o per scelta discrezionale dell'amministrazione che ha indetto il concorso, si ritrova ad accarezzare il sogno di un posto di lavoro pubblico senza poterlo realmente vivere. La norma in questione è l'articolo 15 del Dpr 487/94 che al comma 7 dispone Le graduatorie dei vincitori rimangono efficaci per un termine di diciotto mesi dalla data della sopracitata pubblicazione per eventuali coperture di posti per i quali il concorso è stato bandito e che successivamente ed entro tale data dovessero rendersi disponibili [ ] . Ebbene, in merito a tale disposizione la prima sezione quater del Tar Lazio, con la sentenza 7425/06 depositata lo scorso 24 agosto e qui leggibile nei documenti correlati ha affermato che I vincitori di un concorso pubblico e, dunque, tanto più i candidati risultati idonei , all'esito della procedura selettiva pubblica, non sono titolari di un diritto soggettivo alla nomina, potendo l'amministrazione non procedervi nei casi in cui sia venuta meno la necessità o la convenienza di ricoprire i posti messi a concorso ovvero in cui si siano verificati mutamenti oggettivi delle condizioni relative alla nomina. A parere del Collegio romano questo è un principio di carattere generale che ancora impera nel settore del pubblico impiego, non intaccato, tra l'altro, dal fenomeno della c.d. privatizzazione. Ed è sulla base di tale principio che i giudici capitolini, con la sentenza in esame, hanno respinto il ricorso di una candidata risultata idonea al concorso pubblico per il conferimento di posti di allievo vice ispettore, ricorso tendente ad ottenere l'annullamento della nota con cui il ministero della Giustizia - dipartimento dell'amministrazione penitenziaria - rifiutava di procedere allo scorrimento della graduatoria già pubblicata nel Bollettino ufficiale del ministero della Giustizia e, conseguentemente, di riconoscere alla stessa la qualifica di allievo vice ispettore del ruolo degli ispettori della Polizia penitenziaria. In particolare, la ricorrente fa presente di essere risultata idonea non vincitrice al concorso di cui sopra, posizionandosi al posto n. 106, su posti n. 104 messi a concorso, e che, medio tempore, alcune candidate risultate vincitrici hanno rinunciato alla posizione giuridica conseguita, lasciando così vacanti alcuni posti. Su questi presupposti provvedeva quindi a notificare atto stragiudiziale di diffida con cui intimava all'amministrazione a procedere allo scorrimento della graduatoria e a riconoscerle la qualifica di allievo vice ispettore. L'amministrazione respingeva la predetta istanza, perché tutti i posti disponibili nel ruolo di riferimento [ ] sono stati impegnati con le suddette procedure e che lo scorrimento della graduatoria è un'eventualità da valutarsi tenuto conto delle esigenze della stessa rectius amministrazione , in relazione [ ] alla validità della graduatoria ed all'organizzazione di un ulteriore corso di formazione [ ] , provvedendo inoltre ad indire un altro concorso per allievi vice ispettori. Per i fatti sopra esposti la ricorrente lamenta principalmente quanto segue. Violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 15 comma VII del Dpr 487/94 - Violazione dell'articolo 1 del bando di concorso - Violazione del Pcd del 5 giugno 2001 - Illegittimità per eccesso di potere del nuovo bando di concorso indetto con provvedimento del 6 febbraio 2003 - Illogicità, contraddittorietà del nuovo bando - Ingiustizia manifesta. L'articolo 15, comma 7, del Dpr 487/94, a differenza del precedente articolo 8 del Dpr 3/1957, prevede un vero e proprio obbligo a carico dell'amministrazione di effettuare lo scorrimento della graduatoria, ove questa sia ancora efficace come nel caso in esame. Ne consegue che l'amministrazione è tenuta a procedere all'assunzione degli idonei, nell'ordine in cui sono inseriti in graduatoria. L'unica circostanza eventuale è che a seguito dell'approvazione della graduatoria definitiva - da intendere come unica - vi siano rinunce, dimissioni e decadenze. Vi è, ancora, violazione del bando negando lo scorrimento, il numero di candidate che conseguiranno la nomina risulterà illegittimamente inferiore all'originaria previsione. L'amministrazione non poteva indire il nuovo bando senza provvedere allo scorrimento della graduatoria. Violazione dell'articolo 97 della Costituzione - Violazione dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione - Violazione dell'articolo 1 della legge 241/90 - Violazione dei principi di economicità, efficacia efficienza e celerità dell'azione amministrativa. Il mancato scorrimento della graduatoria ha impedito la copertura in favore degli idonei dei posti resisi vacanti per rinuncia, dimissioni e decadenze da parte dei vincitori. È da aggiungere che l'Amministrazione, non avvalendosi della procedura di scorrimento della graduatoria, ha lasciato spazio ad una disparità di trattamento quanto meno potenziale, laddove decidesse per il futuro di utilizzare la predetta procedura a parità di condizioni. Illegittimità per carenza e/o insufficienza e/o illogicità e/o contraddittorietà della motivazione - Violazione dell'articolo 3 della legge 241/90. Le motivazioni addotte dall'amministrazione sono insufficienti e comunque contraddittorie. La contraddittorietà si evidenzia quando, se da un lato si dichiara che tutti i posti messi a concorso sono stati impegnati, dall'altro si provvede ad indire un nuovo concorso. Per quanto attiene all'organizzazione di un nuovo corso, è evidente che la ricorrente potrebbe essere inserita nel corso di formazione che farà seguito all'espletamento del nuovo concorso. L'amministrazione resistente evidenzia principalmente che lo scorrimento della graduatoria è sempre una facoltà dell'amministrazione, e che l'indizione del nuovo bando di concorso è conforme alle vigenti disposizioni, avuto riguardo al 50per cento delle vacanze presenti nel ruolo femminile degli ispettori del corpo di Polizia penitenziaria al 31 dicembre 2001. Il Collegio non ritiene condivisibili le argomentazione della ricorrente, soprattutto sulla base del generale principio esposto in premessa - già affermato dal Tar Lazio,- sezione prima bis, sentenza 441/06 - che è bene ribadire -, secondo cui i vincitori di un concorso pubblico e, dunque, tanto più i candidati risultati idonei , all'esito della procedura selettiva pubblica, non sono titolari di un diritto soggettivo alla nomina, potendo l'amministrazione non procedervi nei casi in cui sia venuta meno la necessità o la convenienza di ricoprire i posti messi a concorso ovvero in cui si siano verificati mutamenti oggettivi delle condizioni relative alla nomina. A conforto di tale conclusione i giudici amministrativi citano una pronuncia della Corte di cassazione - sezione lavoro, sentenza 3252/03 -, in cui è affermato che non ricorrono norme giuridiche che consentano di configurare un diritto all'assunzione e, dunque, per i rapporti in regime di diritto pubblico, lo stesso vincitore di concorso non può essere considerato titolare di un diritto soggettivo all'emanazione del provvedimento unilaterale di nomina, sia perché rientra nella più ampia discrezionalità amministrativa la determinazione del momento più opportuno per l'inserimento tra il personale in attività di servizio, sia perché non è, in ogni caso, configurabile una posizione di diritto soggettivo di fronte al potere provvedimentale . A parere del Collegio, da quanto sopra discende l'insussistenza di un obbligo per l'amministrazione di procedere allo scorrimento delle graduatorie. Ed ancora, l'ambito applicativo della norma invocata dalla ricorrente a sostegno della propria tesi - il riferito articolo 15, comma 7, del Dpr 487/94 - Le graduatorie dei vincitori rimangono efficaci per un termine di diciotto mesi dalla data della sopracitata pubblicazione per eventuali coperture di posti per i quali il concorso è stato bandito e che successivamente ed entro tale data dovessero rendersi disponibili [ ] - è limitato esclusivamente all'individuazione di un arco temporale di vigenza e, quindi, di astratta idoneità alla produzione di effetti giuridicamente rilevanti delle già formate procedure concorsuali. La richiamata disposizione - osservano i giudici - non prevede espressamente alcun obbligo per l'amministrazione di procedere allo scorrimento invocato, non preclude l'indizione di un nuovo concorso, né la fissazione del rilevato arco temporale si presta - di per sé - a produrre l'ulteriore conseguenza di rendere obbligato il ricorso, da parte dell'amministrazione, alle graduatorie stesse. Per il Collegio, tutto ciò dimostra che l'utilizzazione delle graduatorie oltre i termini e le modalità fissate nella singola procedura concorsuali non possono che essere ricondotte a scelte discrezionali dell'amministrazione. L'attribuzione della facoltà di procedere a dette scelte, proprio perché rispondente ad esigenze che sono correlate non all'interesse del singolo ma all'interesse pubblico, rappresenterebbe, dunque, non una violazione bensì un'applicazione dei principi dell'articolo 97 Costituzione. Sottolinea, infine, il Collegio che l'istituto dell'utilizzazione di una graduatoria per la copertura di posti successivamente resisi disponibili ha pur sempre carattere eccezionale rispetto alla comune regola secondo cui i posti devono essere coperti, previo apposito concorso, dai vincitori della procedura con la conseguenza che tale utilizzazione non è obbligatoria. Quest'ultima osservazione rileverebbe ancor di più nel caso in esame, considerato che il Corpo di Polizia penitenziaria è disciplinato da una propria normativa, definibile di carattere speciale , che - con riguardo al reclutamento del personale - esige l'accertamento attuale di ben definiti requisiti di efficienza e di idoneità psico-fisica ed attitudinale nonché di stabiliti limiti di età, condizioni che non sono sempre compatibili con l'assunzione di idonei in precedenti selezioni. Certo, ci sarebbero i costi inutili di una nuova procedura concorsuale, ma ciò - è detto in motivazione - è oggetto di valutazione da parte dell'amministrazione. Si può tranquillamente prendere atto che il Collegio romano ha individuato buone ragioni per scoraggiare futuri idonei di procedure concorsuali ad insistere per lo scorrimento di graduatorie, allorquando, ovviamente, ne esistano i presupposti di fatto, quantomeno per concorsi disciplinati da normativa speciale. Per la verità, comunque, il più delle volte, sotto l'aspetto puro delle capacità psico-attitudinali non c'è nessuna differenza tra un vincitore di concorso ed un idoneo, entrambi in possesso di tutti i requisiti previsti dal bando di concorso ed avendo entrambi superato le prove previste dal bando. Spesso, la differenza tra l'idoneo ed il vincitore è determinata da fattori che nulla hanno a che vedere con le capacità psico-attitidinali richieste per lavoro per il quale si concorre, perché sono estranei a questi nella formazione di una graduatoria, infatti, concorrono anche punteggi legati a titoli di preferenza, a stati familiari od altro. In questi casi, che sono la maggioranza, non c'è normativa speciale che giustifichi il non scorrimento di una graduatoria, tanto più se si valuta l'aspetto economico legato all'indizione di un nuovo concorso. Si può ben dire, quindi, che il mancato scorrimento di una graduatoria è legato, il più delle volte, all'esclusiva scelta discrezionale dell'amministrazione di operare in tal senso, si spera solo in modo coerente e senza condizionamento alcuno, che non sia quello legato ad aspetti strettamente giuridici. * Avvocato

Tar Lazio - Sezione prima quater - sentenza 26 giugno-24 agosto 2006, n. 7425 Presidente Guerrieri - Relatore Mangia Ricorrente Coco Fatto Attraverso il ricorso in esame, notificato in data 25 marzo 2003 e depositato in data 18 aprile 2003, la ricorrente contesta la legittimità del rifiuto oppostole dall'Amministrazione di procedere allo scorrimento della graduatoria pubblicata nel Bollettino Ufficiale del ministero della Giustizia n. 19 del 15 ottobre 2001 e del bando di concorso pubblico indetto con provvedimento del Capo del Dipartimento del 6 febbraio 2003. Nel contempo, chiede il riconoscimento, previo scorrimento della graduatoria, della qualifica di allievo vice ispettore del Ruolo degli ispettori della Polizia Penitenziaria. In particolare, rappresenta - di aver partecipato al concorso pubblico indetto con Dm 12 dicembre .12.1996 per il conferimento di complessivi 448 posti di allievo vice ispettore, poi elevati a 454, di cui 350 per uomini e 104 per donne - di essere risultata idonea non vincitrice, posizionandosi al posto n. 106 - che, medio tempore, alcune candidate risultate vincitrici hanno rinunciato alla posizione giuridica conseguita, con la conseguenza che alcuni posti sono rimasti vacanti - di aver, quindi, notificato in data 16.12.2002 un atto stragiudiziale di diffida e contestuale messa in mora con il quale intimava l'Amministrazione a procedere allo scorrimento della graduatoria e a riconoscerle la qualifica di allievo di vice ispettore - che detta istanza veniva respinta con la nota prot. n. 0030243-2003 in epigrafe perché tutti i posti disponibili nel ruolo di riferimento sono stati impegnati con le suddette procedure - in detta nota veniva, altresì, precisato che lo scorrimento della graduatoria è un'eventualità da valutarsi tenuto conto delle esigenze della stessa rectius Amministrazione , in relazione [ ] alla validità della graduatoria ed all'organizzazione di un ulteriore corso di formazione - che, con provvedimento in data 6.2.03, veniva indetto un concorso pubblico per il conferimento di 271 posti di allievo vice ispettore, dei quali 11 per donne. Al fine di dimostrare l'illegittimità degli atti impugnati nonché la fondatezza della pretesa vantata, la ricorrente prospetta i seguenti motivi di gravame Violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 15 comma 7 del Dpr 487/94 - Violazione dell'articolo 1 del bando di concorso - Violazione del P.C.D. del 5 giugno 2001 - Illegittimità per eccesso di potere del nuovo bando di concorso indetto con provvedimento del 6 febbraio 2003 - Illogicità, contraddittorietà del nuovo bando - Ingiustizia manifesta. L'articolo 15, comma 7, del Dpr 387/94, a differenza del precedente articolo 8 del Dpr 3/1957, prevede un vero e proprio obbligo a carico dell'Amministrazione di effettuare lo scorrimento della graduatoria, ove questa sia ancora efficace come nel caso in esame. L'unica circostanza eventuale è che a seguito dell'approvazione della graduatoria definitiva - da intendere come unica - vi siano rinunce, dimissioni e decadenze. Ciò trova conferma anche nelle disposizioni contenute nelle leggi finanziarie articolo 39, comma 13, legge 449/97 articolo 20, comma 3, legge 488/99 articolo 51 legge 388/00 e nei principi di cui alla legge 241/90 ed all'articolo 97 Costituzione. Vi è ancora violazione del bando negando lo scorrimento, il numero di candidate che conseguiranno la nomina risulterà illegittimamente inferiore all'originaria previsione. L'Amministrazione non poteva indire il nuovo bando senza provvedere allo scorrimento della graduatoria. Violazione dell'articolo 97 della Costituzione - Violazione dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione - Violazione dell'articolo 1 della legge 241/90 - Violazione dei principi di economicità, efficacia efficienza e celerità dell'azione amministrativa. Il mancato scorrimento della graduatoria ha impedito la copertura in favore degli idonei dei posti resisi vacanti per rinuncia, dimissioni e decadenze da parte dei vincitori. È da aggiungere che l'Amministrazione, non avvalendosi della procedura di scorrimento della graduatoria, ha lasciato spazio ad una disparità di trattamento quanto meno potenziale, laddove decidesse per il futuro di utilizzare la predetta procedura a parità di condizioni. Illegittimità per carenza e/o insufficienza e/o illogicità e/o contraddittorietà della motivazione - Violazione dell'articolo 3 della legge 241/90. Le motivazioni addotte dall'Amministrazione sono insufficienti e comunque contraddittorie. La contraddittorietà si evidenzia quando, se da un lato si dichiara che tutti i posti messi a concorso sono stati impegnati, dall'altro si provvede ad indire un nuovo concorso. Per quanto attiene all'organizzazione di un nuovo corso, è evidente che la ricorrente potrebbe essere inserita nel corso di formazione che farà seguito all'espletamento del nuovo concorso. In ultimo, la ricorrente chiede anche la condanna dell'Amministrazione al risarcimento del danno, da computare secondo equità . Con atto depositato in data 3 maggio 2003 si è costituita l'Amministrazione intimata. Con ordinanza n. 2198/2003 del 7 maggio 2003, questo Tribunale ha respinto la domanda incidentale di sospensione. Con memoria depositata in data 10 giugno 2006 l'Amministrazione ha contestato la fondatezza delle censure sollevate adducendo - l'impossibilità di avvalersi dell'aliquota dei posti del ruolo maschile non coperti al termine della procedura concorsuale per incrementare i posti messi a concorso riservati al personale di sesso femminile - che lo scorrimento della graduatoria è sempre una facoltà dell'Amministrazione - che la recente pubblicazione in Gu di n. 3 bandi di concorso pubblico, tra i quali n. 271 posti di vice ispettore di Polizia Penitenziaria 260 uomini e 11 donne , è conforme alle vigenti disposizioni, avuto riguardo al 50% delle vacanze presenti nel ruolo femminile degli ispettori del Corpo di Polizia Penitenziaria al 31 dicembre 2001. Il ricorso è stato trattenuto per la decisione alla pubblica udienza del 26 giugno 2006. Diritto 1. Come emerge dalla narrativa che precede, a sostegno della tesi dalla ricorrente propugnata viene essenzialmente dedotta l'esistenza di un vero e proprio obbligo a carico dell'Amministrazione di procedere allo scorrimento della graduatoria. In altri termini, la ricorrente afferma che, nell'eventualità si rendano disponibili posti dopo l'espletamento della procedura concorsuale e non sia ancora scaduto il termine di validità temporale della graduatoria approvata in esito a quest'ultima, l'Amministrazione è tenuta - in ragione del disposto di cui all'articolo 15, comma 7, del Dpr 387/94 - a procedere all'assunzione degli idonei, nell'ordine in cui sono inseriti in graduatoria. Al fine di dimostrare l'illegittimità dei provvedimenti impugnati denuncia, altresì, violazione dei principi che governano l'attività amministrativa nonché dell'obbligo di motivazione. 2. Le esposte censure sono infondate. Procedendo alla ricognizione del quadro normativo di riferimento, non appare, infatti, possibile pervenire alle medesime conclusioni della ricorrente. 2.1. In primis, appare opportuno richiamare un principio di carattere generale che ancora impera nel settore del pubblico impiego, non intaccato, tra l'altro, dal fenomeno della c.d. privatizzazione i vincitori di un concorso pubblico e, dunque, tanto più i candidati risultati idonei , all'esito della procedura selettiva pubblica, non sono titolari di un diritto soggettivo alla nomina, potendo l'Amministrazione non procedervi nei casi in cui sia venuta meno la necessità o la convenienza di ricoprire i posti messi a concorso ovvero in cui si siano verificati mutamenti oggettivi delle condizioni relative alla nomina cfr. Tar Lazio, Sezione prima bis, sentenza 441/06 . Come espressamente riconosciuto anche nella pronuncia della Corte di Cassazione, depositata dalla ricorrente nel corso dell'udienza pubblica del 26 giugno 2006 Sezione Lavoro, sentenza 3252/03 , non ricorrono norme giuridiche che consentano di configurare un diritto all'assunzione e, dunque, per i rapporti in regime di diritto pubblico, lo stesso vincitore di concorso non può essere considerato titolare di un diritto soggettivo all'emanazione del provvedimento unilaterale di nomina, sia perché rientra nella più ampia discrezionalità amministrativa la determinazione del momento più opportuno per l'inserimento tra il personale in attività di servizio, sia perché non è, in ogni caso, configurabile una posizione di diritto soggettivo di fronte al potere provvedimentale . 2.2. A corollario di quanto già detto non può che imporsi l'insussistenza di un obbligo per l'Amministrazione di procedere allo scorrimento delle graduatorie. Come in precedenza ricordato, a supporto della propria tesi la ricorrente richiama l'articolo 15, comma 7, del Dpr 487/94, il quale, riproducendo la disposizione già contenuta nell'articolo 23, comma 22, della legge 537/93, così dispone Le graduatorie dei vincitori rimangono efficaci per un termine di diciotto mesi dalla data della sopracitata pubblicazione per eventuali coperture di posti per i quali il concorso è stato bandito e che successivamente ed entro tale data dovessero rendersi disponibili . Anche in ragione di quanto in precedenza rilevato, è da ritenere che l'ambito applicativo di tale disposizione sia limitato esclusivamente all'individuazione di un arco temporale di vigenza e, quindi, di astratta idoneità alla produzione di effetti giuridicamente rilevanti delle già formate procedure concorsuali. Del resto, va osservato che - la richiamata disposizione non prevede espressamente alcun obbligo per l'Amministrazione di procedere allo scorrimento invocato né alcuna preclusione all'indizione di un nuovo concorso - la fissazione del rilevato arco temporale non si presta - di per sé - a produrre l'ulteriore conseguenza inespressa - come già precisato - dalla legge di rendere obbligato il ricorso, da parte dell'Amministrazione, alle graduatorie stesse. La c.d. ultrattività della graduatoria concorsuale va, infatti, distinta, sul piano concettuale prima ancora che effettuale, dalla configurabilità di un obbligo di scorrimento e/o di una preclusione all'indizione di un nuovo bando di concorso. Limitazioni siffatte - come condivisibilmente affermato dal Consiglio di Stato Sezione terza, 10644/04 - in quanto incidenti sulla potestà di autodeterminazione discrezionale della Pa, non possono non conseguire nella vigenza del principio di legalità a prescrizioni espresse. In carenza di simili prescrizioni, l'utilizzazione delle graduatorie oltre i termini e le modalità fissate nella singola procedura concorsuali non possono che essere ricondotte a scelte discrezionali dell'Amministrazione. L'attribuzione della facoltà di procedere a dette scelte, proprio perché rispondente ad esigenze che sono correlate non all'interesse del singolo ma all'interesse pubblico, rappresenta, dunque, non una violazione bensì un'applicazione dei principi dell'articolo 97 Costituzione. È evidente che la copertura dei posti eventualmente resisi disponibili rispetto alla precedente graduatoria per rinuncia, dimissioni e decadenza - in ordine ai quali, in ogni caso, la ricorrente non ha fornito alcun elemento di prova - non riveste carattere prioritario perché l'Amministrazione può ben ravvisare ragioni che depongono, se del caso, a favore dell'espletamento di un nuovo concorso cfr. CdS, sentenza 6785/03, 1282/03, 1510/00 e 1958/99 . È da ricordare ancora che, come da tempo acquisito in giurisprudenza, l'istituto dell'utilizzazione di una graduatoria per la copertura di posti successivamente resisi disponibili ha pur sempre carattere eccezionale rispetto alla comune regola secondo cui i posti devono essere coperti, previo apposito concorso, dai vincitori della procedura con la conseguenza che tale utilizzazione non è obbligatoria. Al riguardo, non può, dunque, rilevare l'eventuale mancata copertura di tutti i posti messi a concorso né detta circostanza potrebbe - in ogni caso - essere ritenuta in contrasto con le previsioni del bando, attesa, tra l'altro, la sua riconducilità ad iniziative assunte dai vincitori stessi. In relazione all'addotta possibilità di evitare un'inutile prosecuzione dei tempi collegati all'indizione del nuovo concorso e di evitarne i relativi costi, è da osservare che si tratta di circostanze che debbono essere oggetto di valutazione da parte dell'Amministrazione. In ogni caso, nel caso di specie non ne è dimostrata l'effettiva rilevanza. Per contro, è da osservare che l'Amministrazione dichiara espressamente che i posti disponibili sono stati impegnati con la procedura che ha avuto avvio con il Dm del 12 dicembre 1996 in base a tale dichiarazione nonché in ragione dell'entità dei posti, appare ragionevole escludere un'identità tra i posti messi a concorso con il bando impugnato, riportato in epigrafe, ed i posti resisi disponibili, riguardo ai quali potrebbe operare lo scorrimento , sicché la necessità dell'espletamento di un nuovo concorso, manifestata dall'Amministrazione con riferimento alle vacanze presenti al 31 dicembre 2001, permane ciò trova conferma anche in affermazioni della ricorrente che attestano una compatibilità tra il preteso scorrimento e l'indizione del nuovo concorso. In particolare, si ricorda che la ricorrente asserisce espressamente la possibilità di essere inserita nel corso di formazione che farà seguito all'espletamento del nuovo concorso . Alle considerazioni precedentemente rassegnate deve ulteriormente soggiungersi che il Corpo di Polizia Penitenziaria è disciplinato da una propria normativa, definibile di carattere speciale , che - con riguardo al reclutamento del personale - esige l'accertamento attuale di ben definiti requisiti di efficienza e di idoneità psico-fisica ed attitudinale nonché di stabiliti limiti di età. In linea con quanto rilevato anche dal Consiglio di Stato in sede consultiva cfr. Sezione terza, 493/99 , appare evidente che le suddette condizioni non sono sempre compatibili con l'assunzione di idonei in precedenti selezioni. 3. In conclusione, è da escludere la fondatezza delle doglianze dedotte con il presente gravame, attesa la rilevata insussistenza di un obbligo di scorrimento delle pregresse graduatorie concorsuali a fronte della quale non è data ravvisare alcuna posizione giuridicamente tutelata in capo ai soggetti in esse inclusi in qualità di idonei e l'ampia latitudine discrezionale che, invece, assiste come confermato in giurisprudenza la scelta dell'Amministrazione di indire - pur in presenza di graduatorie ancora valide - un nuovo concorso. Per tali ragioni, il ricorso in esame deve essere respinto. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate in Euro 500,00 a favore del ministero della Giustizia. PQM Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio - Sezione prima quater respinge il ricorso n. 3976/2003. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, liquidate a favore del ministero della Giustizia in Euro 500,00. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 4 Ric. n. 3976/2003