Cessione d'azienda e imposta di registro: spetta al contribuente l'onere della prova sulla differenza di valore

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * È onere probatorio del contribuente superare la presunzione di corrispondenza tra il corrispettivo della cessione del bene ai fini delle imposte sui redditi ed il valore accertato definitivamente in sede di applicazione dell'imposta di registro. Tale importante principio è stato statuito dalla recente sentenza n. 54 del 26 giugno 2006 della Commissione tributaria Regionale di Roma Sezione 10. In particolare, l'iter logico giuridico adottato da tale pronuncia può così essere riassunto - I principi che concorrono alla determinazione del valore di un bene oggetto di un trasferimento sono diversi in relazione all'imposta da applicare quando si tratta di imposta di registro, si tiene conto del valore di mercato di un bene, mentre quando si discute di imposte sui redditi si prendono in considerazione le plusvalenze realizzate a seguito di un negozio oneroso. - In tal caso, infatti, occorre considerare la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di cessione, in quanto la non corretta indicazione di una entrata derivante dalla vendita di un bene il cui valore risulti accertato in occasione della applicazione dell'imposta di registro, giustifica di per sè l'Amministrazione a far ricorso all'accertamento induttivo. - Ne consegue, come con più sentenze affermato dalla Corte di cassazione cfr. Cassazione14448/00, Cassazione 14581/01 e Cassazione 1447/06 , che è onere probatorio del contribuente superare tale presunzione di corrispondenza tra il corrispettivo della cessione del bene ed il valore accertato definitivamente in sede di applicazione dell'imposta di registro Non giova al contribuente contestare quanto sostenuto dall'ufficio senza, però, fornire elementi idonei a dissentire la pretesa erariale in particolare, il contribuente non deve limitarsi a sostenere di non aver ricevuto la notifica dell'accertamento relativo all'imposta di registro oppure a contestare la definitività dell'avviso di accertamento per mancata impugnazione del provvedimento . In precedenza, i giudici di secondo grado di Roma con sentenza 122/19/05 del 21 giugno 2005, uniformandosi alle sentenza n. 4117 del 22 marzo 2002 della Corte di cassazione , hanno ribadito l'assunto per il quale il valore dell'avviamento resosi definitivo ai fini dell'imposta di registro assume carattere vincolante per l'Amministrazione finanziaria, che può, quindi, utilizzarlo ai fini dell'attività di accertamento delle imposte dovute. Riflessioni Se è vero che i principi relativi alla determinazione del valore di un bene che viene trasferito sono diversi a seconda dell'imposta da applicare, poichè quando si discute di imposta di registro si ha riguardo al valore di mercato di un bene, mentre quando si discute di una plusvalenza realizzata da parte di un'impresa, occorre verificare la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di cessione , la mancata indicazione nel bilancio di una società di un'entrata derivante dalla vendita di un bene, il cui valore sia accertato in sede di registro, legittima di per sè l'Amministrazione a procedere ad accertamento induttivo restando a carico del contribuente l'onere probatorio circa la reale corrispondenza del prezzo incassato Cassazione 2005/06 14448/00 14581/01 . In tema di plusvalenze patrimoniali di un'impresa, l'Amministrazione finanziaria è legittimata a procedere in via induttiva all'accertamento della plusvalenza di cessione di un bene sulla base dell'accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell'imposta di registro ed è onere probatorio del contribuente superare tale presunzione di corrispondenza tra il corrispettivo della cessione del bene, o il suo valore venale nelle ipotesi di destinazione a finalità estranee, e il valore accertato definitivamente in sede di applicazione dell'imposta di registro Cassazione sentenza 1447/06 . Una volta resosi definitivo per mancata impugnazione il valore accertato ai fini dell'imposta di registro, tale accertamento diviene vincolante per l'Amministrazione Cassazione 4117/02 , rispetto alle indicazioni eventualmente presenti nell'atto di cessione , che non possono dunque di per sè assumere la dignità di prova contraria. È minoritario l'orientamento secondo cui nella determinazione del valore delle plusvalenze,percepite in dipendenza della cessione di azienda , non è vincolante ai fini delle imposte sui redditi quello definito per l'applicazione del registro Commissione Tributaria Centrale decisione 4717/98 Sezione quarta .

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione decima - sentenza 27 aprile-26 giugno 2006, n. 54 Presidente Nicastro - Relatore Macaluso Ricorrente Tentoni Svolgimento del processo Il signor Tentoni Claudio proponeva ricorso avverso l'avviso di accertamento relativo all'Irpef anno 1999 emesso dall'Agenzia delle Entrate - Ufficio di Rieti. Detto avviso traeva origine dall'accertamento promosso ai fini dell'imposta di registro per la cessione, avvenuta in data 30 dicembre 1999, della propria azienda commerciale di vendita al dettaglio di generi alimentari corrente in Casaprota, frazione di poche centinaia di abitanti sita in provincia di Rieti. L'ufficio aveva ritenuto congrui i valori delle merci e delle stigliature dichiarati rispettivamente in lire 12.839.791 e in lire 5.600.000, mentre aveva elevato da lire 5.000.000 a lire 15.634.200 quello dichiarato per l'avviamento commerciale. Precisava, inoltre, che il valore accertato non era rispondente alla realtà della situazione dell'azienda in esame. Faceva poi presente la diversità dei presupposti ispiratori della tassazione per le imposte dirette e le imposte indirette, in quanto le prime considerano il concetto di valore mentre le seconde il prezzo. Concludendo chiedeva in via principale la dichiarazione di nullità dell'accertamento opposto ed in via subordinata una congrua riduzione dell'avviamento determinato dall'ufficio. Chiedeva inoltre la sospensione dell'esecuzione dell'avviso di accertamento, la trattazione in pubblica udienza, nonché la condanna dell'ufficio alla rifusione delle spese del giudizio. L'ufficio, costituendosi in giudizio, insisteva per la conferma del proprio operato e precisava che l'avviso di accertamento ai fini dell'imposta di registro era stato notificato al contribuente in data 5 gennaio 2001. La Commissione, con ordinanza del 4 febbraio 2005, respingeva l'istanza di sospensione che, invece, concedeva in relazione all'istanza presentata dopo la notifica della cartella di pagamento. La Commissione, non ritenute meritevoli di accoglimento le ragioni esposte dal contribuente, ha respinto il ricorso e compensato le spese. Avverso tale decisione ha proposto appello il contribuente riproponendo ed ampliando le medesime argomentazioni già svolte con il ricorso introduttivo. Ha, poi, sostenuto che la sentenza della Sc, alla quale la Ctp si era adeguata, era stata emessa successivamente alla data in cui il cessionario aveva definito in via agevolata la propria posizione e che, inoltre, non può ritenersi pienamente calzante alla fattispecie in esame. Ha, quindi, chiesto la riforma della decisione impugnata e la conseguente dichiarazione di nullità dell'avviso di accertamento, nonché la rifusione delle spese del presente giudizio e la trattazione in pubblica udienza. L'ufficio, non note di costituzione, ha confutato tutte le argomentazioni poste a sostegno dell'atto di appello ed insistito per la conferma della decisione di primo grado e la conseguente condanna del contribuente alla rifusione delle spese, competenze ed onorari del giudizio. Ha chiesto infine la trattazione del procedimento in pubblica udienza. Motivi della decisione La Commissione, esaminati gli atti e la decisione, osserva le argomentazioni svolte dal contribuente nell'atto di appello, pur ampliando quanto sostenuto nel ricorso introduttivo, non appaiono in grado di confutare le ragioni che hanno determinato l'accertamento e, tanto meno, le ragioni che hanno determinato la Ctp di Rieti ad aderire a quanto sostenuto dalla Sc con la sentenza 4117/02. Questo collegio, se da un lato ritiene di potere condividere la tesi sostenuta dal contribuente in ordine ai principi che concorrono alla determinazione del valore di un bene oggetto di un trasferimento che sono diversi in relazione all'imposta da applicare , dall'altro non può non considerare che, quando si tratta di imposta di registro, si tiene conto del valore di mercato di un bene, mentre quando si discute di imposte sui redditi si prendono in considerazione le plusvalenze realizzate a seguito di un negozio oneroso. In tal caso, infatti, occorre considerare la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di cessione, in quanto la non corretta indicazione di una entrata derivante dalla vendita di un bene il cui valore risulti accertato in occasione della applicazione dell'imposta di registro, giustifica di per sé l'Amministrazione a far ricorso all'accertamento induttivo. Ne consegue, come con più sentenze affermato dalla Corte di cassazione cfr. Cassazione 14448/00 14581/01 e 1447/06 che è onere probatorio del contribuente superare tale presunzione di corrispondenza tra il corrispettivo della cessione del bene ed il valore accertato definitivamente in sede di applicazione dell'imposta di registro. Nella fattispecie in esame il contribuente si è semplicemente limitato a contestare quanto sostenuto dall'ufficio senza, però, fornire elementi idonei a dissentire da un tale indirizzo. Ha sostenuto di non avere ricevuto la notifica dell'accertamento relativo all'imposta di registro e contestato la definitività dell'avviso di accertamento per mancata impugnazione del provvedimento. Circostanze queste documentalmente smentite dall'ufficio. Da quanto precede ne deriva il rigetto dell'appello. Sussistono giusti motivi per compensare le spese. PQM La Commissione rigetta l'appello spese compensate.