CEDU e Costituzione non “battono” la confisca obbligatoria, però ...

Il presupposto per l’applicazione dell’art. 12 sexies, l. n. 356/92 consiste nella accertata configurabilità di una delle ipotesi criminose previste dalla legge, vigendo obbligo di applicazione tassativa della norma, in riferimento ai soli reati indicati nella disposizione de quo.

E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, nella sentenza n. 20215, depositata il 10 maggio 2013. Il caso. La Corte d’appello di Lecce in funzione di Giudice dell’esecuzione rigettava l’opposizione proposta dai destinatari del provvedimento ablativo emesso ex art. 12 sexies L. 356/1992. Il provvedimento de quo trovava origine nella condanna definitiva dell’imputato, rispettivamente padre e marito dei ricorrenti per il reato di cui all’art. 73, comma 1, dpr 309/90. A sostegno delle proprie tesi il GE argomentava che alcuni dei ricorrenti, in particolar modo i figli, poiché estranei alla titolarità anche formale dei beni confiscati, non erano legittimati all’opposizione e che, quanto al merito della vicenda che esisteva evidente sproporzione, valutata nel momento dei singoli acquisti, tra i redditi dichiarati dall’imputato e dalla moglie ed il valore economico dei beni acquistati. Ai fini di valutare la proporzione tra redditi e valore economico dei beni la Corte d’appello di Lecce, escludeva potessero essere considerati a i redditi dei figli in quanto appena sufficienti per il loro fabbisogno di vita quotidiana, b un indennizzo assicurativo denunciato e non provato, c la pensione materna della moglie dell’imputato ed i relativi arretrati perché necessariamente utilizzati per le esigenze della pensionata, d il mancato pagamento di importanti fatture della ditta fornitrice del materiale edilizio perché inverosimile la pendenza creditoria a distanza di tanti anni dal suo insorgere, e operazioni di riscossione e gestione commerciale riferibili al figlio del condannato perché ricadenti in periodo non utile ai fini della valutazione di congruità. Avverso l’ordinanza i ricorrenti formulano ricorso per cassazione nel quale eccepiscono illegittimità costituzionale della norma di riferimento per contrarietà agli artt. 24, 25, 27, e 41 Cost., nonché 6 CEDU e 111 Cost., sul rilievo che il procedimento di tutela del soggetto destinatario del provvedimento ablatorio è gravemente compromesso dalla presunzione di legge che occorre contrastare, integrante una inversione dell’onere probatorio sostanzialmente comportante il tramutamento della presunzione relativa in presunzione assoluta, peraltro priva di limiti temporali di utilizzabilità . Oltre al predetto motivo venivano lamentate violazioni di legge sotto il profilo della errata applicazione della norma, difetto di motivazione in ordine all’omessa considerazione delle fonti reddituali dedotte e dichiarate dai ricorrenti. La Corte accoglieva il ricorso, rigettando la questione di illegittimità della norma. La legittimità costituzionale delle disposizione sulla confisca . La norma posta a base e sostegno della operata confisca, per quanto di interesse, come è noto recita è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica . Si tratta di disposizione che indubitabilmente importa, a carico del soggetto terzo destinatario del provvedimento ablativo una indiscutibile posizioni di pregiudizio. Pregiudizio che si concreta e connota in quella indubitabile presunzione di colpevolezza seppur rilevata a titolo di concorso, che grava sullo stesso che diviene soggetto passivo di un provvedimento nei confronti del quale ha limitati poteri di interlocuzione e difesa. Non può sottacersi che la pronuncia in commento non costituisca novità nel sistema ponendosi e nell'alveo di una interpretazione giudiziale, fornita anche dalla Corte Costituzionale, che ha sempre indicato la norma in questione conforme ai principi ed ai canoni previsti, sanciti e definiti e dalla Costituzione e dalla CEDU. Dunque la questione, almeno per il momento ed allo stato dell'elaborazione dottrinale e giurisprudenziale, può dirsi definita. Anche se, a mio modesto avviso, lo spirito della norma, condivisibile, non ha avuto particolare fortuna nell'essere tradotto nella disposizione cogente e così, come capita sempre più frequentemente, la disciplina positiva lascia spazio a dubbi e ad interpretazioni che possono prestare il fianco alla costruzione di questioni di costituzionalità anche in ordine al disposto della CEDU. La Corte di Cassazione fa riferimento nella pronuncia in esame a precedente risposta resa dalla Corte Costituzionale C.Cost n. 18/96 pubblicata in iusexplorer.it la quale però, a ben vedere fa riferimento a situazione giuridica tutt’affatto differente afferendo ad ipotesi di sequestro preventivo e non già ad ipotesi di confisca. Del pari non pare neppure essere perfettamente inerente la pronuncia della Corte Europea che, invero non si attaglia perfettamente al caso denunciato. Ma tant’è. La Corte, e siamo sicuri per lunga pezza i giudici di merito, non riterranno incostituzionale la norma, a meno di specifiche pronunce in punto del Giudice europeo. Ciò detto è indubitabile rilevare come la Corte di Cassazione abbia ben presente il problema, conscia del quale, ha dato corso ad una pressoché immediata produzione giurisprudenziale atta ad elaborare una serie di criteri ermeneutici finalizzati a delimitare la portata della norma ed a vincolarne l'interpretazione da parte della giurisprudenza di merito. La giurisprudenza di legittimità . L’attività interpretativa, rinvenibile nella pronuncia in commento,si colloca e prosegue quella da tempo posta in essere dalla Corte che, in punto solo nell’ultimo anno cfr. Cass. Pen. n. 11804/2013 , n. 9113/2013 , n. 49876/2012, n. 47983/2012 , tutte pubblicate su iusexplorer.it ha dato ampia e spesso eccellente prova di capacità normativa. Così la Corte chiarisce i principi della norma ed i limiti applicativi della medesima - il presupposto per l’applicazione della norma consiste nella accertata configurabilità di una delle ipotesi criminose previste dalle norme citate dalla legge 356/92, vigendo obbligo di applicazione tassativa della norma al solo elenco di reati ivi indicati, - il concetto di pertinenzialità del bene rispetto al reato per cui si è proceduto non è esclusa per il fatto che esso sia stato acquisito in epoca anteriore o successiva al reato per cui è intervenuta la condanna, - la funzione della norma è infatti quella di stabilire una presunzione relativa di illecita accumulazione in presenza di patrimoni nella disponibilità di imputati di reati, particolarmente significativi, nella prospettiva dell’arricchimento criminale, - la disposizione de quo va letta ed interpretata alla luce della norma dettata dall’art. 240, comma 3, c.p. in tema di confisca ordinaria di cui essa costituisce figura speciale, ne discende che essa non può mai trovare applicazione in danno del proprietario estraneo al reato. La soluzione del caso concreto . Applicando i criteri enucleati, ne risulta che è necessario che il GE consideri i redditi prodotti da tutti i soggetti interessati e colpiti dalla disposizione legislativa allorché essi si pongano in diretto e costante rapporto con i beni oggetti del provvedimento. Nel caso di specie l’uso di detti beni da parte dei figli e l’esercizio dell’attività di muratore da parte dei medesimi, rendevano ben compatibile una loro attività, svolta a costi limitati, finalizzata alla ristrutturazione dei beni e, conseguentemente ad aumentarne il valore rispetto al prezzo d’acquisto. Sempre in quest’ottica non possono che assumere rilievo, ai fini della valutazione da compiersi da parte del Giudice di merito, i risarcimenti assicurativi e gli introiti nel caso di specie pensione derivanti da altre fonti. Introiti per la valutazione dei quali non può essere applicata alcuna presunzione d’uso o di destinazione da parte del Giudicante. Dunque? Come è facile identificare la Corte, con l’attività interpretativa e normativa di cui si fa carico è impegnata a dettare sempre più e sempre maggiormente attenti parametri ai fini di rendere la presunzione contenuta nella norma sempre meno assoluta e sempre più vincibile da prove fornite dagli interessati con l’unica finalità di sottrarre al sindacato della Corte europea e del Giudice Costituzionale una norma che è, e resta, a grave rischio di incostituzionalità.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 31 gennaio - 10 maggio 2013, n. 20215 Presidente Bardovagni Relatore Bonito Ritenuto in fatto e considerato in diritto 1. Con ordinanza resa il 7 febbraio 2011 e depositata il 16 aprile 2012 la Corte di appello di Lecce, in funzione di giudice dell'esecuzione, rigettava l'opposizione proposta da Mo.Ag. , M.F. , M.G. , M.I.A. , Mi.Gi. e M.S.C. avverso il provvedimento del giorno 8 maggio 2009 dispositivo del sequestro preventivo e della confisca, ex art. 12-sexies DL 306/1992 convertito in L. 356/1992, di dieci fabbricati e sei terreni posti in , nonché di una autovettura, confisca col legata alla condanna definitiva di M.F. , marito della Mo. e padre degli altri destinatari del provvedimento, alla pena di anni otto di reclusione ed Euro 32.020,33 di multa per il reato di cui all'art. 73 co. 1 dpr 309/1990, beni tutti formalmente di proprietà della Mo. ma, per il G.E., nella reale disponibilità del marito. A sostegno della decisione il G.E. argomentava, quanto al procedimento, che i figli dei coniugi M. - Mo. , in quanto estranei alla titolarità anche formale dei beni confiscati, non erano legittimati ad alcuna opposizione, salva la rispettiva facoltà di tutelarsi quali terzi titolari dei beni e che, quanto al merito, sussisteva nella fattispecie una evidente sproporzione, valutata nel momento dei singoli acquisiti, tra i redditi dichiarati dalla Mo. e dal marito ed il valore economico dei beni confiscati, come evidenziato dalle risultanze peritali acquisite al processo. Da queste risultava infatti provato che nel periodo 1988/1997 la Mo. acquistò ed edificò beni per un valore, rispettivamente, di Euro 24.530,00 ed Euro 348.200,00 a fronte di redditi familiari percepiti per Euro 11.254,11 nel periodo 1998/2005 vennero eseguiti ampliamenti e nuovi immobili per Euro 46.480,00 a fronte di redditi percepiti per Euro 32.454,00 da parte della Mo. e per Euro 20.986,58 da parte del M. nel periodo 2006/2009 vennero acquistati beni immobili ed un'autovettura per Euro 95.900,00 e realizzate costruzioni ed ampliamenti per Euro 122.560,00, a fronte di redditi percepiti pari ad Euro 38.054,00 da parte della Mo. ed Euro 19.257,00 da parte del M. . La Corte, inoltre, escludeva la possibilità di considerare, ai fini della ritenuta sproporzione a i redditi dei figli, in quanto appena sufficienti per il loro fabbisogno di vita quotidiana, b un indennizzo assicurativo denunciato pari a 95.000.000 di lire, perché non provato, c la pensione materna della Mo. ed i relativi arretrati, perché necessariamente utilizzati per le necessità della pensionata, d il mancato pagamento di importanti fatture della ditta De Luca, fornitrice di materiale edilizio, perché inverosimile la pendenza creditoria a distanza di tanti anni, e operazioni di riscossione e di gestione commerciale riferibili al figlio M.I. , perché ricadenti in periodo non utile, il 2009. 2. Ricorrono avverso tale ordinanza i coniugi Mo. insieme ai loro figli, assistiti dal comune difensore di fiducia, che a sostegno della impugnazione sviluppa dieci motivi di ricorso, ai quale premette l'eccezione di costituzionalità della norma di riferimento, l’art. 12 sexies d.l. 306/1992, come da conversione in legge, in relazione agli artt. 24, 25, 27, 11 co. 2, 3 e 4, 41 della Costituzione, nonché violazione degli artt. 6 della CEDU e 111 della Cost., sul rilievo che il procedimento di tutela del soggetto destinatario del provvedimento ablatorio è gravemente compromessa dalla presunzione di legge, che occorre contrastare, integrante una inversione dell'onere probatorio sostanzialmente comportante il tramutamento della presunzione relativa in presunzione assoluta, peraltro priva di limiti temporali di utilizzabilità. 2.1 Col primo motivo denuncia la difesa ricorrente difetto di motivazione e violazione di legge in relazione all'art. 12-sexies d.l. 306/1992, sul rilievo che tutti i beni sono stati riferiti alla proprietà formale di Mo.Ag. ed a quella sostanziale del marito, senza alcuna considerazione del dato di fatto ineludibile che in alcuni di essi vivono i figli della coppia con le rispettive famiglie, circostanza che contraddice la ritenuta disponibilità diretta dei beni in sequestro da parte di M.F. . 2.2 Col secondo motivo di impugnazione denuncia la difesa istante difetto di motivazione nel provvedimento impugnato là dove esclude dalla valutazione di proporzionalità tra beni e redditi sottesa alla confisca, i redditi di tutti i familiari conviventi nello stesso complesso immobiliare ed in particolare dei figli dei coniugi Mo. / M. , redditi complessivi i quali, se conteggiati, avrebbero comportato la quantificazione reddituale, nel ventennio considerato dai giudicanti, in Euro 759.041,39 in luogo della somma di Euro 308.578,00 fissata dal perito. 2.3 Col terzo motivo di impugnazione denuncia la difesa istante violazione di legge e difetto di motivazione là dove è stato ritenuto non provato l'introito di circa 96.000.000 di lire per un indennizzo assicurativo da danni da incendio, là dove di esso da conto la stessa relazione in atto della DIA la quale, ottenendo dalla compagnia le informazioni negate al privato, ha confermato che alla Mo. , nel 1989, vennero erogate per il titolo detto lire 70.000.000, somma della quale pertanto il giudice di merito dovrà necessariamente tenere conto per quanto acquisito e realizzato in quel periodo. 2.4 Col quarto motivo di impugnazione lamenta la difesa ricorrente violazione di legge e difetto di motivazione là dove la corte di merito contrasta la prova di aver edificato con materiali allo stato non ancora pagati, prova data attraverso la esibizione delle relative fatture e della prova contabile proveniente dal creditore, con l'argomento che l'assunto difensivo si appaleserebbe del tutto illogico , dappoiché si confuta un dato documentale con una ipotesi di illogicità. 2.5 Col quinto motivo di impugnazione denuncia la difesa ricorrente violazione di legge e difetto di motivazione là dove la corte di merito nega rilievo contabile ai fini del presente giudizio alla percezione, da parte della Mo. , della pensione materna e dei relativi arretrati. 2.6 Col sesto motivo di impugnazione denuncia ancora la difesa ricorrente difetto di motivazione e violazione di legge in relazione alla mancata considerazione, ai fini del giudizio, dei dedotti introiti dei figli della coppia M. - Mo. perché acquisiti nel 2009, anno indicato dalla corte territoriale come estraneo alla disanima in atto contro ogni evidenza e contro le stesse conclusioni peritali, assunte in blocco nella motivazione proprio fino al 2009. Con lo stesso motivo censura la difesa l'omissione totale dalle valutazione giudiziali dell'introito della somma di 100.000.000 di lire a titolo di mutuo da parte di M.G. , omissione rimasta senza giustificazione motivazionale. 2.7 Col settimo motivo di impugnazione denuncia la difesa ricorrente violazione di legge e difetto di motivazione in ordine alla illogica ed ingiustificata enfatizzazione delle risorse economiche necessarie per le esigenze della vita quotidiana, per un verso concettualmente utilizzate per assorbire ogni reddito dei figli di M.F. , e per altro verso, conteggiate in astratto e senza alcun riferimento concreto alle reali esigenze della famiglia M. ed ai modi di abituale soddisfazione delle medesime. I M. inoltre hanno soltanto di recente acquisto la documentazione tedesca relativa ai redditi familiari percepiti dal 1994 al 2007 in Germania ammontanti a circa 350.000,00 Euro. 2.8 Con l'ottavo motivo di impugnazione denuncia ancora la difesa ricorrente violazione di legge e difetto di motivazione in relazione al confronto eseguito nell'ordinanza tra beni acquisiti e redditi percepiti, confronto effettuato con criterio temporale identico, mentre è regola di esperienza che si acquisti e si costruisca quando si gode di risparmi accumulati negli anni precedenti e di questa opportunità nulla dice la motivazione perché nulla richiesto di accertare ai periti. Deduce al riguardo il difensore che i M. , prima del 1988, hanno sempre lavorato, presso un'autodemolizione, propria, M.F. , presso piccole imprese edili gestite in proprio i figli, ma di tanto la corte non ha tenuto conto immotivatamente. 2.9 Col nono motivo di ricorso denuncia la difesa ricorrente violazione di legge e difetto di motivazione in relazione alla quantificazione del valore dei beni realizzati, che non ha tenuto conto dell'apporto in lavoro dei M. , tutti esperti muratori, e della circostanza del mancato pagamento ad oggi di parte del materiale utilizzato per immobili descritti dal perito stesso come estremamente semplici. 2.10 Col decimo ed ultimo motivo di impugnazione denuncia la difesa ricorrente violazione di legge e difetto di motivazione là dove non risulta nemmeno tentata una valutazione parziale o per singoli beni della denunciata sproporzione. 3. Il Procuratore Generale in sede, con motivata requisitoria scritta, concludeva per l'annullamento con rinvio della impugnata ordinanza. 4. Le conclusioni del P.G. meritano di essere condivise, anche in relazione alla eccepita incostituzionalità delle norme di riteripiento ed al loro contrasto con l'art. 6 della CEDU. Al riguardo si richiamano Cass. se.z I, 21357/2008, C. Cost. n. 18/1996 e CEDU Bocellari e Rizza co Italaia, 28 10.2004, che. sotto i vari profili hanno negato fondamento alle tesi difensive confermando la coerenza costituzionale ed ai principi della CEDU della confisca per cui è causa. 4.1 Quanto al merito, giova invece premettere che le condizioni necessarie e sufficienti per disporre la confisca di beni a norma dell'art. 12-sexies, primo e secondo comma, D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito con modificazioni nella legge 7 agosto 1992, n. 356 modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa , consistono nella accertata configurabilità di una delle ipotesi criminose previste dalle norme citate, nonché nella presenza di seri indizi in ordine alla sussistenza delle medesime condizioni che legittimano la confisca, sia per ciò che riguarda la sproporzione del valore dei beni rispetto al reddito o alle attività economiche del soggetto, sia per ciò che attiene alla mancata giustificazione della lecita provenienza dei beni stessi Cass., Sez. Unite, 19/01/2004, n. 920 e da ultimo Cass., Sez. I, 19.1.2007, n. 15908 . A tale ultimo proposito è stato poi affermata l'irrilevanza del requisito della pertinenzialità del bene rispetto al reato per cui si è proceduto, di guisa che la confisca dei singoli beni non è esclusa per il fatto che essi siano stati acquisiti in epoca anteriore o successiva al reato per cui è intervenuta condanna o che il loro valore superi il provento del medesimo reato sempre Cass., Sez. Unite, 19/01/2004, numero . Tanto sul rilievo che la funzione della norma di riferimento è quella di stabilire una presunzione relativa di illecita accumulazione in presenza di patrimoni nella disponibilità di imputati di reati, articolarmente significativi nella prospettiva dell'arricchimento criminale. È appena il caso di sottolineare, infine, che la confisca in parola, secondo quanto disposto dall'art. 12 sexies co. 1 legge cit., può riguardare denaro , 'beni o altre utilità di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica , il condannato risulti essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo . Tale disposizione, infine, va letta ed interpretata alla luce del principio generale di cui all'art. 240 co. 3 c.p., relativo all'istituto della confisca ordinaria, di cui quella atipica in esame costituisce figura speciale, di guisa che l'istituto in parola non può mai trovare applicazione in danno del proprietario estraneo al reato Cass., Sez. I, 21.4.2004, n. 21860 . 4.2 Tanto premesso sul piano dei principi, ad avviso della Corte nel caso di specie il giudice territoriale non ha fatto di essi puntuale applicazione. In adesione a quanto opportunamente rilevato dal P.G. in sede, ritiene il Collegio che da parte dei ricorrenti siano stati provati consistenti introiti in denaro e significative circostanze fattuali del tutto ignorate nella motivazione impugnata nonostante la loro estrema significatività ai fini della delibazione nella fattispecie richiesta dalla legge circa la proporzionalità tra l'attivo familiare conseguito negli anni ed il valore dei beni confiscati. Il G.E., in particolare, non ha considerato i redditi dei figli dei coniugi M. - Mo. , esclusione questa del tutto ingiustificata in costanza di precise e decisive circostanze, quali l'uso abitativo da parte dei medesimi degli alloggi confiscati e la loro capacità di artigiani muratori, che rendono l'una e l'altra circostanza del tutto verosimile l'apporto materiale dai medesimi dato alla realizzazione del manufatti ed al contenimento dei relativi costi di costruzione. Non risulta inoltre considerata nell'attivo conseguito dalla famiglia nel 1989, a titolo di rimborso assicurativo, la considerevole somma di L. 70.000.000 e risulta del pari immotivatamente non considerato il mutuo di 100.000.000 ottenuto nel 1994 da parte di M.G. , almeno in parte utilizzato per la realizzazione dei manufatti in contrada XXXX. Ancora in assenza di argomentazioni logiche risultano esclusi dalla capacità reddituale familiare i redditi provenienti dalle esperienze lavorative fatte in Germania da componenti della famiglia, i redditi familiari conseguiti nel 2009 e la pensione mensile della madre della Mo. . Su tali singoli punti non appaiono coerenti le motivazioni apprestate dal G.E., giacché nel periodo preso in considerazione, diversamente da quanto opinato dal giudice territoriale, vi è anche il 2009, mentre è irreale che l'intera pensione della genitrice della Mo. si esaurisca per le esigenze della pensionata, attesa la convivenza della medesima presso la figlia. Neppure motivazione alcuna è stata articolata in sede di merito al fine di escludere l'indennizzo per ingiusta detenzione conseguito da uno dei figli della coppia ed il reddito da lavoro percepito dal condannato nell'attività di carrozziere ed autodemolitore. Oggettivamente priva di sostegno motivazionale appare, infine, la confisca dell'autovettura, bene di largo e comune consumo da parte della quasi totalità della popolazione italiana, che ne fruisce nella generalità indipendentemente dai livelli di reddito. Palese, in conclusione, l'insufficienza di una disanima globale da parte del G.E. della complessiva capacità reddituale espressa dalla famiglia del condannato e da questi nel periodo considerato e la necessità di un nuovo esame di essa alla luce delle omissioni come innanzi evidenziate. P.T.M. la Corte, annulla, l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame alla Corte Assise di Lecce.