L’estratto conto fa piena prova anche per il fideiussore

Nei rapporti di conto corrente bancario, l’estratto conto ha efficacia probatoria fino a prova contraria anche nei confronti del fideiussore del correntista e non soltanto per la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche nel giudizio di opposizione allo stesso ed in ogni altro procedimento di cognizione.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 13127/17 depositata il 24 maggio. Il caso. Il Tribunale di Milano rigettava l’opposizione al decreto ingiuntivo proposta da due debitori, in qualità di fideiussori di una società, nei confronti di una banca. L’appello avverso tale pronuncia veniva dichiarato inammissibile ai sensi dell’art. 348- ter c.p.c Gli ingiunti ricorrono dunque in Cassazione per la violazione dell’art. 2697 c.c. sostenendo che il giudice di merito avrebbe errato nel ritenere valido, per la ricostruzione del rapporto, l’unico saldo dimostrato in giudizio e risalente all’anno 2000 solo perché risultato a credito del correntista, con un sostanziale ribaltamento dell’onere della prova vista la mancata produzione degli estratti conto integrali dall’inizio del rapporto. Onere della prova. La Cassazione coglie l’occasione per ribadire che, nei rapporti di conto corrente bancario, l’estratto conto ha efficacia probatoria fino a prova contraria anche nei confronti del fideiussore del correntista e non soltanto per la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche nel giudizio di opposizione allo stesso ed in ogni altro procedimento di cognizione. Laddove infatti il debitore principale sia decaduto dal diritto di impugnare gli estratti conto ai sensi dell’art. 1832 c.c. Approvazione del conto il fideiussore chiamato in giudizio dalla banca per il pagamento della somma dovuta non può contestare la definitività degli estatti. Nel caso di specie, la sentenza si sottrae ad ogni censura posto che la ricostruzione del saldo finale poteva essere ricostruita sulla base del primo ed unico estratto conto prodotto in giudizio, per poi determinare il dare e l’avere con la produzione integrale degli estratti successivi. Per questi motivi la Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile 1, ordinanza 11 aprile 24 maggio 2017, n. 13127 Presidente Campanile Relatore Terrusi Fatto e diritto Rilevato che il tribunale di Milano, con sentenza in data 18-2-2015, rigettava l’opposizione di D.B.M. e di C.M. al decreto ingiuntivo loro notificato dalla Banca popolare di Milano, quali fideiussori della Iti Arredo s.p.a., per la somma di Euro 867.647,00, oltre accessori, a titolo di saldo debitore del c/c n. il gravame avverso la citata sentenza veniva dichiarato inammissibile, ai sensi degli artt. 348-bis e seg. cod. proc. civ., dalla corte d’appello di Milano, giusta ordinanza in data 7-82015 gli ingiunti hanno quindi proposto ricorso per cassazione, in due motivi illustrati anche da memoria , nei riguardi della sentenza del tribunale la Banca ha replicato con controricorso. Considerato che il tribunale di Milano, per quanto ancora rileva, ha motivato la decisione affermando che la Banca, attrice in senso sostanziale, aveva l’onere di produrre gli estratti conto dall’inizio del rapporto nel caso di specie risalente al 1992 , al fine di dimostrare l’effettività del credito vantato che tali estratti erano stato prodotti solo dalla data del 30-6-2000 che tuttavia il primo estratto al 30-6-2000 aveva evidenziato un saldo a credito del correntista per lire 179.835.195 , sicché esso ben poteva essere utilizzato al fine di ricostruire il rapporto da tale data nonostante la nullità delle clausole del contratto relative alla capitalizzazione trimestrale dell’interesse a debito che la ricostruzione era stata fatta mediante c.t.u., la quale aveva concluso nel senso dell’effettiva esistenza di un saldo finale passivo di Euro 1.161.695,22, di gran lunga superiore, cioè, all’ammontare delle fideiussioni che, ove gli opponenti avessero inteso invocare, invece, un maggior saldo creditore di partenza al 30-6-2000 , l’onere probatorio sarebbe stato a loro carico la decisione del tribunale, ai sensi dell’art. 348-ter cod. proc. civ., è, coi citati due motivi di ricorso, impugnata per violazione o falsa applicazione dell’art. 2697 cod. civ., atteso che il tribunale avrebbe errato nel ritenere valido, quale punto di partenza per la ricostruzione del rapporto, il primo saldo noto alla data del 30-6-2000 sol perché risultato a credito del correntista, e per avere quindi ribaltato l’onere della prova inter partes in considerazione della mancata produzione degli estratti conto integrali dall’inizio del rapporto il ricorso, i cui motivi possono essere unitariamente esaminati perché connessi, è manifestamente infondato il tribunale ha in effetti accertato che il contratto di conto corrente non conteneva le specifiche condizioni di cui alla legge n. 154-92 e che era stato applicato illegittimamente l’anatocismo conseguente alla prevista capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, ferma restando invece la capitalizzazione annuale di quelli creditori ha dunque ritenuto la nullità di tali clausole, e ha detto che la Banca non aveva allegato, né provato, l’adeguamento del contratto alla delibera Cicr del 9-2-2000 tuttavia il tribunale ha anche accertato che il primo saldo noto, attestato dagli estratti prodotti in giudizio, era a credito del correntista, e dal ricorso non emerge, in prospettiva, di autosufficienza, che sia mai stato finanche soltanto dedotto che il relativo estratto fosse stato contestato dal correntista medesimo nel termine stabilito questa Corte ha da tempo chiarito che, nei rapporti di conto corrente bancario, l’estratto conto ha efficacia probatoria fino a prova contraria anche nei confronti del fideiussore del correntista non soltanto per la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche nel giudizio di opposizione allo stesso e in ogni altro procedimento di cognizione, perché ove il debitore principale sia decaduto a norma dell’art. 1832 cod. civ. dal diritto di impugnare gli estratti di conto, il fideiussore chiamato in giudizio dalla banca medesima per il pagamento della somma dovuta non può sollevare contestazioni in ordine alla definitività di quegli estratti v. per tutte Cass. n. 8944-16 Cass. n. 18650-03 quanto invocato dai ricorrenti va coordinato con tale principio non è in discussione che una volta che sia stata esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi ultralegali a carico del correntista, la rideterminazione del saldo del conto deve avvenire attraverso i relativi estratti a partire dalla data della sua apertura, così effettuandosi l’integrale ricostruzione del dare e dell’avere con applicazione del tasso legale, sulla base di dati contabili certi in ordine alle operazioni ivi registrate v. Cass. n. 20693-16 Cass. n. 7972-16 Cass. n. 21597-13 ciò nondimeno, codesto insegnamento presuppone che il conto abbia avuto un andamento a debito, perché tale è la condizione per potersi discorrere di interessi a carico del correntista nella specie non risulta che sia stato finanche solo dedotto che, prima del 30-6-2000 data del primo estratto conto prodotto in giudizio, evidenziante il credito del correntista , il conto abbia avuto in qualche specifico momento un andamento negativo al punto che l’impugnata sentenza ha esplicitamente affermato senza censure in questa sede - che mai la parte opponente aveva invocato, rispetto a tale data, un maggiore saldo creditore consegue che la decisione assunta dal tribunale resiste alle critiche dei ricorrenti correttamente, in tale condizione, potevasi porre a base della ricostruzione del saldo finale quanto emergente dal detto estratto, per poi ricostruire integralmente il dare e l’avere a partire da questo, mediante la produzione integrale degli estratti successivi le spese seguono la soccombenza. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese processuali, che liquida in Euro 10.100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori e rimborso forfetario di spese generali nella percentuale di legge. Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.