Società di infortunistica: il rimborso delle spese non dipende dal successo dell’attività stragiudiziale

L’utilità dell’esborso effettuato nei confronti di una società di infortunistica, ai fini del rimborso delle spese ad opera del danneggiante, va valutata ex ante, cioè in vista di quello che poteva ragionevolmente presumersi essere l’esito del futuro giudizio .

Così si è espressa la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6422/17 depositata il 13 marzo. Il caso. La proprietaria di un’automobile incidentata cedeva ad una carrozzeria il credito conseguente ai danni subiti. Quest’ultima conveniva dinanzi al Giudice di Pace la compagnia di assicurazione, che aveva effettuato un’offerta di 3.000 . La carrozzeria non accettava l’offerta e chiedeva alla controparte il rimborso delle spese sostenute per l’attività stragiudiziale tramite una società di infortunistica. La pronuncia veniva impugnata, ma il Tribunale rigettava l’appello. La carrozzeria decideva così di ricorrere in Cassazione. L’attività stragiudiziale della società di infortunistica. La ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 1223 c.c. per non avere il giudice ritenuto ripetibili le spese di assistenza prestate dalla società infortunistica. La Corte di Cassazione richiama il precedente dettato dalla sentenza n. 997/10, secondo cui, qualora il danneggiato abbia fatto ricorso all’assistenza di uno studio di consulenza infortunistica stradale ai fini dell’attività stragiudiziale , non si può escludere a priori la configurabilità della spesa sostenuta per avvalersi dell’assistenza. Essa va valutata tenendo conto della necessarietà e giustificabilità della spesa in funzione dell’attività di esercizio stragiudiziale del diritto al risarcimento. Vi può essere confusione, dice la Corte, poiché, qualora l’attività stragiudiziale non riesca ad impedire l’instaurazione del giudizio, i relativi esborsi finiranno con ogni probabilità per confluire nella più ampia voce delle spese legali . La valutazione ex ante dell’utilità di esborso. Il danno di cui si chiede il risarcimento, in questo caso, ha natura di danno emergente. E l’utilità di questo esborso, ai fini della possibilità di porlo a carico del danneggiante, deve essere valutata ex ante , cioè in vista di quello che poteva ragionevolmente presumersi essere l’esito del futuro giudizio . Nel caso di specie, il Tribunale aveva ancorato la decisione alla circostanza per cui nessuna somma di denaro era stata recuperata grazie all’operato della società infortunistica. Per questo motivo il ricorso va accolto e la sentenza cassata.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile - 3, sentenza 6 dicembre 2016 13 marzo 2017, n. 6422 Presidente Amendola Relatore Cirillo Svolgimento del processo È stata depositata la seguente relazione. 1. R.E. , la cui vettura era stata danneggiata in un incidente stradale, cedette alla Carrozzeria MT il proprio credito conseguente ai danni subiti. La Carrozzeria MT convenne quindi in giudizio, davanti al Giudice di pace di Ortona, la Zurich Insurance ed altri due presunti danneggianti, chiedendo il risarcimento dei danni patiti dalla R Si costituì in giudizio la sola società Zurich effettuando un’offerta banco iudicis di Euro 3.000, che non venne accettata. Espletata l’istruttoria anche con svolgimento di una c.t.u., il Giudice di pace rigettò la domanda sul rilievo che la somma di Euro 3.000 era congrua a risarcire tutti i danni, non riconobbe all’attore alcunché a titolo di rimborso delle spese sostenute per l’attività stragiudiziale tramite la società di infortunistica Civitas, condannò l’attore alle spese di c.t.u. e compensò integralmente le spese di lite. 2. La pronuncia è stata impugnata dalla Carrozzeria attrice e il Tribunale di Chieti, Sezione distaccata di Ortona, con sentenza del 15 gennaio 2015 ha respinto l’appello, condannando l’appellante al pagamento delle spese del giudizio di secondo grado. 3. Contro la sentenza del Tribunale di Chieti ricorre la Carrozzeria MT con atto affidato a due motivi. Resiste la Zurich Insurance PLC con controricorso. 4. Osserva il relatore che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ., in quanto appare destinato ad essere accolto. 5. Con il primo motivo di ricorso si censura, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3 , cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 1223 cod. civ., per non avere il Tribunale ritenuto ripetibili le spese di assistenza prestate dalla società di infortunistica Civitas. 5.1. Il motivo è fondato. Come correttamente rilevato dal Tribunale, la sentenza 2 febbraio 2006, n. 2275, di questa Corte, ha stabilito che in tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, il danneggiato ha facoltà, in ragione del suo diritto di difesa, costituzionalmente garantito, di farsi assistere da un legale di fiducia e, in ipotesi di composizione bonaria della vertenza, di farsi riconoscere il rimborso delle relative spese legali se invece la pretesa risarcitoria sfocia in un giudizio nel quale il richiedente sia vittorioso, le spese legali sostenute nella fase precedente all’instaurazione del giudizio divengono una componente del danno da liquidare e, come tali devono essere chieste e liquidate sotto forma di spese vive o spese giudiziali. La successiva sentenza 21 gennaio 2010, n. 997, ha poi aggiunto che, qualora il danneggiato abbia fatto ricorso all’assistenza di uno studio di consulenza infortunistica stradale ai fini dell’attività stragiudiziale diretta a richiedere il risarcimento del danno asseritamente sofferto al responsabile ed al suo assicuratore, nel successivo giudizio instaurato per ottenere il riconoscimento del danno, la configurabilità della spesa sostenuta per avvalersi di detta assistenza come danno emergente non può essere esclusa per il fatto che l’intervento del suddetto studio non abbia fatto recedere l’assicuratore dalla posizione assunta in ordine all’aspetto della vicenda che era stata oggetto di discussione e di assistenza in sede stragiudiziale, ma va valutata considerando, in relazione all’esito della lite su tale aspetto, se la spesa sia stata necessitata e giustificata in funzione dell’attività di esercizio stragiudiziale del diritto al risarcimento. Nella specie il Tribunale, mentre ha osservato che il compenso della società di infortunistica non era proprio dovuto, in quanto nessun importo risultava essere stato recuperato sulla base dell’attività della stessa, ha poi aggiunto che le spese in questione erano state chieste in primo grado come voce a parte rispetto alle spese legali. In tal modo non risulta chiaro 1 se l’attività svolta dalla società di infortunistica sia da considerare necessitata e giustificata in funzione dell’attività di esercizio stragiudiziale del diritto al risarcimento come indica la citata sentenza n. 997 del 2010 2 se il rigetto della domanda di rimborso sia dovuto solo ad un’erronea formulazione della stessa, cioè all’inserimento della spesa sostenuta in una voce a parte , come sembra far capire il Tribunale di Chieti. In ogni caso, poiché il Tribunale non afferma che la spesa non è stata documentata, sarà necessario in sede di giudizio di rinvio procedere all’accertamento dell’utilità specifica di cui al suindicato n. 1 , se del caso chiarendo meglio anche la questione di cui al punto n. 2 dovrà poi essere anche accertato 3 se la spesa con la società di infortunistica sia stata sostenuta proprio dalla Carrozzeria oggi ricorrente o dalla cedente R.E. . 6. L’esame del secondo motivo di ricorso, attinente alla presunta violazione degli arti. 91 e 92 cod. proc. civ., rimane assorbito. 7. Si ritiene, pertanto, che il ricorso vada trattato in camera di consiglio per essere accolto quanto al primo motivo, con assorbimento del secondo . Motivi della decisione 1. Non sono state depositate memorie alla trascritta relazione. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione medesima e di doverne fare proprie le conclusioni, con le precisazioni che seguono. 2. Le spese sostenute per l’attività stragiudiziale in materia di infortunistica stradale possono ingenerare una qualche confusione in quanto, ove tale attività non riesca ad impedire l’instaurazione del giudizio, i relativi esborsi finiranno con ogni probabilità per confluire nella più ampia voce delle spese legali e ciò anche se quest’attività è svolta da società all’uopo istituite, il cui operato non sempre è rapportabile all’attività che l’avvocato magari il medesimo che ha seguito la fase stragiudiziale compirà nel corso del giudizio vero e proprio. La confusione rischia di aumentare in quanto la giurisprudenza, pur facendo riferimento alla figura del danno emergente, finisce per agganciare il relativo rimborso alla voce delle spese legali. Tanto premesso, ritiene questa Corte di dover ribadire, in continuità con la citata sentenza n. 997 del 2010, che il danno del quale è stato chiesto il risarcimento ha natura di danno emergente, consistente nella spesa sostenuta per l’attività stragiudiziale svolta dall’agenzia incaricata di simili pratiche. L’utilità di tale esborso, ai fini della possibilità di porlo a carico del danneggiante, deve essere valutata ex ante , cioè in vista di quello che poteva ragionevolmente presumersi essere l’esito futuro del giudizio. Da tanto consegue che il rilievo, contenuto nella sentenza oggetto del presente ricorso, secondo cui tali spese erano state chieste come voce a parte rispetto alle spese legali è inconferente ai fini del rigetto della domanda, posto che l’attività stragiudiziale, anche se svolta da un legale, è comunque un qualcosa di intrinsecamente diverso rispetto alle spese legali vere e proprie. Come pure è scorretta la decisione del Tribunale di Chieti nella parte in cui, come si è detto, ha ancorato il rigetto della domanda alla circostanza per cui nessuna somma era stata recuperata grazie all’operato della società Civitas, addetta all’espletamento delle attività suddette. Il giudice di rinvio, quindi, dovrà compiere simile valutazione ex ante e dovrà anche accertare se e da parte di chi l’esborso sia stato realmente sopportato ciò tenendo presente la giurisprudenza di questa Corte secondo la quale nella assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli, la comunicazione dell’offerta dell’impresa assicuratrice, non accettata dal danneggiato, e il pagamento della somma offerta, previsti e disciplinati dall’art. 148 del d.lgs. n. 209 del 2005, non esonerano il danneggiato, che agisca in giudizio per il risarcimento dei danni causati dal medesimo sinistro, dagli oneri di allegazione e di prova posti a carico dell’attore sentenza 27 novembre 2015, n. 24205 . 3. In conclusione, è accolto il primo motivo di ricorso, con assorbimento del secondo. La sentenza impugnata è cassata e il giudizio è rinviato al Tribunale di Chieti, in persona di un diverso Magistrato, il quale deciderà attenendosi alle indicazioni della presente pronuncia e provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di cassazione. P.Q.M. La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, con assorbimento del secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Chieti, in persona di un diverso Magistrato, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione.