Penalisti in agitazione per la situazione di ""sconcertante gravità"" nel pianeta giustizia

Secondo l'Ucpi il Governo è appiattito sulle posizioni dell'Anm mentre la Consulta ha riportato indietro alle sentenze d'ispirazione vetero-inquisitoria dei primi anni '90

Una dura critica all'attuale sistema politico-culturale che sta disegnando una linea di politica della giustizia decisamente allarmante. I vertici dell'Unione delle camere penali italiane attaccano tutti e proclamano lo stato di agitazione. Governo, settori parlamentari, Associazione nazionale magistrati, Consiglio superiore della magistratura e Corte costituzionale, tutti sotto accusa per aver impresso all'ordinamento giudiziario, all'ordinamento professionale forense e alle leggi penale e processuale una direzione di prevaricazione dello Stato sui diritti delle persone e sulla giustizia giusta . Con un documento durissimo, il presidente Oreste Dominioni e Renato Borzone criticano non solo l'operato del ministro della Giustizia, del sindacato delle toghe, ma anche due istituzioni come l'organo di autogoverno e la Consulta. Il Guardasigilli è troppo appiattito sulle posizioni dell'Anm, mentre le sue idee per velocizzare i processi sono ritenute burocratiche e basate sul sacrificio delle garanzie. Per non parlare poi della riforma delle professioni che prefigura un avvocato debole, sottomesso e dequalificato . Nè è piaciuta l'idea del disegno di legge sul negazionismo vedi tra gli arretrati del 26 gennaio che secondo l'Ucpi sembra voler reimmettere nel sistema penale l'ideologia dei reati di opinione . Come ha dimostrato il convegno della settimana scorsa, secondo i penalisti la linea della separazione delle carriere sta prendendo sempre più forza nel dibattito politico e culturale e nessun progetto di riforma la può ignorare . Per quanto riguarda poi la pronuncia della Consulta sulla legge Pecorella, si tratta di una sentenza politica che riporta indietro alle sentenze d'ispirazione vetero inquisitoria dei primi anni '90 . Tutti fattori che suscitano profonde preoccupazioni e che delineano una situazione di sconcertante gravità che richiede un'azione decisa di contrasto . Ribadendo la disponibilità al confronto e all'interlocuzione, l'Ucpi ha proclamato dunque lo stato di agitazione dell'avvocatura penale riservandosi ogni più opportuna iniziativa per la tutela dei diritti costituzionali nel processo .

Unione delle Camere penali italiane Contro la politica della restaurazione per superare la crisi della giustizia Documento della Giunta approvato il 25 gennaio 2007 Governo, settori parlamentari, Anm, Csm e Corte costituzionale convergono su un medesimo programma imprimere all'ordinamento giudiziario, all'ordinamento professionale forense e alle leggi penale e processuale una direzione di prevaricazione dello Stato sui diritti delle persone e sulla giustizia giusta. Si tratta di sinergie in parte deliberate e in parte originate da comuni matrici politico-culturali che stanno disegnando una linea di politica della giustizia decisamente allarmante. Le ipotesi di velocizzazione dei processi avanzate dal Ministro Mastella sono fondate su idee burocratiche che, oltre a essere del tutto implausibili, disconoscono la ragionevole durata del processo che, come diritto dell'imputato, non può basarsi sul sacrificio delle garanzie. Tutto ciò rischia di essere soltanto un paravento dietro il quale nascondere l'incapacità dello Stato di predisporre le necessarie strutture organizzative. In mancanza di seri investimenti di uomini e risorse verrà compromesso ulteriormente l'esercizio della funzione giurisdizionale e di quella difensiva intaccando le garanzie o, per dirla con il linguaggio altrui, quegli orpelli e bizantinismi che minerebbero l' efficienza del processo penale. La strumentalizzazione di una disciplina irragionevole della prescrizione dei reati è un segnale sin troppo evidente della concezione che trasforma la durata ragionevole del processo in giustizia superficiale, frettolosa e sommaria. Le modifiche dell'ordinamento giudiziario insistono nell'appiattimento sulle prospettazioni dell'Anm ed anzi segnali di aperturismo politico minacciano l'accoglimento di ulteriori rivendicazioni che sono avanzate in modo sempre più martellante dalla stessa Anm. Viene messo in campo un progetto di matrice autoritaria, statalista ed illiberale che delinea la magistratura come potere autocratico, autogovernato ed autoreferente, forte ed invasivo, in grado di dettare le regole della politica giudiziaria del Paese, di influenzare gli apparati amministrativi, di esercitare di fatto una funzione impropria e condizionante nello stesso processo penale. L'unicità delle carriere costituisce solo un aspetto, ancorché il più rilevante, della cultura marcatamente inquisitoria che permea di sé l'intero progetto riformatore, ma sono esemplari, anche sul piano semantico, il riferimento ivi contenuto al circuito dell'autogoverno , la marginalizzazione degli apporti di figure istituzionali diverse dai magistrati, la soppressione di qualsivoglia attività di giudizio ai fini della valutazione del magistrato da parte della Scuola in favore del Csm. La linea della separazione delle carriere sta prendendo sempre più forza nel dibattito politico e culturale e nessun progetto di riforma la può ignorare. Il Csm ha preso posizione sui processi che hanno per oggetto reati suscettibili di indulto, promovendo e legittimando criteri di priorità che li accantonino, secondo una sconcertante concezione per cui il processo è utile non tanto per accertare il fatto, ma solo se può mettere capo a una pena concretamente da scontare. Il disegno di legge-delega per la riforma della legge professionale prefigura una figura di avvocato debole, sottomesso e dequalificato. Incalza la prospettiva di legittimare un'avvocatura culturalmente debole e professionalmente squalificata, per marginalizzarne la funzione nel processo e consegnare quest'ultimo all'autorità del Giudice Signore del giudizio e del diritto . Dimentichi dell'imprescindibile ruolo dell'avvocato come tutore delle garanzie e della stessa sopravvivenza dello stato di diritto, si disegna e si vuole un'avvocatura assoggettata ad una logica mercantilistica, resa ostaggio del cliente forte, privata della dignità della propria funzione, squalificata nella propria professionalità, e dunque incapace di dar voce alle istanze di giustizia. L'ipotesi di un nuovo reato di negazionismo sembra voler reimmettere nel sistema penale l'ideologia dei reati di opinione. La sentenza costituzionale sulla legge Pecorella ha negato il diritto dell'imputato, in caso di condanna, alla doppia conforme , riconosciuto dal Patto internazionale di New York, ratificato dall'Italia nel 1977 e che è dunque legge dello Stato. Si tratta di una sentenza politica che riporta indietro alle sentenze d'ispirazione vetero inquisitoria dei primi anni '90. Tutti questi fattori, assieme ad altri d'uguale importanza, non sfuggono all'Ucpi per una valutazione politica complessiva, che suscita profonde preoccupazioni. Una tale situazione, di sconcertante gravità, richiede un'azione decisa di contrasto. Nessuno può supporre che l'Avvocatura penale sia una componente marginale o emarginabile dal mondo della Giustizia e dalla elaborazione delle soluzioni da apprestare per cominciare ad uscire dalla situazione di grave crisi che, se si persiste sulla strada prospettata, verrà portata fino al punto di non ritorno. Deve essere riconosciuto che l'avvocatura penale tutela i diritti costituzionali delle persone di fronte allo stato. L'Ucpi, ribadendo la propria volontà di confronto e interlocuzione, proclama lo stato di agitazione dell'avvocatura penale riservandosi ogni più opportuna iniziativa per la tutela dei diritti costituzionali nel processo.