Giorgio Napolitano 11° Presidente della Repubblica

L'81enne senatore a vita è stato eletto al quarto scrutinio con 543 voti. È il primo ex comunista al Quirinale. Critica la Cdl sulla candidatura imposta dal Centrosinistra. Congratulazioni al nuovo Capo dello Stato anche dai Savoia e dalla Santa Sede

Un ex comunista al Palazzo dei Papi. Giorgio Napolitano ieri è stato eletto presidente della Repubblica. Ottenendo al quarto scrutinio 543 preferenze con una soglia richiesta di 505 voti dopo tre tornate andate a vuoto con il quorum richiesto dei due terzi degli elettori , Napolitano è l'undicesimo Capo dello Stato e succede a Carlo Azeglio Ciampi, eletto nel 1999. Lunedì prossimo alle 17 sarà il giorno del giuramento, dopo che Ciampi verso le 15 avrà formalizzato le sue dimissioni. Gli altri presidenti. Il senatore a vita con i suoi 81 anni è il secondo in graduatoria come anzianità prima di lui, infatti, solo Sandro Pertini ha registrato l'età più avanzata al momento dell'elezione 82 anni . Al terzo posto si colloca Ciampi con 78 anni mentre il più giovane è stato Francesco Cossiga, che al momento dell'elezione doveva ancora compiere 57 anni. Gli altri presidenti sono tutti arrivati al Quirinale tra i 63 anni e i 74 Enrico De Nicola aveva 69 anni, Luigi Einaudi 74, Giovanni Gronchi 68, Antonio Segni 69, Giuseppe Saragat 66, Giovanni Leone 63 e Oscar Luigi Scalfaro 74. Napolitano fa salire a quota tre i presidenti di origine partenopea insieme a De Nicola e Leone, che raggiungono così numericamente i presidenti di origine piemontese Einaudi, Saragat e Scalfaro. Due i presidenti provenienti dalla Sardegna Cossiga e Segni e dalla Toscana Ciampi e Gronchi , mentre uno dalla Liguria Pertini. La biografia. Napolitano è nato a Napoli il 29 giugno del 1925, figlio di un noto avvocato penalista. Costretto a seguire le orme paterne, dovette abbandonare l'idea di una laurea in lettere per lui era prevista una sfolgorante carriera da penalista. Dopo la laurea in legge, nel 1945, le cose vanno diversamente l'iscrizione al partito comunista porta il giovane Napolitano a una rottura con il padre conservatore, sanata molti anni dopo quando anche il genitore si avvicinò al partito. Non ancora trentenne, nel 1954 Napolitano entrò per la prima volta in Parlamento negli stessi anni conobbe Clio Bittoni che sposò in Campidoglio nell'ottobre del 1959 dalla quale avrà poi due figli. Quando nel 1968 l'Urss invase la Cecoslovacchia per reprimere la primavera di Praga, Napolitano approdato nella segretaria comunista, dovette gestire la delicata fase. Con il segretario Pietro Longo in vacanza in Unione sovietica, Napolitano e Pietro Ingrao scrissero un documento di censura dell'invasione sovietica, leggendolo per telefono al segretario che diede il via libera. Nelle settimane successive, Luigi Longo, colpito da ictus, scelse come successore Enrico Berlinguer, preferendolo proprio a Napolitano che poi, nel 1970, asseconderà la svolta del compromesso storico voluta dall'ex rivale di partito. Nel 1978, in piena guerra fredda, fu il primo dirigente del Pci a ricevere un visto d'ingresso per recarsi negli Stati Uniti, chiamato per un ciclo di conferenze nelle università più prestigiose. Da sempre riformista convinto, non appoggiò la scelta di Berlinguer della diversità comunista e della questione morale , dando il via alla corrente migliorista insieme a Gerardo Chiaromonte, Emanuele Macaluso, Luciano Lama e Gianni Cervetti. Nel 1988, un anno prima della caduta del muro di Berlino scrisse siamo usciti dai confini della tradizione comunista , per questo la svolta di Achille Occhetto non lo colse impreparato. Negli anni '90 arrivarono i primi incarichi istituzionali in piena tangentopoli, infatti, si trovò a gestire come presidente della Camera incarico che ricoprì dal 1992 al 1994 la valanga di autorizzazioni a procedere contro i politici sospettati di corruzione. Il suo non fu mai un atteggiamento giustizialista, tanto che nel 1994 fece scalpore la stretta di mano che ricevette da Silvio Berlusconi che si presentava a Montecitorio per ottenere la fiducia dopo la vittoria alle elezioni. Nel 1996, con la vittoria del Centrosinistra, Napolitano entrò nell'esecutivo guidato da Romano Prodi la prima volta di un comunista alla guida del Viminale. Dopo l'esperienza governativa, durante la quale arrivò anche la nuova legge sull'immigrazione, redatta insieme a Livia Turco, nel 1999 arrivò l'esperienza al Parlamento europeo, dove ricoprì la carica di presidente della commissione Affari costituzionali. Il resto è storia recente, con la nomina da parte di Carlo Azeglio Ciampi a senatore a vita nel 2005. La votazione. La certezza dell'elezione è arrivata intorno alle tredici di ieri, quando, scrutinata la scheda numero 505 a favore di Giorgio Napolitano, l'aula di Montecitorio è scoppiata in un fragoroso applauso. Su mille votanti, 543 voti sono andati appunto al neo presidente, 42 a Umberto Bossi, 10 a Massimo D'Alema, 7 a Giuliano Ferrara, 6 a Gianni Letta, 5 a Silvio Berlusconi, 3 a Giorgio Pininfarina, 3 a Roberto Di Piazza, 14 le nulle. 347 le schede bianche consegnate dal Centrodestra in segno di protesta. Schede bianche. Diversa l'interpretazione che i due schieramenti hanno dato alla scheda bianca. Quella espressa dal Centrodestra al quarto scrutinio, che non ha permesso a Napolitano di avere un largo consenso, non rappresenta a detta di tutti gli esponenti della Cdl, un pregiudizio nei confronti della persona, solo il dissenso per il metodo usato dal Centrosinistra in questa elezione. Insomma, l'uomo giusto eletto col metodo sbagliato. Secondo la maggioranza, invece, le schede bianche del centro sinistra nelle prime tre elezioni servivano proprio a trovare l'accordo. L'Italia di Bertinotti. Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti non cita, nel suo discorso di auguri a Giorgio Napolitano, la parola Italia e An protesta. Bertinotti stava comunicando la prossima convocazione del Parlamento in seduta comune per il giuramento del presidente della Repubblica, quando dai banchi di An un gruppetto di deputati protesta, alcuni alzandosi in piedi, gridano e battendo nel mani sul banco Italia! Italia! Italia! . La protesta è scaturita dal fatto che nel breve indirizzo di auguri al neocapo dello Stato, Bertinotti ha parlato di di popolo italiano, del paese e della convivenza e della pace tra i popoli non citando espressamente la parola Italia. Immediata la replica di Bertinotti Non sfugge certo alla presidenza che il nostro paese è l'Italia, la Repubblica italiana, fondata sulla Costituzione repubblicana . Le reazioni. Giorgio Napolitano si è dichiarato molto emozionato , e ha ricevuto il giudizio positivo di molti esponenti del mondo politico. Il Centrodestra, ad esempio, non ha contestato l'uomo, ma il metodo attuato dal Centrosinistra, reo di non aver cercato la concertazione. La separazione verrà presto dimenticata proprio dall'operato di Napolitano ha detto subito dopo la proclamazione, il presidente del Consiglio in pectore Romano Prodi. All'ex comunista è andata una preferenza importante come quella di Giulio Andreotti, leader storico della Democrazia cristiana. Quando Giorgio Napolitano era ministro degli Esteri ombra del Pci , ha ricordato Andreotti, e fu invitato negli Stati Uniti per un ciclo di conferenze mi diedi da fare anch'io con l'ambasciata statunitense a Roma perché quel visto fosse concesso. Si trattava di un'occasione importantissima Napolitano poté spiegare agli americani l'evoluzione del Pci e il senso della politica che il suo partito perseguiva in quegli anni . . Fredda la reazione di Silvio Berlusconi. Hanno eletto un militante Il mio no a Napolitano non è mai stato in dubbio, avevamo chiesto una personalità che non fosse militante di sinistra e invece prima ci hanno proposto D'Alema, poi hanno indicato Napolitano che ha una militanza di oltre cinquant'anni con i comunisti. Per coerenza abbiamo votato no . L'elezione di Giorgio Napolitano è un passo avanti rispetto alle consuetudini, per questo credo che Berlusconi non sia felice ha detto invece Enzo Biagi che non si è sbilanciato con un giudizio sulla persona per non averlo mai conosciuto di persona . Ad esprimere vivo compiacimento è stato pure Emanuele Filiberto di Savoia. Per il giovane discendente di re Umberto II, Napolitano già da presidente della Camera ha saputo ricoprire con assoluto equilibrio il suo difficile ruolo . Sono certo - ha detto - che sarà il presidente della Repubblica di tutti gli italiani, garante dei valori e dell'unità della patria . Il neo Capo dello Stato, insomma, gode di un apprezzamento generale e se a sottolinearlo è il cardinal Achille Silvestrini, non è poco. L'ex ministro degli Esteri per la Santa sede ha aggiunto anche il mondo cattolico oggi si sente molto contento . Napolitano, l'ex comunista, è allora pienamente legittimato ad entrare a Palazzo dei Papi, tra qualche anno del metodo non si ricorderà più nessuno. p.a.