Non merita attenuanti il prof che seduce l'allieva quindicenne

Condanna confermata 3 anni e 4 mesi per gli abusi sessuali di un docente palermitano. Una pena motivata in rapporto al disvalore delle condotte del professore agevolate dalla fragilità psicologica della ragazza

Per la Cassazione merita una pena pesante con attenuanti ridotte al minimo, il professore che seduce - approfittando del suo fascino e carisma - l'allieva quindicenne consenziente ma dalla personalità molto fragile e incline a relazionarsi con gli uomini solo in termini di accesa sessualità . In particolare, la terza sezione penale di piazza Cavour - sentenza 37297/06 depositata il 10 novembre e qui leggibile tra gli allegati - ha confermato la condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione inflitta dalla Corte d'appello di Palermo, il 5 luglio 2004, a Luigi B., insegnante di scienze in un liceo del capoluogo siciliano. Il docente era stato processato per aver avuto rapporti sessuali, anche completi, con una allieva che non aveva ancora compiuto 16 anni. La ragazzina, al termine della relazione con l'uomo maturo, aveva raccontato tutto alla madre e la vicenda era finita davanti al giudice. Senza successo il docente ha cercato di sostenere che solo l'astio e la vendetta, per non aver contraccambiato i sentimenti dell'adolescente, erano stati il motore della denuncia. Il docente, inoltre, sosteneva che la pena, a lui inflitta, era troppo severa. In proposito la Suprema corte ha replicato che la particolare gravità della condotta abusante, legittima l'applicazione di una pena superiore al minimo edittale e la riduzione dell'operatività delle attenuanti generiche . Ad avviso degli ermellini la determinazione della pena è congruamente motivata in rapporto al disvalore delle condotte del professore, agevolate dall'estrema fragilità psicologica della ragazzina, facile terreno di una squallida conquista . Dunque, la Cassazione ha ritenuto meritevole di una pena severa chi approfitta del consenso al rapporto sessuale proveniente da una minorenne che ha una personalità affetta da grave squilibrio affettivo e da fragilità psicologica tali da spingerla a relazionarsi con gli uomini solo per avere rapporti sessuali. Anche la Procura del Palazzaccio , rappresentata da Gioacchino Izzo, aveva chiesto il rigetto del ricorso.

Cassazione - Sezione terza penale up - sentenza 4 ottobre-10 novembre 2006, n. 37297 Presidente Papa - Relatore Teresi Pg Izzo - Ricorrente B. L. Osserva Con sentenza in data 5 luglio 2004 la Ca di Palermo confermava la condanna alla pena della reclusione inflitta nel giudizio di primo grado a B. L. quale colpevole di avere, in tempi diversi, compiuto con V. F., nata il 19 agosto 1994, minore degli anni 16 al momento dei fatti, a lui affidata per ragioni di istruzione, atti sessuali consistiti in un rapporto consumato. Rilevava la Corte che con querela del 3 agosto 2001 M. C. A., madre di F. aveva esposto che il precedente 26 luglio aveva saputo che B. L., insegnante di scienze presso l'istituto scolastico frequentato dalla figlia, aveva compiuto con costei atti sessuali - nel marzo 2000 durante un viaggio d'istruzione in Spagna, le aveva massaggiato le gambe e le parti intime - nei primi giorni dell'aprile 2000, dopo una cena, le aveva dato un bacio - nel periodo pasquale del 2000, l'aveva baciata e toccata nelle parti intime in Isola delle Femmine, masturbandosi nella circostanza - il 29 maggio 2000 aveva avuto un rapporto sessuale completo. La relazione, quando ormai F. aveva compiuto i 16 anni, cm proseguita con un rapporto onde consumato il 29 ottobre 2000 e con un altro rapporto sessuale completo avvenuto il 24 giugno 2001 all'interno di un appartamento sito a Palermo, coinciso con la fine del legame. L'A. esponeva che la figlia le aveva riferito di avere rivelato i fatti alla psicologa della scuola, G. D La ragazza confermava le accuse e in sede d'incidente probatorio descriveva, per la prima volta, le effusioni scambiate coi professore nel luglio 2000 in occasione di una vacanza nella borgata Castelluzzo, in un'abitazione affittata dal B. e dai suoi vicini di casa. La Corte, aderendo pienamente alle argomentazioni della sentenza di primo grado, riteneva attendibile la parte lesa, la cui capacità di testimoniare era stata accertata dal Ct del Pm, e confermava l'affermazione di responsabilità rilevando che le dichiarazioni accusatorie avevano trovato conferma nella telefonata, successiva alla denunzia, che F. su indicazione della madre, consigliatasi col proprio difensore aveva fatto al prof. B., manifestandogli il proprio timore di avere contratto l'Aids ed incassando le rassicurazioni dell'imputato, spiegabili unicamente con pregressi rapporti sessuali intercorsi con lui, anche in considerazione del fatto che di quelle rassicurazioni non era stata offerta alcuna giustificazione alternativa , nonché nella scheda relativa al test per Aids eseguito dal B. presso una clinica di Palermo il 27 luglio 2001, sicché non ora vera la recisa negazione dell'imputato di avere avuto un qualsiasi atto sessuale con l'alunna. La Corte, quindi, confutava i rilievi difensivi diretti a dimostrare l'inattendibilità della ragazza con riferimento a ciascun abuso contestato. In particolare, per g li atti commessi nel tempo in cui la ragazza non cm ancora sedicenne, la Corte riteneva che, nel marzo 2000, le carezze alle parti intime fossero realmente state fatte nella stanza del centro studentesco spagnolo occupata dal professore/accompagnatore, mentre F. era distesa sul letto, perché dalle dichiarazioni degli interessati e dell'alunna S., unica teste sull'episodio, era emerso che la stanza del B. era alquanto appartata rispetto a quelle della scolaresca che F. è stata vista dalla compagna nella stanza del professore mentre da sola parlava piangendo ciò smentiva la contraria affermazione dell'imputato che il locale non era frequentato della scolaresca che l'imputato aveva avuto l'accortezza di desistere quando avvertiva il pericolo di essere notato che la persona offesa, pur avendo avuto qualche momento di torpore e di dormiveglia, ora stata in grado di percepire le manovre che l'approccio sessuale eseguito in un luogo potenzialmente visibile costituisce manifestazione di un consapevole, trasgressivo e guardingo sfogo di una pulsione del momento e che non c'è contraddizione nel timore di essere scoperto e nella contestuale eccitazione derivante dal rischio si tratta di emozioni contraddittorie, ma molto umane e caratteristiche di determinati tipi psicologici, specie di soggetti abusanti . Rilevato che gli atti sessuali commessi nel periodo pasquale del 2000 in Isola delle Femmine scambio di baci e pesanti toccamenti delle parti intime avvenuti in auto parcheggiata in una zona buia non erano stati direttamente evocati nell'atto d'appello, la Corte riteneva che alcun elemento di contraddittorietà o d'inverosimiglianza era ravvisabile nella narrazione dei fatti di Castelluzzo risalenti al luglio 2000, quando F. il professore ed altre persone si erano recati a villeggiare in una casa d'affitto, poiché il fatto raccontato dalla ragazza in sede d'incidente probatorio mentre si trovava io cucina, dove dormiva, il B. alzatosi prestissimo, dopo aver baciato l'alunna sulle labbra l'aveva girata di spalle e, abbassandosi i pantaloncini, aveva strofinato i propri genitali sulle natiche non era privo di plausibilità e di verosimiglianza sol perché rivelato in un secondo momento ed avvenuto in una casa abitata da più persone, in quel momento immerse nel sonno. L'insussistenza di un rapporto sessuale e la valutazione del fatto come un gesto meramente allusivo pur se triviale e penalmente rilevante spiegavano la secondaria importanza attribuitole dalla persona offesa, mentre il racconto di tre rapporti sessuali fatto alla compagna P. non era altro che la fisiologica enfatizzazione di un avvenimento oggetto di dialogo tra adolescenti. La Corte riteneva credibile la ragazza anche in ordine alla consumazione del rapporto sessuale completo avvenuto, in un fine settimana a casa sua, il 29 maggio 2000 in assenza della madre rilevando, in ordine alle incertezze temporali segnalato dalla difesa, che la capacità di contestualizzare un'esperienza vissuta consiste non solo e non tanto nell'indicarne una data, ma, essenzialmente nell'inquadrarla in una cornice di accadimenti in sequenza tra loro, sicché, per la precisione dei riferimenti, l'atto sessuale andava ancorato a fatti di vita vissuta occorsi tra la fine di aprile o la fine di maggio 2000, maturati nell'ambito di un rapporto divenuto sempre più confidenziale ed intenso dopo l'episodio di Isola delle femmine 23 o 24 aprile e prima della gita a Castelluzzo luglio 2000 . La descrizione del fatto si era rivelata, nelle reiterate dichiarazioni della giovane, così costante e dettagliata da non potere apparire quale costruzione strutturata e mendace, sicché non incideva sulla coerenza del racconto la ricostruzione dell'avvenimento che aveva preceduto l'amplesso la ragazza, il professore e i compagni avevano assistito ad un concerto del figlio del B. alla fiera del Mediterraneo, come F. aveva sempre riferito la ragazza, il professore e i ragazzi spagnoli gemellati avevano cenato al Medit, secondo quanto riferito da F. all'amica S. . L'indicazione della data del 27 giugno 2001 fatta alla Pg il 20 novembre 2001 dopo che nella denuncia e nelle dichiarazioni rese al Pm e in sede d'incidente probatorio la ragazza aveva collocato il fatto la notte del 28 aprile/maggio 2000 era certamente errata perché quel giorno la persona offesa era ricoverata a Garda e in quel periodo la relazione si era esaurita. Inoltre, le dichiarazioni di F. non erano incompatibili con quelle della madre la quale aveva dichiarato che la sera in cui i figlio di B. aveva tenuto un concerto alla Fiera del Mediterraneo essa si trovava in casa perché lo stesso B., nell'interrogatorio del 3 dicembre 2001, aveva riferito che, avendo accompagnato a casa F. V. dopo il concerto del figlio, era entrato nell'appartamento a mezzanotte circa e vi era rimasto circa un quarto d'ora per bere un bicchiere d'acqua, circostanza nella quale l'A. non c'era. La Corte, poi, respingeva le censure difensive relative alla ritenuta capacità di testimoniare della persona offesa alla stregua della consulenza R. perché le dichiarazioni della ragazza in merito alla tempestosa relazione intrattenuta fino al dicembre 1999 con tale V. C., contenevano una versione dei fatti sostanzialmente costante per nulla incrinata dalle esternazioni fatte alle compagne P. e T. frutto di vanterie o di affermazioni di superiorità volte ad impressionare , sicché il narrare, talvolta ridendo e talvolta piangendo, le proprie dolorose esperienze sessuali non è indice di mendacio, ma di squilibrio affettivo della ragazza. Analoghe considerazioni valevano per il non lineare racconto del rapporto sessuale a pagamento avuto il 13 maggio 2001 con tale A. P., inizialmente taciuto e narrato alla Pg il 13 febbraio 2002 dopo che era stato svelato dalle persone cui era stato svelato dalle persone cui era stato raccontato in precedenza. Il fatto, secondo la condivisa relazione del consulente del Pm, denotava la posizione alla deriva della ragazza e faceva comprendere quali infimi livelli, in quel drammatico e travagliato periodo della sua vita, essa avesse raggiunto nella percezione di sé ed evidenziava la finalità di attirare l'attenzione del professore dopo che il rapporto extrascolastico si era interrotto nel gennaio 2001 con la prospettazione di situazioni eclatanti a scopo dimostrativo . Era comprensibile che la V. si vergognasse del gesto, compiuto a distanza di poche ore dai propositi di suicidio dichiarati per telefono al B. dal quale si sentiva ignorata, e che pertanto non n'avesse parlato nelle sue prime dichiarazioni. Secondo i giudici di merito l'affermazione dell'A. secondo cui essa non aveva percepito, prima del luglio 2001 epoca del rientro della figlia da Garda che tra la stessa e il B. vi fossero stati rapporti sessuali, non era stata smentita dalle incerte dichiarazioni della psicologa dr. D. dai cui emergeva che essa aveva parlato con l'A. soltanto dell'infatuazione che la figlia aveva verso il B., ma non di atti sessuali tenuto conto non solo della presenza di F., ma anche della convinzione, nutrita dalla dr. D., che si trattasse di fantasie adolescenziali e che l'A. si era mostrata molto determinata a risolvere personalmente il problema, coinvolgendo il professore in una relazione sessuale, presto abortita per l'insoddisfatta pretesa di rapporti sessuali completi, tesa a dimostrare che l'uomo provava interesse anche per le donne mature e non nutriva sentimenti sinceri verso F Proponeva ricorso per cassazione l'imputato denunciando mancanza e manifesta illogicità della motivazione, affetta da travisamenti del fatto, in ordine all'affermazione di responsabilità perché basata unicamente sulle inattendibili dichiarazioni della persona offesa, parte interessata. La Corte aveva ignorato la visione complessiva della vicenda ed aveva dato risposte frammentate alla critica difensiva circa l'attendibilità della minore e della di lei madre, animata da una propria specifica volontà vendicatrice. Secondo il ricorrente l'esame dell'intero compendio processuale impone di concludere che la persona offesa è tutt'altro che attendibile perché soggetto avvezzo alla menzogna, privo di spontaneità, capace di calibrare a proprio piacimento il contenuto delle proprie dichiarazioni di tacere circostanze rilevanti fino a quando non è stata costretta a parlarne e di negare fatti risultati effettivamente avvenuti. Sarebbero indicatori negativi dell'attendibilità - l'asserzione tardiva e assurda che la propria cugina S. B. le avrebbe detto di avere assistito ad un bacio in bocca scambiato con l'imputato, mentre risultava che la B. non aveva parlato di ciò agli inquirenti - l'asserzione spontanea, datata 17 maggio 2002, della madre della persona offesa secondo cui tale M., alunna e figlia di un amico dell'imputato, di cui non veniva indicato il nome, le avrebbe detto di avere subito le attenzioni dell'imputato asserzione accompagnata dall'esortazione agli inquirenti di non indagare sul punto - l'allusione a rapporti affettuosi tra il B. e R. A. e G. S. avanzata falsamente per screditare l'imputato - le contraddizioni in cui F. era incorsa nel narrare a vari interlocutori il travagliato rapporto avuto con V. C. che, descritto inizialmente come connotato da violenza. era stato poi drasticamente ridimensionato ciò sarebbe indicativo di tendenza a mistificare e della strumentalizzazione del racconto per agganciare l'insegnante e non indice di squilibrio affettivo , come ritenuto in sentenza - le stridenti incongruenze e le sicure falsità circa le regioni che avevano indotto la ragazza all'adescamento, la destinazione della prezzo ricevuto, la consistenza del rapporto, l'eseguito test di gravidanza relative alla descrizione del rapporto sessuale a pagamento avuto con A. P. del quale aveva parlato soltanto dopo che era stato riferito dalle persone alle quali la ragazza lo aveva rivelato - la rivelazione fattane ma negata alla dr. D., una psicologa del liceo frequentato dalla persona offesa, con l'ammissione che essa aveva sperato di rimanere incinta per attribuire la paternità del bambino al B. - l'accordo intercorso tra madre e figlia, accomunate dall'intento di far proprio il professore desumibile anche dal fatto che l'A. aveva negato, mentendo, di aver detto alla D. di avere adescato il professore. invece, il rifiuto di costui di coltivare la relazione aveva scatenato l'impulso vendicativo in suo danno, essendosi le donne in realtà rivali perché ' nei propositi dell'una e dell'altra vi era la volontà di conquistarlo accordate per dare una finalità pedagogica alla messa in scena della madre per irretire l'insegnante - l'irriducibile contrasto tra le dichiarazioni dell'A. e della D Denunciava, altresì, il ricorrente mancanza e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla ritenuta collocazione degli abusi sessuali in danno della V. anteriormente al 19 agosto 2000, data del compimento del sedicesimo anno. Non era possibile ritenere che il primo rapporto sessuale fosse avvenuto il 28 maggio 2000 sia perché nel corso dell'incidente probatorio la V. lo aveva anticipato al 28 aprile sia perché nelle informazioni rese alla Pg il 20 novembre 2001 aveva collocato nella notte del 27 giugno 2001 . Inoltre, la ragazza la quale aveva dichiarato che il rapporto sessuale era avvenuto in casa sua assente la madre, la sera in cui il figlio del B. aveva dato un concerto alla Fiera del Mediterraneo era stata smentita dall'A. la quale aveva raccontato di essere stata in casa e di avere aperto la porta all'arrivo della figlia e del B Illogicamente era stato ritenuto che durante la gita scolastica in Spagna l'imputato avesse compiuto atti sessuali per l'inverosimiglianza del racconto dell'alunna la porta sempre aperta e il continuo via vai di studenti nella stessa stanza, nient'affatto isolata, avrebbe fatto desistere chiunque dall'approccio l'alunna S. aveva vista la V. piangente nella stanza dell'insegnante e null'altro la V. non avrebbe potuto percepire le manovre sessuali perché dormiente . Pure illogicamente la V. era stata creduta sui fatti che sarebbero avvenuti in Castelluzzo nel luglio 2000, quando F., il professore ed altre persone si erano recati a villeggiare in una casa d'affitto mentre si trovava in cucina, dove dormiva, il B., alzatosi prestissimo, dopo avere baciato l'alunna sulle labbra, l'aveva girata di spalle e, abbassandosi i pantaloncini, aveva strofinato i propri genitali sulle sue natiche perché tardivamente rivelati dalla ragazza in sede d'incidente probatorio ed avvenuti in una casa abitata da più persone e, inoltre, perché smentite dalle dichiarazioni dell'amica L. P Aggiungeva il ricorrente che la ragazza lo aveva denunciato per astio e spirito di vendetta essendo falso il suo assunto di avere capito, a seguito del rapporto sentimentale intrapreso con tale L. S., che il professore non l'aveva mai amata e l'aveva presa in giro facendole solo del male perché, dopo avere deciso di non volere avere nulla a che fare con lui, era risultato contrariamente a quanto aveva la stessa asserito che in epoca successiva alla denuncia la ragazza aveva chiamato col suo cellulare il professore 22 volte e che costui l'aveva chiamata altre 17 volte. Denunciava, infine,il ricorrente mancanza e illogicità della motivazione sulla quantificazione della pena stabilita in misura assai superiore al minimo edittale e senza fare operare le concesse attenuanti generiche nella loro massima estensione. Chiedeva l'annullamento della sentenza. Per costante giurisprudenza di questa Corte l'indagine di legittimità sul discorso giustificativo della decisione ha un orizzonte circoscritto, dovendo il sindacato demandato alla Corte di cassazione essere limitato - per espressa volontà del legislatore - a riscontrare l'esistenza di un logico apparato argomentativo sui vari punti della decisione impugnata, senza possibilità di verificare l'adeguatezza delle argomentazioni di cui il giudice di merito si è avvalso per sostanziare il suo convincimento, o la loro rispondenza alle acquisizioni processuali. L 'illogicità della motivazione, come vizio denunciabile, deve essere evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu oculi dovendo il sindacato di legittimità al riguardo essere limitato a rilievi di macroscopica evidenza, restando ininfluenti le minime incongruenze e considerandosi disattese le deduzioni difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata. purché siano spiegate in modo logico e adeguato le ragioni del convincimento Cassazione Su, 24/1999, 24.11.1999, Spina, RV. 214794 . Fissato il sopraindicato limite, è vietato a questa Corte di procedere alla ricostruzione del fatto diversamente da quanto abbia fatto il giudice di merito in presenza di concreti elementi, nonché di prendere in considerazione censure. sia pure specifiche. inidonee a dimostrare in modo incontrovertibile la difformità tra i risultati obiettivamente derivanti dalla prova assunta e le conseguenza che il giudice di merito n'abbia tratto come nel caso in cui un fatto considerato come esistente sia invece pacificamente inesistente . Nel caso in esame, il ricorrente lamenta che i giudici di merito abbiano motivato sulla base di elementi incerti, contraddittori e non obiettivi, senza esaminare i fatti alla luce di tutte le emergenze processuali e delle obiezioni difensive che svelerebbero l'inconsistenza dei dati accusatori basati sull'acritica accettazione delle dichiarazioni della persona offesa e della di lei madre congegnate per arrecar danno all'incolpato il quale si era sottratto ai loro appetiti sessuali. L'assunto non è fondato poiché la Corte ha assolto l'obbligo della motivazione spiegando congruamente le ragioni per cui sono state respinte le proposte censure ritenendo, con espresso richiamo alle attente e puntuali argomentazioni della sentenza di primo grado, sussistenti a carico dell'imputato specifici e concreti elementi di prova comprovanti l'attendibilità intrinseca ed estrinseca della V. perché fondata - sulla coerenza e persistenza delle dichiarazioni di accusa, por in presenza di non decisivi scostamenti attribuibili alla personalità della vittima descritta come persona affetta da grave squilibrio affettivo e da fragilità psicologica, noti a chiunque avesse avuto modo di frequentarla al punto da relazionarsi con gli uomini solo in termini di accesa sessualità come emerge dagli intimi rapporti avuti col C. col P. con L. S., oltre che con l'imputato , con la puntualizzazione che il più corposo nucleo accusatorio è costituito da quanto raccontato nell'immediatezza dei fatti prima in querela e poi nell'incidente probatorio - sulla prova costituita dalla telefonata, successiva alla denunzia. che F. su indicazione della madre, consigliatasi col proprio difensore aveva fatto al prof B., manifestandogli il proprio timore di avere contratto l'Aids ed incassando le rassicurazioni dell'imputato, spiegabili unicamente con pregressi rapporti sessuali intercorsi con lui, anche in considerazione del fatto che di quelle rassicurazioni non era stata offerta alcuna giustificazione alternativa - sulla scheda relativa al test per Aids eseguito dal B. presso una clinica di Palermo - sulla, perciò, accertata inesistenza d'intento calunniatorio nei confronti dell'imputato e di fatti di auto/etero suggestione o di induzione ad accusare ad opera di terzi. Pertanto, correttamente è stato ritenuto che tali decisivi elementi, del tutto trascurati il secondo e il terzo nei motivi di ricorso, provano inequivocabilmente che il professore e l'alunna hanno avuto un'intensa. relazione sfociata anche in atti sessuali consumati, dato che rende manifesta l'inconsistenza dell'assunto difensivo secondo cui nessun atto sessuale sarebbe stato compiuto, sicché a carico dell'insegnante la ragazza e la di lei madre avrebbero avanzato un'accusa calunniosa mossa da astio e spirito di vendetta per essere state da lui respinte. Vane. quindi, sono le censure dirette a mettere in discussione l'affidabilità della persona offesa con riferimento alle segnalate anomalie comportamentali e logiche manifestate dalla ragazza nelle sue audizioni perché le stesse, lungi dal costituire indice di mendacio o di furbeschi aggiustamenti. rientrano nell'atteggiarsi di una personalità negativamente condizionata dal valore primario attribuito al sesso nel relazionarsi con gli altri. Né valgono a sminuire la credibilità della ragazza le fragili considerazioni - sul bacio in bocca visto dalla cugina B., ma da costei non riferito agli inquirenti - sull'asserzione spontanea della madre circa le attenzioni che altre ragazze avrebbero ricevuto - dal B., sulle quali sarebbe stato inutile indagare - sulle contraddizioni in cui la ragazza era incorsa nel narrare a vari interlocutori il travagliato rapporto avuto con V. C. certamente indice di squilibrio affettivo , come ritenuto in sentenza . - sulla descrizione del rapporto sessuale a pagamento avuto con A. P. del quale aveva parlato con numerosi conoscenti, ma che aveva rivelato al giudice dopo che i predetti ne avevano riferito a chi indagava, sicché il silenzio serbatone, lungi dall'essere funzionale all'inquinamento delle indagini. è stato coerentemente valutato in sentenza come ritrosi a parlare di un episodio di degrado - sul proposito dichiarato alla psicologa di attribuire l'eventuale paternità del concepimento al professore che non avrebbe potuto nuocere a costui se non avesse avuto rapporti sessuali con la ragazza con la puntualizzazione che, avendo il B. ammesso che la V. gli aveva raccontato del rapporto col P., la predetta non intendeva incastrarlo ingannandolo su un'eventuale paternità - sull'asserito accordo che sarebbe nato tra madre e figlia accomunate dall'intento di far proprio il professore per denunciarlo onde vendicarsi per le sue ripulse, dovendosi escludere tale ipotesi alla luce dei dati processuali che dimostrano che la ragazza era rimasta contrariata per gli atti di seduzione attuati dalla madre verso il professore ignorando, però, che venivano compiuti. sia pure con evidente eccesso di zelo, allo scopo di furIa recedere dall'infatuazione verso il maturo insegnante dimostrandole che lo stesso non era innamorato di lei ed era, anzi, propenso ad allacciare rapporti con donne della sua età - sull'irriducibile contrasto tra le dichiarazioni dell'A. e della D., che, comunque, non inficia la credibilità dell'affermazione dell'A. di non avere percepito, prima del luglio 2001, che tra la figlia e i professore vi fossero stati atti sessuali. Congruamente motivata è la collocazione di parte degli abusi sessuali antecedentemente al 19 agosto 2000, giorno in cui la persona offesa ha compiuto. 16 anni, e, quindi, in epoca in cui i fatti erano penalmente rilevanti. La Corte, in ordine alla consumazione del rapporto sessuale completo avvenuto, in un fine settimana a casa sua, il 28 maggio 2000 in assenza della madre, ha logicamente rilevato che la capacità di contestualizzare un'esperienza vissuta consiste non solo e non tanto nell'indi carne una data, ma essenzialmente nell'inquadrarla in una cornice di accadimenti in sequenza tra loro, sicché, per la precisione dei riferimenti, l'atto sessuale andava ancorato a fatti di vita vissuta occorsi tra la fine di aprile e la fine di maggio 2000, maturati nell'ambito di un rapporto divenuto sempre più confidenziale ed intenso dopo l'episodio di Isola delle femmine 23 o 24 aprile e prima della gita a Castelluzzo luglio 2000 . La descrizione del fatto si era rivelata, nelle reiterate dichiarazioni della giovane, cosi costante e dettagliata da non potere apparire fantasiosa, sicché non incideva sulla coerenza del racconto la ricostruzione dell'avvenimento che aveva preceduto l'amplesso la ragazza, il professore e i compagni avevano assistito ad un concerto del figlio del B. , alla Fiera del Mediterraneo, come F. aveva sempre riferito la ragazza, il professore e i ragazzi spagnoli gemellati avevano cenato al Medit, secondo quanto riferito da F. all'amica S. . L'indicazione della data del 27 giugno 200 1 fatta tardivamente alla Pg il 20 novembre 2001 dopo che nella denuncia e nelle dichiarazioni rese al Pm e in sede d'incidente probatorio la ragazza aveva collocato il fatto la notte del 28 aprile/maggio 2000 era sicuramente errata perché quel giorno la persona offesa era ricoverata a Garda e in quel periodo la relazione si era esaurita. Inoltre, erano certamente errate le dichiarazioni della madre la quale aveva dichiarato che la sera in cui il figlio di B. aveva tenuto un concerto alla Fiera del Mediterraneo essa si trovava in casa perché lo stesso B., nell'interrogatorio del 3 dicembre 2001, aveva riferito che, avendo accompagnato a casa F. V. dopo il concerto del figlio, era entrato nell'appartamento a mezzanotte circa e vi era rimasto circa un quarto d'ora per bere un bicchiere d'acqua, circostanza nella quale l'A. non c'era. Quanto all'accadimento degli altri atti la motivazione della sentenza si regge su logiche argomentazioni perché la Corte ha accertato che le carezze alle parti intime erano state fatte nella stanza del centro studentesco spagnolo occupata dal professore/accompagnatore, mentre F. era distesa sul letto. Dalle dichiarazioni degli interessati e dell'alunna S., unica teste sull'episodio. era emerso che la stanza del B. era alquanto appartata rispetto a quelle della scolaresca che F. è stata vista dalla compagna nella stanza del professore mentre da sola parlava piangendo ciò smentiva la contraria affermazione dell'imputato che il locale non era frequentato della scolaresca che l'imputato aveva avuto l'accortezza di desistere quando avvertiva il pericolo di essere notato che la persona offesa, pur avendo avuto qualche momento di torpore e di dormiveglia, era stata in grado di percepire le manovre che l'approccio sessuale eseguito in un luogo potenzialmente visibile costituisce manifestazione di un consapevole, trasgressivo e guardingo sfogo di una pulsione del momento e che non c'è contraddizione nel timore di essere scoperto e nella contestuale eccitazione derivante dal rischio si tratta di emozioni contraddittorie, ma molto umane e caratteristiche di determinati tipi psicologici, specie di soggetti abusanti . Non è censurabile la ritenuta attendibilità della persona offesa sui fatti di Castelluzzo risalenti al luglio 2000, quando F., il professore ed altre persone si erano recati a villeggiare in una casa d'affitto, poiché il fatto raccontato dalla ragazza in sede d'incidente probatorio mentre si trovava in cucina, dove dormiva, il B., a1zatosi prestissimo, dopo avere baciato t'alunna sulle labbra, l'aveva girata di spalle e, abbassandosi i pantaloncini. aveva strofinato i propri genitali sulle sue natiche non era privo di plausibilità e di verosimiglianza sol perché rivelato in un secondo momento ed avvenuto in una casa abitata da più persone, in quel momento immerse nel sonno. L'insussistenza di un rapporto sessuale e la valutazione del fatto come un gesto meramente allusivo. pur se triviale e penalmente rilevante spiegavano la secondaria importanza attribuitole dalla persona offesa, mentre il racconto di tre rapporti sessuali fatto alla compagna P. non era altro che la fisiologica enfatizzazione di un avvenimento oggetto di dialogo tra adolescenti. Correttamente, infine, è stato ritenuto frutto di eccessiva schematizzazione l'analisi difensiva della continuazione dei rapporti, tramite telefono, tra la ragazza e l'imputato dopo la presentazione della denuncia, circostanza che dimostrerebbe l'inattendibilità della predetta per avere dichiarato che, 'una volta capito che l'uomo non l'aveva mai amata e l'aveva presa in giro facendole solo del male, aveva deciso di non volere avere nulla a che fare con lui, donde il movente di astio della denuncia. Tale obiezione, infatti, è stata correttamente confutata rilevando che la fase finale del rapporto non poteva essere agganciata ad una dinamica di disinganno-rimozione, senza tenere conto dei sensi di colpa, del dolore, del progressivo affrancarsi dal carisma e dal fascino del professore che avevano caratterizzato la maturazione del distacco dell'una dall'altro dal pudore, cioè, avvertito da un adolescente nell'ammettere il proprio travaglio, sintomatico bensì di ambivalenza, ma anche di genuinità nei suoi sentimenti . In conclusione, non è ravvisabile il dedotto vizio di motivazione poiché questo sussiste, secondo la giurisprudenza pacifica di questa Corte, allorquando l'iter argomentativo che ha condotto alla decisione si dimostri incompleto, avulso dalle risultanze di causa, privo del necessario rigore, non già quando il giudice ha valutato gli elementi probatori in difformità alla ricostruzione dei fatti proposta dalla parte, alla quale non è consentito trasformare in maniera surrettizia il controllo di legittimità sul provvedimento impugnato in un giudizio di merito. Non è censurabile la quantificazione della pena perché deve ritenersi adempiuto l'obbligo di motivazione del giudice di merito sulla determinazione in concreto della misura della pena allorché siano indicati nella sentenza gli elementi ritenuti rilevanti o determinanti nell'ambito della complessiva dichiarata applicazione di tuffi i criteri di cui all'articolo 133 Cp Cassazione, Sezione sesta, 9120/98, RV. 211582 . Nella specie, la determinazione della pena è congruamente motivata alla stregua del disvalore delle condotte del prof. B., agevolate dall'estrema fragilità psicologica di F. V., facile terreno di una squallida conquista. Condizione soggettiva, quella della persona offesa, tale da portare al parossismo, ed in modo patologico, quella che secondo il comune sentire è la nota caratteristica dell'innamorarsi, inteso come sinonimo di perdersi , sicché non è corretta l'osservazione difensiva secondo cui la strumentalizzazione della soggezione della persona offesa, dovuta al dato anagrafico e alla condizione di affidamento, è elemento costitutivo del reato e non può, perciò, costituire autonomo parametro per la determinazione della pena. Invece, la particolare gravità della condotta abusante legittimità l'applicazione di una pena superiore al minimo edittale e la riduzione dell'operatività delle attenuanti generiche. Il rigetto del ricorso comporta l'onere delle spese del procedimento e la condanna dell'imputato alla rifusione delle spese del grado sostenute dalla parte civile, liquidate in euro 2800. PQM La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché alla rifusione delle spese del grado sostenute dalla parte civile, liquidate in euro 2800 per onorari oltre Iva, Cpa ed accessori di legge.