Permesso di soggiorno Ue, ma solo in fotocopia: non basta per confermare l’espulsione...

Plausibile esprimere dubbi sul documento portato dal cittadino destinato ad essere allontanato dall’Italia, ma questi dubbi vanno resi certezza. Per questo, è doveroso chiedere l’esibizione dell’originale, con tanto di traduzione autenticata.

Permesso di soggiorno dubbio difficile dare grosso valore alla presentazione della fotocopia del documento, emesso, almeno in teoria, da un Paese dell’Unione Europea. Ma questa perplessità non può essere ritenuta bastevole per confermare il decreto di espulsione emesso dal Prefetto Cassazione, ordinanza n. 10383/2013, Sezione Sesta Civile, depositata oggi . In dubio Linea di pensiero tranchant , però, quella manifestata, agli albori della vicenda giudiziaria, dal Giudice di pace, che conferma la legittimità del decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Roma nei confronti di un cittadino serbo. Assolutamente inutili, difatti, vengono ritenuti i richiami, da parte dell’uomo, alla disponibilità di permesso di soggiorno rilasciato dallo Stato della Romania e al rapporto coniugale, in Italia, con cittadina romena , caratterizzato anche dalla presenza non secondaria di due figli. Difatti, secondo il Giudice di pace, che manifesta perplessità anche sulla identità effettiva dell’uomo, non è provata la circostanza del matrimonio, in quanto non tradotto l’atto che lo comprovava , e soprattutto, non può avere capacità probatoria il permesso , rilasciato dalla Romania, perché prodotto in copia . Ma è proprio quest’ultimo passaggio, evidenziano i giudici della Cassazione, a rendere illegittima la decisione del Giudice di pace. Perché è immotivato il rifiuto di esaminare il permesso di soggiorno prodotto in fotocopia , piuttosto sarebbe stato necessario, sottolineano i giudici, richiedere la esibizione dell’originale e di una sua traduzione autenticata, in ipotesi di dubbio sulla sua portata . Senza questo approfondimento, concludono i giudici fornendo una precisa indicazione al Giudice di pace, a cui la questione viene nuovamente affidata , non è possibile disattendere la allegazione della disponibilità di un titolo di soggiorno rilasciato da altro Paese dell’Unione Europea .

Corte di Cassazione, sez. VI Civile 1, ordinanza 5 marzo 3 maggio 2013, n. 10383 Presidente Di Palma Relatore Macioce Rileva Il Collegio che il relatore designato nella, relazione depositata ex art. 380 bis c.p.c. ha formulato considerazioni nel senso Che il cittadino serbo N.M. venne attinto da decreto di espulsione 14.11.2010 emesso dal Prefetto di Roma e si oppose innanzi al Giudice dì Pace allegando sia la sua disponibilità di permesso di soggiorno rilasciato dallo Stato della Romania sia la sua condizione di inespellibilità in quanto coniugato con cit tadina romeno e padre-convivente con due minori della stessa cittadinanza Che il Giudice di Pace dì Roma con decreto 15.6.2011 ha manifestato dubbi sul la identità del ricorrente, ha negato fondamento alla circostanza del matrimonio, in quanto non, tradotto l’atto che lo comprovava, ed ha negato capacità probatoria al permesso della Romania perché prodotto in copia Che il provvedimento e r corribile per cassazione ed è, stato fatto segno a ricorsi per cassazione in data 18.06.2011 al quale non ha resistito l’intimata amm n strazìone Che ad un ricorso per cassazione avverso provvedimento pubblicato, come nella specie, il 15.6.2011, devono essere applicate le disposizioni di cui all’art. 360 bis c.p.c. introdotto dall’art. 47 della legge n. 69 del 2009 Che il ricorso è stato notifi cato al Prefetto, legittimato, presso l’Avvocatura Generale che non aveva prov veduto alla difesa dell’UTG innanzi al Giudice dei merito e pertanto la notifica devesi ritenere nulla e bisognevole di rinnovazione Che quanto alle censure svolte, se è priva di consistenza quella che invoca l’applicazione dell’art. 19 comma lett. C del d.lgs. 286/1998, essendo il divieto de quo riservato alla coesione fa miliare con cittadino italiano, ed essendo il coniuge con cittadino di paese euro peo operante quale condizione di stabilizzazione solo per l’extracomunitario de tentore di carta di soggiorno Cass. 17346 del 2010 , appare plausibile la cen sura afferente il rifiuto dei GdP di esaminare il permesso di soggiorno prodotto in fotocopia, essendo onere del giudice stesso richiedere la esibi zione dell’originale e di una sua traduzione autenticata, in ìpotesi di dubbio sulla sua portata, ma certamente non potendosi disattendere, senza aver adempiuto a tal onere la allegazione della disponibilità di un titolo di soggiorno rilasciato da alta paese dell’U.E. Osserva Il Collegio alla adunanza del 18.4.2012 ha ordinato la rinnovazione della notifica entro gg. 60 e l’incombente, a seguito della comunicazione 2.5.2012 del provvedimento, è stato da parte ricorrente tempestivamente espletato in data 26.6.2012 e la cancelleria ha attestato il 30.11.2012 che il prefetto intimato non ha svolto alcuna difesa. Venendo quindi all’esame della proposta contenuta nella relazione il Col legio ritiene la stessa affatto condivisibile, con il conseguente accogli mento del motivo che censura la emessa valutazione da parte del GdP, previa le proprie iniziative di verifica, dei titolo di soggiorno UE indicato dall’interessato. Si cassa pertanto, con rinvio anche per le spese, in rela zione al motìvo accolto al Giudice di pace di Roma che provvederà a nuovamente esaminare l’opposizione facendo applicazione dei principio sopra sottolineato. P.Q.M. Accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rìnvia anche per le spese al Giudice di Pace di Roma in persona di altro magistrato.