Amnistia-indulto: una querelle poco dignitosa

di Luigi Morsello

di Luigi Morsello * Il troppo stroppia non si vuole richiamare qui le volte che ci si è occupati della questione, a partire del dicembre dello scorso anno. Però ciò che è sotto gli occhi di tutti è davvero troppo, il troppo, dice il proverbio, storpia, anche Giampaolo Pansa utilizzava un anno addietro questo proverbio per titolare un proprio articolo. 'Stroppiare' è una forma dialettale per significare storpiare. In senso figurato significa impedisce , la forma dialettale prende forma trasponendo gli elementi della radice del verbo. Già in precedenti interventi si è avuto modo di affermare che un magistrato che ha esercitato, per pochi o molti anni, l'ufficio del Pubblico Ministero, salvo rare e luminose eccezione, resta tale nella mentalità a vita. Ne sta dando testimonianza, pubblica e clamorosa, il sen. Antonio Di Pietro, già acclamato ed osannato P.M. di Mani Pulite , con la sua inedita ed irrituale forma di protesta, da lui stesso definita di 'autosospensione' dall'incarico di Ministro delle Infrastrutture, per svolgere il lavoro di parlamentare e leader dell'Italia dei Valori all'esterno del Parlamento, in dissidio con il Governo del quale fa parte, con una sua personale disinvoltura che un tempo suscitava larghissimi e meritati consensi. Basti ricordare l'appello pubblico, letto dallo stesso in televisione, contro il 'colpo di mano e di spugna' tentato dal governo Berlusconi I per neutralizzare gli effetti delle inchieste giudiziarie ministro di Grazia e Giustizia Alfredo Biondi , ma quella è acqua passata . Oggi sono mutate le condizioni politico-economiche e sociali, è mutato l'obiettivo, non di un colpo di mano si tratta ma, al massimo, di un 'colpetto di mano'. Non solo. Il sen. Di Pietro non ha più quel consenso popolare che a suo tempo poteva fargli ambire qualsiasi ambizione, al quale egli, ancora inspiegabilmente, non diede seguito alcuno. Già il Capo dello Stato ha ritenuto di dover intervenire, dall'alto del Suo magistero e della Sua personale grande autorevolezza, per chiarire che nell'ordinamento costituzionale del nostro Stato non esiste un istituto giuridico della c.d. autosospensione e che i Ministri entrano in carica con il giuramento e vi restano, senza soluzione di continuità, fino alla loro dimissioni, intervento rimasto inascoltato dal sen. Di Pietro, che persisteva nella sua personale protesta. Il marasma, appena concluso alla Camera con l'approvazione del provvedimento, era totale e veniva spinto fino al punto che un esponente di AN, Maurizio Gasparri si chiedeva affannosamente Si è mai fatto un piano per l'edilizia carceraria? , come se il Governo di centro destra del quale egli ha fatto parte per lungo periodo al potere non ci fosse stato e per ben cinque anni, scaduti appena a aprile. Prima finisce meglio è conclude un proprio articolo Antonello Caporale. Sì, è vero, ma finisce comunque male, con una opinione pubblica, quella attenta alle contorsioni della politica, del tutto disorientata. Il disorientamento si leggeva anche nelle fila del Governo, addirittura 30-40 dissidenti si contavano nelle file dei DS e Dl sfugge a chi scrive la percezione esatta del motivo di tale disorientamento. Anzi, è fin troppo chiaro che le carceri, dopo un quinquennio di disinteresse sostanziale, sono ridotte ad uno stato tale da non potersi sopportare, tollerare oltre. Non sono percentuali esatte, ma quando si dice che sono circa 30.000 i detenuti definitivi e oltre 62.000 gli imputati nei vari gradi giudizio, si afferma una verità tremenda, che va oltre la sola politica penitenziaria ed attinge ai gradi della politica economica della giustizia, segnatamente di quella penale, e cioè che v'è più del 50% di detenuti in attesa di giudizio. In soldoni, una giustizia penale che ha raschiato il fondo del barile, alla frutta, se possono passare frasi metagiuridiche come queste. Dall'altra parte c'è una condizione inaccettabile dei detenuti, che languiscono in carceri sovraffollate, totalmente private della possibilità di intervenire nella gestione della esecuzione penale, oltre il semplice tenere in carcere i condannati, in una condizione impensabile nell'Italia repubblicana e democratica. L'emergenza carceri esiste da anni, la cifre del sovraffollamento sono andate progressivamente ed inesorabilmente aumentando, il defunto papa Giovanni Paolo II rivolse un appello nella Camera dei deputati, durante una storica e memorabile visita, come memorabile resterà anche la sostanziale indifferenza ed inattività, se non inazione, delle forze politiche al governo all'epoca il centro-destra . Solo a ridosso delle festività natalizie dello scorso anno qualcosa si muoveva, timidamente ed ancora una volta inutilmente. Era facile prevedere che il problema si sarebbe ripresentato subito dopo elezioni politiche generali, come puntualmente è accaduto. La questione è elementare da una parte ci sono le cifre del sovraffollamento, spaventose, dall'altra il dettato costituzionale, che impone una maggioranza qualificata dei due terzi delle camere art. 79 Cost. per l'approvazione di una legge di concessione di amnistia ed indulto. Solo una maggioranza qualificata può imporre la propria amnistia ed il proprio indulto, quando i numeri non ci sono occorre scendere a patti con l'opposizione, piaccia o meno, 'obtorto collo'. Occorreva cercare i numeri e per farlo occorreva tener conto della volontà dell'opposizione, che l'ha imposta, una opposizione che si poteva mettere in difficoltà già a dicembre quando era maggioranza di governo , occasione pertanto perduta in modo anche piuttosto impacciato. Cosa non piaceva al sen. Di Pietro ed a tanti altri, compreso chi scrive la inclusione nell'indulto di reati odiosi, quali quelli contro la Pubblica Amministrazione, quelli finanziari e fiscali ed il voto di scambio. Riesce difficile quantificare, ma è verosimile che si tratti di una sparuta minoranza a fronte delle diecine di migliaia almeno 13.000 di detenuti che nell'immediato saranno scarcerati. A tutti coloro che hanno fatto critiche, severe ed anche giuste, non resta a chi scrive che invitarli , nell'esercizio del loro andato elettorale, a far visita una visita seria, non un 'mordi e fuggi' alle patrie galere per rendersi conto della situazione, del disastro. Una critica appare tuttavia sicuramente pretestuosa ed inammissibile, laddove di sente dire, da Pubblici Ministeri, che saranno liberati migliaia di delinquenti, che ciò è a detrimento della sicurezza e della pubblica incolumità. L'indulto concede un azzeramento di pena di tre anni, il che significa che fra tre anni quelle migliaia uscivano comunque per fine pena, esacerbate non solo dalla ragioni personali del loro delinquere ma anche della indifferenza del Governo e del Parlamento verso la condizioni disumana in cui vivono nelle carceri oggi. Una osservazione, finale, circa l'ignorarsi a vicenda dei due ministri non è un bel vedere, anzi è una inopportuna personalizzazione ed esasperazione delle diverse prese di posizione politica, una mancanza di 'fair play' istituzionale molto sgradevole, che si dovevano e ci dovevano risparmiare, pur essendo tutte e due titolari di visioni, condivisibili ancorché contrastanti, dello stesso problema. Ma con una differenza Clemente Mastella è il Ministro Guardasigilli, il sen.Di Pietro no ! * ispettore generale dell'Amministrazione penitenziaria, in pensione