Equo indennizzo, la domanda è indipendente dal riconoscimento della causa

Può essere presentata anche prima dell'accertamento del nesso tra infortunio e servizio

Equo indennizzo, il lavoratore può presentare la domanda anche prima che gli sia riconosciuta la dipendenza dell'infortunio da causa di servizio. A chiarirlo è stata la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6188/06 depositata lo scorso 17 ottobre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso di un dipendente delle Poste che si era visto negare la concessione dell'equo indennizzo poiché la richiesta era stata presentata prima del riconoscimento della dipendenza dell'infortunio da causa di servizio. Del resto, secondo il ministero delle Poste e delle telecomunicazioni l'articolo 51 del Dpr 686/57 prevede che il dipendente ha l'onere di presentare la richiesta di concessione dell'equo indennizzo entro sei mesi dal giorno in cui gli è comunicato il decreto che riconosce la dipendenza della menomazione dell'integrità fisica da causa di servizio. Di diverso avviso i giudici di piazza Capo di Ferro. In effetti, secondo Palazzo Spada, la norma va interpretata nel senso che il termine di decadenza di sei mesi determini il momento ultimo entro il quale l'interessato può formulare la relativa domanda, senza però rendere irrilevante la domanda che il dipendente formuli già prima dell'atto di riconoscimento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio . Per cui, hanno concluso i consiglieri di Stato, è del tutto logico che il dipendente formuli anche la domanda di concessione dell'equo indennizzo, quando gli risulti - per la gravità dell'infortunio - che questi comporterà verosimilmente conseguenze invalidanti. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 27 giugno-17 ottobre 2006, n. 6188 Presidente Varrone - Estensore Maruotti Ricorrente Liuzzo Considerato in fatto e in diritto quanto segue 1. L'appellante, dipendente del ministero delle Poste e delle telecomunicazioni, in data 19 aprile 1977 ha subito un infortunio sul lavoro, con conseguenze invalidanti derivanti dalla frattura del piede sinistro. Il successivo 19 dicembre 1977, egli ha chiesto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio e la corresponsione dell'equo indennizzo. Col provvedimento n. 109630 del 22 novembre 1993, la Direzione centrale del personale del Ministero - ha constatato che un precedente atto di data 15 maggio 1978 mai comunicato all'interessato aveva riconosciuto la dipendenza dell'infortunio da causa di servizio - ha rilevato la spettanza del rimborso delle spese di cura e non degli emolumenti accessori, corrisposti per il periodo di mancato svolgimento dell'attività lavorativa a seguito dell'infortunio, rilevando l'obbligo del dipendente di restituire i relativi importi - ha rilevato la non spettanza dell'equo indennizzo, per l'assenza di una domanda entro il termine di sei mesi dalla data di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio. 2. Col ricorso di primo grado, proposto al TAR per la Calabria, l'interessato ha impugnato l'atto di data 22 novembre 1993, deducendo che l'Amministrazione a non può disporre il recupero delle somme corrisposte per il periodo di aspettativa per infortunio b deve corrispondere l'equo indennizzo, chiesto già con l'istanza del 19 dicembre 1977. 3. Con la sentenza gravata, il TAR ha respinto il ricorso, rilevando che - per l'articolo 68 del Tu 3/1957, l'infermità temporanea comporta soltanto la concessione dell'aspettativa, per la durata dell'impedimento - l'istanza del 19 dicembre 1993 è priva di rilievo per la parte in cui ha chiesto la concessione dell'equo indennizzo, che può essere chiesto solo dopo il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio. 4. Con il gravame in esame, l'interessato ha chiesto che, in riforma della sentenza del TAR, il ricorso di primo grado sia accolto. Egli ha dedotto che - l'articolo 68, al settimo e all'ottavo comma, prevede la spettanza del rimborso delle spese di cura e il diritto di percepire tutti gli assegni, escluse le indennità per prestazioni di lavoro straordinario, sicché l'Amministrazione non può recuperare le somme già corrisposte, anche se ha rilevato la spettanza del rimborso delle spese di cura - l'istanza del 19 dicembre 1993 va considerata tempestiva, col conseguente obbligo dell'Amministrazione di provvedere. 5. Ritiene la Sezione che entrambe le censure dell'appellante siano fondate e vadano accolte. 5.1. Quanto alla contestazione del potere del Ministero di disporre il recupero delle somme corrisposte durante il periodo di aspettativa per infermità, il richiamato articolo 68 dispone che, qualora l'infermità che è motivo dell'aspettativa sia riconosciuta come dipendente da causa di servizio, permane per tutto il periodo dell'aspettativa il diritto dell'impiegato a tutti gli assegni, esclude le indennità per prestazioni di lavoro straordinario comma 7 e che per l'infermità riconosciuta dipendente da causa di servizio sono altresì a carico dell'amministrazione le spese di cura comma 8 . Risulta dunque fondato il motivo che ha censurato il provvedimento del 22 novembre 1993, nella parte in cui ha rilevato i presupposti del recupero, in violazione del comma 7. 5.2. Quanto all'istanza di concessione dell'equo indennizzo, il rilievo della domanda del 19 dicembre 1977 - già disconosciuto dall'atto impugnato - è stato escluso dalla sentenza impugnata perché essa è stata formulata prima del formale riconoscimento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio. Ritiene invece la Sezione che l'articolo 51 del Dpr 686/57 per il quale il dipendente ha l'onere di presentare la domanda di concessione entro sei mesi dal giorno in cui gli è comunicato il decreto che riconosce la dipendenza della menomazione dell'integrità fisica da causa di servizio vada interpretato nel senso che il termine di decadenza di sei mesi determini il momento ultimo entro il quale l'interessato può formulare la relativa domanda, senza però rendere irrilevante la domanda che il dipendente formuli già prima dell'atto di riconoscimento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio. È del tutto logico, infatti, che il dipendente formuli anche la domanda di concessione dell'equo indennizzo, quando gli risulti - per la gravità dell'infortunio - che questi comporterà verosimilmente conseguenze invalidanti. L'atto del 22 novembre 1993 risulta dunque illegittimo anche nella parte in cui l'Amministrazione ha constatato la mancata presentazione della domanda di concessione dell'equo indennizzo, già formulata in data 19 dicembre 1977 e mai esaminata. 6. Per le ragioni che precedono, l'appello risulta fondato e va accolto. Per l'effetto, in riforma della sentenza del TAR, il provvedimento del 22 novembre 1993 va annullato, per le due statuizioni impugnate in questa sede. La condanna al pagamento delle spese e degli onorari del giudizio può seguire la soccombenza. Di essa è fatta liquidazione nel dispositivo. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione sesta accoglie l'appello n. 7988 del 2001 e, in riforma della sentenza del TAR per la Calabria, Sezione di Reggio Calabria, 117/01, accoglie il ricorso di primo grado n. 173 del 1994 e annulla l'atto della Direzione centrale del personale del ministero delle Poste e delle telecomunicazioni di data 22 novembre 1991, n. 109630, nei sensi precisati in motivazione. Condanna il Ministero appellato al pagamento di euro 2.500 duemilacinquecento in favore dell'appellante, per spese ed onorari dei due gradi del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dalla Autorità amministrativa. 2 N.R.G. 7988/2001 FF