Autorizzazioni a procedere, l'emblematico caso del deputato De Luca

di Davide Dionisi

di Davide Dionisi 1. L'approdo in Parlamento della maxi-inchiesta che ha messo sotto accusa cospicua parte della classe dirigente salernitana - per scelte amministrative adottate dal 1999 al 2004 - rappresenta un'occasione perduta per meditare senza passioni sulle molte anomalìe politico-amministrative del nostro Paese. Sarà stato il motus in fine velocior di ogni fine di legislatura, o sarà stato invece il timore di dare adito a strumentalizzazioni nella campagna elettorale che si presenta assai convulsa sulle questioni di giustizia sta di fatto che, in occasione della pronuncia dell'8 febbraio 2006 dell'Assemblea della Camera sulla richiesta di utilizzo delle intercettazioni del deputato De Luca, assai poco è stato fatto per dissodare una superficie all'apparenza piatta, ma che in realtà cela una delle più patenti contraddizioni dell'ultimo decennio di vita politica nazionale. Si potrebbe, invero, legittimamente eccepire che la sede immunitaria poco si presta ad una riflessione a più ampio spettro, tanto più che i profili da sceverare sarebbero, in realtà, vari e diversissimi, ed in molti di essi l'inchiesta giudiziaria salernitana - che contesta l'associazione per delinquere, la truffa, la corruzione, l'abuso edilizio, il falso in atto pubblico, l'abuso d'ufficio, la minaccia a pubblico ufficiale, il riciclaggio e il falso in bilancio - rappresenterebbe soltanto l'occasio per una disamina più accurata. Ma proprio un'accezione così limitativa della problematica immunitaria è smentita dalla relazione della Giunta delle autorizzazioni della Camera Doc. IV, n. 15-A , le cui conclusioni sono state accolte dall'Assemblea con il diniego di autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni il relatore opera un vero e proprio processo al processo , ignorando la giurisprudenza che proprio dalla Camera è partita nella scorsa legislatura per emancipare le autorizzazioni ad acta di cui al secondo e terzo comma dell'articolo 68 Cost. dall'inevitabile accezione censoria che si ricollega al concetto di fumus persecutionis elaborato in riferimento alle autorizzazioni a procedere di cui al testo del secondo comma del medesimo articolo nella versione anteriore alla revisione costituzionale del 1993 . Gli è che nell'ambito che i francesi chiamano di diritto politico , le immunità parlamentari rappresentano da sempre il crinale più impervio, sul quale si riversano tutte le alterazioni meteorologiche della vita politica nazionale. La tollerabilità di un sacrificio dell'interesse di giustizia non passa più per il porre il voto delle Assemblee parlamentari in alternativa all'azione dei magistrati si può rispettarla e si può essere tranquillamente fiduciosi che i magistrati facciano la loro opera, si può pensare che essi l'abbiano svolta al meglio e contemporaneamente, come quasi sempre è avvenuto, negare l'autorizzazione Camera dei deputati, XIII legislatura, Doc. IV, n. 17-A, pp. 52-53 . Il criterio da seguire è quindi quello di un bilanciamento tra gli elementi che i magistrati hanno indicato nell'ordinanza cautelare e l'esigenza sottesa alla guarentigia il problema è che, mentre tale esigenza è stata individuata piuttosto pacificamente per le misure cautelari restrittive della libertà personale del parlamentare che, salvo casi eccezionali questa Camera deve poter decidere con il numero complessivo che gli elettori hanno stabilito in ossequio alla Costituzione Doc. IV, n. 17-A, cit., p. 53 , ancora grande confusione sotto il cielo si registra per l'immunità di cui al terzo comma dell'articolo 68 della Costituzione. È noto che tra le due Camere si è aperta una frattura interpretativa abbastanza estesa sulla copertura costituzionale dell'autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni indirette una frattura che passa persino all'interno dell'ultragarantista maggioranza politica di centro-destra, se è vero che il 1 febbraio 2006 il deputato Giuseppe Lezza FI ha dichiarato in Giunta che l'articolo 6 della legge n. 140 del 2003 non ha a che fare con l'articolo 68, terzo comma, della Costituzione il quale invece trova attuazione nell'articolo 4. Sicché, quando durante un'intercettazione disposta su terzi viene captata una conversazione indiziante per un parlamentare non si tratta più di un'intercettazione casuale, disciplinata dall'articolo 6, bensì di un indizio a carico di un indagato, che dovrebbe dare ingresso all'applicazione dell'articolo 4. Già questa violazione potrebbe fondare un giudizio di sussistenza del fumus persecutionis, unico criterio per valutare le richieste che pervengono alla Camera. Il bene della privacy sottostante all'applicazione dell'articolo 6 non viene in gioco nella vicenda in titolo . Questa è stata la difesa soccombente anche del deputato Martinat dinanzi al GIP di Torino, che ha poi ricevuto un diniego dalla Camera con le medesime argomentazioni ma si tratta di una posizione diametralmente opposta a quella del Senato, che invece ha sostenuto fino a palazzo della Consulta come il precetto costituzionale - nel richiedere il vaglio autorizzatorio per sottoporre ad intercettazione i membri del Parlamento in qualsiasi forma - abbracci anche l'ipotesi in cui la captazione abbia luogo occasionalmente, nell'ambito di un'attività investigativa che ha come destinatario un terzo così la memoria dell'intervento dichiarato inammissibile, ma sostanzialmente riprodotto nella posizione dell'Avvocatura dello Stato, di cui dà conto la sentenza n. 163 del 21 aprile 2005 . Potrebbe apparire una delle liti tra comari che colorano la politicopoli romana invece, a ben guardare, si tratta di due modi diversi di atteggiare il punto di equilibrio tra politica e giustizia. Il primo appare restrittivo nella lettura del terzo comma dell'articolo 68, perché vi legge solo l'autorizzazione preventiva che, quindi, sarebbe valida solo per l'intercettazione diretta ma sotto la scappatoia della sacrosanta censura della fishing expedition, entra nel più profondo degli arcana del potere della magistratura. Per questa strada si vuole censurare un utilizzo dello strumento di acquisizione probatoria non finalizzato ad uno o più titoli di reato, bensì rivolto ad accertare se una determinata persona versi genericamente in una condizione di antigiuridicità. Nel diritto anglosassone un tale comportamento dell'organo procedente sarebbe foriero di sanzione processuale tutti gli atti compiuti sul presupposto di elementi acquisiti in tal maniera sarebbero invalidi, trascinando nella nullità l'intero procedimento. Un'analoga conseguenza è ciò che si intende ottenere con la disciplina di cui all'articolo 6 della legge n. 140. L'obbligo di autorizzazione preventiva per l'intercettazione telefonica diretta sull'utenza del parlamentare può infatti agevolmente essere eluso non sottoponendo tale utenza ad intercettazione, bensì le utenze di tutti i soggetti che vengono in relazione con il parlamentare. Il risultato è una spedizione di pesca esattamente identica a quella sanzionata all'estero anche il diritto continentale sanziona la recherche indeterminée de preuves , ma che aggirerebbe il divieto costituzionale di cui all'articolo 68, terzo comma, della Costituzione. La cosa sarebbe ancor più evidente nel caso delle intercettazioni ambientali si riuscirebbe ad eludere il vincolo costituzionale semplicemente dichiarando che l'intercettazione era rivolta ad un locale nel quale è poi entrato il parlamentare, ovvero era rivolta a soggetti con i quali egli è successivamente venuto in relazione in altri termini, l'obbligo costituzionale di richiedere l'autorizzazione non scatterebbe mai, rendendo possibile la sostanziale lesione del bene giuridico tutelato. La strada del Senato parte da presupposti diversi, che risalgono ad una diversa lettura della stessa revisione costituzionale del 1993 Doc. XVI, n. 10 benché la condotta elusiva sia pressoché la stessa di quella che indigna la Camera, per i senatori essa si previene proprio coll'articolo 6 della legge n. 140 del 2003, che appresta uno strumento l'autorizzazione successiva all'utilizzo assai più agevole dell'autorizzazione preventiva che è pressoché impossibile nel caso di indagini riguardanti terzi eppure utile ad impedire ricerche indeterminate di prove a carico del parlamentare. Il diverso punto d'osservazione comporta anche una maggiore certezza in ordine al criterio che dovrebbe ispirare il diniego o l'accoglimento della richiesta del magistrato non mai un giudizio sul giudizio, ma una puntuale disamina contenutistica delle singole intercettazioni per valutare quale rientri nella vita di relazione del parlamentare in ragione del suo mandato politico di tenere contatti con gli elettori e gli altri politici, come dichiarato dallo stesso relatore alla Camera sulla revisione costituzionale del 1993, onorevole Carlo Casini e quale invece ne sia estraneo riconducibile a condotte di tipo personale . Il punto di equilibrio, quindi, per il Senato diventerebbe non la presunta utilità o rilevanza probatoria dell'intercettazione, bensì la sua politicità vi potrebbero essere conversazioni illecite che la Camera di appartenenza riconduca alla guarentigia perché svolte tra soggetti politici e meritevoli di tutela, e conversazioni lecite di cui la Camera non chieda la distruzione perché condotte dal parlamentare nell'ambito di condotte private e non politiche. Entrando nel merito la Camera aveva l'opportunità di sceverare, nell'ingente materiale probatorio, quanto di politico - e quanto di non riconducibile al mandato elettivo ed alle relative priorità - vi fosse nelle conversazioni del deputato intercettato. Ne sarebbe potuta nascere un'interessante disamina sul confine tra mandato politico ed obbligo giuridico gravante sull'amministratore pubblico locale, trattandosi di un ex sindaco, e nazionale, trattandosi di una carriera evoluta poi in quella parlamentare . Lasciare alla magistratura l'indicazione di questo confine significa, in realtà, non volere affrontare la questione della deontologia in politica, mantenendo nell'equazione della gestione della cosa pubblica ancora la variabile impazzita del ricorso alla magistratura - in funzione di supplenza - da parte dei cittadini insoddisfatti di qualsiasi decisione sia assunta dall'organo elettivo. Come vedremo, la materia in cui l'indagine salernitana incide - quella urbanistico-industriale - si presta storicamente a tale rischio da molti lustri, anche in ragione della crescente sovraesposizione di cui l'amministratore pubblico gode senza che la citata variabile gli consenta di disporre degli strumenti per mettere in atto le sue scelte. 2. Che l'urbanistica contrattata fosse il parto della partitocrazia di prima Repubblica, è patrimonio consolidato della ricostruzione delle tendenze legislative nel nostro paese c'era solo il dubbio se essa rappresentasse il suo zenit essendo le leggi regionali lombarde Verga ed Adamoli state elaborate nel corso degli anni Ottanta oppure il suo nadir essendo la richiesta di autorizzazione a procedere nel confronti del senatore Golfari, già Presidente di quella stessa regione Lombardia, il più drastico atto d'accusa elevato nel 1993 contro quel modo di concepire la politica e l'amministrazione . Ma sul fallimento dell'iniziativa di Fiorentino Sullo, negli anni Sessanta, s'era delimitato il ruolo dello Stato in un ridotto meramente vincolistico peraltro frustrato dal sostanziale smantellamento del genio civile alle dipendenze del Ministero dei lavori pubblici , dal quale lo Stato stesso non si seppe più emancipare se non riguadagnando fittiziamente l'iniziativa, assumendo in dosi sempre più massicce la droga della sanatoria edilizia nel contempo, però, dal combinato disposto della legge ponte del 1967 e della nascita delle regioni a statuto ordinario, era derivato un passaggio di testimone alle autonomie locali dal quale era lecito attendersi una maggiore comprensione delle esigenze del territorio. La confusione di ruoli dell'ente regionale fece il resto la limitazione delle ricadute occupazionali negative della delocalizzazione delle aziende rientrava nelle politiche di sviluppo proprie della Regione, alla quale si rivolgeva una collettività locale sempre più desiderosa di rassicurazioni a fronte dei costi sociali della competizione produttiva internazionale. Anche senza quelle paroline di fine colloquio con gli amministratori locali, in ordine alla visita d'obbligo che l'imprenditore avrebbe dovuto fare al tesoriere del partito, è chiaro che il sistema produceva in tal guisa un effetto neocorporativo, che cementava in un kombinat politico-imprenditoriale cointeressenze atte a falsare la concorrenza sia nei confronti dell'elettorato che nei confronti degli operatori economici esclusi in altre parole, quel sistema prima Repubblica che solo in virtù della molteplicità dei partiti di governo e della loro conflittualità riusciva a mantenere una chance di pluralismo - o se non altro di incertezza nell'esito - nel rapporto tra amministrazione lavori pubblici, ma anche urbanistica ed economia di mercato. Quale che ne fosse stato il movente l'alleanza delle ditte escluse e vessate, la competizione internazionale nel mondo della globalizzazione, la caduta del Muro e la sopraggiunta non necessità di foraggiare un sistema così costoso di intervento della politica nelle scelte economiche , il moto di rigetto che si produsse negli anni Novanta riportò in auge le più utopiche parole d'ordine neoliberiste la semplificazione del sistema delle decisioni edificatorie e della gestione del potere autorizzatorio ha rappresentato un momento di rinuncia alla piena responsabilità dell'amministratore regionale nel delineare scelte di programmazione territoriale. In compenso, però, la natura a cascata della legislazione urbanistica veniva a valorizzare il ruolo delle autonomie sub-regionali, che avrebbero dovuto cogliere la sfida di respingere l'intreccio di potere tra interessi economici ed amministrativi per informare l'azione pianificatoria a priorità di interesse pubblico locale, il ruolo del privato può rappresentare un'utile base di partenza, e non mai l'utile da spartire alla fine con gli amici. Qui si arriva al vero busillis giuridico dell'inchiesta salernitana, che ripercorre lacerazioni dommatiche già verificatesi negli anni di Tangentopoli denaro o altra utilità , per sé o altri . È veramente deprimente che, in oltre un decennio, non si sia fatto alcun passo avanti per rendere avalutativo l'apprezzamento dell'esistenza di questi elementi delle fattispecie di reato contro la pubblica amministrazione. Il problema dell'urbanistica contrattata è proprio questo che l'amministratore locale - anche quando non percepisce o non indirizza al tesoriere di partito moneta sonante - utilizzando le leve della negoziazione inquina il processo elettorale, orientando certe scelte in aree di possibile mietitura di voto alle successive elezioni ovvero ingigantendo le potenzialità economiche di attori imprenditoriali che - anche grazie alle scelte compiute dall'ente pubblico - spiazzeranno dal mercato concorrenti meno ammanicati . Invece di affrontare con serietà il problema di una deontologia dell'amministratore elettivo, di un codice di rapporti fisiologici tra politica ed affari, di un limite oltre il quale essi diventano patologici, s'è preferito archiviare la pratica con la foglia di fico del decreto legislativo n. 29 del 1993 e la relativa separazione tra funzione gestionale dell'amministratore professionale rispetto alla funzione di indirizzo politico dell'amministratore elettivo tutto il resto, è rimasto nelle mani del giudice penale e dei contorcimenti della funzione creativa del diritto. 3. La V sezione del Consiglio di Stato, nella decisione 23 marzo 2000, n. 1593, distinse l' attività istituzionale delle pubbliche amministrazioni dalla relativa propaganda , che quindi non consiste nello stesso svolgimento dell'attività istituzionale, ma in condotte ulteriori e diverse, con cui si voglia ottenere un consenso a seguito del concreto svolgimento delle attività istituzionali, che restano dovute. In altri termini, il riportato art. 29, comma 6, della legge n. 81 del 1993, N. d. R. non ha inciso sull'ambito dei poteri e dei doveri delle pubbliche amministrazioni, la cui attività istituzionale è indefettibile e va svolta senza fratture temporali, anche in prossimità della competizione elettorale . Al contempo, la Sezione - mentre affermava che tutte le doglianze degli appellanti si sono riferite al quotidiano e fisiologico esercizio delle funzioni degli organi comunali e di gestione dei beni comunali, che non sono state vietate nel periodo di trenta giorni antecedente le votazioni - rilevava che essi non hanno indicato neppure uno specifico atto amministrativo che sarebbe in concreto illegittimo, basato su una logica di voto di scambio o su una situazione tale da richiedere l'esercizio dei poteri repressivi dello Stato . Si deve quindi inferire che tra politica come arte del possibile ed amministrazione come esercizio di attività discrezionale una differenza vi sia e vi debba essere la riconducibilità ad uno schema predeterminato per legge, mentre è di facile riscontro per gli atti cd. vincolati o dovuti, è però di più difficoltoso riscontro per l'esercizio dei poteri di supremazia che nasca dall'individuazione di un fine di interesse pubblico, da conseguire con il migliore apprezzamento dei mezzi a disposizione. È una tematica meritevole di essere affrontata con strumenti più raffinati delle datate previsioni incriminatrici di cui all'art. 96 D.P.R. n. 361/1957 offerta o somministrazione di denaro o altra qualsiasi utilità ad elettori - o, col loro accordo, a terzi - per ottenerne il voto , soprattutto quando - come nella fattispecie, secondo il riscontro effettuato anche nel sopralluogo della Commissione antimafia - non vi sono gli elementi individuati in linea generale dalla sentenza della Cassazione penale, sez. VI, 2 luglio 2003, n. 36780 per applicare la norma incriminatrice dell'art. 416-ter del codice penale che, mediante il rinvio al co. 3 dell'art. 41-bis, presuppone che il soggetto il quale offra - verso erogazioni in denaro - il sostegno al candidato alle elezioni politiche o amministrative si avvalga del metodo mafioso per adempiere alla promessa . Abbiamo a Salerno tutti gli elementi di questo complicato bilanciamento deontologico al momento della crisi industriale dell'Ideal Standard, si sviluppò dal 1998 il tentativo di assicurare ai dipendenti la cassa integrazione, attraendo figure imprenditoriali variamente articolate in involucri societari assai sospetti per reggere il giuoco con le autorità centrali. Tali figure vennero allettate con la prospettiva del conferimento dell'area dismessa dell'area su cui insisteva lo stabilimento, per far sorgere un parco turistico commerciale marino ovvero, in prosieguo, per la costruzione di un impianto di produzione di energia elettrica all'allettamento, poi, sempre più sarebbero seguite minacce ed infine vera e propria concussione. Ma anche a volersi mantenere su questo crinale generalissimo - senza scendere nelle oscurità delle varianti non adottate, delle delibere amministrative pretese nel dissenso dell'assessore competente, dei mutamenti di destinazione e delle particelle catastali interessate al piano di riconversione - resta netta l'impressione che il ceto amministrativo nostrano non dispone ancora di un bilancino equilibrato per misurare l'antigiuridicità di tali condotte, e ciò in non piccola parte proprio per il rifiuto della classe politica della seconda Repubblica di farsene carico. Il relatore della Giunta delle autorizzazioni della Camera, nel proporre il diniego di autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni indirette, si cava d'impaccio con asserzioni inidonee a convincerci che il Parlamento nazionale abbia preso coscienza del problema Lo sforzo di attenuare il disagio sociale di maestranze disoccupate rientra nei compiti di qualsiasi persona impegnata nella vita pubblica. Se questo hanno fatto gli amministratori locali di Salerno insieme al De Luca, francamente altro non avrebbero fatto che il loro dovere. Le ipotesi di reato a carico del De Luca appaiono inconsistenti, giacché egli risulta semplicemente ben informato e talora un co-protagonista di alcuni passaggi amministrativi non certo quelli imprenditoriali delle vicende descritte. Per la verità, risulterebbe strano il contrario, giacché egli è stato sindaco di Salerno per otto anni e, dal maggio 2001, deputato del collegio Salerno-centro. Se egli non avesse interpretato la sua funzione come quella di interlocutore e referente di scelte amministrative urbanistiche rilevanti per la sua città, probabilmente non avrebbe svolto fino in fondo i suoi compiti . Il moralismo della lezione berlingueriana si capovolge - in tali parole - in un panpolitichismo assolutorio che trasferisce alla factio partitica lo standard etologico del familismo amorale un colpo di genio ha indotto la composita maggioranza realizzatasi in Giunta a conferire il mandato ad un parlamentare non riconducibile, per affiliazione e convinzioni, al partito che candiderà il giudice D'Ambrosio al Senato, ma resta il retrogusto della doppia verità nella condotta tenuta dal partito di appartenenza dell'onorevole De Luca. Invece di spiegare che esistono mezzi amministrativi leciti per conseguire fini ammissibili e quali siano gli uni e come si ottengano gli altri , il Botteghino preferisce tenersi in mezzo al guado dell'accusa a tutto ciò che è negoziazione urbanistica se operato dai rivali politici, assolvendo - a mezzo terzi - tutto ciò che invece è compiuto dai suoi sindaci nel nome dell'interesse comune, sempre e comunque presunto. 4. Manco a dirlo, si tratta di una scelta che espone a ritorsioni pericolosissime in tempi e luoghi ordinari figurarsi nel crogiuolo rovente di una campagna elettorale senza esclusioni di colpi, ed in una realtà locale in cui la faida interna alla magistratura, da dato fisiologico, sta diventando sempre più elemento endemico. Il deputato Cirielli, nel suo intervento in Assemblea contrario alla proposta della Giunta, ha soltanto in parte indicato che cosa cova sotto la cenere È in atto uno scontro micidiale all'interno della magistratura, in cui i magistrati si accusano vicendevolmente in relazione a tale vicenda, chi di aver tentato di insabbiare e chi di aver cercato di perseguitare l'onorevole De Luca. Vi è ancora dell'altro, tutto ampiamente riportato dai giornali quest'estate, nel corso di una serie di manifestazioni politiche importanti, l'onorevole De Luca ha denunziato, con ampio risalto anche sulla stampa nazionale, uno scandalo regione Campania, chiamando in causa il presidente della medesima regione - il governatore , come egli si fa chiamare - Antonio Bassolino, additando al sistema politico creato in Campania, un grave squilibrio dal punto di vista etico . Il modo folcloristico con cui tutta questa delicata tematica è affrontata, è senza dubbio debitore delle tradizioni della sceneggiata, per venire alle peculiarità geografiche che in tutta questa vicenda contribuiscono ad intorbidare la comprensione quel tanto che basta. Già nel recente passato vi erano stati segnali preoccupanti in tal senso la divulgazione delle intercettazioni indirette del deputato Petrella, il 10 settembre scorso, fu spiegata da un parlamentare locale come segno di disperazione in ambienti giudiziari, perchè evidentemente qualcuno all'interno dell'apparato investigativo si è reso conto che quella conversazione veniva sottovalutata dalla magistratura inquirente''. Ma l'inchiesta De Luca ha scatenato tutto il repertorio della tarantella si veda la fuga di notizie con cui dall'audizione della Commissione antimafia s'è appreso che magistrati salernitani sono indagati per aver assunto informazioni dal fascicolo processuale informatico dell'inchiesta Ideal Standard la lite per meriti anticamorristici verificatasi tra il senatore Novi ed il deputato Violante con contorno di rinvio del primo alle vicende giudiziarie che lo contrappongono a varie decine di magistrati napoletani il fervorino con cui Bassolino ha apostrofato pubblicamente in dicembre De Luca, quasi che il sistema regionale non portasse la responsabilità di aver alimentato una contrapposizione nei confronti delle scelte urbanistiche salernitane da cui molti si sono sentiti politicamente legittimati ad infierire sull'intero apparato amministrativo di Salerno il tifo da stadio ad ognuno dei passaggi procedimentali dell'inchiesta travagliati per quanto riguarda le tre richieste di misure cautelari, che con alterne fortune hanno registrato smentite delle istanze dei p.m. da parte degli organi giudicanti , con tanto di mobilitazione di cassintegrati e blocchi stradali la lite tra il deputato Siniscalchi ed il senatore Falcier sui motivi di opportunità che avrebbero determinato il primo ad astenersi nella seduta di trattazione in Giunta della Camera della questione di De Luca, un cui coimputato sarebbe difeso da colleghi di studio legale del Presidente della Giunta. La gara ad indossare il manto dell'agnello, da parte dei politici locali, si completa sempre più con il tentativo di trovare alleanze togate che avvalorino la contiguità camorristica del rivale politico proprio a proposito delle dichiarazioni di un senatore partenopeo è stato affermato Doc. IV-quater, n. 30-A che, pur non motivate da dispute personali, esprimono un ambito sociale di appartenenza a diverse estrazioni o genti ed a contrapposte alleanze di casati o di fuochi presumiamo trattarsi della nozione di fuoco come famiglia , propria dei censimenti dei vicereami spagnoli cfr. Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II, Einaudi ed. . In tutto questo cimento, non si vede chi voglia, possa o debba far rispettare una divisione di ruoli che delimiti competenze e funzioni di magistratura e politica. L'occasione poteva essere l'esame spassionato della richiesta di utilizzo delle intercettazioni di De Luca, ma essa s'è trasformata nell'ennesima indebita interferenza in un'iniziativa giudiziaria in corso tutta la citata relazione s'è trasformata in un processo al processo, secondo il vieto standard del fumus persecutionis sorto coll'autorizzazione a procedere e, si riteneva, defunto nel 1993. Ma già di fatto nella Giunta della Camera la maggioranza di governo ne aveva compiuto la revivescenza per mandare al giudice di Torino un'inaudita ripulsa della richiesta di utilizzo delle intercettazioni telefoniche avanzata nell'ambito di delicatissime indagini penali sugli appalti per la TAV nelle quali non è ardito ritenere che vi sarà un seguito, nei termini di un conflitto di attribuzioni contro la decisione assunta dalla Camera . Rispetto alle compassate contrapposizioni forensi sabaude, comunque, siamo debitori ai due Golfi campani di una ben diversa ricaduta della solo in apparenza fumosa questione delle intercettazioni indirette discusse alla Camera l'8 febbraio 2006. Nel prescegliere il punto da cui partire per ripercorrere tutta la circonferenza della questione, forse lo storico del futuro dovrebbe indicare la geografia la Campania, del resto, è prima di tutto un topos letterario, e la letteratura giuridica sen'è sempre avvalsa in abbondanza per ripercorrere i sentieri che dalla norma positiva conducono alla fantasiosa creatività della transavanguardia interpretativa. Quando poi a tale cimento si prestano non individualità vulcaniche ma tranquilli burocrati o sussiegosi operatori del diritto, viene il sospetto che ci sia qualcosa di non risolto nel passato del ceto dirigente partenopeo forse quell'ombra lunga delle forche di piazza Mercato nel 1799 che, ancora cent'anni dopo, faceva fremere Giustino Fortunato.