No alla presunzione di responsabilità per i danni da cattiva manutenzione delle strade comunali

Non si può pretendere dall'amministrazione custodia costante della rete viaria. Legittimo chiamarla a risponderne solo se ricorrono i requisiti previsti dal 2043 Cc

Sulla responsabilità della pubblica amministrazione per i danni da cose in custodia anticipiamo il commento che sarà pubblicato dal settimanale D& G e richiamiamo l'attenzione del lettore, oltre che sulla sentenza qui correlata, sulla decisione del tribunale di Bari, depositata il 26 luglio scorso e disponibile in Arretrati di Diritto & Giustizi@ on line del 14 ottobre. Nei confronti dell'amministrazione comunale non può essere invocata la presunzione di responsabilità di cui all'articolo 2051 Cc, per i danni subiti dagli utenti delle strade comunali non è, infatti, esigibile dall'amministrazione una custodia costante e perenne della rete viaria, né tale interpretazione della norma costituisce un favor per la Pa, la quale comunque risponderà del danno ove ricorrano i requisiti di cui all'articolo 2043 Cc. di Marco Rossetti * Non è esagerato affermare che l'articolo 2051 Cc è la disposizione, tra tutte quelle che prevedono ipotesi di responsabilità c.d. aggravata , che più dà ed ha dato filo da torcere agli interpreti, e più ha contribuito all'insorgere di contrasti giurisprudenziali. Di questa norma è controverso praticamente tutto quale sia la natura della responsabilità se presunta od oggettiva chi sia il custode cui fa riferimento la disposizione quando un danno possa dirsi arrecato dalla cosa . Ed è, altresì, opportuno premettere che l'esame delle sole massime non aiuta a ricostruire gli orientamenti giurisprudenziali, perché massime identiche - spesso tralatizie - celano talora soluzioni diametralmente opposte per fattispecie analoghe. Nei che seguono, tralasciando i problemi puramente teorici, si proverà a dare conto dei principali problemi che sorgono dal punto di vista pratico nelle controversie in cui si invoca una responsabilità ex articolo 2051 Cc, segnatamente nei confronti della pubblica amministrazione per i danni conseguenti all'uso di beni pubblici come strade, ponti, banchine, ecc 1. Natura della responsabilità. Nell'interpretare l'articolo 2051 Cc, la corte di cassazione per lungo tempo si è posta in contrasto con la dottrina, ritenendo che quella prevista dalla norma ora citata fosse non già un'ipotesi di responsabilità oggettiva, ma una ordinaria ipotesi di colpa presunta. Da questa impostazione teorica derivavano una serie di rilevanti conseguenze pratiche, e prima fra tutte l'esatta determinazione del contenuto della prova liberatoria gravante sul custode. Infatti, ove si ritenesse che l'articolo 2051 Cc ponga a carico di quest'ultimo una presunzione di colpa, al custode per andare esente da responsabilità basterà dimostrare non già l'esistenza del caso fortuito, ma, più semplicemente, di avere diligentemente vigilato o custodito la cosa causa di danno Cassazione, Sezione terza, 11264/95, in Danno e resp., 1996, 74, con nota di PONZANELLI in dottrina, nello stesso senso, De Cupis, Dei fatti illeciti, in Comm. Scialoia-Branca, Bologna-Roma 1971, 82 . In seguito, a partire gli anni '90, la corte di cassazione ha aderito alle posizioni della dottrina più recente Franzoni, Dei fatti illeciti, in Comm. Scialoia-Branca, Bologna-Roma 1993, 545 Monateri, La responsabilità civile, Torino 1998, 1033 , affermando che quella prevista dall'articolo 2051 Cc non è un'ipotesi di colpa presunta, ma una vera e propria fattispecie di responsabilità oggettiva. Da ciò, la conseguenza che al custode, per andare esente da responsabilità, non è più sufficiente dimostrare la propria assenza di colpa, ma è necessario dimostrare la concreta esistenza del caso fortuito, che peraltro può consistere anche nel fatto del terzo o nel fatto della stessa vittima. Quest'ultima ipotesi ricorre, in particolare, quando il danno sia derivato da una utilizzazione impropria la cui pericolosita' sia evidente ed immediatamente apprezzabile da chiunque, e dunque tale da renderla del tutto imprevedibile per il custode Cassazione 15.10.2004 n. 2034, in *** . Non costituisce, invece, caso fortuito il difetto di fabbricazione della cosa che ha prodotto il danno Cassazione 12219/03, in *** . La oggettivizzazione della responsabilità ex articolo 2051 Cc venne affermata per la prima volta da Cassazione, Su, 12019/91, in Foro it., 1993, I, 922 ma la vera svolta in tal senso, è stata quella rappresentata dal decisum di Cassazione, Sezione terza, 5031/98, in Danno e resp., 1998, 1101, con nota di Laghezza in seguito, nello stesso senso, si vedano anche Cassazione 6753/04 Cassazione 5236/04 Cassazione 2062/04 Cassazione, Sezione terza, 584/01, in Danno e resp., 2001, 722, con nota di BREDA, nonché in Resp. civ., 2001, 898, con nota di RONCHI la tesi della responsabilità oggettiva, per la giurisprudenza di merito, in precedenza, era stata già affermata da Trib. Venezia 10.12.1996, in Danno e resp., 1997, 497 . Con questa sentenza, la Sc ha svolto una specie di trattatello sulla responsabilità da cose in custodia, ed ha espressamente aderito alla tesi della responsabilità oggettiva. Da ciò, la conseguenza che custode convenuto nel giudizio di risarcimento, per andare esente da responsabilità, dovrà fornire non già non già la prova negativa della propria assenza di cui circostanza irrilevante, in quanto la responsabilità e imputata a titolo un gettito , bensì la prova positiva che il danno è derivato da caso fortuito o da forza maggiore. Con la stessa sentenza, inoltre, la Sc ha precisato quale sia l'ambito di applicazione dell'articolo 2051 Cc, e cioè quando un danno possa ritenersi arrecato dalla cosa , piuttosto che con la cosa su tale questione si veda il seguente . Il nuovo orientamento introdotto da Cassazione 5031/98, cit., può essere riassunto nel seguente schema I princìpi affermati da Cassazione 5031/98 A Fondamento della responsabilità L'articolo 2051 Cc prevede una ipotesi di responsabilità oggettiva, il cui unico presupposto è l'esistenza di un rapporto di custodia del tutto irrilevante, per contro, è accertare se il custode sia stato o meno diligente nell'esercizio della vigilanza sulla cosa B Onere della prova Quando sia applicabile l'articolo 2051 Cc, il danneggiato ha il solo onere di provare l'esistenza di un valido nesso causale tra la cosa ed il danno, mentre il custode ha l'onere di provare che il danno non è stato causato dalla cosa, ma dal caso fortuito, ivi compreso il fatto dello stesso danneggiato o del terzo C Ambito di applicazione L'articolo 2051 Cc trova applicazione in tutti i casi in cui il danno è stato arrecato dalla cosa, direttamente o indirettamente. Non è applicabile quando la cosa ha avuto un ruolo meramente passivo nella produzione del danno. 2. La responsabilità del custode ex articolo 2043 Cc. L'insidia o trabocchetto. Se la cosa ha avuto un ruolo meramente passivo nella determinazione del danno, ciò non basta ad escludere qualsiasi responsabilità del custode. Esclusa, infatti, in questo caso l'applicabilità dell'articolo 2051 Cc, il custode può comunque essere chiamato a rispondere del danno ai sensi dell'articolo 2043 Cc. Ciò può accadere, in particolare, quando il custode abbia, colposamente o dolosamente, creato una situazione di insidia o trabocchetto abbia, cioè, dato ai luoghi in suo potere una conformazione oggettivamente pericolosa, e soggettivamente non percepibile. Oggettività del pericolo ed impercettilbità dello stesso costituiscono i due elementi essenziali della nozione di insidia, che debbono essere necessariamente compresenti perché insorga una responsabilità del custode ai sensi dell'articolo 2043 Cc. È dunque evidente che all'accertamento dell'esistenza d'una insidia o trabocchetto può procedersi soltanto allorché sia inapplicabile la presunzione di cui all'articolo 2051 Cc. Il giudice di merito, pertanto, deve nell'ordine compiere le seguenti valutazioni a accertare la sussistenza dei presupposti per l'applicabilità dell'articolo 2051 Cc escludendo tra questi il carattere insidioso della cosa in custodia b accertare se la cosa ha determinato il danno vuoi per dinamismo proprio, vuoi per l'insorgere in essa di un processo obiettivo di produzione dell'evento dannoso, eccitando lo sviluppo di un agente, di un elemento o di un carattere sì da conferire alla cosa l'idoneità al nocumento c in caso positivo, accertare se il custode abbia fornito la prova liberatoria a suo carico, dimostrando che il danno è derivato esclusivamente dal caso fortuito nel senso già delineato d nell'eventualità della mancanza dei presupposti per l'applicabilità dell'articolo 2051, e solo in tal caso, accertare la ricorrenza di una responsabilità del custode ex articolo 2043 Cc, con il conseguente onere della prova della colpa del presunto autore del danno a carico del danneggiato anche in funzione della pretesa insidiosità della situazione dei luoghi, che il gestore aveva il dovere di mantenere in regime di sicurezza per questo vademecum, si veda la motivazione di Cassazione 3041/97, in Arch. civ., 1997, 1108 . 3. L'insidia stradale. Allorché il danno sia arrecato dalle imperfette condizioni di una strada, o comunque di un luogo aperto al pubblico transito, si pongono di norma all'interprete tre ordini di problemi a se la presunzione di cui all'articolo 2051 Cc sia applicabile nei confronti della Pa b quali siano le caratteristiche che debbono ricorrere perché si abbia una insidia stradale, con conseguente responsabilità della Pa ex articolo 2043 Cc c chi risponda del danno nel caso in cui l'insidia sia stata creata ovvero non sia stata tempestivamente rimossa dall'impresa cui l'ente proprietario aveva appaltato la manutenzione o la ristrutturazione della strada. 3.1. Invocabilità dell'articolo 2051 Cc nei confronti della pubblica amministrazione. Nel caso in cui il danno sia derivato dal difetto di custodia di un bene di grandi estensioni strade, autostrade, spiagge, ecc. , la giurisprudenza assolutamente prevalente, cui si uniforma la sentenza qui in rassegna, ritiene inapplicabile l'articolo 2051 Cc in questo senso, Corte costituzionale [ord.], 82/1995 Cassazione, Sezione terza, 12314/98 per la giurisprudenza di merito, nello stesso senso, Trib. Roma 23.3.2000, in Giurispr. romana, 2000, 282, ed ivi la nota di ulteriori, ampi riferimenti Trib. Cassino 6.8.1997, in Giurispr. romana, 1997, 425 con riferimento all'ipotesi della caduta di un pedone inciampato su un marciapiede Pret. Roma 9.12.1996, in Giurispr. romana, 1997, 102 con riferimento alla caduta di frutti da alberi comunali Trib. Verona, 26-01-1994, in Foro it., 1995, I, 692 nella fattispecie decisa da quest'ultima decisione, peraltro, il danneggiato non era stato colpito da un albero o ramo caduto, ma era stato lui stesso ad urtare un albero già caduto al suolo . Secondo questo orientamento, il danneggiato non potrebbe invocare nei confronti della Pa la presunzione di responsabilità di cui all'articolo 2051 Cc, in quanto tale presunzione presuppone pur sempre la possibilità, per il custode, di poter esercitare in fatto un controllo della cosa oggetto della custodia. Nel caso di beni di grande estensione, invece come appunto le strade le loro caratteristiche sono tali da precludere all'amministrazione un controllo completo e continuo, il che non consente una custodia in senso stretto. L'inapplicabilità dell'articolo 2051 Cc nei confronti della pubblica amministrazione non è, pertanto, assoluta l'articolo 2051 Cc non troverà infatti applicazione nei confronti della PA soltanto allorché sussista l'oggettiva impossibilita' di un esercizio del potere di controllo dell'ente sulla strada in custodia, in dipendenza del suo uso generale da parte dei terzi e della notevole estensione del bene Cassazione 11446/03 . Nella giurisprudenza sia di legittimità che di merito, tuttavia, è dato registrare anche un dissenziente e minoritario orientamento, il quale ha ritenuto applicabile l'articolo 2051 Cc alla Pa per i danni derivati dall'uso di beni pubblici. In tal senso, si vedano Cassazione, Sezione terza, 11749/98, in Resp. civ., 1999, 733, con nota di RAPELLI, la quale ha ritenuto applicabile l'articolo 2051 Cc in un caso in cui un autoveicolo aveva urtato un'altra autovettura a causa dell'acqua piovana che aveva invaso la strada Cassazione, Sezione seconda, 4070/98, in Appalti urbanistica edilizia, 2000, 170, la quale ha applicato l'articolo 2051 Cc in una ipotesi di danni causati da una buca presente sull'asfalto ed infine Cassazione, Sezione terza, 19653/04, in Foro it. Rep. 2004, Responsabilità civile, n. 439 per la giurisprudenza di merito, nello stesso senso, si veda Trib. Roma 22.9.1998, in Giurispr. romana, 1999, 398 . Di recente, poi, la Sc ha altresì ammesso l'applicabilità dell'articolo 2051 Cc anche al gestore autostradale. La Corte in questo caso, ribadito il tradizionale principio secondo cui la presunzione di cui all'articolo 2051 Cc non può trovare applicazione con riferimento a beni di estensione tale da non consentire un'efficace e capillare controllo, ha tuttavia aggiunto che la possibilità o l'impossibilità di tale controllo non si atteggia univocamente in relazione ad ogni tipo di strada . Essa, infatti, dipende non solo dalla estensione della strada, ma anche dalle sue caratteristiche, dalle sue dotazioni, dai sistemi di assistenza che le connotano, dagli strumenti che il progresso tecnologico volta a volta appresta e che, in larga misura, condizionano anche le aspettative della generalità degli utenti . E sulla base di questi parametri, la corte ha concluso che per la autostrade, per loro natura destinate alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, l'apprezzamento relativo alla effettiva possibilità del controllo alla stregua degli indicati parametri non può che indurre a conclusioni in via generale affermative, e dunque a ravvisare la configurabilità di un rapporto di custodia per gli affetti di cui all'articolo 2051 Cc Cassazione 298/03 nello stesso senso, peraltro, si veda già Trib. Roma 3.12.1997, in Giurispr. romana, 1998, 279 . Si richiama tuttavia l'attenzione del lettore su un importante distinguo operato dalla suprema corte nella sentenza viene ricordata, che emerge dalla lettura della motivazione e non è rifluito nella massima ufficiale. Ai fini dell'applicabilità dell'articolo 2051 Cc nei confronti della pubblica amministrazione, con riferimento ai danni derivanti da trabocchetti stradali, occorre distinguere due diversi tipi di insidia a le situazioni di pericolo immanentemente connesso alla struttura o alle pertinenze dell'autostrada ad es., irregolarità del manto stradale, insufficienza delle protezioni laterali, segnaletica insidiosa o contraddittoria b le situazioni di pericolo provocato dagli stessi utenti ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa, che pongano a repentaglio l'incolumità degli utenti e l'integrità del loro patrimonio ad esempio, perdita di oggetti da parte di veicoli in transito, formazione di ghiaccio sul manto stradale, perdita di sostanze oleose da parte di veicoli in transito . Mentre ricorrendo la prima ipotesi, all'articolo 2051 Cc sarà sempre applicabile, nella seconda ipotesi la responsabilità del gestore autostradale sarà disciplinata dall'articolo 2043 Cc, con la conseguenza che la vittima dell'insidia avrà l'onere di provare - secondo i criteri generali già esposti - la imprevedibilità e la inevitabilità del pericolo ma sull'onere della prova si veda anche infra, 6 . 3.2. I caratteri dell'insidia. Come già accennato, ricorre una situazione di insidia, vero pericolo occulto , allorché lo stato dei luoghi sia oggettivamente pericoloso e soggettivamente non prevedibile Cassazione, 5677/86 5856/80 . L'obbligo di attivarsi per far sì che la strada aperta al pubblico transito non presenti per gli utenti insidie o trabocchetti incombe sull'ente proprietario della strada Cassazione, Sezione terza, 809/95 Trib. Padova, 05-12-1984, in Giur. merito, 1985, 431 Trib. Bergamo, 29-09-1984, in Arch. circolaz., 1985, 912 Pret. Catania, 13-01-1989, in Arch. circolaz., 1989, 413 Pret. Eboli, 11-12-1989, in Arch. circolaz., 1990, 235 Pret. Salerno, 05-03-1990, in Arch. circolaz., 1991, 599 Trib. Lanciano, 23-11-1990, in Rass. giur. energia elettrica, 1992, 104 Trib. Arezzo, 24-07-1991, in Arch. circolaz., 1992, 569 Pret. Ancona, 23-12-1991, in Arch. circolaz., 1992, 569 Pret. Macerata, 28-05-1992, in Arch. circolaz., 1993, 344 App. Perugia, 14-02-1995, in Rass. giur. umbra, 1995, 353 . L'esame delle decisioni qui da ultimo indicate mostra come la giurisprudenza di norma ritiene sussistente l' insidia non solo nel caso in cui il fondo stradale sia scivoloso o sdrucciolevole, ma in molti altri casi, quali ad es. - guard rail interrotto - semaforo malfunzionante, il quale emetta contemporaneamente luce verde in due opposte direzioni - fondo stradale sconnesso - banchine laterali danneggiate mentre è stato ritenuto estraneo alla sede stradale e quindi agli obblighi di manutenzione e segnalazione il ciglio erboso eventualmente esistente al di là della banchina, con la conseguenza che l'ente proprietario della strada non risponde ai danni derivati a colui che imprudentemente lo abbia invaso così Cassazione, Sezione terza, 4533/93 . Se costante, in giurisprudenza, è l'affermazione secondo cui l'ente proprietario della strada risponde del danno subìto dall'automobilista per difetto di manutenzione della strada stessa, è altrettanto costante l'affermazione secondo cui la responsabilità dell'ente proprietario resta esclusa ove l'automobilista o comunque l'utente della strada avesse potuto agevolmente prevedere od avvistare l'insidia con l'uso della normale diligenza. Diversamente, infatti, la condotta negligente del danneggiato si pone quale causa unica dell'evento dannoso, recidendo il legame causale tra omissione di manutenzione e danno Cassazione, Sezione terza, 8823/95 Trib. Torre Annunziata 11.2.1997, in Riv. giur. circolaz. trasp., 1997, fascomma Trib. Roma 12.3.1996, in Giurispr. romana, 1997, 28 Trib. Spoleto, 11-04-1994, in Rass. giur. umbra, 1994, 692 Pret. Terni, 25-07-1994, in Rass. giur. umbra, 1994, 693 Trib. Spoleto, 03-09-1993, in Arch. circolaz., 1994, 520 . Tuttavia è onere dell'ente che abbia la gestione della strada dimostrare che, nonostante l'obiettiva esistenza dell'insidia, l'utente fosse soggettivamente in grado di prevederla o evitarla Cassazione 21571/04, in *** . 4. Onere della prova. Come già accennato, la presunzione di cui all'articolo 2051 Cc esonera la vittima dalla prova della colpa del responsabile, ma non la esonera dalla prova del nesso causale tra la cosa in custodia e di danno. Pertanto nel giudizio civile di risarcimento del danno prodotto da cosa in custodia l'onere della prova si distribuisce nel senso che l'attore deve provare il nesso materiale di causalità, mentre il convenuto deve provare che il danno è dipeso da caso fortuito Cassazione, Sezione terza, 11264/95, in Danno e resp., 1996, 74 . Più delicato è il problema del riparto dell'onere della prova nel caso di danni da insidia stradale. Su tale questione è dato riscontrare negli ultimi tempi una certa disparità di vedute in giurisprudenza. Secondo l'orientamento tradizionale a il danneggiato ha l'onere di provare l'esistenza dell'insidia e dunque la non visibilità e la pericolosità , ma non anche il comportamento omissivo dell'ente pubblico per non avere tempestivamente rimosso o segnalato l'insidia pur avendone avuto notizia Cassazione, Sezione terza, 10654/04, in Foro it. Rep. 2004, Responsabilità civile, n. 393 Cassazione, Sezione terza, 11250/02, in Foro it. Rep. Responsabilità civile, n. 287 b la Pa, correlativamente, ha l'onere di provare in via alternativa b' o che l'insidia, per essere insorta pochissimo tempo prima del sinistro, non poteva essere eliminata nemmeno con l'uso della ordinaria diligenza b'' ovvero, alternativamente, che l'incidente causato dall'insidia poteva essere evitato da una diversa condotta di guida del conducente Cassazione, Sezione terza, 6807/02, in Danno e resp., 2002, 1136, con nota di MALAVASI Cassazione, Sezione terza, 191/96, in Riv. giur. circolaz. e trasp., 1996, 762 . Più di recente è emerso tuttavia nella giurisprudenza di merito un diverso orientamento, ben testimoniato dalla sentenza qui in rassegna, secondo il quale spetta sempre al danneggiato l'onere di provare la colpa dell'offensore di conseguenza, spetta alla vittima dell'insidia dimostrare che la situazione di pericolo, insorta da tempo, era stata colpevolmente lasciata in situ, per negligenza della Pa Trib. Roma 25.11.2002, Luzi c. Anas, inedita Trib. Roma 23.3.2000, in Giurispr. romana, 2000, 282 . Questo secondo orientamento, in verità, appare preferibile. Infatti, perché possa essere ritenuta colposa , la condotta del responsabile deve collegarsi ad un evento dannoso non soltanto prevedibile, alla stregua di criteri di normalità media, ma anche evitabile mediante l'adozione della doverosa cura del bene. Sicché non è certamente esigibile dalla Pa una condotta vòlta a presidiare giorno e notte ogni metro delle pubbliche strade, onde eliminare illico et immediate ogni pericolo che dovesse insorgere rami caduti, buche causate dalla circolazione, spargimento di sostanze sdrucciolevoli . Di conseguenza, in linea di principio, non potrebbe essere posto a carico della Pa il danno causato dall'insidia che, per essere insorta pochissimo tempo prima del sinistro, non poteva ragionevolmente essere eliminata dall'ente, neppure con l'uso della massima diligenza. * Magistrato Pagina 2 di 1

Tribunale di Roma -Sezione seconda civile - sentenza 15 marzo 2005 Giudice Lamorgese Falcone contro Comune di Roma e altri Motivi della decisione È giurisprudenza prevalente e condivisibile che la responsabilità della Pa, proprietaria di una strada pubblica, per danni subiti dall'utente della strada, trova fondamento nella norma primaria del neminem laedere ex articolo 2043 Cc, in applicazione della quale essa è tenuta a far sì che il bene demaniale non presenti per l'utente una situazione di pericolo occulto, cioè non visibile e non prevedibile, che dia luogo al c.d. trabocchetto o insidia v., tra le tantissime, Cassazione 22592/04, 10654/04, 6515/04, 11250/02, 16179/01, 3991/99 . Infatti, l'applicazione dell'articolo 2051 Cc, invocata dall'attrice in via alternativa all'articolo 2043 Cc, è esclusa dalla giurisprudenza nelle ipotesi in cui sul bene di proprietà pubblica venga esercitato un uso generale e diretto da parte dei terzi e l'estensione dello stesso renda impossibile l'esercizio di un continuo ed efficace controllo che valga ad impedire l'insorgere di situazioni di pericolo per l'utente è significativo che, nel Cc tedesco, ai sensi dei 836 e 854, la responsabilità per danni provocati da beni immobili sorge a carico del possessore, cioè di colui che esercita una potere di fatto sulla cosa . L'opposto orientamento, che qui non si condivide, è invece seguito da Cassazione 11749 e 4070/98 e, recentemente, in un lungo obiter contenuto nella motivazione di Cassazione 19653/04 mentre Cassazione 298 e 488/03, talora richiamate a sostegno dell'orientamento minoritario, pur facendo applicazione dell'articolo 2051 Cc, riguardano sinistri accaduti su autostrade ove, anche in considerazione del pagamento del pedaggio e del conseguente sorgere di un rapporto contrattuale tra l'utente ed il gestore nonché per le caratteristiche, le dotazioni ed i sistemi di assistenza attivabili, è legittimo da parte dell'utente l'affidamento sulla concreta vigilanza esercitata dal gestore onde prevenire le situazioni di pericolo . Facendo applicazione anche nelle situazioni di uso generalizzato e notevole estensione della res dell'articolo 2051 Cc, che secondo la giurisprudenza v. Cassazione 5236/04, 5031/98 e la dottrina moderna configurano un'ipotesi di responsabilità oggettiva si parla, infatti, come già nella giurisprudenza francese sull'articolo 1384 Cc, di presunzione di responsabilità e non di presunzione di colpa , la Pa sarebbe chiamata a rispondere anche nei casi in cui essa abbia dimostrato di essere stata perfettamente diligente nella manutenzione e capillare vigilanza sulla sicurezza dei beni di uso pubblico. Infatti, la responsabilità in questione si fonda non su un comportamento o un'attività del custode, ma su una relazione di custodia intercorrente tra questi e la cosa dannosa, e poiché il limite della responsabilità risiede nell'intervento di un fattore il caso fortuito che attiene non ad un comportamento del responsabile come nelle prove liberatorie degli articoli 2047, 2048, 2050 e 2054 Cc , ma alle modalità di causazione del danno, si deve ritenere che la rilevanza del fortuito attiene al profilo causale, in quanto suscettibile di una valutazione che consenta di ricondurre all'elemento esterno, anziché alla cosa che ne è fonte immediata, il danno concretamente verificatosi v. Cassazione 5031/98 cit. sull'estraneità del profilo del comportamento del responsabile alla struttura normativa dell'articolo 2051 Cc, si veda Cassazione Su 12019/91 nel Cc tedesco, invece, ai sensi del 836 comma 1, l'obbligo di risarcimento del danno non sorge se il possessore, allo scopo di impedire il pericolo, ha osservato la diligenza richiesta nel traffico giuridico . In altri termini, alla luce dell'articolo 2051 Cc, la responsabilità della Pa potrebbe essere esclusa solo nei casi in cui essa dimostri che l'evento dannoso si è verificato per l'intervento di un fattore esterno che, presentando i caratteri del fortuito, cioè dell'imprevedibilità e dell'assoluta eccezionalità, sia idoneo ad interrompere il nesso causale. Ma, così ragionandosi, quella responsabilità sarebbe di fatto automatica, se si considera che a differenza del danneggiato la Pa, per la situazione di lontananza dalla prova in cui si trova sul principio della vicinanza alla prova v. Cassazione 11316/03 , non è normalmente nelle condizioni di poter provare tale fattore esterno che può consistere anche nel fatto del terzo o dello stesso danneggiato e che, comunque, la prova del fatto colposo del danneggiato potrebbe far superare la presunzione prevista dall'articolo 2051 Cc solo se dotato di un autonomo impulso causale idoneo ad interrompere l'antecedente nesso causale esistente con la res. Una tale efficacia interruttiva, secondo l'articolo 2051 Cc, non può essere riconosciuta alla semplice circostanza che la situazione in senso lato di pericolo fosse visibile ed evitabile, occorrendo che l'uso che del bene pubblico faccia l'utente sia connotato da elementi di eccezionalità ed imprevedibilità per la Pa. Il sistema verrebbe sbilanciato tutto in sfavore della Pa, esposta ad una presunzione quasi assoluta di responsabilità che mal si adatta alla tipologia dei beni pubblici che soggiacciono alle più diverse ed imprevedibili nel quomodo e nel quando modalità d'uso da parte della collettività. Né potrebbe obiettarsi che la colpa della Pa sussisterebbe per il solo fatto della presenza della situazione di pericolo sul bene pubblico, in ragione dell'obbligo di manutenzione gravante sulla Pa, con l'effetto di ritenere per ciò solo sussistente in concreto la violazione del principio del neminem laedere sancito nell'articolo 2043 Cc, ovvero integrata la fattispecie di cui all'articolo 2051 Cc interpretata come ipotesi di colpa presunta, secondo l'orientamento tradizionale . A prescindere dalla constatazione che la 'pericolosità' non è, nell'ambito della norma in questione [articolo 2051 Cc] un requisito necessario della cosa e quindi della fattispecie, come lo è, invece, per la 'attività', considerata nel precedente articolo 2050 Cc v. Cassazione 5031/98 cit. , è facile replicare, in generale, che, essendo la colpa un concetto relazionale, non è giuridicamente possibile ricercarla in astratto, cioè prima che il rapporto extracontrattuale sia sorto a seguito dell'evento dannoso in senso oggettivo . Quest'ultimo, infatti, si realizza solo per effetto dell'insorgenza nella cosa di un processo dinamico provocato da agenti esterni, tra i quali decisivo rilievo assume il comportamento dello stesso danneggiato. Pertanto, se non si vuole affermare, in materia, un principio di colpa presunta sui generis ex articolo 2043 Cc, è necessario considerare il comportamento del danneggiato quale elemento costitutivo della fattispecie di responsabilità della Pa, nel senso che quest'ultima può sorgere solo se e quando l'utente della strada non sia nelle condizioni di avvistare ed evitare il pericolo . Ciò, lungi dal costituire un ingiustificato favor per la Pa, è effetto dell'applicazione del principio di autoresponsabilità a carico degli utenti gravati di un onere di particolare attenzione nell'esercizio dell'uso ordinario diretto del bene demaniale per salvaguardare appunto la propria incolumità , salvo i casi in cui sia, appunto, ravvisabile un'insidia intesa come una sorta di figura sintomatica di colpa, elaborata dalla esperienza giurisprudenziale, mediante ben sperimentate tecniche di giudizio, in base ad una valutazione di normalità, con il preciso fine di meglio distribuire tra le parti l'onere probatorio, secondo un criterio di semplificazione analitica della fattispecie generatrice della responsabilità in esame v. Corte costituzionale 156/99 . La responsabilità della Pa, si potrebbe dire, inizia dove finisce il dovere dell'utente di usare il bene pubblico con la ordinaria diligenza, della quale si deve presumere la mancanza quando l'evento dannoso si realizzi nonostante la visibilità ed evitabilità della situazione di pericolo. Poiché, in quest'ultimo caso, il comportamento colposo del danneggiato è tale da interrompere il nesso causale, non è pertinente al mero scopo equitativo di attenuare il quantum di responsabilità della Pa richiamare la fattispecie del concorso del fatto colposo del creditore articolo 1227, comma 1, Cc , la quale è utilmente invocabile nel ben diverso caso in cui alla realizzazione della situazione di oggettiva insidia in cui il pericolo è pur sempre imprevedibile ed inevitabile abbia concorso il comportamento colposo del danneggiato v. Cassazione 17152/02 . In altri termini, il principio di autoresponsabilità in base al quale l'utente non è meritevole di tutela risarcitoria nei casi in cui la situazione di pericolo era visibile ed evitabile è incompatibile con la struttura normativa dell'articolo 2051 Cc, che, come s'è detto, esonera il custode da responsabilità solo nel caso di fortuito e non, invece, nel caso in cui la insidia sia visibile ed evitabile. Al contrario, in presenza di una situazione di c.d. insidia o trabocchetto, invece, la responsabilità della Pa si deve presumere fino a prova contraria che dev'essere offerta dalla Pa nel senso che, una volta che l'utente abbia dimostrato il c.d. pericolo occulto, spetta alla Pa dimostrare la propria mancanza di colpa in concreto, si veda Cassazione 11250/02, in un caso di un'autovettura finita contro un muretto per la presenza di una chiazza di liquido oleoso sulla carreggiata . Facendo applicazione di questi principi nel caso in esame, essendo il sinistro avvenuto su una strada pubblica aperta all'uso generale della collettività, cioè in un tratto di p.za del Popolo a Roma con transito sia di autovetture e motocicli che di pedoni, si deve fare applicazione dell'articolo 2043 Cc e, pertanto, si deve valutare se la situazione di pericolo determinata dalla presenza di escrementi di cavallo sulla strada v. verbale dei vigili urbani, docomma /fasc. Falcone fosse visibile ed evitabile da Eleonora Abrizi che vi finì sopra con le ruote del suo ciclomotore e scivolò. Dall'istruttoria è emerso che, nonostante la tarda ora 23,30 c. in cui l'incidente è avvenuto, l'illuminazione era buona v. interrogatorio formale della Abrizi e testimonianza di Claudio Sinopoli e Manolo Pastore all'udienza del 17 aprile 2003 la massa degli escrementi, presente al centro secondo la Abrizi ed i testi Pastore e Sinopoli o sul lato destro della carreggiata v. verbale dei vigili urbani o, comunque, in linea con la direzione del motorino teste Juria Iannini all'udienza del 6 novembre 2003 , era voluminosa e, per questo, visibile anche perché a differenza di una macchia di olio in rilievo sull'asfalto e per il presumibile diverso colore rispetto ai sampietrini la prova contraria, sul punto, avrebbe dovuto essere offerta dall'attrice , oltre che evitabile non essendo nemmeno stato dedotto che occupava l'intera carreggiata stradale se la Abrizi avesse usato la necessaria prudenza nella guida del ciclomotore, in considerazione anche del luogo in cui l'incidente si è verificato frequentato da pedoni nel centro di Roma . Infatti, in citazione si legge che si trattava di una striscia lunga alcuni metri la Abrizi ha dichiarato che era lunga circa mezzo metro e, secondo il teste Pastore, circa 40/50 cm. il teste Sinopoli, che passeggiava nella zona, ha dichiarato di avere notato la presenza degli escrementi prima dell'incidente. La domanda, in conclusione, dev'essere rigettata, rimanendo assorbita la decisione sul rapporto processuale con il terzo chiamato in causa. Sussistono giusti motivi per disporre l'integrale compensazione delle spese processuali, comprese quelle di Ctu la quale, con consequenziale equa ripartizione dell'onere tra tutte le parti in causa, è stata ammessa da Cassazione 2858/99 e 6199/96 . PQM Il tribunale, definitivamente pronunciando, così decide - rigetta la domanda proposta da Paola Falcone - compensa le spese processuali tra tutte le parti, comprese quelle di Ctu. 1