Il regime forfetario non esclude il passaggio a quello ordinario

Secondo gli ermellini, il contribuente non è tenuto a sottoscrivere un formale atto di rinuncia come richiesto dall'Amministrazione finanziaria

Iva, via libera all'applicazione del regime ordinario anche senza l'esercizio del diritto d'opzione da parte del contribuente. Ne consegue che una società può - senza rinunciare formalmente al regime forfetario - fare la dichiarazione sul modello 11, cosiddetto normale, esponendo un credito d'imposta per il rimborso. Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza 11170/06 - depositata il 15 maggio e qui leggibile tra gli allegati - con la quale ha detto no al ricorso dell'Amministrazione finanziaria che aveva chiesto ad una cooperativa un atto formale di rinuncia al regime forfetario in favore di quello canonico. Anche in giudici di merito, precedentemente, sono stati dalla parte del contribuente in particolare, la commissione tributaria regionale aveva osservato che pur essendoci i presupposti per il regime forfetario, il rimborso andava fatto poiché non poteva essere rifiutato per la mancata formalizzazione del regime cosiddetto normale. In pratica, si trattava della mancanza di un mero atto amministrativo non decisivo per capire la volontà del contribuente. Ma il ministero delle Finanze ha presentato comunque ricorso in Cassazione. Impugnazione successivamente respinta dal collegio della quinta sezione civile sulla base del seguente principio l'omessa dichiarazione di opzione per l'applicazione dell'Iva nel modo ordinario, di cui all'articolo 31 del Dpr 633/72, può essere surrogata da comportamenti concludenti del contribuente, avendo il legislatore previsto con l'articolo 1 del Dpr 442/97, con disposizione applicabile, per volontà espressa della legge, anche ai comportamenti tenuti dal contribuente anteriormente all'entrata in vigore del Dpr 442/97, che i comportamenti concludenti tenuti dal contribuente o le modalità di tenuta della contabilità costituiscono elementi da cui desumere il regime applicabile . Non solo. I comportamenti definiti concludenti possono essere desunti anche dalle scritture contabili della società. In altre parole, la validità dell'opzione e della relativa revoca è subordinata unicamente alla sua concreta attuazione sin dall'inizio dell'anno o dell'attività .

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 22 marzo-15 maggio 2006, n. 11170 Presidente Prestipino - Relatore Genovese Ricorrente ministero delle Finanze Rilevato che l'Ufficio Iva di Oristano aveva rettificato le dichiarazioni annuali presentate dalla società Fior di Loto Coop Arl per gli anni 1989, 1990 e 1991 con le quali erano state richieste - come rimborso - le eccedenze d'imposta risultanti dalle dichiarazioni che la contribuente, senza avere dichiarato di rinunciare al regime forfetario previsto per aziende agricole con volume di affari inferiore a lire 10 milioni, aveva utilizzato il modello 11, cosiddetto normale, ove aveva esposto una situazione a credito, chiedendone il rimborso che, invece, per l'Ufficio, il mancato abbandono del regime forfetario avrebbe precluso la presentazione delle dichiarazioni annuali, di qui gli avvisi di rettifica e il diniego di rimborso dei crediti tributari esposti, con le relative sanzioni che con varie decisioni la Ctp ha accolto le domande dei contribuenti avverso le quali l'Ufficio ha proposto appello, respinto, con unica decisine, dalla Ctr della Sardegna che i giudici del gravame, pur concordando con l'Amministrazione sul principio secondo il quale il volume di affari nullo costituirebbe volume inferiore ai dieci milioni di lire, non hanno considerato legittimo il rigetto della domanda di rimborso, in quanto disposto per un mero fatto procedurale amministrativo, quale sarebbe la mancata formalizzazione, da parte della contribuente, del cosiddetto regime Iva normale, attraverso l'esercizio dell'apposita opzione che, avverso tale sentenza, ha proposto ricorso per cassazione l'Amministrazione finanziaria, sostenuto da un unico motivo, contro cui resiste la società contribuente, con controricorso che, richiesto del parere in ordine all'eventuale sussistenza d'una delle ipotesi di cui all'articolo 375 Cpc, il Pg presso questa Corte ha chiesto la reiezione del ricorso per manifesta infondatezza che con l'unico motivo di ricorso con il quale lamenta la violazione e falsa applicazione dell'articolo 34 Dpr 633/72, in relazione all'articolo 62, comma 1, D.Lgs 546/92 il ministero delle Finanze deduce che la dichiarazione di rinuncia all'esonero del regime ordinario Iva non costituirebbe un mero dato procedurale ma sarebbe una dichiarazione negoziale, a contenuto sostanziale, che determinerebbe il regime fiscale applicabile al contribuente che tale manifestazione avrebbe carattere recettizio e dovrebbe essere portata a conoscenza dell'Amministrazione entro i termini perentori stabiliti dalla legge, onde assicurare certezza ai rapporti giuridici di imposta che tali conclusioni non sarebbero alterare dal sopraggiungere del regime delle opzioni introdotte dal Dpr 442/97, che avrebbe dato rilievo al comportamento concludente della parte, attesto che tale disciplina non avrebbe valore retroattivo che neppure potrebbe darsi rilievo al regime agricolo, stabilito dall'articolo 6 del Dl 746/83 che pure consente ai produttori agricoli che non abbiano optato per il regime normale di recuperare l'Iva assolta sugli acquisti di beni strumentali, ammortizzabili, atteso che il rimborso, in tal caso, verrebbe comunque condizionato alla possibilità di presentare la dichiarazione annuale che, nella specie, per gli anni interessati non sarebbe stata prodotta alcuna rinuncia al regime di esonero e, pertanto, la società contribuente non avrebbe avuto la facoltà di presentare la dichiarazione annuale e di chiedere il rimborso dell'imposta. Considerato che il ricorso è manifestamente infondato e, pertanto, deve essere respinto che questa Corte ha ormai ripetutamente affermato per tutte, nella sentenza 10599/03 il principio secondo cui, l'omessa dichiarazione di opzione per l'applicazione dell'Iva nel modo ordinario, di cui all'articolo 31, ultimo comma, del Dpr 633/72, può essere surrogata da comportamenti concludenti del contribuente, avendo il legislatore previsto con l'articolo 1 del Dpr 442/97, con disposizione applicabile, per disposizione espressa del legislatore, contenuta nell'articolo 4 della legge 342/00, anche ai comportamenti tenuti dal contribuente anteriormente all'entrata in vigore del Dpr 442/97, che i comportamenti concludenti tenuti dal contribuente o le modalità di tenuta della contabilità costituiscono elementi da cui desumere il regime applicabile in concreto che, in tale sentenza, in particolare, è stato chiarito che, per effetto delle disposizioni legislative contenute nel comma 1 dell'articolo 1 Dpr 442/97 dove si è previsto espressamente che 1 l'opzione e la revoca di regimi di determinazione dell'imposta o di regimi contabili si desumono da comportamenti concludenti del contribuente o dalle modalità di tenuta delle scritture contabili 2 la validità dell'opzione e della relativa revoca è subordinata unicamente alla sua concreta attuazione sin dall'inizio dell'anno o dell'attività 3 è comunque consentita la variazione dell'opzione e della revoca nel caso di modifica del relativo sistema in conseguenza di nuove disposizioni normative e di cui al comma 1 dell'articolo 4 legge 342/00 dove, con norma dichiarata interprativa , è stato testualmente disposto che il citato articolo 1 del Dpr 442/97 concernente l'opzione e la revoca di regimi di determinazione dell'imposta o di regimi contabili , si intende applicabile anche ai comportamenti concludenti tenuti dal contribuente anteriormente alla data di entrata in vigore del citato decreto 442/97 , con la precisazione che non si fa luogo a restituzione di imposte, soprattasse e pene pecuniarie già pagate , non è più sostenibile, in diritto, la tesi già avanzata da Cassazione 9310/97, 2732/97 nonché Cassazione 8960/95 per la quale le opzioni che il contribuente è chiamato ad effettuare nella dichiarazione fiscale, in ordine al regime contabile o di determinazione di un'imposta, hanno natura di negozio unilaterale e, in quanto tali, sono assoggettate, ai sensi dell'articolo 1324 Cc, alle norme sui contratti con la conseguenza che l'errore commesso nel loro esercizio è rettificabile solo qualora sia essenziale e riconoscibile ma debbono riaffermarsi - per la loro aderenza al riprodotto nuovo assetto normativo - i più recenti principi Cassazione tributaria, 9885/02, 12286/01, 11455/01, 6886/01, 5931/01 secondo cui 1 l'opzione e la revoca di regimi speciali di determinazione delle imposte dirette e dell'Iva o di regimi contabili si desumono da comportamenti concludenti del contribuente o dalle modalità di tenuta delle scritture contabili 2 la loro validità, in base all'articolo 1 del Dpr 442/97, è subordinata unicamente alla loro concreta attuazione sin dall'inizio dell'anno o dell'attività 3 tale sistema di opzione e revoca , per l'articolo 4 della legge 342/00, si applica anche ai comportamenti tenuti dai contribuenti anteriormente alla sua entrata in vigore essendo indubitabile la natura effettivamente interpretativa della norma dettata dall'articolo 4 detto in quanto la stessa non è suscettibile di interpretazione autonoma ma deve necessariamente integrarsi con la disposizione interpretata in un nesso di inscindibile complessità, sì che la disciplina da applicare concretamente al singolo caso va desunta cumulativamente dalla disposizione interpretativa e da quella interpretata che, alla luce di tali considerazioni, il ricorso dell'Amministrazione appare infondato e, pertanto, deve essere respinto, senza che sia necessario provvedere sulle spese di questa fase, per non avere l'intimata svolto attività defensionale. PQM Rigetta il ricorso.