Il decreto Bersani compatta gli avvocati

Numerose le azioni di protesta. Oggi tutti a raccolta dal Cnf. L'Oua propone per il 21 luglio un giorno di sciopero e di mobilitazione

Avvocati sul piede di guerra. Oggi sarà la giornata della riunione del Consiglio nazionale forense allargata a tutte le associazioni e gli Ordini che vorranno partecipare per parlare di iniziative forti contro il decreto Bersani. Si discute ci sarà sicuramente del deliberato dell'Organismo unitario dell'avvocatura leggibile tra i documenti correlati che sottopone all'attenzione dell'Assemblea l'opportunità della non più differibile proclamazione di una incisiva e protratta astensione generale, al fine di ottenere che il decreto legge che ha posto le censurate norme non sia convertito in legge, ovvero veda lo stralcio delle parti che indebitamente intervengono ed interferiscono sulla professione forense . Secondo la proposta dell'Oua, all'astensione dovrebbe essere accompagnata una manifestazione di protesta da calendarizzare al più tardi per il 21 luglio prossimo a Roma, invitando il premier Romano Prodi, il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani e il ministro della Giustizia Clemente Mastella per dare risposte chiare alle richieste degli avvocati italiani. Le giornate del 21 e 22 luglio, infatti, già fissate per la discussione dell'ordinamento professionale, potrebbero essere invece destinate, allo sviluppo di iniziative di mobilitazione e protesta. Allo stesso tempo dovrebbero essere indette assemblee nei singoli fori e distretti, con la partecipazione dei delegati congressuali, invitando anche i parlamentari locali di entrambi gli schieramenti, per un coinvolgimento nel dibattito. Ieri, intanto, il Consiglio dell'Ordine di Roma considerata la drammatica situazione determinata dal decreto Bersani che di fatto scardina principi da sempre posti a garanzia di avvocati e cittadini ha deliberato di convocare per il 6 luglio un'adunanza consiliare a Palazzo di Giustizia di piazza Cavour aperta a tutti i colleghi e a tutte le associazioni per individuare le forme di protesta più idonee ad ottenere la revoca del provvedimento . Il presidente del Cnf, Guido Alpa, convocando la riunione straordinaria di oggi ha voluto sottolineare come agire per decreto legge su temi oggetto di dibattito da molti anni è al di fuori della logica della Costituzione, ed è assurdo che, a quanto pare, le misure in oggetto non siano contenute in un disegno di legge ordinario, per consentire almeno un serio dibattito parlamentare, non soggetto ai ritmi e agli obblighi della conversione dei decreti legge . Il presidente Alpa ha segnalato inoltre che il programma elettorale dei Ds, confluito in quello dell'Unione, non conteneva affatto propositi destabilizzanti del sistema delle professioni quali quelli che si profilano in queste ore. La linea del Governo italiano - ha detto Alpa - pare violare le recenti prese di posizione espresse dal Parlamento europeo a favore delle professioni con riguardo al caso specifico degli avvocati, non si è neanche ritenuto di attendere che la questione fosse risolta dalla Corte di giustizia Ce, che già nel 2002 ha fatto salvo il sistema tariffario e che in queste settimane si trova nuovamente a conoscere della questione, su istanza di alcuni giudici italiani .

Organismo unitario dell'avvocatura italiana Roma, 3 luglio 2006 La Giunta dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana, riunita telematicamente e in via d'urgenza nel giorno 3 luglio 2006, preso atto della recentissima approvazione del c.d. Pacchetto Bersani , contenente svariate norme destinate ad incidere nell'immediato e con tutt'altro che irrilevante impatto sulla disciplina della professione forense, ribadisce i contenuti in qualche modo premonitori delle deliberazioni assunte nello scorso mese di marzo, che condussero alla indizione di una astensione, e successivamente di una mobilitazione generale dell'Avvocatura, con lo svolgimento di una Assemblea Generale in Roma il 5 aprile. Tale iniziativa, che raccoglieva le numerose richieste di mobilitazione e denuncia provenienti da Ordini territoriali, puntava infatti a censurare l'intollerabile protrarsi degli attacchi al sistema ordinistico, alla dignità della professione, alla stessa riserva di giurisdizione attraverso la riduzione di crescenti ambiti di attività di difesa . L'attacco era anche all'accanimento con il quale l'Antitrust, sorda ai richiami del Parlamento Europeo, reiteratamente interveniva per censurare l'esistenza dei minimi tariffari e del divieto di patto di quota lite, così come del divieto di pubblicità. Si voleva sin da allora un forte gesto di denuncia a tutte le forze politiche che si contendevano il voto dei professionisti e degli avvocati italiani - ceto medio che a buon diritto fa parte del tessuto produttivo, delle forze vive del Paese - per costituirle in mora rispetto alle nostre istanze, e particolarmente chi avrebbe poi assunto la responsabilità di governo del Paese, al fine di evitare che tali proposito trovassero accoglimento in manovre legislative. Rileva inoltre che i timori da tempo espressi hanno purtroppo trovato oggi una prima e grave, puntuale conferma nel provvedimento qui censurato, significativamente elaborato e presentato alla stampa ed all'opinione pubblica dai soli responsabili dei dicasteri economici, in assenza del ministro di Giustizia, con palese sottovalutazione e svilimento della rilevanza delle riforme così introdotte sotto il profilo della disciplina delle professioni, della tutela dei diritti e delle risorse destinate al settore che ancora oggi il richiamo alla normativa europea viene strumentalmente agitato, stravolgendone i significati e la portata ben oltre il reale, e obliando, per contro, il riconoscimento espresso operato circa la peculiarità della professione forense, che involge la tutela di interessi generali, incidendo nel campo della libertà, della sicurezza e della giustizia dello stato di diritto, di talchè i principi e i valori fondanti rappresentano nodi di pubblico interesse Risoluzione Parlamento Europeo 16.3.2006 che, quanto al metodo, i provvedimenti contestati sono stati assunti con decreto legge, in totale spregio dei precetti costituzionali e sulla falsariga di iniziative già assunte dalla precedente maggioranza e fermamente criticate dall'allora opposizione, con la perpetuazione di un modo di operare che appare ispirato più a fini propagandistici che di reale sostanza che, quanto al merito, nei provvedimenti contestati appare evidente il gravissimo difetto di proporzionalità tra le misure adottate ed il preteso obiettivo della liberalizzazione, posto, in estrema sintesi, che i la rimozione del divieto di pubblicità, in assenza di una disciplina di titoli e specializzazioni da tempo invocata nel più vasto ambito della riforma dell'ordinamento professionale apre la strada ai più gravi abusi informativi nei riguardi dell'utenza, provocando cosi un risultato esattamente opposto a quello auspicato ii l'abolizione dei minimi tariffari apre la strada ad una incontrollabile corsa al ribasso nell'offerta delle prestazioni professionali, inevitabilmente destinata a tradursi in uno scadimento del livello delle stesse, quanto meno a seguito della conseguente riduzione delle risorse da destinarsi alla ricerca della qualità. iii l'abolizione delle tariffe fisse obbligatorie, a ben vedere, parrebbe porre nel nulla anche la tabella relativa ai diritti, comportando, sostanzialmente, il venir meno pressoché integrale dell'attuale tariffa, della quale resterebbero infatti in essere unicamente gli onorari massimi iiii la rimozione del divieto del patto di quota lite è foriera di gravi ed imprevedibili conseguenze sul piano del rischio di compromissione della terzietà dell'avvocato rispetto all'oggetto della lite, terzietà che rappresenta la garanzia della sua oggettività e della sua serenità nella gestione degli interessi del cliente che è riduttivo e mortificante dipingere gli avvocati italiani - anch'essi cittadini e consumatori - come nemici della concorrenza e della modernità tout court, senza dare atto del percorso di autoriforma da tempo in atto e delle qualificanti aperture mostrate, senza rispettarne il ruolo e la funzione, così come le legittime aspettative per la costruzione condivisa di un nuovo e più moderno assetto, ed alimentando nel contempo un pernicioso, quanto improduttivo e sterile scontro tra gruppi sociali che la disponibilità manifestata sino ad oggi dalla classe forense nei confronti della politica, anch'essa del tutto sorda alle istanze di dialogo e consultazione, oltre che per quella stessa concertazione più volte capziosamente propugnata, ma evidentemente con gli avvocati e i professionisti non gradita, non può protrarsi oltre che a nulla sono valsi i richiami da più parti operati alle risoluzioni del Parlamento Europeo e le rassicurazioni fornite ai professionisti e agli avvocati italiani sul loro futuro, recentemente ribadite anche dal Ministro Mastella, tra le cui attribuzioni rientra espressamente la disciplina delle professioni, nelle sue dichiarazioni programmatiche alle Camere, ove si rinvengono proposizioni che drasticamente contrastano con i contenuti del provvedimento oggi oggetto di censura che il Presidente del Consiglio e lo stesso Ministro Bersani hanno annunciato ulteriori interventi, anch'essi urgenti, in tema di riforma delle professioni, e ciò giustifica ulteriori timori e conseguenti immediate reazioni che, paradossalmente, nessuno pare aver rilevato che questo Governo affronta la gravissima crisi in cui versa la Giustizia - non per colpe o demeriti dell'Avvocatura, che rivendica formalmente la propria costante disponibilità al servizio, anche gratuito - con una riduzione dello risorse pari ad Euro 350.000.000,00, da qui al 2008 articolo 24 del Decreto Bersani Conseguentemente ritiene che sia da sottoporre all'Assemblea dell'Avvocatura, convocata presso il Consiglio Nazionale Forense per il 5 luglio p.v., l'opportunità della non più differibile proclamazione di una incisiva e protratta astensione generale, al fine di ottenere che il decreto legge che ha posto le censurate norme non sia convertito in legge, ovvero veda lo stralcio delle parti che indebitamente intervengono ed interferiscono sulla professione forense all'astensione debba accompagnarsi una manifestazione di protesta da calendarizzare al più tardi per il giorno 21 luglio prossimo, in Roma, con invito al Ministro Bersani e al Ministro Mastella, nonché al Premier Prodi a partecipare alla successiva assemblea generale dell'avvocatura, per dare chiare risposte alle legittime richieste e proteste degli avvocati italiani sia opportuna altresì una conferenza stampa unitariamente convocata e tenuta, nell'imminenza o subito dopo la manifestazione, e l'immediato avvio in sede nazionale e locale di una campagna di stampa, con pubblicazioni anche a pagamento, con messaggi chiari e comprensibili, come già in altre occasioni suggerito, per far sì che dinanzi all'opinione pubblica sia ripristinata la verità sulle troppe e strumentali bugie, e denigranti luoghi comuni, che in questi giorni hanno affollato le pagine dei quotidiani in danno degli avvocati, a tal fine reperendo e destinando le opportune risorse economiche. Non sfugge a nessuno di noi, infatti, la strumentalità con la quale i temi che riguardano l'avvocatura sono stati posti all'attenzione del cittadino, oltretutto persistendo nel dipingere la classe forense come retrograda e conservatrice tout court le due giornate del 21 e 22 luglio 2006, già fissate per la discussione del tema dell'ordinamento professionale, opportunamente possano venire destinate allo sviluppo di iniziative di mobilitazione e di protesta dovranno poi essere indette assemblee nei singoli fori e distretti, con la partecipazione dei delegati congressuali, alle quali invitare i parlamentari locali di entrambi gli schieramenti, per un loro aperto ed espresso coinvolgimento nel dibattito sulle ragioni dell'avvocatura. Si dovranno chiedere loro, in particolare se avvocati, precise, chiare ed univoche scelte di campo. L'avvocatura italiana deve evitare di cadere nella trappola, da più parti strumentalmente approntata, di facili e superficiali accuse di corporativismo, riaffermando la funzione di rilevanza costituzionale della difesa, il proprio ruolo e la ferma volontà di concorrere alla rapida approvazione di un equilibrato ed organico intervento di ammodernamento e revisione dell'assetto ordinamentale, che accentui e favorisca lo sviluppo sia della professione che del Paese, ma che mantenga l'identità degli avvocati italiani. Il rischio concreto da scongiurare è che sul provvedimento, censurabile sia nel metodo che nel merito, sia richiesta dal Governo la fiducia, come preannunciato, e che, ancora peggio, ciò possa avvenire nel periodo estivo, come spesso è accaduto anche in passato con riforme e provvedimenti impopolari. Per queste ragioni, anche l'appuntamento rappresentato dalla seconda sessione congressuale, assai improvvidamente slittato dalla originaria data dei primi di giugno, con conseguente impossibilità per la classe forense di rappresentare tempestivamente e con efficacia alla neo eletta maggioranza di governo le proprie posizioni e proposte, dovrà venire rimodulato nei contenuti e nelle forme, per poter rappresentare con ancora maggiore efficacia l'assise politica nella quale l'avvocatura tutta definisce unitariamente le proprie posizioni e strategie. Dà mandato al Presidente, ed ai componenti di Giunta che parteciperanno all'assemblea dell'avvocatura, già convocata presso il Consiglio Nazionale Forense per il prossimo mercoledì 5 luglio, di rappresentare le posizioni qui assunte, al fine di pervenire alle più opportune deliberazioni, con l'auspicio che almeno in questa occasione possa trovare corpo e sostanza quell'afflato unitario che, solo, può rendere forte ed autorevole la voce dell'avvocatura italiana. ?? ?? ?? ?? Via G.G.Belli, 27 - 00193 Roma - Tel. 06.32.18.983 - 06.32.21.805 - Fax 06.32.19.431 www.oua.it - e-mail segreteria@oua.it - claudio.rao@oua.it