Le intercettazioni? Insostituibili. Le regole ci sono, basta applicarle

di Sergio Beltrani

Ci risiamo. Il tradizionale scandalo estivo italico, che nella fattispecie riguarda nientemeno che l'ex Real Casa, porta con sé un inevitabile corollario di polemiche, come già è stato per i furbetti del quartierino e, in tempi più recenti, per Calciopoli. Riemerge - e torna a dividere - il nodo delle intercettazioni telefoniche. Dirittoegiustizi@.it dà spazio al dibattito pubblicando due contributi di segno opposto, firmati da Sergio Beltrani e Roberto Martinelli che vengono proposti anche sul numero 26/2006 del settimanale D& G , sulla necessità o meno di nuove regole per disciplinare la materia cfr. l'inserto speciale pubblicato sul numero 35/2005 di D& G , a cura di Roberto Martinelli, Livia Rossi, Sergio Beltrani, Bruno Botti, Giancarlo Zingoni e Davide Dionisi . Da una parte vanno considerate le esigenze delle inchieste giudiziarie e l'importanza di mezzi di ricerca della prova in grado di permettere l'accertamento di reati che altrimenti resterebbero ignoti nella maggior parte dei casi dall'altra non si possono ignorare i brogliacci che finiscono in prima pagina, gli schizzi di veleno che colpiscono anche terzi estranei alle vicende giudiziarie, la questione degli impianti di ascolto esterni alle Procure. Più volte la Cassazione è intervenuta a indicare i confini sul delicato tema degli atti coperti da segreto cfr. l'inserto speciale a cura di Sergio Beltrani pubblicato dal settimanale D& G in due puntate nei numeri 27 e 29/2005 . Ora anche i giornalisti battono un colpo il Consiglio nazionale dell'Ordine annuncia che assicurerà un codice di comportamento in grado di coniugare la libertà di stampa con il diritto alla riservatezza, entrambi beni giuridici di grande valore per i cittadini. E fra i riferimenti da non perdere mai di vista c'è il principio del contraddittorio nella formazione della prova, contenuto nel quarto comma dell'articolo 111 della Costituzione. Il ministro della Giustizia Clemente Mastella, intanto, non ha ancora scoperto tutte le sue carte nell'audizione davanti alla commissione Giustizia del Senato di martedì 27 giugno, però, ha definito improcrastinabile un intervento normativo in materia di intercettazioni telefoniche tale da rafforzare gli aspetti di garanzia individuale dei soggetti coinvolti in uno strumento probatorio molto invasivo . Da più parti, comunque, viene sottolineata l'inutilità della caccia al cronista, di fronte all'ipotesi di pene più severe per cronisti ed editori il ministro, in ogni caso, parla di adeguate sanzioni pecuniarie per le testate giornalistiche che illegittimamente pubblichino documenti coperti dal segreto di indagine o comunque dal segreto d'ufficio . I lettori, dal canto loro, corrono in edicola per sapere che cosa dice in privato questo o quell' intercettato . Il Garante della privacy ha ricordato che sarebbe già un passo avanti il pieno rispetto delle regole sulla protezione dati personali. Come dire ben vengano nuove norme in armonia con i principi del giusto processo, ma ricordiamoci anche delle leggi che ci sono. di Sergio Beltrani* Ancora intercettazioni, ancora uno scandalo. Dopo la pubblicazione delle conversazioni intercettate nell'ambito delle indagini sui furbetti del quartierino , sul Laziogate e su Calciopoli, arriva, immancabile, la pubblicazione di quelle intercettate nell'ambito del Savoiagate , seguita dal solito coro di lamentele per la gogna mediatica alla quale si sarebbero trovati esposti interlocutori ed interlocutrici. Regole e presunti vuoti. Ma esiste davvero il vuoto normativo di tutela della privacy degli indagati e dei loro congiunti che molti lamentano, e che si vorrebbe addirittura colmare con un decreto-legge? L'articolo 114 comma 2 Cpp stabilisce che è vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari [in difetto dell'esercizio dell'azione penale, oppure quando si procede con citazione diretta o con giudizio immediato] ovvero fino al termine dell'udienza preliminare [quando ne sia prevista la celebrazione] il divieto è ribadito dall'articolo 329 Cpp. Questa disciplina, profondamente innovativa rispetto all'articolo 164 del Cpp del 1930, garantisce adeguatamente il diritto di cronaca giudiziaria, che costituisce espressione della più ampia garanzia di cui all'articolo 21 Costituzione, poiché per gli atti non coperti da segreto assoluto e per quelli ab initio non segreti, sussiste un divieto limitato di pubblicazione che, se impedisce la diffusione del testo totalmente o parzialmente riprodotto dell'atto, non si estende al suo contenuto a guisa d'informazione Cassazione 10135/94 . La giurisprudenza ha precisato che la notifica all'imputato dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere fa venir meno l'obbligo del segreto intraprocessuale, ma non esclude il divieto di pubblicazione, atteso che va fatta distinzione tra atti coperti da segreto e atti non pubblicati, in quanto, mentre il segreto opera all'interno del procedimento, il divieto di pubblicazione riguarda la divulgazione tramite la stampa e gli altri mezzi di comunicazione sociale Cassazione 3896/03 , e che la già avvenuta diffusione di notizie di atti di indagine coperti da segreto non fa venir meno la segretezza e quindi il divieto di pubblicazione poiché con la successiva divulgazione vengono dati all'atto maggior risalto e diffusione Cassazione 10135/95 . Una prima conclusione è d'obbligo il divieto di pubblicare, all'indomani dell'emissione di ordinanze cautelari, verbali che riportano le conversazioni intercettate, esiste già. Sanzioni su due piani. Quali le conseguenze dell'indebita pubblicazione? La normativa vigente opera su due piani, uno disciplinare, l'altro penale. In relazione al primo, l'articolo 115 Cpp prevede che, salve le sanzioni previste dalla legge penale, la violazione del divieto di pubblicazione previsto dagli articoli 114 e 329 comma 3 lettera b costituisce illecito disciplinare quando il fatto è commesso da impiegati dello Stato o di altri enti pubblici ovvero da persone esercenti una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato. Di ogni violazione del divieto di pubblicazione commessa dalle persone indicate nel comma 1 il Pm informa l'organo titolare del potere disciplinare . Anche prima dell'entrata in vigore delle nuove norme sugli illeciti disciplinari dei magistrati, pertanto, le eventuali violazioni riconducibili a questi ultimi erano disciplinarmente sanzionate, così come quelle riconducibili agli ausiliari ed alle forze dell'ordine. In relazione al secondo, l'articolo 326 Cp prevede che il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Se l'agevolazione è soltanto colposa, si applica la reclusione fino ad un anno. Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, per procurare a sé o ad altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da 2 a 5 anni. Se il fatto è commesso al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a 2 anni . E l'articolo 684 Cp prevede che chiunque pubblica, in tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa d'informazione, atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione, è punito con l'arresto fino a trenta giorni o con l'ammenda da euro 51 a euro 258 . Quest'ultima fattispecie ha carattere plurioffensivo tutelando, ad un tempo, non solo dell'interesse dello Stato al retto funzionamento dell'attività giudiziaria, ma anche delle posizioni delle parti processuali e, comunque, della reputazione di esse Cassazione 42269/04 , e non è scriminata dall'esercizio del diritto di cronaca non può rientrare nell'esercizio del diritto di cronaca la pubblicazione, anche per riassunto o a titolo di informazione, di atti per i quali la stessa è vietata e che in nessun caso essa può giustificare l'attacco alla reputazione altrui Cassazione 2377/90 . I documenti non attinenti all'indagine. Con specifico riguardo alla materia delle intercettazioni, manca perché, alla luce delle norme appena richiamate, superfluo uno specifico divieto di pubblicazione quanto alle conversazioni non strettamente attinenti alle indagini, l'articolo 268 Cpp, commi 4-6, ne prevede lo stralcio, anche di ufficio, da parte del Gip previo avviso al Pm ed al difensore, onde consentirne la partecipazione soltanto alla scadenza del termine accordato ai difensori per esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni. Se come accade quando i servizi di ascolto sono ancora in corso, ovvero mentre sono in preparazione ordinanze cautelari dal deposito può derivare un grave pregiudizio per le indagini, il giudice autorizza il Pm a ritardarlo non oltre la chiusura delle indagini preliminari. L'articolo 269 Cpp prevede, inoltre, che i verbali e le registrazioni sono conservati integralmente presso il Pm che ha disposto l'intercettazione. Salvo quanto previsto dall'articolo 271 comma 3, le registrazioni sono conservate fino alla sentenza non più soggetta a impugnazione. Tuttavia gli interessati, quando la documentazione non è necessaria per il procedimento, possono chiederne la distruzione, a tutela della riservatezza, al giudice che ha autorizzato o convalidato l'intercettazione. Il giudice decide in camera di consiglio a norma dell'articolo 127. La distruzione, nei casi in cui è prevista, viene eseguita sotto controllo del giudice. Dell'operazione è redatto verbale . Lo stralcio delle conversazioni impone la delicata valutazione sulla loro attinenza alle indagini, e non può esser rimesso unilateralmente al Pm o al giudice la difesa inevitabilmente, a bocce ferme deve poter interloquire, onde evitare il sospetto della dispersione anche in buona fede di risultanze ad essa favorevoli. Ecco un esempio, naturalmente di pura fantasia da intercettazioni ambientali operate in una pizzeria, si evince la consegna di denaro da parte di un delinquente alla dr. Tizia, magistrato, onde comprarne i favori, in presenza del dottor Caio, anch'esso magistrato. Chi potrebbe dubitare dell'assoluta rilevanza di altre intercettazioni, dalle quali si evinca l'esistenza di una relazione extraconiugale tra Tizia e Caio? Se le conversazioni che la documentano fossero stralciate, come potrebbe il dottor Caio estraneo alla corruzione giustificare la sua presenza in pizzeria? Le proposte sul tavolo. Il Ddl presentato dal governo Berlusconi nel settembre del 2005 introduceva articolo 2, comma 1 il divieto di pubblicazione per riassunto o nel contenuto , per ogni sorta di atto comunque inerente al procedimento, anche se non sussiste più il segreto, fino a chiusura delle indagini preliminari, ovvero al termine dell'udienza preliminare. In tal modo, peraltro, si ritornerebbe all'assetto del Cpp del 1930, reimponendo inaccettabili bavagli alla stampa non sarebbe, ad esempio, consentito dar notizia neanche di un arresto, ovvero dell'esecuzione di una ordinanza applicativa di una misura coercitiva, atti non soggetti a segreto, e questo appare francamente aberrante, oltre che in inaccettabile contrasto sistematico con la ratio che aveva ispirato la disciplina nella quale esse sarebbero destinate a confluire Nell'intento del legislatore delegante, i limiti alla divulgabilità degli atti di indagine preliminare si collegano inequivocabilmente alle esigenze investigative, operando al fine di scongiurare ogni possibile pregiudizio alle indagini a causa di una anticipata conoscenza delle stesse da parte della persona indagata. L'analiticità con cui il delegante ha inteso precisare i casi di divieto di pubblicazione degli atti [è] evidentemente indicativa del rifiuto di introdurne ulteriori, in rispetto del principio sancito dall'articolo 21 della Costituzione Corte costituzionale 59/1995 . Al contrario, indiscutibilmente funzionale al raggiungimento della tutela della privacy dei cittadini in relazione a conversazioni ormai prive di interesse investigativo appariva il divieto di pubblicazione, anche parziale o per riassunto, della documentazione, degli atti e dei contenuti relativi a conversazioni o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche di cui sia stata ordinata la distruzione ai sensi degli articoli 268, 269, e 271 articolo 2, comma 2, Ddl . Gli articoli 12 e 14 del Ddl inasprivano il trattamento sanzionatorio dei reati di cui agli articoli 326 e 684 Cp, prevedendo anche l'applicabilità di sanzioni pecuniarie all'ente ovvero l'impresa giornalistico/editoriale cui dovesse esser riconducibile il reato di cui all'articolo 684 Cp commesso da suoi amministratori. Strumenti necessari. La materia in esame coinvolge più interessi di rilievo costituzionale non soltanto la riservatezza di indagati e dei loro amici e parenti , ma anche la libertà di stampa ed il diritto della collettività ad una corretta informazione sulle vicende giudiziarie. È di certo abnorme la sottoposizione di personaggi pubblici e non alla gogna mediatica certo più comodamente evitabile, astenendosi da certi comportamenti attraverso l'indebita pubblicazione di verbali di intercettazione ma che dire dei giudizi che alcuni protagonisti, diretti o indiretti, del Savoiagate hanno formulato, a volte senza sapere ancora di cosa stessero parlando, sulle capacità professionali e sull'equilibrio dei magistrati che si sono occupati del caso? . Sarebbe altrettanto abnorme, peraltro, vietare tout court la cronaca giudiziaria o limitarla ai soli, interessati, commenti degli indagati e dei loro difensori , come anche mascherare, dietro la ratio della tutela della privacy, l'intento neanche celato nel Ddl del governo Berlusconi di limitare tout court il ricorso alle intercettazioni, che la storia recente del Paese dimostra costituire fisiologicamente cfr. articoli 267, comma 1, Cpp, e 13 legge 203 del 1991 insostituibile strumento per l'accertamento di reati altrimenti non accertabili. A garanzia del già esistente divieto di pubblicazione dei verbali di intercettazione, potrebbe risultare non decisivo l'inasprimento del trattamento sanzionatorio, da molti auspicato fino a che la fattispecie di cui all'articolo 684 Cp conserverà natura contravvenzionale con conseguente applicazione di un più mite regime, sostanziale e processuale , ogni intervento risulterà inutile e, d'altro canto, ove si disciplinasse la fattispecie come delitto, si renderebbe necessario ex articolo 3 Costituzione inasprire anche il trattamento sanzionatorio dei delitti accertati attraverso le intercettazioni indebitamente divulgate. Al contrario, potrebbe rivelarsi incisivo il ricorso a sanzioni amministrative come ad esempio il divieto temporaneo di pubblicazione del giornale , non suscettibili come le pene accessorie di sospensione condizionale, e intuibilmente più temute, colpendo interessi economici. Appare, comunque, improponibile il ricorso allo normazione d'urgenza, poiché esso dimostrerebbe che la privacy di indagati, stelle della politica e stelline dello spettacolo costituisce bene di rango pozione rispetto all'autonomia ed all'indipendenza della magistratura, che negli ultimi giorni si è ammesso poter essere compromesse dal nuovo Ordinamento giudiziario tanto che la compagine governativa ha programmato la sospensione della sua vigenza, con corsia parlamentare preferenziale , ma che non si è ritenuto meritevoli di esser tutelate da analogo strumento normativo. *Magistrato