Il presunto ex militante non può essere ""sfruttato"" sul manifesto politico

Il Garante accoglie la protesta di una donna, fotografata ad una manifestazione anni addietro, la cui immagine era stata utilizzata da un partito per una campagna tesseramento. In questi casi occorre un consenso specifico

Tempo di elezioni e tempo di bacchettate anche per i partiti politici se abusano del diritto alla privacy dei cittadini e, anche, degli ex simpatizzanti o presunti tali. Pochi giorni prima della consultazione elettorale l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha condannato un partito politico non è stato reso noto quale, proprio per la coincidenza con la tornata elettorale che aveva utilizzato, senza ottenerne un previo consenso, l'immagine di una donna per un manifesto relativo alla campagna di tesseramento. La donna era stata fotografata, parecchi anni addietro, nel corso di una manifestazione pubblica. Anche in virtù del tempo trascorso, ma non solo, la donna ha adito il Garante per la privacy sostenendo che l'associazione tra la sua immagine e la campagna promozionale politica l'avrebbe esposta ad un giudizio di terzi potenzialmente lesivo della sua dignità personale in quanto le avrebbe potuto far attribuire una fede politica che non ha. L'Authority ha accolto le doglianze della donna ed ha disposto affinchè il partito in questione rimuovesse al più presto i manifesti, nonché ordinando che quella fotografia non fosse più utilizzata per ogni altra futura pubblicazione, indipendentemente dal supporto cartaceo, via Internet o altro . Il Garante ha chiarito che il diritto di cronaca non richiede il consenso di chi viene ritratto in contesti simili quando la riproduzione sia collegata ad avvenimenti pubblici o che si svolgono in pubblico tuttavia il trattamento di dati deve svolgersi, affinchè sia lecito, nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali. L'utilizzo di quella foto, oggi, lontano dal contesto immediato in cui fu scattata, è in grado di fornire a detta dell'Autorità, che ha inserito la notizia nell'ultimo numero della sua Newsletter, qui leggibile come documento correlato un'immagine diversa della persona quale oggi è in realtà. E, dunque, il suo utilizzo avrebbe richiesto una specifica autorizzazione da parte del soggetto che, invece, ha visto violato il proprio diritto alla privacy. m.c.m.