Il fallimento travolge anche le anticipazioni sulle polizze vita? L'interrogativo alle sezioni unite

Finalmente si va verso la soluzione di un contrasto rimasto aperto per sette anni l'impignorabilità delle somme liquidate dall'assicuratore è totale o si riferisce solo a quelle erogate per la morte dell'assicurato?

Sulla polizza vita la parola passa alle Sezioni unite civili. Sarà infatti il massimo Consesso della Cassazione a stabilire se devono essere escluse dal fallimento solo le somme elargite dall'assicuratore per la morte dell'assicurato o anche quelle che questi ha riscattato anticipatamente. Con l'ordinanza 20243/06 - depositata il 19 settembre e qui leggibile tra gli allegati - la prima sezione civile ha, infatti, rimesso gli atti al Supremo collegio affinché venga risolto il contrasto formatosi sull'argomento. Secondo l'orientamento giurisprudenziale risalente, espressa nelle sentenze 11975/99, 2802/72 e 1811/65, sono impignorabili e quindi non ricadono nel fallimento tutte le somme dovute dall'assicuratore in forza di polizza vita . L'articolo 1923, infatti, non distingue fra quanto dovuto dall'impresa in caso di morte e quanto dovuto se il titolare decide di riscattare. Di segno opposto c'è invece una pronuncia più recente, la 8676/00 in queste motivazioni si legge che le somme dovute dall'assicuratore in forza di assicurazione sulla vita che, a mente dell'articolo 1923 Cc, non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare e che vanno escluse dall'attivo fallimentare, sono soltanto quelle costituenti l'oggetto del contratto in relazione alla funzione tipica di questo, riferita al momento della naturale cessazione del rapporto. Conseguentemente essendo la fattispecie contrattuale dell'assicurazione sulla vita funzionale al conseguimento dello scopo di previdenza, tale finalità potrebbe dirsi raggiunta soltanto nel caso in cui il contratto abbia conseguito lo scopo tipico la morte dell'assicurato , vale a dire la reintegrazione del danno, provocato dall'evento morte e/o sopravvivenza, tramite la prestazione dell'assicuratore preventivamente stimata idonea a soddisfare l'interesse leso, e non anche nel caso in cui l'assicurato, mediante l'esercizio del diritto di recesso, recuperi al suo patrimonio somme che, pur realizzando lo scopo del risparmio, non integrano tuttavia gli estremi della funzione previdenziale .

Cassazione - Sezione prima civile - ordinanza 13 luglio-19 settembre 2006, n. 20243 Presidente Proto - Relatore Gilardi Pm Uccella - difforme - Ricorrente Fallimento Ro.Me.Ca. Srl - Controricorrente Venezia Assicurazioni Spa Rilevato che nella presente controversia si discute in ordine alla legittimazione del curatore fallimentare ad esercitare il riscatto della polizza vita stipulata dal fallito, già in bonis, con l'impresa assicuratrice rilevato che pronunciandosi sul tema la prima sezione di questa Corte con sentenza 8676/00 ha dato al quesito risposta affermativa, osservando come le somme dovute dall'assicuratore in forza di assicurazione sulla vita che, a mente dell'articolo 1923, comma 1 Cc, non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare e che vanno escluse dall'attivo fallimentare ai sensi dell'articolo 46 n. 5 legge fall., sono soltanto quelle costituenti l'oggetto del contratto in relazione alla funzione tipica di questo, riferita al momento della naturale cessazione del rapporto. Conseguentemente, essendo la fattispecie contrattuale dell'assicurazione sulla vita funzionale al conseguimento dello scopo di previdenza, tale finalità potrebbe dirsi raggiunta soltanto nel caso in cui il contratto abbia conseguito il suo scopo tipico, vale a dire la reintegrazione del danno, provocato dall'evento morte e/o sopravvivenza, tramite la prestazione dell'assicurazione prevalentemente stimata idonea a soddisfare l'interesse leso da tale evento, e non anche nel caso in cui l'assicurato, mediante l'esercizio del diritto di recesso ad nutum, recuperi al suo patrimonio somme che, pur realizzando lo scopo di risparmio , non integrano tuttavia gli estremi della funzione previdenziale , e che, pertanto, sarebbero del tutto legittimamente acquisite all'attivo fallimentare, operandosi in tal caso lo scioglimento del contratto ipso iure rilevato che, secondo precedenti decisioni cfr. Cassazione 11975/99 2802/72 1811/65 sono invece impignorabili e, conseguentemente, non ricadono nel fallimento tutte le somme devolute dall'assicuratore in forza di assicurazione sulla vita. La norma dell'articolo 1923 Cc non pone infatti alcuna distinzione al riguardo, e tra le somme dovute dall'assicuratore dovrebbero farsi rientrare sia il capitale assicurato alla scadenza o al verificarsi sia dell'evento dedotto nel contratto di assicurazione sulla vita, sia le somme provenienti da riscatto diritto previsto dalla polizza assicurativa e rappresentato dalla corresponsione di parte del capitale assicurato o da prestito il quale pure si risolve in un parziale riscatto mediante pagamento anticipato del capitale assicurato con conseguente riduzione della polizza ritenuto che, pertanto, sulla questione di diritto devoluta nel presente giudizio si profila un contrasto di giurisprudenza ai sensi dell'articolo 374 comma 2 Cpc. PQM La Corte rimette gli atti al primo presidente della Corte ai sensi dell'articolo 374 comma 2 Cpc, ai fini dell'assegnazione alle Su.