Chi vende l'azienda versa l'imposta di registro anche se non è riuscito a farsi pagare

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * Il cedente una azienda non può eccepire al fisco, ai fini dell'imposta di registro, che il cessionario, successivamente alla registrazione dell'atto di cessione di azienda, era stato inadempiente per non aver pagato il prezzo di cessione e, che pertanto, l'azienda era rimasta nella disponibilità del cedente stesso.Tale principio è stato statuito dalla recente sentenza 24/2005 della sezione ottava della Commissione Tributaria Regionale di Roma. Trattasi, in particolare, di un decisum che merita di essere analizzato poiché è il risultato di articolate ed approfondite argomentazioni. L'iter logico giuridico adottato dalla citata sentenza può essere così puntualizzato Ai sensi dell'articolo 38 del Dpr 131/86 la nullità o annullabilità cui sia seguito l'annullamento di un atto soggetto a registrazione non esonera dalla richiesta della stessa e dal pagamento della relativa imposta, anche se, ove la nullità o l'annullabilità non sia dipesa dalle parti, è prevista la restituzione della imposta pagata per la parte eccedente la tassa fissa di registro. Ha chiarito la giurisprudenza della suprema Corte, fin da tempo assai risalente e con giurisprudenza mai variata, che in tema di registro, l'articolo 38 citato trova applicazione, per il dato letterale e per la ratio ad essa sottesa, alle sole fattispecie di nullità ed annullamento, senza ulteriori estensioni e quindi con esclusione dei casi di inefficacia derivanti da altre ragioni, tra cui la risoluzione dell'atto Cassazione sentenza 4971/03 . L'imposta di registro colpisce l'atto alla stregua del suo contenuto e degli effetti che è potenzialmente idoneo a produrre, restando irrilevanti le successive vicende in concreto interferenti su tali effetti, iva inclusa la risoluzione per inadempimento, la quale, pertanto non vale ad escludere l'obbligazione tributaria Cassazione sentenza 551/86 . L'imposta di registro è una tipica imposta d'atto, prevista e regolata dalla legge in relazione all'oggettiva sussistenza di un atto giuridico da interpretare ed intendere secondo l'intriseca natura e lo specifico contenuto dell'atto stesso, in relazione agli effetti giuridici cui esso è destinato. Il presupposto dell'imposizione deve essere individuato nell'atto, ma non inteso nella sua materialità, bensì nella sua proiezione effettuale, in considerazione, cioè, degli effetti che esso è potenzialmente idoneo a produrre, fermo restando che l'articolo 53 Costituisce impone di assumere a presupposto d'imposta un fatto economicamente rilevante e, quindi, espressivo di capacità contributiva L'imposta di registro non colpisce l'atto come documento cosa che avviene, invece, per l'imposta di bollo , bensì l'atto in quanto produttivo di effetti giuridici. La proclamata nullità non incide sulla pretesa dell'erario di riscuotere comunque l'imposta di registro il contribuente non può cioè addurre la nullità del contratto come causa esimente della registrazione con l'argomentazione che il contratto nullo, essendo privo di efficacia, non produce modificazioni nel mondo del diritto .L'articolo 38 del Dpr 131/86 sancisce, infatti, che la nullità o l'annullabilità dell'atto non dispensa dall'obbligo di chiedere la registrazione e di pagare la relativa imposta. L'eventuale nullità o annullabilità dell'atto è irrilevante ai fini della registrazione, così come le successive vicende modificative,novative e revocatorie che lo concernono.Unico effetto fiscale della declaratoria di nullità o dell'annullamento dell'atto in sede giudiziale è l'eventuale rimborso dell'eccedenza della somma versata, rispetto alla misura fissa,a condizione peraltro che la causa d'invalidità, appurata da una sentenza passata in giudicato, non sia imputabile alle parti vd. CT Regionale di Bari sentenza 386/05 CT Regionale per la Sardegna sentenza 103/97 e che l'atto non sia suscettibile di sanatoria per successiva ratifica, convalida o conferma. Secondo la sentenza 15733/01 del giudice di legittimità, ai sensi dell'articolo 38 del Dpr 131/86, la restituzione dell'imposta assolta, per la parte eccedente la misura fissa, quando l'atto sia dichiarato nullo o annullato con sentenza passata in giudicato e non sia suscettibile di ratifica, convalida o conferma, presuppone che la causa della nullità non sia imputabile alle parti, per cui la restituzione non spetta nel caso di atto dichiarato nullo per simulazione assoluta, la quale, per definizione, e' imputabile alle parti. Ai sensi dell'articolo 38 del Dpr 131/86, il diritto alla restituzione dell'imposta pagata a seguito di un atto, poi dichiarato nullo, non sorge nel momento del pagamento dell'imposta, ma in quello della formazione del giudicato di nullità. Corte Suprema di cassazione - Sezione quinta Civile Tributaria - Sentenza 7812/00 il giudicato di nullità rileva come fatto giuridico condizionante il diritto alla restituzione.In caso di conversione dell'atto nullo la restituzione riguarda la differenza tra il pagato ed il dovuto per l'atto in cui è stato ritenuto convertito dalla sentenza definitiva. In base al comma 2, dell'articolo 38, del Dpr 131/86, l'imposta assolta a norma del primo comma deve essere restituita, per la parte eccedente la misura fissa, quando l'atto sia dichiarato nullo o annullabile, per causa non imputabile alle parti, con sentenza passata in giudicato peraltro, non e' più previsto che la sentenza sia emessa in contraddittorio anche con l'A.F. in tal senso circolare n. 37/320391 del 10 giugno 1986 della Direzione Generale Tasse Giova rammentare, infine, che l'articolo77 Dpr 131/86 dispone che il rimborso dell'imposta, della soprattassa, della pena pecuniaria e degli interessi di mora deve essere richiesto, a pena di decadenza, dal contribuente o dal soggetto nei cui confronti la sanzione è stata applicata entro tre anni dal giorno del pagamento ovvero, se posteriore, da quello in cui è sorto il diritto alla restituzione. * Dirigente Agenzia delle Entrate, regione Lazio

Commissione tributaria regionale - Sezione ottava - sentenza 24 maggio-15 settembre 2005, n. 109 Presidente Caruso - Relatore Zucchelli Fatto Con atto notar Valente del 26 settembre 1996, la signora Elisa Botticelli cedeva all'impresa Italpromograf Srl l'azienda avente ad oggetto la vendita al minuto di prodotti compresi nelle tabelle merceologiche I, II, VI e XIV, sita in comune di Guidoni Montecelio, per il prezzo dichiarato di lire 30.000.000. Con atto n. 962V000047 notificato il 2 giugno 1998 l'Ufficio del Registro di Palestrina rettificava il valore dichiarato aumentandolo a lire 465.000.000. Con atto del 12 settembre 1998 la contribuente ricorreva avverso l'accertamento lamentando 1. l'inconferenza dei criteri di valutazione utilizzati dall'Ufficio rispetto alla realtà commerciale della zona 2. l'erronea prevalenza attribuita ai dati contabili delle precedenti gestioni, senza tenere conto della realtà costituita dall'apertura di supermercati concorrenti 3. la circostanza che lo stesso valore dichiarato costituiva oggetto della pretesa fatta valere in sede civile avverso la mancata corresponsione del prezzo. Con sentenza 331/02 la Commissione tributaria provinciale di Roma accoglieva parzialmente il ricorso determinando il valore in lire 60.000.000. Osserva la Commissione che l'apertura di due supermercati nella zona aveva alterato le potenzialità dell'azienda, e che pertanto era congruo il valore ridotto da essa stessa determinato. Avverso la detta sentenza propone appello sola la signora Botticelli lamentando che l'atto di compravendita non si sarebbe perfezionato poiché, a causa dell'inadempimento contrattuale relativo al pagamento del prezzo, l'azienda è rimasta nella disponibilità della venditrice, come dimostrato dallo scontrino fiscale, depositato in atti, rilasciato il 22 luglio 2003 dal quale risulta la perdurante titolarità dell'impresa da parte di essa appellante. Si costituisce in giudizio l'Ufficio locale di Palestrina dell'Agenzia delle entrate eccependo che, ai sensi dell'articolo 38 del Dpr 131/86, la nullità o annullabilità dell'atto non dispensa dall'obbligo di chiedere la registrazione e di pagare la relativa imposta. Diritto Si prescinde dall'affrontare la questione dell'inammissibilità dell'appello, poiché proposto con domanda nuovo rispetto al giudizio di primo grado, attesa la palese infondatezza dello stesso. Ai sensi dell'articolo 38 del Dpr 131/86 la nullità o annullabilità cui sia seguito l'annullamento di un atto soggetto a registrazione non esonera dalla richiesta della stessa e dal pagamento della relativa imposta, anche se, ove la nullità o l'annullabilità non sia dipesa dalle parti, è prevista la restituzione della imposta pagata per la parte eccedente la tassa fissa di registro. Ha chiarito la giurisprudenza della Suprema corte, fin da tempo assai risalente e con giurisprudenza mai variata, che in tema di imposta di registro, l'articolo 38 citato trova applicazione, per il dato letterale e per la ratio ad esso sottesa, alle sole fattispecie di nullità ed annullamento, senza ulteriori estensioni e, quindi, con esclusione dei casi di inefficacia derivante da altre ragioni, tra cui la risoluzione dell'atto ex multis Cassazione 4971/03 . All'evidenza, nella fattispecie, è invocata dalla ricorrente non già una nullità non derivante dal comportamento delle parti, ma una risoluzione per inadempimento. A tale proposito occorre rilevare che l'imposta di registro colpisce l'atto alla stregua del suo contenuto e degli effetti che è potenzialmente idoneo a produrre, restando irrilevanti le successive vicende in concreto interferenti su tali effetti, ivi inclusa la risoluzione per inadempimento, la quale, pertanto, non vale ad escludere l'obbligazione tributaria cfr. Cassazione 551/86 . L'appello, pertanto, è da respingere, ma sussistono giustificati motivi, attesa l'acquiescenza della parte appellante al contenuto intrinseco della sentenza appellata, per la compensazione integrale delle spese dei due gradi del giudizio. PQM Respinge l'appello. Compensa integralmente tra le parti le spese, competenze ed onorari dei due gradi del giudizio.