I confini temporali dei contributi per gli ex dipendenti dell'Agensud

Se hanno smesso di lavorare prima dell'ottobre 1993 o dopo il febbraio 1995 non hanno diritto a quelli corrisposti e non utili al trattamento pensionistico

Ex dipendenti dell'Agensud, non hanno diritto al rimborso dei contributi corrisposti e non utili al trattamento pensionistico se hanno smesso di lavorare prima del 13 ottobre 1993 e dopo il 9 febbraio 1995, data di entrata in vigore del Dl 32/1995. A chiarirlo è stata l'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato con la decisione 12/2006 depositata lo scorso 15 settembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso della Presidenza del Consiglio dei ministri che si era vista obbligare dal Tar Lazio a restituire a una donna contributi corrisposti e non utili al trattamento pensionistico anche se non rientrava nel predetto arco temporale. Del resto, secondo i giudici capitolini, diversamente opinando , i dipendenti non espressamente contemplati dalla previsione del comma 4 del citato articolo 14bis verrebbero, irragionevolmente, a trovarsi nella medesima posizione previdenziale dei nuovi colleghi, ma con oneri di gran lunga maggiori . Di diverso avviso l'Adunanza plenaria di piazza capo di Ferro che ha del tutto escluso il rimborso dei contributi agli ex dipendenti dell'Agenzia per la promozione dello sviluppo nel Mezzogiorno se hanno sono cessato dal servizio prima del 13 ottobre 1993 e dopo il 9 febbraio 1995, data di entrata in vigore del Dl 32/1995. Inoltre, hanno concluso i consiglieri di Stato, nell'ambito di un sistema solidaristico, la circostanza che al pagamento dei contributi non corrispondano prestazioni previdenziali non dà luogo ad arricchimento senza causa della gestione destinataria dei contributi Corte costituzionale sentenza 439/05 . cri.cap

Consiglio di Stato - Adunanza plenaria - decisione 26 giugno-15 settembre 2006, n. 12 Presidente de Roberto - Estensore Volpe Ricorrente Presidenza del Consiglio dei Ministri ed altri Fatto 1. La signora Caterina D'Agostino, già dipendente dell'Agenzia per la promozione dello sviluppo del mezzogiorno Agensud e inquadrata nei ruoli della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha impugnato, innanzi al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, la nota della detta Presidenza - Segretariato generale - Dipartimento degli affari generali e del personale in data 11 aprile 2000, di reiezione dell'istanza della stessa diretta alla restituzione dei maggiori contributi versati, inerenti il rapporto di servizio presso l'Agensud, e non utili ai fini della ricongiunzione previdenziale con il servizio prestato successivamente al 12 ottobre 2003 e con quello svolto presso la Presidenza. Chiedeva, altresì, l'accertamento del diritto a ottenere il relativo rimborso, con interessi legali e rivalutazione monetaria. La ricorrente deduceva 1 la violazione dell'articolo 14bis, comma 4, del D.Lgs 96/1993, dell'articolo 6 della legge 29/1979 e dei principi generali vigenti in materia, nonché l'eccesso di potere per illogicità, errata valutazione dei presupposti, contraddittorietà, difetto di motivazione e disparità di trattamento 2 la violazione degli articoli 3, 38 e 97 della Costituzione. Alla stregua del citato 14bis, comma 4, il personale cessato dal servizio dopo la data del 13 ottobre 1993 e prima della data di entrata in vigore del presente decreto, che non abbia optato per il mantenimento della posizione pensionistica di provenienza, può chiedere la restituzione dei contributi versati se non computati ai fini della ricongiunzione dei periodi previdenziali . Secondo la ricorrente tale norma andrebbe interpretata non già nel senso dell'applicazione del beneficio della restituzione dei contributi esclusivamente nei confronti del detto personale, ma in quello dell'estensione del beneficio medesimo anche a coloro che medio tempore sono stati collocati a riposo . Il primo giudice, con la sentenza indicata in epigrafe, ha accolto il ricorso, ritenendo che a posto che la ragione della restituzione dei maggiori contributi versati va ravvisata nel loro mancato computo ai fini della ricongiunzione dei periodi previdenziali, essa sussista per tutti i dipendenti della ex Agensud, e non solo per coloro che sono cessati dal servizio tra il 13 ottobre 1993 e il 9 febbraio 995 diversamente opinando, i dipendenti non espressamente contemplati dalla previsione del comma 4 del citato articolo 14bis verrebbero, irragionevolmente, a trovarsi nella medesima posizione previdenziale dei nuovi colleghi, ma con oneri di gran lunga maggiori b costituisca principio di portata generale quello della ripetibilità dei contributi eccedenti rispetto alla così detta riserva matematica, ripetutamente affermato, in sede applicativa, nelle fattispecie di inquadramento dell'impiegato pubblico in una diversa amministrazione per soppressione dell'ente di provenienza, con specifico riguardo ai contributi versati e destinati ad alimentare il fondo per il pagamento della pensione integrativa, la cui corresponsione non sia prevista anche nell'ente di destinazione. 2. La sentenza viene appellata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal ministero dell'Economia e delle finanze per i seguenti motivi 1 la disciplina prevista dall'articolo 14bis, comma 4, del D.Lgs 96/1993 costituirebbe normativa speciale, derogatoria ai principi generali in materia e diretta a una determinata categoria di dipendenti della soppressa Agensud, specificatamente individuata 2 sussisterebbe un generale principio di irripetibilità dei contributi versati, con la conseguenza che la legge speciale non può essere suscettibile di interpretazione estensiva senza che ciò comporti disparità di trattamento 3 gli accessori decorrerebbero dal momento della domanda, secondo i principi affermati dal Consiglio di Stato, sezione terza, nel parere 10 aprile 2001, n. 499. La signora D'Agostino si è costituita in giudizio, resistendo al ricorso in appello e, con successiva memoria, ha ulteriormente illustrato le proprie difese. La stessa ha eccepito anche l'illegittimità degli articoli 14bis, comma 4, del D.Lgs 96/1993 e 6 della legge n. 29/1979 per contrasto con gli articoli 3, 38 e 97 della Costituzione. 3. Il Consiglio di Stato, sezione quarta, con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha rimesso la causa all'esame dell'adunanza plenaria delle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato. La sezione quarta ha affermato, innanzitutto, che a l'interpretazione letterale dell'articolo 14bis, comma 4, del D.Lgs 96/1993 orienterebbe per una restituzione limitata ai dipendenti cessati dal servizio dopo il 13 ottobre 1993 e prima della data di entrata in vigore del Dl 32/1995, convertito dalla legge 104/95 b tale soluzione potrebbe ritenersi in linea con i principi di uguaglianza e ragionevolezza, attesa la diversità delle situazioni in cui versano i dipendenti considerati dalla disciplina di cui trattasi c si potrebbe altresì configurare, in funzione solidaristica, un principio di irripetibilità dei contributi versati - in osservanza di diversa previsione di legge - con conseguente acquisizione degli stessi alla gestione previdenziale di appartenenza, pure nel caso in cui essi non siano utili ai fini del trattamento pensionistico in tal senso Corte costituzionale 404/00 . Ha però dato atto anche di un orientamento giurisprudenziale in senso diverso, poiché a un principio perequativo, nel senso della restituzione dei contributi non utili a ricongiunzione, emergente anche dall'articolo 8 della legge 29/1979, è stato affermato dall'adunanza plenaria con la decisione 9/1992 in cui si esclude una configurazione solidaristica del versamento contributivo in quanto prestazione sostanzialmente inerente al rapporto di pubblico impiego e alla connessa retribuzione , oltre che da altre decisioni del Consiglio di Stato b il parere delle Sezioni riunite II e III 4 luglio 2000 n. 472 - pronunciando su diversa fattispecie inerente i dipendenti ex Agensud - sembra riferirsi a un principio generale, laddove ritiene che il principio della ripetibilità dei contributi che risultano in eccedenza rispetto alla riserva matematica si estenda, in ragione dell'eadem ratio che presiede alle situazioni in esame, sia a quelle per le quali tale ripetibilità è espressamente prevista, sia a quelle per le quali sembra esservi lacuna nella legge c quanto ai profili di costituzionalità, di non secondario rilievo sembrerebbe la ingiustificata limitazione della restituzione pur in presenza di identica causa mancanza di utilità dei contributi eccedenti per tutti gli interessati. Entrambe le parti in giudizio hanno depositato ulteriore memoria. Diritto 1. La controversia per cui è causa attiene a personale proveniente dall'Agenzia per la promozione dello sviluppo del mezzogiorno Agensud , soppressa con la legge 488/92. Tale personale, ai sensi dell'articolo 14 del D.Lgs 96/1993, cessava dal rapporto di impiego decorsi 180 giorni dal 15 aprile 1993, con diritto al trattamento di fine rapporto. La norma veniva successivamente modificata da una serie di decreti legge non convertiti ma reiterati a partire dal Dl 285/93 , prevedendo, per il medesimo personale, la facoltà di presentare domanda di trattenimento in servizio con iscrizione in un ruolo a esaurimento presso il Ministero del bilancio e della programmazione economica. L'articolo 9 del Dl 32/1995, convertito dalla legge 104/95, ha sostituito l'articolo 14 del D.Lgs 96/1993 e aggiunto l'articolo 14bis. La legge 104/95 ha disposto altresì che restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base dei precedenti decreti legge. È stato così stabilito che - il personale della soppressa Agensud, in servizio alla data del 14 agosto 1992, che risulti tale alla data del 15 aprile 1993 e che entro il 28 febbraio 1994 non abbia revocato la domanda, presentata entro il 15 settembre 1993 al commissario liquidatore, ai fini della iscrizione nel ruolo transitorio ad esaurimento presso il ministero del Bilancio e della programmazione economica, è inquadrato, anche in soprannumero, nei ruoli delle amministrazioni statali, regionali e locali e di enti pubblici non economici che gestiscono servizi pubblici, nonché di aziende municipalizzate, ai quali è stato assegnato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero ad una delle amministrazioni regionali e locali, alle quali sia riassegnato su richiesta delle stesse con decreto del Ministro competente, di concerto con i ministri per la Funzione pubblica, del bilancio e della programmazione economica e del tesoro articolo 14, comma 1, del D.Lgs 96/1993 - nelle amministrazioni statali il personale è inquadrato nelle qualifiche attribuite, sulla base delle corrispondenze tra le qualifiche e le professionalità rivestite nel precedente ordinamento contrattuale e le qualifiche e i profili vigenti per il personale delle amministrazioni statali, definite, tenuto conto anche del titolo di studio posseduto, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro del Bilancio e della programmazione economica, di concerto con il ministro del Tesoro articolo 14, comma 1, del D.Lgs 96/1993 - il personale della soppressa Agenzia, che non abbia presentato la domanda di cui al comma 1, ovvero che abbia revocato la domanda stessa, cessa dal rapporto di impiego con la predetta Agenzia a decorrere dal 13 ottobre 1993, con diritto al trattamento pensionistico e previdenziale ad esso spettante in base alla normativa vigente in materia alla stessa data di cessazione del rapporto di impiego articolo 14, comma 3, del D.Lgs 96/1993 - nei confronti del personale di cui al comma 1 si applicano, dalla data del 13 ottobre 1993, le disposizioni proprie dell'amministrazione di assegnazione in materia di trattamento di fine rapporto e cessa l'iscrizione previdenziale presso l'Ina e la polizza ivi intestata all'Agenzia, dall'Ina gestita e rivalutata secondo gli accordi in atto al momento della cessazione del rapporto di impiego con l'Agenzia, è ripartita per ogni singolo dipendente articolo 14, comma 4, del D.Lgs 96/1993 . L'articolo 14bis, comma 1, del D.Lgs 96/1993, con riguardo al personale di cui all'articolo 14, comma 1, nonché al personale che sia già volontariamente, anche a seguito di domanda di revoca espressa entro il 28 febbraio 1994, cessato dal servizio dopo la data del 12 ottobre 1993 e che ne faccia apposita domanda entro il 31 luglio 1994 , ha previsto la possibilità di optare alternativamente per uno dei seguenti trattamenti economici a cessazione del rapporto di impiego con la soppressa Agenzia con diritto alla contestuale liquidazione da parte dell'Ina del trattamento di fine rapporto costituito alla data del 12 ottobre 1993, in base alla normativa vigente in materia alla stessa data definizione, con riferimento alla suddetta data del 12 ottobre 1993, della posizione pensionistica già costituita instaurazione, dal 13 ottobre 1993, del rapporto di servizio con le amministrazioni di assegnazione. In alternativa l'interessato può richiedere che la definizione della propria posizione pensionistica venga riferita alla data del 31 luglio 1994. Al dipendente spetta il trattamento economico previsto per la qualifica attribuita ai fini dell'inquadramento, computando, ai soli fini della progressione economica, secondo le modalità previste per le qualifiche dirigenziali statali, l'anzianità di qualifica maturata presso l'ultimo organismo di provenienza. La percezione del trattamento pensionistico maturato presso l'Inps e l'Inpdai alla data del 12 ottobre 1993 potrà avvenire solo alla cessazione del rapporto di lavoro con l'amministrazione di assegnazione. I servizi già coperti dall'iscrizione previdenziale presso l'Ina non sono riscattabili ai fini dell'indennità di buonuscita b ricongiungimento del servizio prestato presso l'Agenzia e di quello prestato successivamente alla data del 12 ottobre 1993 con il servizio prestato presso l'amministrazione di assegnazione. Al dipendente è attribuito lo stipendio iniziale della qualifica attribuitagli ai fini dell'inquadramento, comprensivo dell'indennità integrativa speciale ed incrementato di un importo, calcolato secondo le modalità previste per le qualifiche dirigenziali statali, corrispondente ai bienni di anzianità nell'ultima qualifica rivestita e valutata ai fini dell'inquadramento alla data del 13 ottobre 1993. Al dipendente, in aggiunta alla retribuzione come sopra determinata, è attribuito un assegno personale pensionabile, riassorbibile con qualsiasi successivo miglioramento, pari alla differenza tra la predetta retribuzione e lo stipendio già percepito presso la soppressa Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno, ma comunque non superiore a lire 1.500.000 lorde mensili. Le altre indennità eventualmente spettanti presso l'amministrazione di destinazione, diverse dall'indennità integrativa speciale, sono corrisposte solo nella misura eventualmente eccedente l'importo del predetto assegno personale . È stato, inoltre, stabilito, nell'ambito dell'opzione di cui all'articolo 14bis, comma 1, lettera b , del D.Lgs 96/1993 che ai fini previdenziali si applica l'articolo 6 della legge 29/1979 secondo cui la ricongiunzione dei periodi assicurativi connessi al servizio prestato presso enti pubblici, dei quali la legge abbia disposto o disponga la soppressione ed il trasferimento del personale ad altri enti pubblici, avviene d'ufficio presso la gestione previdenziale dell'ente di destinazione e senza oneri a carico dei lavoratori interessati che il trattamento di fine rapporto costituito presso l'Ina, di cui all'articolo 14, comma 4, è corrisposto al momento della cessazione dal servizio presso l'amministrazione di assegnazione, aggiuntivamente all'indennità di buonuscita e che i servizi già coperti dall'iscrizione previdenziale presso l'Ina non sono riscattabili ai fini dell'indennità di buonuscita . Il comma 2 del citato articolo 14bis ha disposto che, qualora la posizione pensionistica del dipendente alla data di cessazione del rapporto e del ricongiungimento sia di almeno trenta anni di anzianità contributiva, presso l'Inps o presso l'Inpdai, tale posizione, a richiesta dell'interessato, è mantenuta fino al raggiungimento dei trentacinque anni di anzianità contributiva, tramite versamenti integrativi di contributi previdenziali a carico dello Stato, di importo tale che i contributi previdenziali complessivamente a carico dello Stato non siano inferiori a quelli dovuti alla stessa data di cessazione del rapporto e del ricongiungimento . Infine, il comma 4 del citato articolo 14bis ha previsto che il personale cessato dal servizio dopo la data del 13 ottobre 1993 e prima della data di entrata in vigore del presente decreto, che non abbia optato per il mantenimento della posizione pensionistica di provenienza, può chiedere la restituzione dei contributi versati se non computati ai fini della ricongiunzione dei periodi previdenziali . La parte ricorrente in primo grado aveva esercitato l'opzione per il trattamento economico previsto dall'articolo 14bis, comma 1, lettera b , del D.Lgs 96/1993, avendo chiesto il ricongiungimento del servizio prestato presso l'Agenzia e di quello prestato successivamente alla data del 12 ottobre 1993 con il servizio prestato presso l'amministrazione di assegnazione. Non rientrava, quindi, tra il personale previsto dal comma 4 del medesimo articolo 14bis, non essendo cessata dal servizio dopo la data del 13 ottobre 1993 e prima della data del 9 febbraio 1995 o al massimo del 15 marzo 1995 . La pretesa azionata in primo grado attiene alla restituzione delle differenze tra l'importo dei contributi versati nel precedente regime pensionistico Inps e la riserva matematica - di cui all'articolo 2, comma 3, della legge 29/1979 - determinata per la ricongiunzione previdenziale ossia al rimborso dei contributi non utili ai fini della ricongiunzione dei periodi previdenziali. Ciò anche in applicazione del disposto dell'articolo 14bis, comma 4, del D.Lgs 96/1993. 2.1. L'adunanza plenaria premette che, come esposto al paragrafo 1. delle considerazioni in diritto della presente decisione, il D.Lgs 96/1993 come modificato dal Dl 32/1995, convertito dalla legge 104/95 ha previsto - la cessazione dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno articolo 1 - l'inquadramento nei ruoli di altre amministrazioni - anche in soprannumero - del personale della soppressa Agensud, in servizio alla data del 14 agosto 1992 e che abbia presentato la relativa domanda articolo 14, comma 1 - la cessazione del rapporto di impiego - con decorrenza dal 13 ottobre 1993 - del medesimo personale che non abbia presentato domanda di inquadramento in un'altra amministrazione o l'abbia revocata , con il conseguente diritto al trattamento pensionistico e previdenziale ad esso spettante in base alla normativa vigente in materia alla stessa data di cessazione del rapporto di impiego articolo 14, comma 3 - la possibilità, per il personale inquadrato in un'altra amministrazione, di optare per uno dei trattamenti economici previsti dall'articolo 14bis, comma 1, lettera a o b - la restituzione dei contributi versati se non computati ai fini della ricongiunzione dei periodi previdenziali , per il personale cessato dal servizio dopo la data del 13 ottobre 1993 e prima della data di entrata in vigore del presente decreto articolo 14bis, comma 4 . Ciò comporta che, con riguardo al personale dell'ex Agensud - per quello cessato dal rapporto di impiego a decorrere dal 13 ottobre 1993, l'articolo 14, comma 3, ha mantenuto fermo il trattamento pensionistico e previdenziale spettante in base alla normativa vigente in materia alla stessa data - per quello transitato nei ruoli di altre amministrazioni, l'articolo 14bis, comma 1, ha disposto l'acquisizione di un diverso status, caratterizzato dalla facoltà di opzione tra uno dei trattamenti economici specificati alle lettera a o b e dall'applicazione, in via residuale e per ogni ulteriore aspetto, della normativa applicabile per i dipendenti delle amministrazioni di destinazione - esclusivamente per il personale cessato dal servizio dopo la data del 13 ottobre 1993 e prima della data di entrata in vigore del presente decreto , e che non abbia optato per il mantenimento della posizione pensionistica di provenienza , l'articolo 14bis, comma 4, ha previsto, previa domanda, la restituzione dei contributi versati se non computati ai fini della ricongiunzione dei periodi previdenziali . Deve essere rimarcato che la restituzione dei contributi versati è stata prevista solo per i dipendenti cessati dal servizio dopo il 13 ottobre 1993 e prima della data di entrata in vigore del Dl 32/1995 in tal senso il parere reso dalle sezioni riunite II e III del Consiglio di Stato, 4 luglio 2000, n. 472 , con esclusione di ogni altra categoria di personale. 2.2. L'adunanza plenaria ritiene, in primo luogo, che l'articolo 14bis, comma 4, del D.Lgs 96/1993 sia una norma di carattere eccezionale e, in quanto tale, non possa essere, interpretandola estensivamente, applicata al di fuori delle ipotesi previste. La norma, infatti, costituisce eccezione al principio, vigente nel regime dell'assicurazione generale obbligatoria quale è quella in cui si verte , dell'acquisizione alla gestione previdenziale di appartenenza dei contributi debitamente versati, nonostante che gli stessi non siano utili per l'insorgenza di alcun trattamento pensionistico. Si tratta del principio dell'indisponibilità dell'obbligazione contributiva previdenziale, che costituisce strumento indefettibile per il finanziamento del sistema medesimo. Il principio è stato affermato dalla Corte costituzionale, secondo cui alla base della contribuzione non vi è necessariamente la corrispettività tra contributi e pensioni bensì il dovere di solidarietà articolo 38 della Costituzione , comunque posto a carico di tutti gli iscritti Corte costituzionale 404/00 . Invece, la restituzione dei contributi ha carattere eccezionale, è prevista solo a favore di determinate categorie di professionisti e non è regolata da norme uniformi Corte costituzionale 439/05 . Ne consegue la non ripetibilità dei contributi eccedenti quelli versati, i quali, in caso di ricongiunzione di più periodi, restano acquisiti alla gestione previdenziale di appartenenza, nonostante che essi non siano in concreto utili per l'insorgenza di alcun trattamento pensionistico Corte costituzionale 404/00 . Il che avviene, a esempio, quando la cessazione dal servizio avvenga prima della maturazione del periodo minimo richiesto per le prestazioni pensionistiche e previdenziali, oppure quando - come nella fattispecie per cui è causa - una successiva riforma incida sui rapporti di durata, modificando complessivamente il trattamento economico e previdenziale del personale di cui ammetta il transito a un'altra amministrazione. Sempre che non sia diversamente previsto dal legislatore come nell'ipotesi di cui all'articolo 14bis, comma 4, del D.Lgs 96/1993 , alla cui valutazione discrezionale è rimesso stabilire in quale misura l'interesse dei singoli alla restituzione dei contributi sia suscettibile di contemperamento con il principio di solidarietà Corte costituzionale 204/00 . Una volta intervenuta la ricongiunzione dei periodi assicurativi connessi al servizio ai sensi dell'articolo 6 della legge 29/1979, la cui l'applicazione a fini previdenziali è richiamata dal citato articolo 14bis, comma 1, lettera b , si determina l'unificazione irreversibile delle somme di diversa provenienza ed entità, e la creazione di una posizione previdenziale nuova. La riconducibilità della ricongiunzione a una libera scelta dell'assicurato, unitamente al carattere eccezionale della restituzione dei contributi, comporta che, in mancanza di diversa disposizione in contrario, opera la regola generale dell'inesistenza di un diritto alla restituzione Corte costituzionale 439/05 . Non sussiste, pertanto, un principio generale dell'ordinamento previdenziale per cui il versamento dei contributi si porrebbe in nesso sinallagmatico rispetto alle prestazioni pensionistiche, con preclusione del versamento di contributi eccedenti a quelli rilevanti per le medesime prestazioni. A parte l'esistenza delle specifiche disposizioni dettate dall'articolo 14bis del D.Lgs 96/1993 - che ha complessivamente tenuto conto degli interessi pubblici da soddisfare, delle esigenze di salvaguardia delle aspettative degli interessati e delle risorse disponibili, con norme speciali specificamente riferibili alle varie categorie di personale cessate dal servizio alla data del 13 ottobre 1993 o successivamente o transitate nei ruoli di altre amministrazioni - il principio generale è nel senso della non ripetibilità dei contributi eccedenti quelli versati. Inoltre, nella fattispecie per cui è causa, relativa a contributi obbligatori, non si versa nemmeno nell'ambito della pensione integrativa ipotesi, quest'ultima, nella quale l'adunanza plenaria, con la decisione 9/1992, aveva ammesso la restituzione dei contributi versati ai rispettivi fondi integrativi dai lavoratori dipendenti di enti soppressi e transitati presso altre pubbliche amministrazioni nelle quali, però, tale forma di pensione non era più prevista. L'adunanza plenaria, con la decisione 9/1992, ha ritenuto che, qualora il dipendente di un ente pubblico in liquidazione nella specie, enti mutualistici sia inquadrato in altra amministrazione, con opzione per il trattamento pensionistico unico proprio di quest'ultima, siano trasferiti alla gestione previdenziale dell'ente di destinazione solo i contributi versati nel corso del pregresso rapporto con imputazioni all'assicurazione generale obbligatoria e non anche le somme, trattenute al dipendente e versate al fondo integrativo pensionistico, in quanto non possono essere trasferite somme che sono improduttive di qualsiasi effetto sul nuovo trattamento pensionistico. Ma la fattispecie esaminata dall'adunanza plenaria con la decisione 9/1992 non è comparabile con quella per cui è causa. 2.3. Da quanto ritenuto da questa adunanza plenaria discende l'irrilevanza della circostanza secondo cui altre amministrazioni dello Stato, diversamente interpretando l'articolo 14bis, comma 4, del D.Lgs 96/1993, avrebbero consentito la restituzione dei contributi eccedenti. 2.4. Con riguardo alla questione di illegittimità costituzionale degli articoli 14bis, comma 4, del D.Lgs 96/1993 e 6 della legge 29/1979 per contrasto con gli articoli 3, 38 e 97 della Costituzione, essa è manifestamente infondata. L'interpretazione seguita dall'adunanza plenaria non comporta la violazione dei principi di uguaglianza e di ragionevolezza, a causa della diversità delle situazioni in cui versano i dipendenti considerati dall'articolo 14bis, comma 4, del D.Lgs 96/1993 e quelli poi transitati nei ruoli di altre amministrazioni. I dipendenti cui spetta la restituzione, ai sensi del comma 4 del citato l'articolo 14bis, per gli aspetti pensionistici e previdenziali, non hanno mantenuto il trattamento in precedenza spettante non rientrando nel novero del personale disciplinato dall'articolo 14, comma 3 e, per gli aspetti economici, non hanno potuto effettuare l'opzione prevista dall'articolo 14bis, perché cessati dal servizio prima della sua entrata in vigore. Inoltre, i dipendenti transitati nei ruoli di altre amministrazioni - nel cui novero rientra la parte ricorrente in primo grado - hanno acquisito ex novo uno status eguale a quello dei loro colleghi, tranne il trattamento economico, scelto in base alla facoltà di opzione prevista dall'articolo 14bis, comma 1, del D.Lgs 96/1993 che ha consentito un trattamento innovativo, anche se di minore entità ritenuto conforme ai principi costituzionali dalla Corte Costituzionale con la sentenza 219/98 . Così che non rileva la circostanza per la quale il personale ex Agensud verrebbe a conseguire lo stesso trattamento pensionistico del personale statale cui è stato economicamente parificato, a fronte, invece, di una maggiore contribuzione la quale ultima ha trovato giustificazione nel trattamento particolarmente favorevole prima goduto dai dipendenti dell'Agensud in confronto con quello erogato dalle amministrazioni di nuova destinazione. Inoltre, nell'ambito di un sistema solidaristico, la circostanza che al pagamento dei contributi non corrispondano prestazioni previdenziali non dà luogo ad arricchimento senza causa della gestione destinataria dei contributi Corte costituzionale 439/05 . 3. Il ricorso in appello, pertanto, deve essere accolto e, in riforma della sentenza impugnata, il ricorso di primo grado va respinto. Le spese del doppio grado di giudizio, sussistendo giusti motivi, possono essere compensate. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale adunanza plenaria accoglie il ricorso in appello e, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado. Compensa tra le parti le spese del doppio grado di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. 6 N.R.G. 9512/2004 FF