Autovelox: multa nulla se la stradale non esibisce il certificato di taratura periodica

Il giudice di pace di Messina richiama una sentenza del 2001 della Cassazione in caso di impugnazione spetta all'amministrazione l'onere della prova

Multa annullata e decurtazione dei punti dalla patente cancellata, se la polizia stradale non integrare il verbale di contravvenzione con il certificato di taratura dell'Autovelox 104/C2. Il principio di diritto in realtà non è nuovo già nel 2001, infatti, la Cassazione con la sentenza 8515/01 affermò che se l'automobilista indisciplinato contesta la correttezza dello strumento utilizzato per la rilevazione dell'infrazione, la pubblica amministrazione deve fornire idonea prova e precisa documentazione integrativa . Proprio la regola in esame è stata applicata dal giudice di pace di Messina nella sentenza 1345/05 - depositata lo scorso 24 novembre e qui integralmente leggibile tra gli allegati - con cui ha accolto le doglianze di un guidatore che, multato per eccesso di velocità rilevato a mezzo Autovelox 104/C2, aveva contestato il regolare funzionamento dell'apparecchio utilizzato dalla polizia stradale messinese. In particolare, sottolinea il giudice onorario, la stradale non ha esibito alcun certificato di taratura dell'apparecchio in esame. La taratura, infatti, costituisce controllo idoneo ad attribuire certezza giuridica e valore di attendibilità, dal punto di vista tecnico, all'apparecchiatura ad essa sottoposta. Quindi, in mancanza di idonea procedura di taratura la misurazione della velocità risulta assolutamente inattendibile e non idonea a provare la fondatezza dell'accertamento fatto dagli agenti di polizia stradale. Infine, l'articolo 4 del decreto 1122/05 del ministero delle Infrastrutture e Trasposti afferma testualmente che, gli agenti che utilizzano il dispositivo stradale Autovelox 104/C-2 sono obbligati ad effettuare verifiche periodiche di taratura secondo quanto previsto peraltro dal manuale di istruzioni depositato presso lo stesso ministero, e comunque, con intervallo non superiore ad un anno.

Giudice di pace di Messina - sentenza 24 novembre 2005, n. 1345 Giudice Tavani Ricorrente Caronte Tourist Spa - controricorrente Prefettura di Messina Svolgimento del processo Con ricorso depositato il 26 aprile 2005 la Caronte Tourist Spa proponeva, a norma e nei termini di cui all'articolo 23 della legge 689/81, opposizione avverso l'atto emarginato eccependone la nullità, stante che il provvedimento impugnato non era stato emesso nei termini previsti dall'articolo 204 Cds che vi era incertezza circa il buon funzionamento dell'apparecchio di rilevazione della velocità, ed infine perché il verbale non era stato immediatamente contestato. A chiarimento della propria doglianza, l'opponente evidenziava che nessuna ragione di sicurezza sulla circolazione legittimava la inosservanza dell'obbligo della immediata contestazione, mentre l'eccesso di velocità, rilevato a mezzo di autovelox, avrebbe dovuto essere contestato immediatamente, consentendo, così, di verificare che nessuna obiettiva circostanza aveva reso impossibile l'arresto dell'autoveicolo od il suo inseguimento. Evidenziava, ancora, la mancanza di segnaletica stradale che evidenziasse la presenza di apparecchiature di rilevamento, per cui, tutto ciò premesso, chiedeva, previa immediata sospensione, si dichiarasse illegittima e nulla l'ordinanza ingiunzione impugnata, con vittoria di spese e compensi di giudizio. In subordine, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 23 comma 11 della legge 689/81, chiedeva ancora di voler ridurre al minimo edittale la sanzione comminata. Si costituiva la Prefettura di Messina, contestando le deduzioni della Caronte Tourist ed affermando la regolarità dell'addebito e del procedimento. Su queste premesse, il decreto prefettizio veniva sospeso nella sua efficacia e, previa discussione, la causa veniva decisa il 24 novembre 2005 ed il dispositivo della presente sentenza letto in udienza. Motivi della decisione L'opposizione è fondata e va accolta per le ragioni di cui infra. Il primo motivo di doglianza è privo di riscontro giuridico e va respinto, stante che l'ordinanza ingiunzione con la quale il Prefetto di Messina ha rigettato il ricorso presentato dalla ricorrente è stata emessa nei termini di legge. Va evidenziato, infatti, che ai sensi dell'articolo 204 Cds il Prefetto, esaminati gli atti e valutati i motivi, nonché sentiti gli interessati se richiesto, adotta entro 120 giorni dalla ricezione della documentazione da parte dell'organo accertatore, ordinanza motivata che deve essere notificata al ricorrente entro 150 giorni ai sensi di cui all'articolo 201 Cds. Or poiché il ricorso è stato trasmesso al Prefetto il 23 novembre 2004 munito dei documenti dell'organo accertatore, il procedimento non merita doglianza e ciò anche sotto il profilo dell'iter successivo all'emissione. Fondati appaiono, invece, il secondo ed il terzo motivo di ricorso. Per quanto riguarda la contestazione in merito al regolare funzionamento dell'apparecchio rilevatore della velocità, utilizzato dalla Polizia Stradale di Messina, atteso che nel verbale veniva riportata la generica affermazione di regolare funzionamento, a parere di questo Giudice trattasi di affermazione non idonea a fornire la piena prova del perfetto funzionamento dell'apparecchiatura Autovelox 104/C2. Nel caso concreto, la Polizia Stradale non ha depositato il certificato di omologazione, che poteva riguardare un prototipo della macchina, ma non ha depositato, nemmeno alcuna certificazione relativa al misuratore matricola 51874 del quale risulta solo la funzionalità preventiva al momento in cui è stata rilevata l'infrazione né è stato esibito alcun certificato di taratura riferito alla matricola del predetto apparecchio Autovelox 104/C2 il cui prototipo sarà stato certamente omologato a suo tempo, ma di tale omologazione non è cenno né prova in atti. Né è stata prodotta l'attestazione di conformità al prototipo prevista dall'articolo 192 reg. att. del Cds. Il parere espresso dal Ministero delle Attività Produttive il 20 aprile 2004, infatti, non può giustificare la mancata taratura, né costituire esimente all'obbligo della verificazione periodica di tale apparecchiatura, atteso, appunto, che la taratura costituisce controllo idoneo ad attribuire giuridica certezza e valore di attendibilità, dal punto di vista tecnico, all'apparecchiatura ad essa sottoposta. In assenza, quindi, di idonea procedura di taratura la misurazione della velocità risulta assolutamente inattendibile e non idonea a provare la fondatezza dello accertamento nei modi previsti dalla legge 273/91 ed in applicazione delle norme Uni En Iso 10012/2004, che definiscono la taratura denominata conferma metrologica , l'insieme delle operazioni richieste per assicurare che una funzione di un apparecchio per misurazione sia in uno stato di conformità ai requisiti per l'utilizzazione prevista . La cosiddetta conferma metrologica, inoltre, deve essere ripetuta periodicamente per evitare eventuali variazioni delle regolamentazioni strumentali. Ed il ministero delle Infrastrutture e Trasposti Direzione Generale della Motorizzazione con decreto 1122/05, nel confermare l'approvazione del dispositivo rilevatore di velocità Autovelox 104/C-2, prodotto dalla Sede Scientifica Spa, sia per la gestione diretta da parte dell'Operatore di Polizia presente sul posto, sia impiegato per il rilevamento della velocità in modalità automatica, ha disposto che lo stesso deve periodicamente essere sottoposto ad accertamenti di efficienza e funzionalità. L'articolo 4 del citato decreto fa obbligo agli Agenti che utilizzano il dispositivo stradale Autovelox 104/C-2, le citate verifiche periodiche di taratura secondo quanto previsto peraltro dal manuale di istruzioni depositato presso il Ministero, e comunque, con intervallo non superiore ad un anno. Anche il ministero dell'Interno ha imposto l'obbligo di un controllo periodico finalizzato alla taratura ove indicato nel manuale d'uso depositato presso il Ministero per i Modelli 104/C-2 utilizzati anche in modalità automatica. Al riguardo va anche rilevato che la Suprema corte di Cassazione con la sentenza 8515/01 ha precisato che la Pa deve fornire idonea prova e precisa documentazione integrativa, laddove il ricorrente contesti la correttezza dello stru-mento utilizzato per la rilevazione dell'infrazione. La documentazione fornita dalla Polizia Stradale al Prefetto e depositata in atti, risulta del tutto carente in quanto non è stata indicata la taratura iniziale e quella periodica né fornito certificato di verifica periodica sia pure effettuato presso il costruttore dell'appa-recchio e, pertanto, non può dirsi raggiunta la prova della fondatezza dell'accerta-mento della contestata violazione così come misurata. La certificazione degli agenti si riduce alla locuzione a mezzo dell'apparecchiatura Autovelox 104/2 - 5/874 di cui gli operatori avevano preventivamente verificato la perfetta funzionalità ed al successivo sviluppo della pellicola fotografica nemmeno questa allegata . La incertezza della misurazione effettuata travolge anche la sanzione accessoria, in quanto illegittima e derivata ai sensi di legge Cassazione 8540/05 . Anche la doglianza relativa alla mancata contestazione immediata appare fondata. L'articolo 200 Cds prescrive espressamente l'immediata contestazione della violazione. Vero è che il Cds prevede che la contestazione possa essere effettuata successivamente all'accertamento, ma è altrettanto vero che ciò costituisce una deroga al principio generale della immediata contestazione e che tale deroga è applicabile quando l'immediata contestazione sia resa impossibile da circostanze esterne. Non basta, infatti, dichiarare contestazione immediata non effettuata in forza alla legge 168/02 , quasi che la legge esimesse l'organo accertatore di astenersi alla regola generale della contestazione immediata, giustificando così un qualunque comportamento contrario. Va, altresì, aggiunto che la doglianza relativa alla mancata contestazione immediata appare ulteriormente fondata, poiché l'apparecchiatura utilizzata consente di visualizzare in un display l'infrazione con contemporanea attivazione di avvisatore acustico al passaggio del mezzo, per cui il richiamo generico alla disposizione di legge, che non impone la contestazione immediata, non esaurisce l'obbligo ex lege, risultando un vuoto richiamo, anche nel caso in cui fosse stata riprodotta testualmente come nella specie non è avvenuto l'ipotesi indicata alla lettera E dell'articolo 384 del reg. att. del Cds Cassazione Sezione seconda, sentenza 8837/05 ciò a prescindere dal diverso orientamento della Suprema Corte espresso con Sentenza 15348/05. Manca, invero, nel verbale qualsiasi riferimento, sia pure sommario, alle circostanze di tempo di luogo e di fatto che hanno reso impossibile la contestazione immediata da parte degli agenti verbalizzanti, per cui, con il citato richiamo normativo, non può evincersi la ragione concreta per la quale non era stato possibile fermare il veicolo del ricorrente per poter procedere alla contestazione immediata. Rileva il Decidente, altresì, che la ordinanza impugnata reca in caratteri maiuscoli ed in grassetto la seguente nota Ad ogni buon fine si fa presente che in merito alla decurtazione o meno dei punti è competente esclusivamente l'organo accertatore . L'affermazione è illegittima ed erronea, poiché a mente dell'articolo 126bis Cds detta decurtazione è sanzione accessoria alla contravvenzione, contravvenzione della quale segue la sorte, sia in positivo che in negativo. Non si comprende, invero, l'iniziativa prefettizia che certamente non può essere diretta a far desistere gli utenti dall'esercizio dei propri diritti, così come non può attribuire competenze ad organi che di tali competenza sono privi. Né l'avvertimento può essere stato consigliato da errori eventualmente contenuti in alcune decisioni, perché quelle errate decisioni possono essere - e vanno - corrette con l'unico rimedio della impugnazione, così come previsto dalla legge. Certo è che la citata nota ingenera confusione nella utenza che, spesso sconosce la effettiva portata della norma. Il provvedimento impugnato va dichiarato illegittimo e di nessun giuridico effetto e conseguentemente vanno annullate tutte le pene accessorie conseguenti, quali la decurtazione dei punti dalla patente che dovrebbero essere stati eventualmente attribuiti al legale rappresentante della Società ricorrente, sempre a mente del citato articolo 126bis Cds qualora eventualmente irrogati nonostante la intervenuta sospensione dell'efficacia del procedimento ingiunzionale. Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo. PQM Il Giudice di Pace di Messina, Avv. Clodomiro Tavani, definitivamente pronunciando nel giudizio promosso dalla Caronte e Tourist Spa contro il Prefetto di Messina, accoglie il ricorso e, per l'effetto, dichiara illegittimo e di nessun giuridico effetto l'atto impugnato, annullando nel contempo la contravvenzione posta a fondamento dello stesso ed ogni eventuale irrogazione di pene accessorie conseguenti, quali la decurtazione di punti dalla patente che, ove già annotata, va cancellata. Condanna il Prefetto di Messina, al pagamento delle spese di lite a favore della società ricorrente, spese che liquida in euro 200,00 anche per competenze, onorari di avvocato e spese forfettarie, oltre Iva e Cpa. 1 4