Spot in Tv, senza limiti (di intervallo) se la trasmissione è sportiva

Accolto il ricorso della Rai che era stata sanzionata dall'Autorità per le comunicazioni per aver interrotto le prove del Gran Premio d'Ungheria 2004 con inserzioni pubblicitarie ritenute troppo ravvicinate

Trasmissioni sportive, legittime le interruzioni pubblicitarie anche se consecutive e non rispettose dell'intervallo di venti minuti predisposte per tutti gli altri programmi dal legislatore. A stabilirlo è stata la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 2446/06 depositata lo scorso 2 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che si era vista annullare dal Tar Lazio la delibera con la quale aveva ingiunto alla Rai di pagare, quale sanzione amministrativa, la somma di euro 15 mila euro. Del resto, l'emittente durante la trasmissione prove di qualificazione del Gran premio di Ungheria dell'agosto 2004, aveva mandato in onda interruzioni pubblicitarie senza che fossero trascorsi almeno venti minuti tra uno spot e l'altro. I giudici capitolini, accogliendo il ricorso della Rai, avevano sostenuto che dal momento che il programma era di carattere sportivo non poteva applicarsi la previsione dell'articolo 3 comma 4 della legge 122/98. I magistrati di piazza Capo di Ferro, nel confermare la pronuncia del tribunale laziale, hanno ritenuto che, nel caso della trasmissione televisiva sulle prove di qualificazione del Gran premio d'Ungheria, l'irrogazione della sanzione è il risultato di un'erronea applicazione della norma richiamata. Tuttavia, ha ammesso il Consiglio di Stato, anche se la disciplina, nell'intento di contemperare i non sempre conciliabili interessi commerciali e culturali, presenta alcune contraddizioni e qualche lacuna, anche sotto il profilo regolamentare, queste ultime non possono essere colmate facendo ricorso al principio dell'analogia. Infatti, hanno messo in guardia i magistrati amministrativi dai comportamenti infrattivi derivano conseguenze sanzionatorie, che non possono essere ancorate all'evanescente criterio della peculiare struttura di singoli programmi sportivi - che consentirebbe, ad avviso dell'Avvocatura, di ricondurli, secondo l'apprezzamento soggettivo dell'Autorità, ora sotto l'imperio del secondo ora sotto quello del quarto comma - ostandovi la necessità di certezza del diritto . cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 31 gennaio 2005-2 maggio 2006, n. 2446 Presidente Giovannini - Estensore Miniconi Ricorrente Autorità per le garanzie delle comunicazioni Fatto e diritto 1. Con ricorso notificato il 12 febbraio 2005, la Rai Spa, esercente l'emittente televisiva in ambito nazionale Rai1 , impugnava, innanzi al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, la delibera n. 269/04/CPS, in data 2 dicembre 2004, con la quale l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni le aveva ingiunto di pagare, quale sanzione amministrativa, la somma di euro 15.000,00, per violazione dell'articolo 3, comma 4, della legge 122/98, in quanto, nel corso del programma Prove di qualificazione - Gran Premio di Ungheria , trasmesso in data 14 agosto 2004, detta emittente aveva effettuato interruzioni pubblicitarie senza che fossero trascorsi almeno venti minuti tra ogni successiva interruzione all'interno del programma stesso. Tale provvedimento muoveva dal presupposto che, nello svolgimento dell'attività di vigilanza e monitoraggio, l'Autorità aveva già rilevato che la stessa emittente aveva, in più occasioni ed in relazione a diverse trasmissioni televisive Trash non si butta via niente e l'Eredità , effettuato interruzioni pubblicitarie consecutive a distanza inferiore a venti minuti, provvedendo, di conseguenza, ad inviarle rituale diffida a cessare da tale comportamento, onde la reiterazione di quest'ultimo aveva determinato, insieme con la violazione dell'articolo 3, comma 4, della legge n. 122/1998, anche l'inottemperanza al provvedimento di diffida. 1.1. Di detto atto la Rai deduceva l'illegittimità per violazione di legge ed eccesso di potere sotto più profili. 2. Il giudice adito, con la sentenza in epigrafe, ha accolto il ricorso, sul rilievo che, essendo il programma citato di carattere sportivo, ad esso non poteva applicarsi la previsione dell'articolo 3, comma 4, della legge 122/98, con l'ulteriore conseguenza che l'infrazione asseritamente compiuta non poteva neppure considerasi inottemperanza alla precedente diffida, avente ad oggetto programmi del tutto differenti. 3. Avverso detta decisione ha proposto appello l'Autorità, criticandone il percorso argomentativo, affetto, a suo dire, da paralogismo, in quanto conducente alla conclusione che, per i programmi sportivi, non opererebbe il principio generale, enunciato dal primo comma dell'articolo 3 della legge 122/98, secondo il quale l'inserimento della pubblicità nel corso di un programma televisivo non ne deve pregiudicare l'integrità e il valore, con la conseguenza che ai programmi sportivi verrebbe negata ogni funzione socio-culturale. Viceversa, essendo l'integrità del programma connotazione teleologica essenziale della legge regolatrice, alla luce di tale esigenza dovrebbero essere interpretati tutti i successivi commi del più volte citato articolo 3, ivi compreso il secondo, volto a collocare la pubblicità negli intervalli degli eventi sportivi. Diversamente argomentando, a giudizio dell'appellante, gli spot pubblicitari nelle gare sportive il cui criterio di individuazione sarebbe, peraltro, inesplicato potrebbero essere allocati in ogni pausa artificialmente individuata. 3.1. Per quel che concerne l'evento in contestazione, in particolare, esso avrebbe carattere unitario, in quanto le sequenze delle prove di qualificazione sarebbero inscindibili. Ed invero, non tutti gli sports sarebbero sussumibili nella disciplina dettata dal secondo comma dell'articolo 3 della legge 112/98, ma solo quelli che si compongano di parti autonome, con la conseguenza che, ove una manifestazione sportiva non presenti pause o intervalli strutturali, che consentano l'introduzione di spot senza interrompere la trasmissione del programma, non sarebbe applicabile la disciplina specifica del secondo comma, ma quella del quarto comma dell'articolo 3. 3.2. Sarebbe, infine, irrilevante, che la condotta infrattiva attenga ad un programma diverso da quello per il quale sia intervenuta una previa diffida, giacché destinataria del divieto di interruzioni pubblicitarie susseguentisi ad intervalli inferiori ai venti minuti sarebbe l'emittente e non un determinato programma. 4. Si è costituita l'appellata, controdeducendo nel merito e chiedendo il rigetto del gravame. 5. L'appello non merita accoglimento. Ed invero, le argomentazioni dell'appellante, pur affermando taluni principi astrattamente condivisibili, appaiono scarsamente aderenti alla fattispecie concreta ed operano, di conseguenza, una non corretta lettura delle conclusioni cui è pervenuto il primo giudice, che, invece, a tale fattispecie è rimasto ancorato. 6. Ciò premesso, al fine di inquadrare compiutamente il thema decidendum, il Collegio ritiene che occorra muovere dal dato testuale dei primi cinque commi dell'articolo 3 della legge 122/98, che così recitano 1. Gli spot pubblicitari e di televendita isolati devono costituire eccezioni. La pubblicità e gli spot di televendita devono essere inseriti tra i programmi. Purché ricorrano le condizioni di cui ai commi da 2 a 5, la pubblicità e gli spot di televendita possono essere inseriti anche nel corso di un programma in modo tale che non ne siano pregiudicati l'integrità ed il valore, tenuto conto degli intervalli naturali dello stesso nonché della sua durata e natura, nonché i diritti dei titolari. 2. Nei programmi composti di parti autonome o nei programmi sportivi, nelle cronache e negli spettacoli di analoga struttura comprendenti degli intervalli, la pubblicità e gli spot di televendita possono essere inseriti soltanto tra le parti autonome o negli intervalli. 3. La trasmissione di opere audiovisive, ivi compresi i lungometraggi cinematografici ed i film prodotti per la televisione, fatta eccezione per le serie, i romanzi a puntate, i programmi ricreativi ed i documentari, di durata programmata superiore a quarantacinque minuti, può essere interrotta soltanto una volta per ogni periodo di quarantacinque minuti. È autorizzata un'altra interruzione se la durata programmata delle predette opere supera di almeno venti minuti due o più periodi completi di quarantacinque minuti. 4. Quando programmi diversi da quelli di cui al comma 2 sono interrotti dalla pubblicità o da spot di televendita, in genere devono trascorrere almeno venti minuti tra ogni successiva interruzione all'interno del programma. 5. La pubblicità e la televendita non possono essere inserite durante la trasmissione di funzioni religiose. I notiziari e le rubriche di attualità, i documentari, i programmi religiosi e quelli per bambini, di durata programmata inferiore a trenta minuti, non possono essere interrotti dalla pubblicità o dalla televendita. Se la loro durata programmata è di almeno trenta minuti, si applicano le disposizioni di cui al presente articolo . 6.1. Orbene, la lettura del primo comma della norma citata consente di estrapolare i seguenti principi - in via ordinaria, la pubblicità va inserita tra un programma e l'altro - in presenza di determinate condizioni individuate nei commi da 2 a 5 la pubblicità può anche essere inserita nel corso di un programma - l'inserimento deve, tuttavia, avvenire secondo modalità tali che non siano pregiudicati l'integrità e il valore del programma nonché i diritti dei titolari, avuto riguardo agli intervalli naturali dello stesso nonché alla sua durata e natura. 7. Trattasi, peraltro, di enunciazioni che, a ben vedere, non appaiono del tutto armoniche tra loro né perfettamente coordinate con i commi successivi. 7.1. Posto, infatti, che obiettivo primario del legislatore è dichiaratamente quello di dirimere il contrasto fra le finalità commerciali della pubblicità e quelle socio culturali dei programmi, dando prevalenza alle seconde, appare scarsamente consequenziale che, tra i criteri discretivi, oltre a quelli, giustamente individuati, degli intervalli naturali che, in quanto tali, ontologicamente, non alterano l'integrità e del valore che costituisce il metro per valutare il grado di menomazione derivante al messaggio culturale dall'interruzione pubblicitaria , sia elencata la durata . Quest'ultimo elemento, infatti, non si relaziona affatto né con l'integrità né col valore di un programma, ma solo con l'esigenza di evitare che l'elevata lunghezza di taluni programmi possa, in assenza di intervalli naturali, comportare un inserimento degli inserti pubblicitari troppo rarefatto il che, sembrerebbe, in qualche misura, contraddire l'assolutezza dell'obiettivo primario sopra citato preminenza dell'integrità , che la stessa Avvocatura appellante afferma costituire connotazione teleologica essenziale della legge, in tutti i casi da essa previsti. 8. Sta di fatto che la genericità e l'eterogeneità degli elementi di cui sopra non offrono alcun parametro certo per stabilire, in concreto, come essi interagiscano tra loro e come possano condurre ad individuare il numero e la collocazione degli inserti pubblicitari, che possono essere introdotti in un programma, senza alterarne l'integrità e il valore. A questo scopo soccorrono i commi successivi, che assumono, dunque, funzione integratrice dell'enunciato del primo comma. 9. In particolare, il secondo comma offre il criterio applicativo per quel che riguarda i programmi aventi parti autonome e quelli programmi sportivi, cronache e spettacoli di analoga struttura , che rechino intervalli, prescrivendo che, per tali programmi, la pubblicità possa essere inserita soltanto tra le parti autonome o negli intervalli. 9.1. Trattasi, in realtà, di null'altro che di una puntualizzazione del concetto degli intervalli naturali , già sancito nel primo comma, intervalli che, nella fattispecie, discendono dalla struttura dell'evento che viene trasmesso. Ed è appena il caso di osservare che gli intervalli devono, appunto, essere strutturali, nel senso che essi devono essere previsti dal regolamento del gioco o della manifestazione, onde le preoccupazioni espresse dall'Avvocatura dello Stato circa il pericolo di sfruttamento indiscriminato, come spazio pubblicitario, di ogni pausa che sarebbe, a suo dire, autorizzato dalla decisione appellata non hanno ragione d'essere. Va, anzi, osservato, in relazione agli effetti perversi imputati dall'appellante alle conclusioni del primo giudice, che è il Regolamento in materia di pubblicità radiotelevisiva e televendite, approvato con deliberazione dell'Autorità di garanzia per le comunicazioni n. 538/01, ad interpretare con qualche larghezza il concetto di intervallo posto dal secondo comma dell'articolo 3 della legge 122/98, includendovi anche gli arresti di gioco suscettibili di essere aggiunti alla durata regolamentare del tempo, che è concetto, a rigore, non esattamente sovrapponibile a quello definito dalla norma primaria, posto che, come è comune esperienza ad esempio, nelle partite di calcio , il prolungamento del tempo ufficiale per effetto degli arresti di gioco è un fattore non solo verificabile a posteriori, ma anche eventuale, onde non vi è necessaria coincidenza tra i periodi in cui il gioco è fermo e gli intervalli strutturali presi in considerazione dal legislatore, potendo, anzi, taluni periodi di interruzione entrare a far parte integrante della continuità dell'evento sportivo si pensi, ad esempio, ad un'interruzione del gioco per le cure ad un atleta infortunato, durante il quale accadano eventi che, ancorché non afferenti all'azione sportiva, siano disciplinarmente sanzionabili ed influenti sul prosieguo della gara . 10. In realtà, quello che si ricava dalla lettura complessiva dell'articolo 3 della legge 122/98 è che il legislatore si è ispirato, pur attraverso le formali affermazioni di principio circa la salvaguardia primaria del messaggio culturale in senso lato dei programmi televisivi, all'esigenza di un ragionevole contemperamento tra tale salvaguardia e quella degli interessi commerciali delle emittenti. 10.1. Ne sono prova, soprattutto il terzo e quinto comma, i quali, occupandosi della trasmissione di opere audiovisive in genere che possono assumere anche un elevato contenuto culturale , sembra porre in secondo piano la supremazia del criterio dell'integrità salvo che per le funzioni religiose , a favore di quello della durata, prevedendo la possibilità di interruzione pubblicitaria, ove il programma sia, a seconda della tipologia, superiore a quarantacinque o a trenta minuti o eccedente di almeno venti minuti i periodi suddetti. In questi casi, appare evidente che la pubblicità non viene ad inserirsi in un intervallo naturale giacché se così fosse, la norma non avrebbe ragione di esistere , ma in una pausa preordinata solo a tale scopo, pausa che, non essendo connaturata all'ideazione dell'opera, non è, per definizione, rispettosa della sua integrità . 11. È in questo contesto che va letto il quarto comma dell'articolo 3 della legge 112/98, secondo il quale quando programmi diversi da quelli di cui al comma 2 sono interrotti dalla pubblicità o da spot di televendita, in genere devono trascorrere almeno venti minuti tra ogni successiva interruzione all'interno del programma . 12. Orbene, da quanto sopra esposto, appare evidente al Collegio che tale norma, così come formulata, non è applicabile agli eventi sportivi. In disparte, infatti, l'ovvia osservazione che tali eventi sono esclusi dal suo ambito di operatività per espressa volontà del legislatore, non potrebbe, comunque, sfuggirsi alla seguente alternativa - o l'evento sportivo comprende intervalli strutturali, ed allora è in tali intervalli soltanto che, ai sensi del tassativo disposto del secondo comma, può essere inserita la pubblicità - o il programma sportivo non contempla intervalli tecnici, ed allora esso si presenta come un evento unitario, insuscettibile di frazionamento e, quindi, di interruzioni pubblicitarie per tutto il suo svolgimento, non essendo applicabile ad esso il criterio della durata, che, come si è visto, è previsto dai commi terzo e quinto per programmi affatto diversi e ivi precisamente individuati. 12.1. Ne consegue che il quarto comma, contrariamente a quanto affermato dall'Avvocatura dello Stato, non trova spazio autonomo di operatività negli eventi sportivi, giacché dà per presupposto che il programma al quale si riferisce possa essere interrotto dalla pubblicità nel corso del suo svolgimento come accade per quelli di cui al terzo e quinto comma e si limita a regolamentarne la reiterazione, laddove la disciplina delle manifestazioni sportive risulta compiutamente disciplinata dal combinato disposto del primo e secondo comma, ai sensi del quale la salvaguardia della loro integrità è assicurata solo dalla collocazione della pubblicità negli intervalli tecnici. 13. E dunque, nel caso della trasmissione televisiva delle prove di qualificazione del Gran Premio d'Ungheria, l'irrogazione della sanzione per violazione dell'articolo 3, comma 4, della legge 122/98, appare frutto, come affermato dal primo giudice, di erronea applicazione della norma richiamata al caso concreto. 14. Né, a giustificare tale applicazione, può valere il richiamo dell'appellante alla circostanza che l'evento, per la sua peculiarità, non prevedesse intervalli, posto che detto richiamo, oltre a costituire una integrazione postuma della motivazione del provvedimento sanzionatorio, avrebbe dovuto condurre, come si è detto, alla conclusione del divieto di ogni interruzione pubblicitaria nella specifica manifestazione, con conseguente violazione non del quarto comma, ma del secondo comma dell'articolo 3 della legge 122/98. 14.1. In altri termini, il rilievo dell'Autorità, avuto riguardo alla natura dell'evento, non avrebbe potuto riguardare il mancato rispetto dell'intervallo di venti minuti, bensì, allo stato della normativa, o la mancata osservanza dell'obbligo di inserimento della pubblicità in un intervallo tecnico ovvero la circostanza che, non recando il programma in esame intervalli in senso tecnico, le interruzioni pubblicitarie avevano violato l'integrità dell'evento. 14.2. Può ammettersi, invero, che la disciplina in parola, nell'intento di contemperare i non sempre conciliabili interessi commerciali e culturali, presenti alcune contraddizioni e qualche lacuna, anche sotto il profilo regolamentare. Tali lacune non possono, però, essere colmate, facendo ricorso, come nella specie, al principio dell'analogia, giacché dai comportamenti infrattivi derivano conseguenze sanzionatorie, che non possono essere ancorate all'evanescente criterio della peculiare struttura di singoli programmi sportivi - che consentirebbe, ad avviso dell'Avvocatura, di ricondurli, secondo l'apprezzamento soggettivo dell'Autorità, ora sotto l'imperio del secondo ora sotto quello del quarto comma -, ostandovi la necessità di certezza del diritto. 15. Le considerazioni che precedono danno anche ragione della infondatezza del secondo motivo di appello, con il quale si critica la sentenza di primo grado per aver rilevato l'illegittimità del provvedimento impugnato anche sotto il profilo della illogica imputazione alla Rai dell'inottemperanza alla diffida precedentemente ad essa rivolta, circa il mancato rispetto dei tempi previsti dal quarto comma dell'articolo 3 della legge 122/98. Ed invero, essendo le prove del Gran Premio d'Ungheria afferenti ad un evento sportivo, che trovava la propria regolamentazione pubblicitaria, in via di principio, nel comma secondo, sarebbe stato, comunque, onere dell'Autorità, anche a voler prescindere da quanto sopra esposto, rendere edotta la Rai che tale evento, in quanto privo a suo giudizio di intervalli tecnici, doveva sempre a suo giudizio considerarsi assoggettato alla disciplina generale prevista dal quarto comma, alla stessa stregua delle opere audiovisive già sanzionate il che richiedeva, appunto, apposita diffida ex articolo 31 della legge 223/90, non essendo idonea quella precedente, riguardante programmi affatto diversi, soggetti a differente regolamentazione. 16. Per le considerazioni esposte, l'appello deve essere respinto. Sussistono giusti motivi, in relazione alla novità e complessità della questione, per compensare integralmente le spese e gli onorari del grado di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione sesta , definitivamente pronunciando sull'appello in epigrafe, come specificato in motivazione, lo respinge. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 6 N.R.G. 5472/2005 AS