Buoni pasto anche per chi non ha la pausa di lavoro

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino* Nella Gazzetta Ufficiale n. 13 del 17 gennaio 2006 è stato pubblicato il Decreto del Presidente del consiglio dei ministri 18 novembre 2005 in tema di Affidamento e gestione dei servizi sostitutivi di mensa . Oltre agli aspetti strettamente contabili, il DPCM risulta essere molto interessante per alcune puntualizzazioni giuridiche in esso contenute, che avranno inevitabili effetti sui criteri, tutt'ora vigenti, di corresponsione dei buoni pasto ai prestatori di lavoro subordinato. All'articolo 2 del Dpcm definito, innanzitutto, il buono pasto definizione solo presupposta, e mai esplicitamente data nella precedente normativa legislativa e contrattuale che ha disciplinato la specifica materia. Nel predetto articolo, alla lettera c , è detto che si intende per buono pasto il documento di legittimazione, anche in forma elettronica, avente le caratteristiche di cui al successivo articolo 5, che attribuisce al possessore, ai sensi dell'art. 2002 del codice civile, il diritto ad ottenere dagli esercizi convenzionati la somministrazione di alimenti e bevande e la cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo, con esclusione di qualsiasi prestazione in denaro . Nel successivo articolo 5 - Requisiti dei buoni pasto -, sempre alla lett. c , è disposto che i buoni pasto sono utilizzati, durante la giornata lavorativa anche se domenicale o festiva, esclusivamente dai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno e parziale, anche qualora l'orario di lavoro non prevede una pausa per il pasto [ ] . Per gli aspetti che qui interessano, queste appena riferite sembrano essere le uniche novità di rilievo in materia, contenute nel Dpcm in esame. La nostra analisi sarà incentrata sulla possibilità di corrispondere il buono pasto anche in presenza di un orario di lavoro che non preveda la pausa di lavoro argomento non di poco conto, considerato che il rapporto pausa-buono pasto risulta essere fonte di forte contenzioso nei pubblici uffici, alimentato, negli ultimi giorni, dall'aumento dei buoni pasto da 4,65 ad 7,00, a decorrere dal 31.12.2005 aumento contenuto nel Ccnl per il personale dei livelli, biennio economico 2004-2005, sottoscritto il 7.12.2005, e previsto, negli stessi termini, nell'Ipotesi del Ccnl - Dirigenti -, biennio economico 2004-2005, sottoscritta il 10 gennaio 2006. FONTI Per un attento esame della questione, è preliminarmente utile far cenno alle fonti dell'istituto del buono pasto ed a quelle relative all'orario di lavoro, per i soli aspetti, queste ultime, collegati all'erogazione del beneficio. Lo faremo tenendo conto della normativa contrattale e legale vigente nel comparto ministeri, ben sapendo che i principi generali in essa contenuti sono applicabili, mutatis mutandis, nella pluralità dei settori lavorativi. L'articolo 2, comma 11, della legge 550/95, ha previsto la corresponsione dei buoni pasto al personale civile dei Ministeri che abbiano attivato l'orario di servizio e di lavoro su cinque giornate lavorative e che non dispongono di servizi di mensa o sostitutivi. Alla predetta disposizione, secondo le espresse indicazioni in essa contenute, è stata data attuazione con l'accordo sindacale sottoscritto in data 30 aprile 1996 G.U. 13.5.1996, n. 112 - successivamente integrato dall'Accordo sindacale sottoscritto in data 12 dicembre 1996 G.U. n. 303 del 28.12.1996 - per il personale inquadrato nelle qualifiche funzionali con l'accordo sindacale sottoscritto in data 8 aprile 1997 G.U. n. 94 del 23.4.1997 , per il personale dell'area dirigenziale con il Dpcm 5 giugno 1997 G.U. n. 216 del 16.9.1997 , per il personale civile non soggetto a contrattazione di cui all'articolo 2, comma 4, D. Lgs 29/1993. DESTINATARI Secondo la normativa sopra citata, destinatario del beneficio è tutto il personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed a tempo determinato dipendente dalle Amministrazioni del comparto ministeri, sia appartenenti ai ruoli sia in posizione di comando, distacco o fuori ruolo, anche se appartenenti ad amministrazioni pubbliche esterne al comparto, ricevendo i buoni pasto dall' Amministrazione, Ente od ufficio ove prestano servizio. I dipendenti ministeriali che prestano servizio presso amministrazioni pubbliche esterne al comparto non possono fruire dei buoni pasto disciplinati dagli accordi sopra citati. CONDIZIONI DI ATTRIBUZIONE L'articolo 4 dell'Accordo del 30.4.1996 personale non dirigente - Condizioni di attribuzione - ai primi tre commi espressamente dispone 1. Hanno titolo all'attribuzione dei buoni pasto i dipendenti aventi un orario di lavoro settimanale articolato su cinque giorni o su turnazione di almeno otto ore continuative, a condizione che non possano fruire a titolo gratuito di servizio di mensa od altro servizio sostitutivo presso la sede di lavoro. 2. Il buono pasto viene attribuito per la singola giornata lavorativa nella quale il dipendente effettua un orario di lavoro ordinario superiore alle sei ore, con la relativa pausa prevista dall'articolo 19, comma 4, del contratto collettivo nazionale di lavoro, all'interno della quale va consumato il pasto. 3. Il buono pasto viene attribuito anche per la giornata lavorativa nella quale il dipendente effettua, immediatamente dopo l'orario di lavoro ordinario, almeno tre ore straordinario, nel rispetto della pausa prevista dall'articolo 19, comma 4, del contratto collettivo nazionale di lavoro, all'interno della quale va consumato il pasto . 4. Nelle unità lavorative aventi servizio mensa parzialmente o totalmente a carico dei dipendenti, il buono pasto coprirà la quota a loro carico fino all' ammontare di cui al successivo articolo 5, e comunque non oltre il corrispettivo di un pasto tipo. Dall'analisi della predetta normativa, è possibile sintetizzare le principali condizioni per ottenere il buono pasto condizioni, peraltro, comuni a tutte le categorie di prestatori di lavoro del comparto ministeri, al di là della diversità di fonti applicabili a ciascuna di esse mancanza di un servizio gratuito di mensa se tale servizio è fruito parzialmente o totalmente a carico del dipendente, il buono pasto coprirà la quota a loro carico fino all' ammontare del valore del buono pasto turno di lavoro di almeno otto ore continuative, in caso di articolazioni in turni, senza distinzione tra lavoro ordinario e lavoro straordinario. Il turno deve essere continuativo, senza interruzioni e senza pause giornata lavorativa nella quale il dipendente effettua un orario di lavoro ordinario superiore alle sei ore lavoro straordinario per almeno tre ore dopo quello ordinario. Nei commi 3 e 4 sopra riferiti, si parla di pausa prevista dall'articolo 19, comma 4, del contratto collettivo nazionale di lavoro , relativamente al superamento delle sei ore di lavoro ordinario, ed in caso di lavoro straordinario per tre ore oltre le sei di ordinario. Il contratto di lavoro appena citato è quello del 1994-1997, sottoscritto il 16 maggio 1995, che nell'articolo 19, comma 4, tra l'altro, così dispone Dopo massimo sei ore continuative di lavoro deve essere prevista una pausa che comunque non può essere inferiore ai 30 minuti . Il collegamento tra la pausa di lavoro e la corresponsione del buono pasto è stato, da sempre, preso a riferimento per giustificare la mancata corresponsione del buono pasto, in assenza della pausa, da parte di chi ritiene che l'accordo del 1996, in tema di buoni pasto, nel far riferimento alla pausa di lavoro, nei termini sopra descritti, abbia ritenuto l'effettuazione della stessa presupposto essenziale per la concessione del buono pasto. A supporto di tale tesi , recentemente, precisamente in data 1 aprile 2005, sono intervenute due risposte a quesiti da parte dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni Aran , nell'ambito del Comparto ministeri Primo quesito. È necessario effettuare la pausa per avere diritto all'attribuzione del buono pasto? Risposta. Le condizioni per l'attribuzione del buono pasto sono individuate dall'Accordo sottoscritto il 30 aprile 1996, dal quale si evince che per il riconoscimento dello stesso è necessario, tra l'altro, che il lavoratore effettui la pausa di cui all' articolo 19 del Ccnl del 16 maggio 1995. In tale ultimo articolo viene previsto, infatti, che in caso di orario giornaliero superiore alle sei ore, il lavoratore deve beneficiare di una interruzione della attività lavorativa, di cui viene stabilita una durata di almeno trenta minuti. A ciò si aggiunge che l'articolo 7 dell'Accordo sulle tipologie dell'orario di lavoro del 12 gennaio 1997, GU Serie generale n. 29 del 5 febbraio 1996 precisa che la pausa è finalizzata al recupero delle energie psico-fisiche e alla eventuale consumazione del pasto. Dal combinato disposto delle clausole contrattuali ivi richiamate, risulta evidente che la pausa si configura come elemento indispensabile per aver diritto al buono pasto. La previsione contrattuale di tale istituto, infatti, trova il suo fondamento nella necessità di assicurare al dipendente un congruo periodo di tempo per la consumazione del pasto e si configura necessariamente come un intervallo tra due periodi di attività lavorativa, che, quindi, dovrà riprendere dopo l'effettuazione della pausa medesima. Sotto tale profilo, va segnalato, altresì, che il suindicato buono non è un beneficio che viene attribuito di per sé, ma è finalizzato a consentire al dipendente - laddove non sia previsto un servizio mensa - la fruizione del pasto, i cui costi vengono assunti dall'amministrazione al fine di garantire allo stesso il benessere fisico necessario per la prosecuzione dell'attività lavorativa anche dopo un periodo di sei ore. Secondo quesito. Un dipendente che effettui un orario di lavoro di 7 h e 12 su cinque giorni ha diritto al buono pasto? Risposta. Il Ccnl del 30 aprile 1996 in materia di buoni pasto stabilisce, all'articolo 4 che al dipendente spetta il buono pasto se svolge un orario di lavoro superiore alle sei ore, ponendo come condizione imprescindibile che venga effettuata anche la relativa pausa. Tale pausa, ai sensi dell'articolo 19 del Ccnl del 16/5/1995 e dell'art. 7 dell'Accordo sulle tipologie dell'orario di lavoro del 12/1/1996, ha la durata di trenta minuti ed è finalizzata a consentire il recupero delle energie psicofisiche e alla consumazione del pasto. Nella normativa sopra esposta non sembra, per la verità, che la pausa di lavoro da alcuni denominata, erroneamente, pausa pranzo sia stata espressamente considerata come elemento indispensabile per aver diritto al buono pasto, così come sostiene l'Aran, configurandosi più come aspetto organizzativo all' interno della quale va consumato il pasto che come presupposto per avere il buono pasto confortati da ciò anche dal fatto che è prevista l'attribuzione del buono pasto in caso di turnazione di almeno otto ore continuative, senza, quindi, interruzioni o pause alcune. La pausa, in effetti, riguarderebbe aspetti organizzativi che nulla hanno a che vedere con la corresponsione del buono pasto in altre parole, non c'è bisogno necessariamente di una pausa per ricevere e consumare il buono pasto, potendo essere consumato dopo l'orario di lavoro, così come previsto in caso di turnazione di otto ore continuative. Se, quindi, aspetti organizzativi impongono l'utilizzo di un'articolazione di un orario di lavoro su turnazione, senza pausa, e per essa è prevista la corresponsione del buono pasto, non si comprende per quale motivo un dipendente che non effettua la pausa, sempre per esigenze organizzative, non debba ricevere il buono pasto, in presenza delle altre condizioni previste dalla normativa normativa che, contrariamente a quanto sostiene l'Aran, non sembra così evidente nell'escludere la cosa. Ne discenderebbe che dopo sei ore di lavoro ordinario il dipendente, sia che dovrà svolgere lavoro straordinario per tre ore, sia che dovrà completare l'orario d'obbligo, può rinunciare all'intervallo, fermo restando il diritto al buono pasto, con il consenso dell'amministrazione, consenso che sarà dato nel solo caso in cui la prestazione continuativa risponda all'esigenze organizzative del servizio. Ciò è quanto dispone, peraltro, una circolare del Ministero della giustizia, emanata proprio per regolamentare nell'ambito di quella amministrazione la materia de qua. C'è da rilevare, comunque, che in alcuni Uffici si è soliti distinguere la rinuncia alla pausa determinata da motivi personali, ed a cui non si fa seguire la corresponsione del buono pasto, da quella determinata da esigenze d'ufficio, da cui, invece, si fa scaturire il diritto ad avere il buono pasto. È ovvio che un'impostazione del genere è del tutto errata, in entrambi casi, infatti, c'è sempre un'esigenza d'ufficio che impone una continuità della prestazione lavorativa. L'autorizzazione alla rinuncia alla pausa, ancorché richiesta per motivi personali, deve sempre rispondere alle esigenze di servizio, valutate tali dal responsabile del servizio stesso non potrebbe essere altrimenti, del resto, considerato che il dipendente non può disporre dell'orario di lavoro. La predetta autorizzazione, quindi, dovrà sempre esserci, perché l'effettuazione o meno della pausa incide sull'orario di lavoro, modificandolo, e diventando, per ciò, essa stessa orario di lavoro e, come tale, non rientrante nella piena disponibilità del dipendente. Si pensi, solo per fare un esempio, ad un dipendente che non effettuando la pausa di lavoro esce dall'Ufficio alle h 17 00 anziché alle h 17 30 è evidente che si è verificata una modifica dell'orario di lavoro giornaliero, modifica che solo il dirigente del servizio può autorizzare, tenendo conto dell'esigenze del servizio cui è addetto quel dipendente. Le esigenze del personale, comunque, devono sempre essere prese in considerazione, ma non potranno mai prevalere su quella dell'ufficio, per le quali è responsabile unicamente il dirigente. Sulla base dei due orientamenti suesposti, Aran - amministrazione giudiziaria -, un dipendente della giustizia, verbalizzante in udienza penale, autorizzato dal dirigente a rinunciare alla pausa, in quanto la rinuncia risponderebbe alle esigenze di servizio mancata interruzione dell'udienza, mancata programmazione di sostituzione, problemi di carenza di personale etc. , secondo quando dispone l'Aran, non avrebbe diritto al buono pasto, secondo quando dispone la circolare ministeriale citata, ne avrebbe pieno diritto. Per quale motivo, in effetti, il dipendente in questione, al pari di chi effettua una turnazione di otto ore continuative, non potrebbe consumare il pasto a fine giornata lavorativa? Perché mai quel dipendente, che viene incontro alle esigenze dell'amministrazione, rinunciando alla pausa, dovrebbe anche perdere il buono pasto? A ben vedere, l'Accordo del 1996 si limita semplicemente a dire che il pasto deve essere consumato all'interno della pausa, quando la pausa c'è, non dice niente di più. Anche nell'Accordo in materia di tipologie ed articolazione degli orari di lavoro, sottoscritto in data 12.1.1996, l'articolo 7 Pausa , richiamato dalla stessa Aran nella risposta a quesito, quando dispone sull' eventuale consumazione del pasto qualora la prestazione di lavoro giornaliera ecceda le sei ore continuative, il personale, purché non turnista, imbarcato o discontinuo, ha diritto a beneficiare di un intervallo di almeno 30 minuti per la pausa al fine del recupero delle energie psicofisiche e della eventuale consumazione del pasto , fa intendere che non c'è obbligatorietà, nemmeno teorica, alla consumazione del pasto in quell'arco temporale. È in questo quadro dottrinale che va inserita la disposizione del Dpcm in esame che dispone sono utilizzati, durante la giornata lavorativa anche se domenicale o festiva, esclusivamente dai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno e parziale, anche qualora l'orario di lavoro non prevede una pausa per il pasto [ ] . La presenza di una pausa di lavoro nell'arco della giornata lavorativa è, dunque, condizione indispensabile per avere il buono pasto, secondo quando ritiene l'Aran, o da essa se ne può prescindere, come sostiene qualche pubblica amministrazione, e non è, quindi, da considerarsi presupposto per ottenere il buono pasto? L'Aran ha interpretato in modo confutabile, ed unilateralmente, peraltro, un accordo dalla stessa Agenzia sottoscritto qui ci troviamo di fronte, invece, a tutt'altra fonte normativa che, oltre alla chiarezza della specifica disposizione, dovrà prudentemente essere interpretata da chi, poi, potrebbe essere chiamato a rispondere direttamente, anche in sede giudiziaria, di eventuali mancate corresponsioni di buoni pasto, determinate, eventualmente, dalla sola assenza di pausa lavorativa. * Avvocato ?? ?? ?? ??

Gazzetta Ufficiale N. 13 del 17 Gennaio 2006 DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 18 novembre 2005 Affidamento e gestione dei servizi sostitutivi di mensa Articolo 1 Ambito di applicazione e finalità 1. Il presente decreto ha per oggetto l'attività di emissione dei buoni pasto, le procedure di aggiudicazione del servizio sostitutivo di mensa reso a mezzo di buoni pasto, nonché i rapporti tra le società di emissione e gli esercizi convenzionati, per assicurare l'efficienza e la stabilità economica del mercato dei buoni pasto, garantire la libera ed effettiva concorrenza nel settore ed un efficiente servizio ai consumatori. Articolo 2 Definizioni 1. Ai fini del presente decreto si intendono a per attività di emissione di buoni pasto, l'attività finalizzata a rendere, per il tramite di esercizi convenzionati, il servizio sostitutivo di mensa aziendale b per servizi sostitutivi di mensa resi a mezzo dei buoni pasto, le somministrazioni di alimenti e bevande e le cessioni di prodotti di gastronomia pronti per il consumo immediato effettuate dagli esercizi elencati all'articolo 4 c per buono pasto, il documento di legittimazione, anche in forma elettronica, avente le caratteristiche di cui al successivo articolo 5, che attribuisce al possessore, ai sensi dell'articolo 2002 del codice civile, il diritto ad ottenere dagli esercizi convenzionati la somministrazione di alimenti e bevande e la cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo, con esclusione di qualsiasi prestazione in denaro d per società di emissione, l'impresa che svolge l'attività di emissione di buoni pasto e per esercizi convenzionati, gli esercizi, elencati all'articolo 4, che, in forza di apposita convenzione con la società di emissione, provvedono ad erogare il servizio sostitutivo di mensa f per cliente, il datore di lavoro, pubblico o privato, che acquista dalla società di emissione i buoni pasto al fine di erogare ai propri dipendenti il servizio sostitutivo di mensa g per valore facciale, il valore della prestazione, inclusivo dell'imposta sul valore aggiunto prevista per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, indicato sul buono pasto. Articolo 3 Requisiti delle società di emissione 1. L'attività di emissione di buoni pasto è svolta esclusivamente da società di capitali con capitale sociale versato non inferiore a settecentocinquantamila euro. 2. Le società di cui al comma 1 hanno come oggetto sociale l'esercizio dell'attività finalizzata a rendere il servizio sostitutivo di mensa, sia pubblica che privata, a mezzo di buoni pasto e di altri titoli di legittimazione rappresentativi di servizi. 3. Il bilancio delle società di cui al comma 1 deve essere corredato dalla relazione nella quale una società di revisione iscritta nell'elenco di cui all'articolo 161 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, esprime un giudizio ai sensi dell'articolo 156 del citato decreto legislativo, ovvero da una relazione redatta da una società di revisione iscritta nel registro istituito presso il Ministero della giustizia ai sensi dell'articolo 2409-bis del codice civile. 4. Le cariche di amministratore, sindaco e direttore generale nelle imprese di emissione non possono essere ricoperte da coloro che 1 si trovano in una delle condizioni di ineleggibilità o decadenza previste dall'articolo 2382 del codice civile 2 sono stati sottoposti a misure di prevenzione disposte dall'autorità giudiziaria ai sensi della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 o della legge 31 maggio 1965, n. 575, salvi gli effetti della riabilitazione 3 sono stati condannati con sentenza irrevocabile, salvi gli effetti della riabilitazione a a pena detentiva per uno dei reati previsti dalle norme che disciplinano l'attività bancaria, finanziaria, mobiliare, assicurativa e dalle norme in materia di mercati e valori mobiliari, di strumenti di pagamento b alla reclusione per uno dei delitti previsto nel titolo XI del libro V del codice civile e nel regio decreto del 16 marzo 1942, n. 267 c alla reclusione per delitti contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, contro il patrimonio, contro l'ordine pubblico, contro l'economia pubblica ovvero per un delitto in materia tributaria d alla reclusione per un tempo non inferiore a due anni per un qualunque delitto non colposo. 5. Le pene previste dal comma 4, punto 3, lettere a e b , non rilevano se inferiori ad un anno. 6. Le società di cui al comma 1 possono svolgere l'attività di emissione dei buoni pasto previa dichiarazione di inizio attività trasmessa ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come sostituito dall'articolo 3, comma 1, della legge 14 maggio 2005, n. 80, al Ministero delle attività produttive, sotto la responsabilità dei rappresentanti legali, di possesso dei requisiti richiesti dal presente decreto. 7. Le imprese attive nel settore dell'emissione di buoni pasto aventi sede in altri Paesi dell'Unione europea possono esercitare l'attività di cui al comma 1 se a ciò autorizzate in base alle norme del Paese di appartenenza. Articolo 4 Requisiti degli esercizi 1. I servizi sostitutivi di mensa resi a mezzo dei buoni pasto sono erogati dagli esercizi che svolgono le seguenti attività a le somministrazioni di alimenti e bevande effettuate dagli esercizi di somministrazione di cui alla legge 25 agosto 1991, n. 287, ed alle eventuali leggi regionali in materia di commercio, nonché da mense aziendali ed interaziendali b le cessioni di prodotti di gastronomia pronti per il consumo immediato, effettuate, oltre che dagli stessi esercizi di somministrazione, mense aziendali ed interaziendali, da rosticcerie e gastronomie artigianali i cui titolari siano iscritti all'albo di cui all'articolo 5, primo comma, della legge 8 agosto 1985, n. 443, nonché dagli esercizi di vendita di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, ed alle eventuali leggi regionali in materia di commercio, legittimati a vendere i prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare. 2. Resta fermo il possesso dell'autorizzazione sanitaria di cui all'articolo 2 della legge 30 aprile 1962, n. 283, nel caso di preparazione o manipolazione dei prodotti di gastronomia all'interno dell'esercizio. Articolo 5 Requisiti dei buoni pasto 1. Ai sensi del presente decreto i buoni pasto a consentono all'utilizzatore di ricevere un servizio sostitutivo di mensa di importo pari al valore facciale del buono pasto b costituiscono il documento che consente all'esercizio convenzionato di provare l'avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione c sono utilizzati, durante la giornata lavorativa anche se domenicale o festiva, esclusivamente dai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno e parziale, anche qualora l'orario di lavoro non prevede una pausa per il pasto, nonché dai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato d non sono cedibili, commercializzabili, cumulabili o convertibili in denaro e sono utilizzabili esclusivamente per l'intero valore facciale. 2. I buoni pasto devono riportare a il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro b la ragione sociale e il codice fiscale della società di emissione c il valore facciale espresso in valuta corrente d il termine temporale di utilizzo e uno spazio riservato alla apposizione della data di utilizzo, della firma dell'utilizzatore e del timbro dell'esercizio convenzionato presso il quale il buono pasto viene utilizzato f la dicitura Il buono pasto non è cumulabile, nè cedibile nè commerciabile, nè convertibile in denaro può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dall'utilizzatore . 3. Le società di emissione sono tenute ad adottare idonee misure antifalsificazione e di tracciabilità del buono pasto. Articolo 6 Criteri per l'aggiudicazione delle gare 1. Gli appalti aventi ad oggetto i servizi sostitutivi di mensa sono aggiudicati ai sensi dell'articolo 23, comma 1, lettera b , del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157, privilegiando la garanzia e la qualità della prestazione mediante la valutazione dell'aspetto tecnico ed economico dell'offerta. 2. L'offerta è valutata sulla base dei criteri indicati all'articolo 53, comma 1, lettera a , della direttiva 31 marzo 2004, n. 2004/18/CE. 3. L'offerta è valutata sulla base dei seguenti criteri a prezzo. Il punteggio massimo è attribuito all'offerta con il prezzo più basso. Alle altre offerte è attribuito un minor punteggio determinato dalla formula prezzo minimo offerto diviso prezzo singola offerta moltiplicato per il punteggio massimo il risultato è moltiplicato per un coefficiente correttivo da 0,95 a 1. Ai suddetti prezzi si applica l'imposta sul valore aggiunto. Fattore ponderale 30-40 b rimborso dei buoni pasto agli esercizi convenzionati. Il punteggio massimo è attribuito all'offerta che prevede da parte della società di emissione il rimborso del buono pasto più elevato all'esercizio convenzionato. Alle altre offerte è attribuito un minor punteggio determinato dalla formula rimborso singola offerta diviso rimborso massimo moltiplicato per il punteggio massimo il risultato è moltiplicato per un coefficiente correttivo da 0,95 ad 1. Fattore ponderale 15-30 c progetto tecnico. Il punteggio massimo è attribuito al progetto tecnico che meglio risponde alle specifiche oggettive esigenze organizzative e di innovazione tecnologica indicate dal cliente. Fattore ponderale 0-20 d termini di pagamento agli esercizi convenzionati. Il punteggio massimo è attribuito all'impresa che si impegna a pagare i corrispettivi delle fatture in un termine inferiore rispetto a quello previsto dal comma 1 dell'articolo 9 del presente decreto. Fattore ponderale 1-10 e rete degli esercizi. Il punteggio massimo è attribuito all'offerta che reca l'impegno espresso all'attivazione, entro un congruo termine dal momento dell'aggiudicazione fissato in sede di bando, del maggior numero di convenzioni con esercizi. La stipula del contratto è subordinata alla circostanza che l'impresa aggiudicataria fornisca prova, entro il congruo termine di cui al primo periodo, di aver attivato il numero di convenzioni indicate in sede di offerta. Se la prova non viene fornita, l'impresa decade dall'aggiudicazione e il servizio viene affidato all'impresa che la segue in graduatoria. Alle altre offerte è attribuito un punteggio direttamente proporzionale secondo la formula, corretta da un fattore di correzione compreso tra 0,80 e 0,95 numero esercizi singola offerta diviso numero massimo esercizi per punteggio massimo. Fattore ponderale 5-35. 4. La somma dei fattori ponderali da assegnare per l'insieme degli elementi è pari a 100 in ogni caso i criteri di aggiudicazione dovranno essere coerenti con le specifiche ed oggettive esigenze delle singole amministrazioni aggiudicatrici prevedendosi tempi congrui per la presentazione delle offerte. 5. Il mancato rispetto dei criteri e/o delle condizioni indicate in offerta comporta la revoca dell'aggiudicazione dell'appalto. 6. Le dichiarazioni sono autocertificate ai sensi della vigente normativa. Articolo 7 Modalità per garantire il valore della prestazione 1. I datori di lavoro, le società di emissione e gli esercizi convenzionati assicurano, ciascuno nell'esercizio della rispettiva attività contrattuale e delle obbligazioni di propria pertinenza, la utilizzabilità del buono pasto per l'intero valore facciale. 2. Il valore assunto a base d'asta per le gare non può essere inferiore al valore facciale del buono pasto. 3. Il valore facciale del buono pasto è comprensivo dell'imposta sul valore aggiunto prevista per le somministrazioni al pubblico di alimenti e bevande. Le variazioni dell'imposta sul valore aggiunto lasciano inalterato il contenuto economico dei contratti già stipulati. 4. Sono nulli i contratti aventi ad oggetto servizi sostitutivi di mensa conclusi previa contrattazione telematica con il sistema delle aste on-line con rilanci plurimi, anche con l'intervento di intermediari professionali. Articolo 8 Convenzioni 1. Le convenzioni stipulate tra le società di emissione di buoni pasto e i titolari degli esercizi convenzionabili di cui all'articolo 4 contengono a l'indicazione del termine di pagamento da parte della società di emissione dei buoni pasto utilizzati presso gli esercizi convenzionati b la durata del contratto, le condizioni anche economiche, ed il termine del preavviso per l'eventuale rinegoziazione o la disdetta c le clausole di utilizzabilità del buono pasto, relative alle condizioni di validità ed ai limiti di utilizzo, nonché ai termini di scadenza, specificati in modo espresso ed uniforme d l'indicazione dello sconto incondizionato e di eventuali altri corrispettivi riconosciuti alle società di emissione e l'indicazione del termine, non inferiore a sei mesi dalla data di scadenza del buono pasto, entro il quale l'esercizio convenzionato potrà validamente richiedere il pagamento delle prestazioni effettuate. 2. Le convenzioni di cui al comma 1 possono essere stipulate e modificate, con specifica accettazione delle parti, esclusivamente in forma scritta. Articolo 9 Termini e ritardi di pagamento 1. Il termine massimo per il pagamento dei buoni pasto da parte dei clienti alle società di emissione è fissato in quarantacinque giorni dalla data di ricevimento della fattura. 2. Il comma 1 si applica anche al pagamento delle fatture agli esercizi convenzionati da parte delle società di emissione. 3. In caso di mancato pagamento entro i termini di cui ai commi 1 e 2 decorrono automaticamente, dal giorno successivo alla scadenza, gli interessi legali nella misura di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231. 4. Le parti, nella propria libertà contrattuale, possono stabilire termini superiori rispetto a quelli legali di cui ai commi 1 e 2 a condizione che le diverse pattuizioni siano stabilite per iscritto e rispettino i limiti concordati nell'ambito di accordi sottoscritti presso il Ministero delle attività produttive dalle organizzazioni, maggiormente rappresentative a livello nazionale, delle imprese di emissione, degli esercizi convenzionabili e dei datori di lavoro. Articolo 10 Disposizioni transitorie 1. Le società in esercizio alla data di entrata in vigore del presente decreto si adeguano alle prescrizioni del medesimo entro dodici mesi. 2. I contratti in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto sono adeguati alle previsioni in esso contenute entro dodici mesi.