Destinazione del Tfr: chi non ""crede"" al fondo pensione deve ricordarsi di dirlo

di Manuela Rinaldi

di Manuela Rinaldi* Entro il 30 giugno del 2007 i lavoratori dipendenti dovranno decidere il destino del proprio trattamento di fine rapporto mantenere il regime di retribuzione differita da incassare alla risoluzione del rapporto di lavoro, oppure destinare il Tfr ad un fondo pensione la prima scelta dovrà comunque essere manifestata in forma esplicita. Solamente per i lavoratori di aziende con più di 50 dipendenti, l'intero trattamento di fine rapporto maturando sarà trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l'erogazione del tfr ai dipendenti del settore privato, per conto dello Stato, gestito dall'Inps. Questo è quanto ha stabilito la legge 296 del 2006 la Finanziaria del 2007 , con l'entrata in vigore del decreto legislativo 252 del 2005, con il quale è divenuta operativa la norma sul conferimento del trattamento di fine rapporto maturando alle forme pensionistiche complementari. IL TFR Il trattamento di fine rapporto è quella somma che spetta al prestatore di lavoro dipendente al termine del lavoro in azienda è conosciuto molto più comunemente con il nome di liquidazione e rappresenta una prestazione al cui pagamento è tenuto il datore di lavoro. Ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 2120 del codice civile, che disciplina l'istituto del trattamento di fine rapporto, in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto . Il trattamento di fine rapporto viene calcolato sommando per ciascun anno di servizio una quota pari, e comunque non superiore, alla retribuzione dovuta per l'anno stesso, divisa per 13,5 tenendo in considerazione il fatto che, di norma, al lavoratore vengono erogate da 13 a 14 mensilità di retribuzione all'anno . La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni. L'articolo 2120 del codice civile individua, altresì, la retribuzione annua in quella comprensiva di tutte le somme erogate in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale. Il trattamento di fine rapporto accantonato ogni anno viene rivalutato sulla base della inflazione mediante i seguenti coefficienti l'1,5% in misura fissa, ed il 75% dell'aumento dell'indice mensile Istat dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati. Una precisazione da fare nell'ambito del trattamento dio fine rapporto, è quella tra tfr maturando e maturato, distinzione fondamentale soprattutto alla luce della recente modifica della Finanziaria. Con l'espressione tfr maturato si fa riferimento a tutto quanto è stato già accantonato, relativamente al periodo di lavoro pregresso si tratta, in pratica, della somma lorda di cui si dispone in caso di uscita dalla azienda con l'espressione tfr maturando, invece, o in corso di maturazione, si fa riferimento a tutto quanto dovrà ancora essere accantonato dal datore di lavoro, in relazione al periodo di lavoro che dovrà essere svolto in futuro. È quest'ultimo l'unico ad essere interessato dalla riforma della Finanziaria. ITER NORMATIVO DEL TFR Il trattamento di fine rapporto nasce nell'anno 1924 con il nome di indennità di licenziamento, divenuta in seguito indennità di anzianità, avente uno scopo essenzialmente assicurativo. Dopo varie riforme ha assunto nel 1982 la denominazione di trattamento di fine rapporto, diventando una vera e propria retribuzione differita. Una regolamentazione sostanzialmente nuova, pertanto, dell'istituto del tfr arriva con la emanazione della legge 297/82, con la quale, appunto, si istituì il trattamento di fine rapporto. Tale legge andò, in pratica, a sostituire, con il suo primo articolo, commi da 1 a 5, il disposto di cui al sopra menzionato articolo 2120 del codice civile. Dieci anni più tardi venne emanato il decreto legislativo 503/92 secondo cui, a partire dal primo gennaio dell'anno successivo, veniva innalzata l'età pensionabile, venivano aumentati i contributi, veniva ampliata la base di calcolo della pensione e si varava la previdenza complementare. L'esigenza di trasformare il trattamento di fine rapporto in una quota dello stipendio corrente oppure di devolverlo a finalità pensionistiche, portò alla emanazione del decreto legislativo 124 del 1993, il quale disciplinava la previdenza complementare distinguendo i fondi chiusi su base contrattuale, riservati alle singole categorie, ed i fondi aperti, ad adesione individuale. Tale decreto disponeva, pertanto, che i contratti collettivi avrebbero potuto stabilire la destinazione al finanziamento delle forme pensionistiche complementari anche di una quota dell'accantonamento annuale di trattamento di fine rapporto, determinando, altresì, le quote a carico del datore di lavoro e quelle a carico dei lavoratori. Il D.Lgs 299 del 1999, emanato in seguito, permise di trasformare gli accantonamenti del tfr in titoli da conferire ai fondi pensione. Il 21 settembre del 2004 viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la riforma previdenziale, la legge 243 del 2004, con la quale si delegava il Governo ad emanare un decreto legislativo con il quale dovevano essere introdotte disposizioni tese a sostenere e a favorire lo sviluppo di forme pensionistiche complementari. Una delle ultime modifiche in ambito previdenziale è, appunto, rappresentata dal decreto legislativo 252/05 che ha rivisto integralmente le disposizioni contenute nel decreto 124 del 1993 , il quale mutava in maniera radicale le regole della previdenza integrativa, lasciando al prestatore di lavoro la libertà di scegliere entro il 30 giugno del 2008 se mantenere il proprio Tfr in azienda oppure se destinarlo ad un fondo pensione chiuso o aperto. L'adesione ad una forma pensionistica complementare, collettiva oppure individuale, è libera libertà rafforzata rispetto al passato dalla rimozione del vincolo posto dall'articolo 9, comma 2, del decreto 124 del 1993, che subordinava l'iscrizione a fondi aperti alla mancanza del fondo negoziale o chiuso cui il lavoratore apparteneva. La riforma, così come prevista dalla vecchia legge Maroni, sarebbe dovuta entrare in vigore a partire dal primo gennaio 2008 ma, in seguito all'ultima manovra finanziaria del Governo, con il decreto 279 del 2006, la riforma della previdenza integrativa è stata anticipata di un anno, cioè, a partire dal primo gennaio 2007, con attivazione dei meccanismi di finanziamento dei fondi pensione. La legge 296 del 2006, la Finanziaria 2007, ha, per ultimo, fatto diventare operative le norme sul conferimento del tfr, con innovazioni rispetto al passato soprattutto per quanto riguarda le aziende con più o meno di 50 dipendenti vediamo passo per passo le caratteristiche della riforma, dai lavoratori interessati, alle modalità di scelte fino alla tipologia dei fondi pensione. IL NUOVO TFR Dal primo gennaio 2007 è entrato in vigore il decreto legislativo 252 del 5 dicembre 2005 che riscrive le regole sulle previdenza complementare, con notevoli cambiamenti sull'istituto del trattamento di fine rapporto. È bene specificare che le novità introdotte dalla riforma riguarderanno esclusivamente le quote di tfr che i lavoratori matureranno a partire dal primo gennaio 2007 in poi quindi il sopra menzionato tfr maturando e, in alcuni casi, a partire dal momento della scelta sul conferimento del trattamento non sarà in ogni caso toccato il trattamento di fine rapporto già maturato alla data del 31 dicembre 2006, che continuerà, pertanto, ad essere gestito secondo l'ordinaria, la vecchia, disciplina resterà cioè nelle casse aziendali e l'impresa provvederà a rivalutarlo, anno dopo anno, fino alla sua finale liquidazione al lavoratore, all'atto della risoluzione del rapporto di lavoro oppure in caso di richiesta di anticipazione. I lavoratori dipendenti avranno, quindi, sei mesi di tempo fino al 30 giugno 2007 per decidere sulle sorti del proprio tfr il termine di sei mesi sarà mobile per i lavoratori che si occuperanno dopo la data del primo gennaio. Altra novità introdotta dalla Finanziaria 2007 riguarda le imprese, divise in due categorie a seconda che occupino più o meno di 50 dipendenti. Infatti, alle imprese che occupino un numero di dipendenti inferiore a 50 non verrà applicato il principio di smobilizzo del trattamento di fine rapporto, ciò sta a significare che il destino del tfr maturando da gennaio 2007 dipenderà dalla scelta che faranno gli stessi lavoratori in base alla previdenza integrativa. Per tali imprese, pertanto, resterà in vigore la disciplina prevista dal decreto 252 del 2005, le imprese dovranno adeguarsi alle scelte dei propri dipendenti nel caso in cui i lavoratori preferiscano mantenere il regime di retribuzione differita, ed esercitino la scelta, in maniera esplicita, entro il 30 giugno 2007, o entro sei mesi dalla data di assunzione, il trattamento di fine rapporto rimarrà nelle loro aziende nella ipotesi in cui, nei sei mesi di tempo a disposizione dei lavoratori per la scelta, gli stessi non manifestino alcuna scelta, il tfr maturando andrà a finire nel fondo pensione aziendale oppure nel fondo pensione Inps ancora, nel caso in cui nei sei mesi di tempo a loro disposizione i lavoratori manifestino la scelta per un fondo pensione, il tfr maturando andrà a finire in quello stesso fondo pensione, maturato a partire dal mese in cui è effettuata l'opzione del lavoratore, mentre il tfr relativo ai mesi precedenti resterà accantonato in azienda. Una sola, pertanto, la possibilità che determina la permanenza del tfr in azienda il fatto che il lavoratore manifesti esplicitamente di volerlo conservare come retribuzione differita, e, quindi, di rinunciare alla previdenza integrativa decisione che, tra l'altro, è revocabile con cadenza quanto meno annuale. Per tutte quelle imprese che, invece, occupino più di cinquanta dipendenti entra in vigore la novità posta in essere dalla Finanziaria, e cioè, lo smobilizzo del trattamento di fine rapporto maturando a partire dal gennaio 2007 , a prescindere dalle scelte effettuate dai lavoratori, non resterà, comunque, in azienda la situazione sarà la seguente nel caso in cui i lavoratori preferiscano mantenere il regime di retribuzione differita, ed esercitino la scelta, in maniera esplicita, entro il 30 giugno 2007, o entro sei mesi dalla data di assunzione, il trattamento di fine rapporto andrà versato al fondo di tesoreria statale, quello maturato da gennaio 2007 in poi nella ipotesi in cui nei sei mesi a disposizione per la decisione, i lavoratori non manifestino alcuna scelta, il tfr maturando andrà a finire nel fondo pensione aziendale o nel fondo pensione Inps nel caso in cui, ancora, nei sei mesi di tempo per la scelta, i lavoratori manifesteranno la scelta per un fondo pensione, il tfr maturando andrà in quel fondo pensione, quello maturato a partire dal mese in cui è effettuata l'opzione del lavoratore, mentre il tfr relativo ai mesi precedenti andrà versato al neo fondo di tesoreria statale. LE STRADE PERCORRIBILI Il percorso decisionale sul trattamento di fine rapporto prevede una prima differenziazione in base alla anzianità di iscrizione alla previdenza obbligatoria dei lavoratori l'elemento che differenzia tale opzione è rappresentato dalla data del 29 aprile del 1993, la quale individua le seguenti categorie di lavoratori prestatori di lavoro iscritti per la prima volta alla previdenza obbligatoria dal 29 aprile 1993 e prestatori di lavoro iscritti per la prima volta alla previdenza obbligatoria prima della data del 29 aprile 1993. Per la prima categoria di lavoratori iscritti alla previdenza dal 29 aprile sono previste due possibilità di scelta sul conferimento del trattamento di fine rapporto alla previdenza integrativa una modalità di scelta esplicita ed una tacita. Per quanto riguarda la modalità di scelta esplicita è da dire che entro il 30 giugno 2007 o sei mesi dalla data di assunzione il lavoratore dovrà esprimere la propria volontà di conferire tutto il tfr maturando ad una forma di previdenza complementare da lui scelta mantenere il tfr maturando presso il proprio datore di lavoro, e, perciò, di non aderire alla previdenza integrativa. Nella ipotesi in cui il prestatore di lavoro effettui la prima scelta, aderirà al fondo pensione da lui prescelto e il suo tfr maturando quello a cui ha diritto a partire da quel momento andrà devoluto alla previdenza integrativa effettuando la seconda scelta, il prestatore di lavoro non aderirà alla previdenza integrativa e manterrà al tfr il regime di retribuzione differita, scelta, peraltro, successivamente revocabile. Per quanto concerne, invece, la modalità di scelta tacita, è da dire che la stessa si realizza nel caso in cui, entro la data del 30 giugno 2007 oppure entro sei mesi dalla data di assunzione se successiva al primo gennaio 2007 il lavoratore non effettui alcuna scelta circa il conferimento del proprio tfr alla previdenza integrativa in una simile ipotesi, il prestatore di lavoro acconsentirà a quanto previsto dalla legge il trattamento di fine rapporto finirà nella previdenza integrativa con adesione del lavoratore ad un fondo pensione. Nel caso di tacito conferimento, con il meccanismo del silenzio-assenso, sarà il datore di lavoro che dovrà provvedere al conferimento del tfr maturando ad una forma pensionistica complementare, individuata secondo la seguente gerarchia fondo previsto dai contratti collettivi cd. fondo collettivo di riferimento scelto da un accordo tra rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori, che preveda la destinazione del tfr ad una forma collettiva di livello aziendale, di categoria o territoriale nella ipotesi di sovrapposizione di più forme collettive di riferimento per uno stesso lavoratore, il tfr andrà in quella individuata attraverso un accordo aziendale tra datore di lavoro e rappresentanti di lavoratori se l'accordo non è intervenuto, il tfr sarà devoluto nel fondo pensione collettivo che avrà raccolto il maggior numero di adesioni in quella azienda nella ipotesi, ancora, non via sia alcun fondo pensione collettivo di riferimento, oppure nel caso in cui non si riesca ad individuarne uno in base ai sopra menzionati criteri di scelta, il tfr maturando andrà a confluire in un fondo residuale costituito presso l'Inps, dove rimarrà transitoriamente fintanto che il lavoratore oppure un accordo collettivo lo porteranno alla forma scelta. In ogni caso, trenta giorni prima della scadenza dei sei mesi per la decisione del conferimento, il datore di lavoro sarà tenuto alla comunicazione al lavoratore della scelta del fondo pensione in cui verrà devoluto il proprio trattamento di fine rapporto in caso di suo silenzio. Anche per la seconda categoria di lavoratori iscritti alla previdenza obbligatoria al 29 aprile 1993 sono previste due ipotesi il lavoratore iscritto a forme pensionistiche complementari al primo gennaio 2007 il lavoratore non iscritto a forme pensionistiche complementari al primo gennaio 2007 Per entrambe le opzioni sono previste le due possibilità di scelta sul conferimento del tfr alla previdenza integrativa, quella esplicita e quella tacita. Per i lavoratori iscritti ai fondi pensioni alla data del primo gennaio 2007, esiste una particolarità in quanto, essendo già iscritti ad un fondo, già devolvono una parte del proprio tfr ad un fondo pensione per loro le modalità di scelta, esplicita e tacita, riguarderà il tfr maturando. La modalità esplicita viene ad essere realizzata allorquando, entro la data del 30 giugno 2007 o entro sei mesi la data della assunzione se successiva al primo gennaio , il prestatore di lavoro manifesti la volontà di conferire il residuo tfr maturando alla forma di previdenza complementare alla quale già aderisce mantenere il residuo tfr maturando presso il proprio datore di lavoro. Nel caso in cui il lavoratore effettui la prima scelta il tfr maturando residuo sarà devoluto alla previdenza integrativa cui già aderisce. La modalità tacita viene realizzata allorquando entro il 30 giugno 2007 o entro sei mesi dalla data di assunzione se successiva al primo gennaio il lavoratore non esprima alcuna scelta circa il conferimento del suo residuo tfr alla previdenza integrativa. In tale ipotesi il lavoratore tacendo acconsente a quanto stabilito dalla legge il residuo trattamento di fine rapporto finirà nella previdenza integrativa a cui il lavoratore risulta essere già aderente. Per i lavoratori non iscritti ai fondi pensione alla data del primo gennaio 2007, valgono le due modalità di scelta, esplicita o tacita, sul conferimento del tfr maturando. La modalità esplicita viene realizzata allorquando il prestatore di lavoro, entro la data del 30 giugno 2007 o entro sei mesi la data di assunzione se successiva al primo gennaio , esprima la volontà di conferire il tfr maturando ad una forma di previdenza complementare mantenere il tfr maturando presso il proprio datore di lavoro. Nella ipotesi in cui il lavoratore vada ad effettuare la prima scelta, aderirà al fondo pensione da lui scelto ed il tfr maturando verrà devoluto alla previdenza integrativa ma non tutto il tfr, in quanto la scelta concerne solamente una quota, che è quella stabilita da accordi o contratti collettivi. La modalità tacita viene realizzata allorquando il lavoratore, entro il 30 giugno 2007 o entro i sei mesi dalla data di assunzione se successiva al primo gennaio non esprima alcuna volontà riguardo al conferimento del tfr alla previdenza integrativa in tal caso egli acconsentirà a quanto previsto dalla legge il tfr finirà nella previdenza integrativa, con adesione del lavoratore ad un fondo pensione in tale ipotesi sarà devoluto tutto il tfr. Anche in tal caso sarà il datore di lavoro a provvedere al conferimento del tfr alla forma pensionistica complementare prevista dagli accordi o contratti collettivi. LA TIPOLOGIA DI FONDI PENSIONE Un ultimo ma non poco rilevante argomento da trattare è quello relativo alla tipologia dei vari fondi pensione presso cui far confluire il proprio trattamento di fine rapporto. Il fondo pensione ha il compito di gestire i risparmi dei lavoratori, dando garanzia di una futura pensione con l'entrata in vigore della legge 296 del 2006, la Finanziaria 2007, i fondi pensione rappresenteranno l'attuazione delle forme pensionistiche complementari, che saranno di due specie collettive, alle quali sarà possibile aderire collettivamente o individualmente e con l'apporto di quote del trattamento di fine rapporto, e individuali, alle quali sarà possibile destinare quote del trattamento di fine rapporto. La previdenza integrativa è un sistema relazionale che coinvolge più soggetti, vale a dire, il prestatore di lavoro, il fondo pensione, lo Stato che regolamenta le relazioni, e un organo pubblico, la Covip Commissione di vigilanza sulle forme pensionistiche , che, su delega dello Stato, svolge funzioni di garanzia. I vari fondi pensione previsti sono quelli negoziali o chiusi, quelli aperti, i contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziali ed il fondo residuale Inps. Secondo una delibera della Covip del 28 giugno 2006, è possibile aderire contemporaneamente a più forme pensionistiche complementari, in particolare in caso di pluralità di rapporti di lavoro che danno titolo ad aderire a forme pensionistiche differenti. I fondi negoziali o chiusi sono fondi costituiti attraverso un contratto collettivo, un regolamento aziendale, oppure tramite accordi tra lavoratori promossi dai sindacati o associazioni rappresentative di categoria. Tale fondo pensione è un soggetto giuridico autonomo che raccoglie adesioni e contributi ed individua la politica di investimento delle risorse, affidata a soggetti esterni specializzati nella gestione finanziaria. I fondi pensione aperti, invece, disciplinati dall'articolo 13 del decreto legislativo 252 del 2005, sono istituiti direttamente dalla banche, dalle società di intermediazione mobiliare, e società di gestione del risparmio l'adesione a tali fondi può essere sia collettiva che individuale. Le forme pensionistiche complementari, inoltre, possono essere anche realizzate tramite contratti di assicurazione sulla vita le regole, oltre che nella polizza assicurativa, sono contenute in un regolamento ad hoc, redatto in base alle direttive della Covip. Figura a parte è rappresentata dal fondo pensione residuale Inps, istituito, appunto, presso l'istituto di previdenza sociale, che viene inteso quale forma pensionistica complementare a contribuzione definita, alla quale affluiranno le quote di tfr maturando nella ipotesi in cui, non esprimendo i lavoratori dipendenti alcuna scelta sul conferimento del loro trattamento di fine rapporto, opererà il c.d. meccanismo del silenzio-assenso. La posizione individuale costituita presso tale forma pensionistica potrà essere trasferita, su richiesta del prestatore di lavoro, anche prima del termine di due anni previsto, di regola, ad altra forma pensionistica dallo stesso prescelta. Altra differenziazione da attuare nell'ambito della tipologia dei fondi pensione, è quella tra fondi pensione a contribuzione definita e fondi pensione a prestazione definita. Nei fondi pensione a contribuzione definita la prestazione è legata all'andamento del fondo che gestisce le contribuzioni dei singoli lavoratori aderenti il lavoratore che aderisce a tale fondo pensione conosce sin dall'atto di adesione l'importo della sua contribuzione. I fondi pensione a prestazione definita forniscono una prestazione legata alla misura dell'ultima retribuzione o reddito percepito dai lavoratori, oppure in misura integrativa alla pensione pubblica obbligatoria la contribuzione rimane variabile per tutto il periodo di partecipazione al fondo pensione. CONCLUSIONI Il momento della scelta sul conferimento del trattamento di fine rapporto è, quindi, arrivato i lavoratori hanno sei mesi di tempo per decidere il destino della propria liquidazione futura. Da sottolineare il fatto che anche conferendo il trattamento di fine rapporto alla previdenza integrativa si manterranno intatti tutti i diritti sulla anticipazione fino al 75% dell'importo maturato per l'acquisto della prima casa e per spese sanitarie. Dal tfr la riforma conta di ricavare un importante canale di risorsa finanziaria tale da far decollare in modo definitivo e positivo il pilastro previdenziale integrativo. Per i lavoratori non rappresenta una novità la scelta se aderire o meno ad un fondo pensione per costituirsi una pensione di scorta , oltre quella obbligatoria prevista dallo Stato ma dal primo gennaio 2007 non potranno permettersi di ignorare la scelta di aderire o meno ad un fondo pensione, in quanto da tale data è entrata in vigore la regola secondo la quale il trattamento di fine rapporto viene automaticamente trasferito ad un fondo pensione, nel caso in cui il lavoratore non manifesti una differente volontà. Chi è titolare di un trattamento di fine rapporto dovrà decidere entro i previsti termini se mantenere il trattamento come retribuzione differita oppure se, piuttosto, conferirlo ad un fondo pensione e a quale fondo pensione, salvo il principio dello smobilizzo del tfr previsto come novità per le imprese. L'ardua scelta, ancora una volta, spetta al prestatore di lavoro, che farebbe bene a porsi molteplici domande e a non indugiare troppo sulla previdenza integrativa, in quanto il tacere , per legge equivarrà alla scelta di adesione alla previdenza complementare. Avvocato