Nuovi benefici fiscali per i coltivatori diretti

Il vincolo di non locare il fondo per usufruire delle agevolazioni passa da dieci a cinque anni, anche se l'acquisto del terreno risale a prima dell'entrata in vigore del D.Lgs 228 del 2001

Il vincolo del coltivatore diretto di non locare il fondo per usufruire delle agevolazioni fiscali passa da dieci a cinque anni. Ciò anche se l'acquisto del terreno è stato fatto prima dell'entrata in vigore delle nuove norme. Ecco il nuovo principio di diritto affermato dalla Cassazione che, con la sentenza 10547/06 depositata l'8 maggio e qui leggibile tra gli allegati, ha interpretato l'articolo 11 del D.Lgs 228/01. Tale disposizione prevede infatti che il periodo di decadenza dai benefici fiscali previsti dalla vigente legislazione in materia di formazione e di arrotondamento di proprietà coltivatrice è ridotto da dieci a cinque anni. Questa regola si applica anche agli atti di acquisto posti in essere in data antecedente di almeno cinque anni la data di entrata in vigore del presente decreto . In altre parole per tutti gli acquisti fatti prima del 30 giugno 1996 il vincolo al terreno è di cinque e non più di dieci anni. Tale previsione , hanno aggiunto i giudici della quinta sezione, comporta un effetto di consolidamento delle agevolazioni conseguite da tutti i coltivatori diretti che abbiano acquistato il bene prima del 30 giugno 1996, alla sola condizione che i fondi acquistati siano stati coltivati per almeno cinque anni e che, le vertenze insorte a tale proposito, non siano state, nel frattempo, risolte da sentenze passate in giudicato . Sulla base di questi motivi il Collegio ha accolto il ricorso degli eredi di un coltivatore che aveva affittato il proprio fondo, acquistato prima del '96. L'ufficio del registro aveva recuperato la maggiore imposta sostenendo che la locazione era avvenuta prima dello scadere dei dieci anni imposti dalla legge 604/54. Contro l'avviso di accertamento i contribuenti avevano proposto ricorso di fronte alla commissione tributaria provinciale contestando l'esclusione dalle agevolazioni fiscali. Il giudice tributario aveva però respinto la contestazione. Stessa sorte in secondo grado. Così i contribuenti hanno presentato ricorso in Cassazione dove i termini della vicenda si sono completamente rovesciati. In applicazione delle norme contenute nel D.Lgs 228/01, la Corte ha ritenuto che il vincolo fosse decaduto perché non aveva più la durata di dieci anni ma soltanto di cinque. Alla luce di questo nuovo principio la causa è stata decisa nel merito non essendo necessari ulteriori accertamenti. Deb.Alb.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 16 marzo-8 maggio 2006, n. 10547 Presidente Saccucci - Relatore Genovese Pm Sepe - conforme - Ricorrente Govoni ed altri - Controricorrente ministero delle Finanze Svolgimento del processo 1. A seguito del decesso del signor Dino Govoni, coltivatore diretto, l'Ufficio del Registro di Cento notificava alle signore Daniela Govoni e Romana Ronchetti un avviso di liquidazione per imposta di registro, trascrizione e catastale, oltre interessi, a seguito dell'affermata decadenza delle predette, quali eredi del defunto congiunto, dalle agevolazioni fiscali previste dalla legge 604/54, concesse al loro dante causa per l'acquisto di un fondo rustico, in quanto tale terreno era stato dato in locazione con un contratto concluso nel 1992 prima del compimento del decennio. Avverso l'avviso, le contribuenti proponevano ricorso davanti alla Ctp di Ferrara sostenendo che il decesso del loro congiunto, trattandosi di evento involontario, al pari del trasferimento coattivo facente seguito a espropriazione per pubblica utilità, non poteva comportare la decadenza dalle agevolazioni e che il comportamento da loro tenuto, quali aventi causa, non poteva rilevare per le sorti delle agevolazioni concesse al defunto coltivatore diretto. La Ctp respingeva il ricorso e addebitava la decadenza dal beneficio, di cui all'articolo 7 della legge del 1954, al comportamento volontario degli eredi, posto in essere con la stipula del contratto di locazione, anteriormente al decorso del termine decennale. 2. Le contribuenti hanno proposto appello davanti alla Ctr dell'Emilia-Romagna, che lo ha respinto. Secondo i giudici del gravame, se da un lato la morte dell'acquirente coltivatore diretto non è causa di decadenza dal beneficio fiscale, da un altro in capo agli eredi permarrebbero i vincoli e i divieti stabiliti per il dante causa, ivi incluso l'obbligo di non rivendere e di condurre direttamente il fondo per un periodo di dieci anni. 3. Avverso tale pronuncia, le contribuenti hanno proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi e illustrato anche con memoria. L'Amministrazione delle finanze non ha svolto difese. Motivi della decisione 1.1. con il primo motivo di ricorso con il quale lamentano violazione e falsa applicazione dell'articolo 7 della legge 604/54 e l'illogicità e contraddittorietà della motivazione le contribuenti richiamano il precedente dalla Cassazione 503/92 e sostengono che non tutte le cessazioni della coltivazione diretta del fondo comportano la decadenza dall' agevolazione, ma solo quelle che sono volontarie tra esse, pertanto, non rientra la morte del coltivatore. Il comportamento successivo degli eredi sarebbe del tutto irrilevante, atteso che i vincoli di legge riguarderebbero il solo acquirente, senza che rilevi l'evento successorio, al riguardo i benefici avrebbero natura personale, e non si trasferirebbero ad altri. Per gli eredi non potrebbero rilevare i comportamenti che potrebbe tenere solo il beneficiario dell'agevolazione. 1.2. Con il secondo motivo di ricorso con il quale lamentano l'omessa motivazione le contribuenti lamentano la mancata motivazione in ordine al fatto che il dante causa, avendo coltivato il fondo per un periodo superiore al decennio dall'acquisto, avrebbe già consolidato l'agevolazione di cui all'articolo 7. Infatti, il signor Govoni avrebbe acquistato il fondo assieme ai fratelli Mario e Guido nel 1970, coltivandolo ininterrottamente fino all'acquisto nel 1992, dai suoi comproprietari, delle quote indivise, e continuando a coltivarlo fino alla morte. Il termine decennale stabilito per il godimento dei benefici, pertanto, andava calcolato a partire dal 1970. 2. con memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica, le contribuenti chiedono l'applicazione in loro favore dello ius superveniens, costituito dall'articolo il del D.Lgs 228/01 che, con disposizione retroattiva, ha ridotto a cinque anni il divieto di disposizione sul fondo per il quale l'acquirente ha fruito delle agevolazioni, oggetto della vertenza in esame . 3. Il ricorso è complessivamente fondato, proprio in ragione dello ius superveniens, prima ancora che dall'esame dei singoli motivi di ricorso. A tale proposito si deve osservare che nel giudizio di legittimità, di regola lo ius superveniens, che introduca una nuova disciplina del rapporto controverso, può trovare applicazione solo quando la sopravvenienza sia posteriore alla proposizione del ricorso per cassazione, e ciò perché, in tale ipotesi, il ricorrente non ha potuto tener conto dei mutamenti operatisi successivamente nei presupposti legali che condizionano la disciplina dei singoli casi concreti. Ciò che puntualmente ricorre nel caso di specie, poiché il ricorso è stato depositato nel corso dell'anno 2000 e il ricorrente, con memoria, invoca il sopraggiunto D.Lgs 228/01. E, tuttavia, anche se in astratto la posteriorità dello ius superveniens è certa, ai fini dell'applicabilità di esso al caso esaminato occorre anche la contestuale sussistenza di un secondo requisito la pertinenza del diritto sopraggiunto rispetto alle questioni agitate nel ricorso. Infatti, questa Corte sostiene ad esempio con il precedente 4070 del 2004 che i principi generali dell'ordinamento in materia di processo per Cassazione [soprattutto quello che impone che la funzione giurisdizionale di legittimità sia esercitata attraverso l'individuazione delle censure espresse nei motivi di ricorso e sulla base di esse], impediscono di rilevare d'ufficio o a seguito di segnalazione fatta dalla parte mediante memoria difensiva ai sensi dell'articolo 378 Cpc , regole di giudizio determinate dalla sopravvenienza, rispetto al momento di proposizione del ricorso, di disposizioni, ancorché dotate di efficacia retroattiva, afferenti un profilo della norma applicata che non sia stato investito, neppure indirettamente, dai motivi di ricorso e che concernano quindi una questione non sottoposta al giudice di legittimità. Ma, neppure tale circostanza negativa può dirai integrata nel caso sottoposto a questa Corte. Infatti, in tutti e due i motivi di ricorso, la questione di legittimità sollevata è costituita dalla avvenuta decadenza dai benefici concessi in favore del coltivatore diretto, per il minor rispetto al modello legale lasso di tempo trascorso dall'acquisto del fondo da coltivare rispetto all'avvenuta sua disposizione economica mediante la locazione del bene , negandosi il perfezionamento della fattispecie legittimante la revoca da parte dell'Amministrazione finanziaria, da un lato, per la non ascrivibilità della locazione del cespite al beneficiario e, da un altro, per la già avvenuta maturazione del periodo temporale di consolidamento del beneficio particolarmente nel secondo motivo di ricorso . È chiara perciò la stretta interferenza tra l'invocato ius superveniens con la disciplina della fattispecie negativa di agevolazione, che ha portato - come si dirà - ad una riduzione dei tempi del divieto di disposizione e di necessaria coltivazione personale del fondo. 4. Tanto premesso in punto di ammissibilità dell'esame dello ius superveniens, occorre adesso passare ala sua disamina puntuale. L'articolo 11 del D.Lgs 228/01 significativamente intitolato Attenuazione dei vincoli in materia di proprietà coltivatrice ha stabilito che a 1. Il periodo di decadenza dai benefici previsti dalla vigente legislazione in materia di formazione e di arrotondamento di proprietà coltivatrice è ridotto da dieci a cinque anni b 5. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche agli atti di acquisto posti in essere in data antecedente di almeno cinque armi la data di entrata in vigore del presente decreto cioè prima del 30 giugno 1996 . Tale previsione comporta un effetto di consolidamento delle agevolazioni conseguite da tutti i coltivatori diretti che abbiano acquistato il bene prima del 30 giugno 1996, alla sola condizione che i fondi acquistati siano stati da loro medesimi coltivati per almeno cinque anni e che, le vertenze insorte a tale proposito, non siano state - nel frattempo - risolte da sentenze passate in cosa giudicata con il formarsi di rapporti esauriti . 5. Nel caso di specie, però, sussistono tutti i presupposti per l'applicazione della nuova disciplina legale, atteso che - come risulta dalla sentenza impugnata - l'acquisto da parte del dante causa delle contribuenti, deceduto il 2 febbraio 1989, era avvenuto il 3 gennaio 1983 e la locazione era stata disposta dalle eredi nel 1992 . Pertanto, i benefici si erano consolidati fin dal 3 gennaio 1988 ben prima della morte del titolare del bene fruente dell'agevolazione onde non poteva operare la fattispecie legittimante la revoca degli stessi, da parte dell'Amministrazione. 6. La sentenza impugnata, resa in un quadro normativo nel frattempo mutato, deve essere cassata in forza di tali nuovi principi, e la causa decisa nel merito, non occorrendo altri accertamenti di fatto rispetto a quelli desumibili dalla narrativa delle sentenza impugnata, che non sono stati contestati dalle parti, nei rispettivi atti difensivi , con l'accoglimento del ricorso introduttivo delle contribuenti aventi causa dal defunto coltivatore, beneficiario delle agevolazioni de qua . 7. Dai fatti narrati emergono, evidenti, i motivi che giustificano la compensazione delle spese dell'intera vertenza. PQM Accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, accoglie il ricorso introduttivo dei contribuenti. Compensa le spese dell'intero giudizio.