Danno erariale per chi gestisce male i fondi europei

Il giudizio sul cattivo uso dei finanziamenti pubblici spetterà così alla magistratura contabile

Scatta il danno erariale per chi ha mal gestito i fondi comunitari. Di conseguenza, il giudizio sul cattivo uso dei finanziamenti pubblici, che vede come protagonisti l'imprenditore privato e la pubblica amministrazione lesa, deve svolgersi davanti alla giustizia contabile. Il principio è in linea con l'orientamento giurisprudenziale già espresso in precedenza dalla Suprema corte, ma con la sentenza 4511/06 - depositata il 1 marzo e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - le Sezioni unite civili della Cassazione hanno voluto ulteriormente tracciare la linea di confine tra giurisdizione ordinaria e quella contabile in tema di danno erariale. Gli ermellini ricordano, infatti, che ormai il baricentro che fa da spartiacque per l'assegnazione di una causa al giudice ordinario, invece che alla Corte dei conti, si è spostato dalla qualità del soggetto che può ben essere un privato o un ente pubblico alla natura del danno e degli scopi perseguiti . Con il risultato che ove il privato, per sue scelte, incida negativamente sul modo d'essere del programma imposto dalla pubblica amministrazione, alla cui realizzazione egli è chiamato a partecipare e l'incidenza sia tale da potere determinare uno sviamento dalle finalità perseguite, egli realizza un danno per l'ente pubblico di cui deve rispondere dinanzi al giudice contabile. Danno che, tra l'altro, va valutato anche sotto il profilo di aver sottratto ad altre imprese il finanziamento che avrebbe potuto portare alla realizzazione del programma così come concretizzato ed approvato dall'ente pubblico con il concorso dello stesso imprenditore.

Cassazione - Su civili - sentenza 2 febbraio - 1 marzo 2006, n. 4511 Presidente Carbone - Relatore Varrone Ricorrente società Sifatt La Corte premette in fatto Con atto di citazione in data 8 maggio 2003, la Procura Regionale della Corte dei Conti .- Sezione giurisdizionale per l'Abruzzo, contestava l'illegittima erogazione di fondi pubblici, intervenuta nel luglio 1999, nell'ambito del finanziamento finalizzato all'attuazione del programma operativo multiregionale Patti territoriali per l'occupazione, a valere sugli accordi con l'Unione Europea nel contesto dell'obiettivo 1, sottoprogramma n. 9 Sangro - Aventino di cui al decreto 967/99 del Ministero del tesoro, bilancio e programmazione economica, già approvato dalla commissione della comunità europea. In particolare, le contestazioni della Procura Generale avevano ad oggetto l'indebita richiesta e conseguente corresponsione del finanziamento di lire 355.200.000 alla società Sifatt per la realizzazione di un impianto per l'innevamento programmato da eseguirsi in Roccaraso AQ . Dagli accertamenti eseguiti era, infatti, emerso che, nonostante il progetto ammesso al finanziamento prevedesse l'installazione di macchinari nuovi di fabbrica, 24 macchine erano state, invece, acquistate dalla Sifatt sin dal 2 dicembre 1997 e, successivamente, previo finalizzato ristorno, simulatamene riacquistate in data 23 novembre 1996. Ciò premesso, considerato che il danno denunciato era stato reso possibile anche per la carente attività di controllo dell'istituto di credito concessionario, il Pr conveniva in giudizio la società Sifatt quale responsabile diretta a titolo di dolo e l'Intesa Bci Mediocredito Spa quale reresponsabile in via sussidiaria, chiedendone la condanna al pagamento, in favore della Regione Abruzzo, ciascuno della medesima somma di euro 183.455,50. Con atto notificato il 10 dicembre 2003 la società Sifatt ha proposto istanza di regolamento di giurisdizione, deducendo l'insussistenza della giurisdizione contabile stante la sua estraneità al l'organizzazione amministrativa e, comunque, ritenendo escluso il rapporto di servizio in quanto l'erogazione di fondi pubblici costituiva semplicemente lo strumento per lo svolgimento di un'attività privata, in tale modo sovvenzionata. Ha resistito la Procura Regionale con controricorso. La ricorrente ha depositato memoria. Osserva in diritto che secondo il Pg presso questa Corte il ricorso è fondato poiché nel caso di finanziamenti a soggetti privati, che conservano completa autonomia nell'organizzazione dell'attività imprenditoriale, sia pure con l'obbligo di destinare le somme erogate all'acquisto di macchinari nuovi, il soggetto privato non assume la posizione di ente strumentale dell'ente pubblico, specialmente quando - come nella specie - l'unica forma di controllo cui è sottoposto il soggetto beneficiario riguarda soltanto la corretta contabilizzazione delle operazioni di acquisto tra l'altro ad opera di una banca concessionaria e non direttamente ad opera dell'ente pubblico , cosicché quando il rapporto tra l'ente erogante e il soggetto beneficiario si esaurisce nella mera destinazione delle somme erogate alla finalità prevista nella specie acquisto di macchinari , l'obbligo sinallagmatico a carico del soggetto privato si configura come il presupposto dell'erogazione e non come l'espletamento di un'attività rientrante tra i compiti della pubblica amministrazione che la tesi non è condivisibile siccome estranea alla sviluppo dell'interpretazione giurisprudenziale nella materia, maturato in relazione al progressivo operare dell'Amministrazione tramite soggetti non organicamente inseriti nella stessa e del sempre più frequente operare di questa al di fuori degli schemi del - per molti versi superato - regolamento dì contabilità di Stato, che ai fini del riconoscimento della giurisdizione della Corte dei conti, ritiene del tutto irrilevante, il titolo in base al quale la gestione del pubblico denaro è svolta, potendo consistere in un rapporto dì pubblico impiego o di servizio, ma anche in una concessione amministrativa od in un contratto privato che ormai il baricentro per discriminare la giurisdizione ordinaria da quella contabile si è spostato dalla qualità del soggetto che può ben essere un privato od un ente pubblico non economico alla natura del danno e degli scopi perseguiti, cosicché ove il privato, per sue scelte, incida negativamente sul modo d'essere del programma imposto dalla Pubblica Amministrazione, alla cui realizzazione egli è chiamato a partecipare con l'atto di concessione del contributo, e la incidenza sia tale da poter determinare uno sviamento dalle finalità perseguito, egli realizza un danno per l'ente pubblico anche sotto il mero profilo di sottrarre ad altre imprese il finanziamento che avrebbe potuto portare alla realizzazione dei piano così come concretizzato ed approvato dall'ente pubblico con il concorso dello stesso imprenditore , di cui deve rispondere dinanzi al giudice contabile ex plurimis Cassazione, Su 8450/98, 926/99, 11309/95 - che, pertanto, va dichiarata la giurisdizione della Corte dei conti anche con riguardo al giudizio nei confronti della Sifatt, non essendo ovviamente in discussione tale giurisdizione nei confronti della Spa Intesa medio credito, anch'essa convenuta in giudizio di responsabilità nella qualità di concessionaria, per omessa vigilanza - che non vi è luogo a pronuncia sulle spese, stante la qualità di parte formule della Procura Generale contabile PQM la Corte, pronunciando sull'istanza di regolamento, dichiara la giurisdizione della Corte dei Conti nulla per le spese.