Rc-Auto italiana: l'obbligo a contrarre non convince l'Europa

Continua la procedura d'infrazione aperta da Bruxelles che ritiene violati vari principi del diritto comunitario. Roma sotto la lente anche per inadempienze sulla Direttiva Iorp enti pensionistici e per quella sui prospetti informativi

Nuova raffica di bacchettate da Bruxelles per ben diciannove Stati membri che, sui Venticinque, significa per i tre quarti del totale che hanno omesso di recepire nei propri ordinamenti nazionali una o più tra otto direttive inerenti le regole del mercato interno. In alcuni casi si tratta del prosieguo di procedure di infrazione già avviate e che, quindi, passano alla fase successiva poiché i rispettivi destinatari non hanno ottemperato alle richieste della Commissione. Per quanto riguarda l'Italia la contestazione più rilevante - un parere motivato supplementare - riguarda la normativa interna che impone l'obbligo alle imprese assicuratrici abilitate alla Rc-Auto di offrire l'assicurazione per tutte le categorie di assicurati su tutto il territorio nazionale senza esclusioni. Una situazione più volte osteggiata, finora senza risultati, dalle assicurazioni che ritengono svantaggioso offrire le proprie polizze nel settore specifico in aree considerate a rischio le regioni o le province in cui si registrano elevati indici di frodi, percentuali elevate di furti di veicoli ed alti tassi di sinistrosità all'obbligo imposto per legge le imprese assicuratrici hanno sempre replicato con un'elevazione delle tariffe. L'obbligo a contrarre, introdotto con la liberalizzazione del sistema, significa per le imprese dover stabilire tariffe per titti i rischi e sull'intero territorio ma anche non poter rifiutare le proposte sulla base delle tariffe stabilite e si affianca ad altre misure obbligatorie come la preventivazione del prezzo con anticipo di due mesi o l'obbligo di avvalersi di un attuario incaricato competente nei processi di determinazione delle tariffe e di calcolo delle riserve tecniche. Secondo l'Ania - l'associazione delle imprese assicurative italiane - l'obbligo in particolare di tariffare tutti i rischi e di accettare tutti gli affari Rc-Auto si configura come una restrizione dell'attività che si traduce in un fattore anticompetitivo . Questa convinzione, tradotta in esposti e segnalazioni, è da tempo arrivata all'attenzione della Commissione europea che, infatti, nell'ottobre scorso ha inviato un primo parere motivato a Roma per sollecitare una revisione della normativa.interna. Nel mirino di Bruxelles c'è soprattutto la fissazione delle tariffe. L'obbligo a contrarre è infatti connesso all'obbligo di calcolare le tariffe in conformità alle basi tecniche utilizzate per la determinazione dei premi nel corso degli ultimi cinque esercizi. Secondo Bruxelles questa procedura è contraria al principio della libertà tariffaria sancito nella direttiva 92/49/CEE sulla assicurazione non vita inoltre la Commissione reputa che l'obbigo a contrarre italiano costituisca una immotivata limitazione al principio della libertà di stabilimento e del principio della libera prestazione di servizi, in considerazione del fatto che la norma sul controllo delle tariffe si applica anche alle imprese che hanno la sede principale in altri Stati membri. Finora alle contestazioni di Bruxelles l'Italia ha risposto adducendo - a sostegno della norma contestata - ragioni di tutela dei consumatori vale a dire la libertà di ottenere una polizza Rd-Auto in qualunque regione ma questa tesi non ha finora convinto la Commissione che ritiene raggiungibile la stessa garanzia per gli utenti attraverso sistemi meno restrittivi. Ora, dopo il parere motivato supplementare, Roma dovrà rispondere in maniera più convicente, oppure adeguarsi, a meno che prima o poi non voglia finire di fronte alla Corte di Giustizia per inadempienza. Le altre inadempienze - Sempre sotto forma di parere motivato la Commissione ha proseguito la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia ma anche di Belgio, Repubblica ceca, Cipro, Finlandia, Francia, Lituania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Regno Unito per la mancata o incompleta attuazione della direttiva 2003/41/CEE, la cosiddetta direttiva Iorp che si riferisce alle attività ed al controllo degli enti pensionistici aziendali o professionali. Tale direttiva doveva trovare pieno recepimento negli ordinamenti nazionali entro la fine del settembre scorso. Si tratta di uno strumento di particolare importanza, a detta di Bruxelles, in quanto la direttiva Iorp fissa regole armonizzate per la vigilanza prudenziale e sulle prescrizioni inerenti il capitale degli enti operanti ma si occupa anche di fare chiarezza in materia di versamenti transfrontalieri delle pensioni da lavoro. Nuova, invece, la procedura di infrazione contro l'Italia e il Belgio per la mancata attuazione la scadenza era per il mese di luglio dello scorso anno della direttiva destinata ad armonizzare i prospetti informativi che devono essere pubblicati per l'offerta pubblica o per l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari nei mercati regolamentati. La direttiva prevede per ogni emittente una abilitazione unica che consente l'ammissione nei mercati di qualunque Stato membro in base ad un'unica autorizzazione rilasciata dal Paese d'origine. Una norma che, negli intenti, oltre ad un sostanziale snellimento burocratico, dovrebbe costituire un forte impulso per lo sviluppo dei mercati finanziari nell'Unione europea. m.c.m.