Ciro Riviezzo: ""Bloccate i nuovi decreti prima che vengano applicati""

Si apre domani a Roma il XVIII congresso dell'Associazione nazionale. Intervista col presidente L'inappellabilità? Ormai è una questione giuridica. Ci penserà la Consulta

Efficienza della giustizia e difesa della Costituzione, magistrati e non burocrati per la tutela dei diritti. Si apre domani a Roma con questo slogan, il XVIII Congresso dell'Associazione nazionale magistrati, che coincide con una fase politica di transizione. Alla vigilia delle elezioni che porteranno ad un nuovo Parlamento, parla il presidente dell'Anm Ciro Riviezzo che illustra le proposte che il sindacato delle toghe farà al nuovo legislatore. Presidente, un Congresso tra passato e futuro, dopo Venezia, l'argomento principale sarà sempre la riforma dell'Ordinamento giudiziario? Faremo un'analisi di quello che è accaduto in questi ultimi anni cercando di inquadrarlo in un contesto complessivo la riforma dell'ordinamento giudiziario è il punto più dolente, una riforma che secondo noi, è stata fatta contro la magistratura e non per migliorare lo stato della giustizia o per adeguare lo status dei magistrati al dettato costituzionale come dovrebbe essere. Uno spirito di carattere punitivo che ha inquinato tutto il dibattito qualsiasi proposta avanzata dall'Associazione è stata ritenuta aprioristicamente come qualcosa da contrastare. Cosa chiedete alla prossima legislatura? Chiediamo innanzitutto di fermare l'efficacia di questa riforma. In effetti l'ordinamento non ha avuto alcun effetto concreto. Non saranno però ammissibili adattamenti parziali, non si potranno mettere pezze . Ma i decreti sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ma c'è un termine per l'efficacia che può essere fermato. Il nuovo Parlamento si troverà nella circostanza che nessun decreto avrà avuto applicazione, per cui sarà possibile fermare gli effetti di questi decreti e non per tornare indietro, ma per avere il tempo di discutere una riforma costituzionalmente orientata. Noi nel corso di questi anni abbiamo fatto una serie di proposte che ripresenteremo al congresso. Che cosa proponete per l'emergenza Giustizia? Per quanto riguarda il processo penale, in attesa di una riforma complessiva, pensiamo che si debba intervenire con alcune riforme specifiche su punti nodali del processo per renderne più agevole il corso. Abbiamo indicato riforme possibili in tema di nullità, notifiche ed impugnazioni queste le cose da fare immediatamente per poter semplificare il processo e ridurre i tempi. Per il civile, c'è da rivedere la frammentazione dei riti introdotti in questi anni, riunificarli c'è un problema di organizzazione e di risorse. Per far fronte a tutto ciò i nostri osservatori hanno adottato protocolli di udienze che, certo, vanno potenziati. C'è poi il processo civile telematico Che sta partendo Ma senza soldi, questo è il problema. Facciamo prove continuamente ma poi scopriamo che non ci sono neanche le risorse per la manutenzione ordinaria dei computer, quindi non vedo come si possa portare avanti un procedimento così complicato senza fondi. Se si ha la volontà politica di portarlo avanti, bisogna stanziare risorse. Per ritornare poi all'ordinamento giudiziario, noi abbiamo avanzato una serie di proposte che riguardano le valutazioni di professionalità, l'avanzamento in carriera, i consigli giudiziari, la Scuola della magistratura. Quindi eravate d'accordo su quali punti rivedere La riforma affronta dei problemi che sono esistenti ma dà soluzioni sbagliate. Si parlerà anche dei magistrati candidati alle elezioni Sulle candidature abbiamo fatto un documento specifico della Giunta indicando dei paletti. La Costituzione all'articolo 51 riconosce il diritto a tutti i cittadini di accedere alle cariche elettive, in condizioni di eguaglianza secondo i requisiti stabiliti dalla legge. Quindi non si possono escludere i magistrati. Urgono sicuramente norme che garantiscano assoluta trasparenza e correttezza. In particolare c'è una legge in Parlamento, il Ddl 3410/C che introduce dei limiti sia per l'eleggibilità che per il rientro in carriera. Concordate con le linee del disegno di legge in Parlamento? Quelli sono i limiti sui quali si può discutere. Ci rendiamo conto che c'è un problema di immagine al ritorno del magistrato nella giurisdizione dopo l'impegno politico, ma anche un problema di immagine al momento in cui si viene eletti. Bisogna evitare il rischio che l'esercizio delle funzioni giudiziaria costituisca o possa essere interpretato come una campagna elettorale da parte del magistrato, per questo proponiamo ad esempio che il magistrato non si candidi nel distretto in cui ha lavorato. Sull'argomento c'è già una direttiva del Csm Il Csm si è già mosso con una circolare sulla quale non abbiamo niente da dire. Va comunque stabilito il diritto del magistrato di candidarsi come ogni altro cittadino, poi accettiamo di discutere qualsiasi limite. L'inappellabilità sarà legge e ai magistrati non resterà che applicarla Come tutte le leggi la applicheremo. Bisognerà vedere se ci saranno questioni di costituzionalità, perché in tal caso saranno sollevate. L'inappellabilità non appartiene più alla polemica politica ma alla giurisdizione. Paola Alunni