La confisca travolge giudice penale, leasing e finanziamenti fittizi

Il giudice della misura di prevenzione procede autonomamente, compie valutazioni civilistiche e può ignorare il giudice penale che ha già archiviato l’indiziato per i medesimi fatti.

Vengono applicate più misure preventive nei confronti di un indiziato di appartenenza ad un sodalizio criminale mafioso. In particolare la Corte d’Appello conferma sia la misura della sorveglianza speciale ex l. 1423/1965 che la confisca dei beni di valore sproporzionato rispetto alla situazione reddituale e di cui non è stato possibile fornire giustificazione - ex l. n. 575/1965 -. Ricorre in Cassazione l’indiziato, adducendo l’archiviazione a suo carico maturata nei processi penali per associazione mafiosa. Ricorrono altresì le società formalmente proprietarie dei beni vincolati, le quali contestano l’assenza della riferibilità giuridica e patrimoniale dei beni confiscati all’indiziato. La Cassazione, Quinta sezione Penale, nella sentenza n. 11979 del 14 marzo 2013, respinge il ricorso nei termini d’appresso. Nessuna relazione fra archiviazione e misura preventiva. La Cassazione sposa l’orientamento ormai consolidato, in forme ancora meno garantiste. Gli esiti del processo penale nelle forme di una assoluzione o di un non luogo a procedere non incidono sulle valutazioni di pericolosità mosse dal questore o dal giudice della misura preventiva. Occorre che suddetta prognosi riposi su elementi distinti tuttavia desumibili dai medesimi fatti descritti nell’imputazione e tali da integrare anche solo parte delle componenti che costituiscono la fattispecie complessa dell’associazione di stampo mafioso. Il dato fondativo della misura può anche essere solo indiziario o comunque giudizialmente non irreprensibile o resistente a censure. La Cassazione va oltre non occorrono dati nuovi rispetto a quelli per cui è già avvenuta archiviazione. La Cassazione, in realtà, fa un passo in più del consolidato giurisprudenziale. Pare evocare una generica autonomia del procedimento della misura preventiva rispetto a quello ordinario e, di seguito, giudica di quest’ultimo irrilevanti le conclusioni maturate, benché favorevoli all’indiziato di fatto negando l’estensione del principio del favor rei al procedimento per l’irrogazione delle misure preventive -. Più specificamente, nell’occasione la Cassazione, confermando le misure già disposte, pare prescindere dal prefisso requisito di novità degli elementi indiziari raccolti rispetto a quelli già acquisiti nel procedimento per cui è giunta archiviazione od assoluzione infatti, utilizza le medesime intercettazioni telefoniche raccolte nel procedimento penale esaurito -. E, inoltre, assimila sentenza di assoluzione alla ben più dirimente archiviazione della posizione processuale dell’indiziato, ritenendo questa non ostativa alla concessione di una misura di prevenzione per i medesimi fatti. La confisca preventiva si abbatte sul leasing. La confisca aveva coinvolto beni di cui l’indiziato avrebbe avuto la disponibilità, ma nessuna piena titolarità giuridica. Va provata la malafede dei contraenti apparentemente estranei, oggettivamente desumibile dalle condizioni di scambio e dalle identità contrattuali delle parti, integrate durante la fase genetica dell’accordo, al momento della stipula. Vanno indagate, ad esempio, l’eventuale alienità dell’operazione commerciale rispetto all’oggetto sociale del locatore l’utilizzo di autovetture di pregio per una azienda di trasporto merci - oppure la sostenibilità finanziaria dello scambio rispetto all’esangue dato contabile descritto nei bilanci d’esercizio. Integrate l’anomalia commerciale o l’incoerenza sociale e verificata la presenza di un referente dell’indiziato a capo di una delle compagini sociali, si concede spazio al sospetto di un fictio iuris ad hoc costituita al fine di consentire l’utilizzo mascherato del bene da parte dell’indiziato, di fatto poi soggetto alla misura preventiva.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 15 gennaio - 14 marzo 2013, n. 11979 Presidente Zecca Relatore Zaza Ritenuto in fatto Con il provvedimento impugnato veniva confermato il decreto del Tribunale di Milano del 20/05/2011 nell'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di anni tre, con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza e di versamento alla Cassa delle Ammende di una cauzione di Euro.25.000, nei confronti di G P. , e nella disposizione di confisca di beni costituiti da immobili, quote sociali della Luma Group s.r.l. e della GP Immobiliare s.r.l., l'azienda della Car Fashion s.r.l., un ramo d'azienda della GL s.a.s., saldi attivi su conti correnti bancari, contenuti di cassette di sicurezza, un deposito amministrativo e due autovetture Ferrari intestate alla Figestim s.p.a. e detenute in leasing dalla Luma Group e dalla VSG s.r.l., in quanto riconducibili al P. , di valore sproporzionato rispetto ai redditi del predetto e comunque provenienti dal reimpiego di attività illecite. Il decreto veniva altresì confermato nella declaratoria del difetto di buona fede della Figestim s.p.a. in relazione ai contratti di leasing delle autovetture e della Deutsche Bank Mutui s.p.a. in relazione ad un mutuo di Euro.79.000 concesso alla GP Immobiliare per l'acquisto e la ristrutturazione di un immobile, con conseguente cancellazione delle relative ipoteche veniva invece parzialmente riformato con la revoca di analoga disposizione adottata per un precedente mutuo di Euro 65.000 concesso dalla Deutsche Bank per lo stesso immobile. Il proposto e i terzi Figestim e Deutsche Bank ricorrono sui punti e per i motivi di seguito indicati. 1. Sulla sussistenza dei presupposti per l'applicazione della misura di prevenzione personale, il ricorrente P. deduce violazione di legge per mancanza di motivazione sugli esiti assolutori dei procedimenti per i reati di associazione mafiosa e finalizzata al traffico di stupefacenti, aperti nei confronti del P. allorché lo stesso si trovava in , sull'archiviazione della posizione del predetto nel procedimento per associazione mafiosa condotto dall'autorità giudiziaria milanese e sulla riferibilità della misura alla sussistenza di indizi di appartenenza ad associazioni mafiose di cui alla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero all'implicazione in traffici delittuosi ed al vivere dei proventi degli stessi di cui alla legge 27 dicembre 1956, numero , ed infine sull'attualità della pericolosità sociale del proposto. Lamenta altresì il carattere apparente della motivazione nell'apodittica affermazione per la quale il P. aveva continuato a mantenere rapporti con ambienti malavitosi rispetto a contatti e frequentazioni a tal fine irrilevanti. 2. Sulla sussistenza dei presupposti per l'applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, il ricorrente P. deduce violazione di legge e mancanza di motivazione sulla possibilità di inquadrare il proposto nelle categorie di soggetti destinatari di misure di prevenzione, requisito comunque indispensabile anche per la misura in esame e nella specie escluso per le considerazioni che precedono. 3. Sulla confisca delle autovetture, la ricorrente Figestim deduce mancanza di motivazione sull'eccezione di nullità del decreto dispositivo della misura per omesso esame delle deduzioni difensive proposte all'udienza camerale, sulla dichiarazione di risoluzione del contratto con la Luma Group da parte della Figestim a seguito del sequestro delle società utilizzatrici, sulla mancata devoluzione al giudice civile della vicenda relativa a tale risoluzione, sull'avvenuto sequestro delle autovetture presso un'officina sita in prossimità della sede della Figestim e quindi, complessivamente, sull'effettiva disponibilità delle autovetture in capo al proposto e sull'incolpevole affidamento della Figestim. Lamenta altresì contraddittorietà della motivazione, per quest'ultimo aspetto, con riguardo alla diversa decisione adottata nei confronti della Deutsche Bank per uno dei due mutui concessi alla GP Immobiliare. Deduce infine violazione di legge osservando che un bene oggetto di leasing rimane nella proprietà della società locatrice per tutta la durata del contratto, costituendosi in capo all'utilizzatore il solo il diritto di uso del bene e la mera detenzione materiale dello stesso. 4. Sulla declaratoria del difetto di buona fede, la ricorrente Deutsche Bank Mutui deduce mancanza di motivazione sull'eccepita nullità del decreto dispositivo della misura per carenza motivazionale e sui rilievi difensivi in ordine all'incolpevole affidamento della ricorrente. Considerato in diritto 1. I motivi di ricorso proposti dal P. in ordine alla sussistenza dei presupposti per l'applicazione della misura di prevenzione personale sono infondati. Infondata è in primo luogo la doglianza sull'asseritamente incerta riconducibilità del provvedimento impugnato alle ipotesi di cui alla legge n. 1423 del 1956 piuttosto che a quelle di cui alla legge n. 575 del 1965. L'espresso riferimento del dispositivo del decreto alla prima delle due normative indicate ed i richiami della motivazione ai relativi presupposti escludono infatti qualsiasi dubbio sull'essere stata la misura confermata nei confronti del P. in quanto ritenuto soggetto implicato in traffici delittuosi e traente sostentamento da proventi di attività illecite. In questa prospettiva la Corte territoriale, lungi dall'ignorare i dati processuali dell'assoluzione del proposto nei procedimenti penali aperti in Calabria e dell'archiviazione nel procedimento milanese, riteneva correttamente utilizzabili in questa sede, attesa l'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quelli penali, gli elementi da questi ultimi desumibili in tema di rapporti con ambienti criminosi Sez. 5, n. 9505 del 17/01/2006, Pangallo, Rv. 233892 . Ma, detto ciò, tali elementi venivano valutati unicamente come premessa rispetto a risultanze indicative di una prosecuzione di tali rapporti dopo il trasferimento del P. nell'Italia settentrionale, specificamente indicate nei contatti con C.P. , capo dell'articolazione locale della ndrangheta di Desio, e con i pregiudicati D R. , G D. , A.A. , T S. e Do Ca. . E le ulteriori considerazioni della Corte d'Appello sul coinvolgimento del P. e del R. in una condotta continuata di bancarotta e truffa realizzata nella gestione della fallita Vecam s.r.l., emergente da un provvedimento cautelare, e sulla disponibilità in capo al P. di beni di valore inadeguato ai redditi percepiti, quali autovetture di grossa cilindrata e disponibilità patrimoniali utilizzate per ripianare i debiti di società e costituirne altre, portavano coerentemente alla conclusione della ravvisabilità dei descritti presupposti di applicabilità della misura. Tutt'altro che apparente, contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso, è dunque la motivazione del provvedimento impugnato in ordine ai collegamenti del P. con traffici illeciti e con la percezione dei relativi proventi. Ed irrilevanti sono gli accenni del ricorrente alla non riferibilità a contesti mafiosi dei fatti relativi alla Vecam e dei pregiudizi penali dei soggetti frequentati dal P. ad eccezione dell'isolata posizione del C. , nel momento in cui i relativi elementi venivano motivatamente valorizzati nella diversa prospettiva della contiguità con ambienti criminosi di diversa e più ampia natura. Per le stesse ragioni, nessuna carenza motivazionale è dato ravvisare con riguardo ai provvedimenti giudiziari favorevoli al P. , in quanto relativi ad ipotesi accusatorie limitate a fatti di criminalità organizzata. Implicita nella considerazioni del provvedimento impugnato è infine l'affermazione dell'attualità della pericolosità sociale del P. , in quanto derivante dal carattere continuativo dei contatti delinquenziali dello stesso nei diversi contesti territoriali nei quali lo stesso si trovava ad operare anche per questo aspetto la censura di carenza motivazionale è dunque infondata. 2. Le conclusioni di cui al punto precedente comportano infondatezza del motivo di ricorso proposto dal P. sulla sussistenza dei presupposti per l'applicazione della misura di prevenzione patrimoniale. Tale doglianza è infatti fondata sull'asserita impossibilità di ricondurre la posizione del P. ad alcuna delle figure soggettive destinatane di misure di prevenzione, per quanto detto viceversa ravvisabile nei confronti del ricorrente nella fattispecie di cui alla legge n. 1423 del 1956. 3. I motivi di ricorso proposti dalla Figestim sulla confisca delle autovetture sono infondati. Priva di fondamento è in primo luogo la censura di omessa valutazione delle questioni proposte dalla difesa in sede di applicazione della misura. Tali questioni venivano infatti superate nel decreto emesso dal Tribunale, come risulta dalla relativa motivazione riportata nel provvedimento impugnato, argomentando sulla piena disponibilità delle autovetture in capo al P. attraverso lo schermo delle società utilizzatrici, desumibile dall'assoluta estraneità dei veicoli all'oggetto sociale delle stesse. Queste considerazioni risultano determinanti anche ai fini della discussione delle ulteriori doglianze della ricorrente sulla persistenza del formale titolo di proprietà della società locatrice sui beni oggetto di leasing, quali le autovetture in oggetto, nonché delle osservazioni del Procuratore generale, in effetti conformi ai principi in materia, sulla necessità, perché detta condizione non osti alla confiscabilità dei beni, dell'esclusione della buona fede della società locatrice al momento della conclusione del contratto Sez. 1, n. 33521 del 07/07/2010, Fortis Lease s.p.a., Rv. 251165 . Nell'integrazione del provvedimento impugnato con quello dallo stesso confermato, il dato dell'eccentricità della detenzione delle autovetture locate rispetto all'oggetto delle società utilizzatrici, riguardante il trasporto di merci, manteneva rilevanza centrale in unione agli ulteriori elementi segnalati dalla Corte territoriale, che non sostituivano, bensì si aggiungevano al primo elementi indicati in particolare nella contemporanea cessione di entrambi i contratti dall'originaria ed unica società utilizzatrice, ossia la Royal Motors, alla Luma Group ed alla VSG, nelle particolari condizioni di difficoltà mostrate in quel periodo dalla Royal Motors e rese evidenti alla Figestim dalla dismissione di tutti i rapporti che la Royal Motors intratteneva con quest'ultima, dalla mancanza di accertamenti della Figestim, a partire dal 2010, sull'affidabilità commerciale della Luma Group e della VSG, sull'appropriazione nel 2008, da parte della Luma Group, di un'autovettura Porsche detenuta in leasing, e sulle perdite e i modesti utili rispettivamente registrati dalla VSG e dalla Luma Group nei bilanci al 2009. La combinazione di questi molteplici dati compone un'adeguata motivazione non su una mera negligenza, ma su un difetto di buona fede nella posizione della Figestim, con riguardo al mantenimento del possesso di costose autovetture in capo a società per un verso raggiunte da plurimi segnali di inaffidabilità, e per altro evidentemente detentrici dei veicoli, inconferenti rispetto alle loro necessità operative, esclusivamente per conto di altro soggetto operazione fraudolenta alla quale la locatrice dava in tal modo il suo apporto. La circostanza per la quale i contratti di leasing delle autovetture venivano originariamente stipulati dalla Figestim con la Royal Motors non è oggetto di specifica doglianza rispetto al principio, precedentemente rammentato, per il quale la confiscabilità del bene presuppone carenza di buona fede della locatrice al momento della conclusione del contratto. Detta circostanza è invero evocata dal ricorrente ai fini della diversa censura di contraddittorietà della motivazione rispetto al ritenuto incolpevole affidamento della Deutsche Bank per un mutuo originariamente concesso alla IMC Costruzioni e successivamente assunto in accollo dalla GP Immobiliare, società collegata al P. censura non riconducibile ai vizi di violazione di legge o assoluta mancanza di motivazione per i quali soli è consentito il ricorso per cassazione in materia di misure di prevenzione, e comunque infondata in considerazione della pluralità di elementi dimostrativi della carenza di buona fede della ricorrente, evidenziati nel caso qui esaminato, rispetto alla ben diversa situazione che si vedrà essere propria della posizione della Deutche Bank. In ogni caso, la cessione del contratto di leasing ad altro utilizzatore produce una novazione del rapporto negoziale in un elemento, ossia quello dell'identità di una delle parti contraenti, determinante per gli aspetti qui considerati, che attengono alla disponibilità di fatto dei beni locati da parte di un soggetto diverso dal formale utilizzatore è quindi anche al momento della cessione del contratto che deve farsi riferimento per valutare la buona fede della locatrice rispetto a tale disponibilità. Le residue censure della ricorrente attengono a singoli aspetti valutativi, quali la successiva risoluzione di uno dei contratti e le relative implicazioni civilistiche, il luogo di rinvenimento delle autovetture e la vicenda dell'appropriazione dell'autovettura Porsche, che non incidono sulla sussistenza di una congrua motivazione del provvedimento impugnato nella complessiva valutazione di tutti gli elementi menzionati, e risultano pertanto estranei al sindacato di legittimità esperibile in questa sede. 4. È da ultimo infondato il motivo di ricorso proposto dalla Deutsche Bank Mutui sulla declaratoria del difetto di buona fede. Priva di fondatezza è anche in questo caso l'eccezione di nullità del provvedimento applicativo della misura per mancanza di motivazione rispetto ai rilievi difensivi sulla giustificazione economica della concessione di un secondo mutuo alla GP Immobiliare. L'argomentazione del decreto del Tribunale, riportata nel provvedimento qui impugnato, si articolava infatti su più aspetti ritenuti motivatamente assorbenti rispetto alle osservazioni della difesa, segnatamente la scarsa capacità di autofinanziamento della GP nella modesta condizione reddituale e nel limitato apporto dell'unico socio P.I. , i rapporti tenuti dal proposto P.G. con l'amministratore delegato ed il responsabile commerciale della Deutsche Bank tramite tale A.A. , già indagato per fatti di riciclaggio, e la corrispondenza dei mutui concessi alla GP con il valore dell'immobile finanziato, pari ad Euro 150.000. Le ulteriori doglianze della ricorrente si risolvono in diverse valutazioni delle risultanze già esaminate dai giudici di merito con particolare riguardo alle dichiarazioni del teste Z. , citate nel ricorso a sostegno della riferibilità del mutuo alla ristrutturazione dell'immobile della GP e ritenute dalla Corte territoriale superate dagli accertamenti peritali sulla riferibilità delle opere finanziate a parti comuni dell'edificio valutazioni che, tenuto conto dell'integrazione delle considerazioni presenti nel provvedimento impugnato con quelle del decreto del Tribunale, appena rammentate, non costituiscono censure proponibili in questa sede. Il richiamo alle argomentazioni del provvedimento dispositivo delle misura esclude anche il lamentato vizio di mancanza di motivazione sul maggior valore dell'immobile rispetto all'importo del secondo mutuo concesso alla GP Immobiliare, rispetto al quale è stato specificamente dichiarato il difetto di buona fede della Deutsche Bank il Tribunale evidenziava infatti come a questi fini dovesse tenersi conto della parziale copertura del valore dell'immobile già derivante dall'accollo del precedente mutuo concesso alla IMC Costruzioni per l'importo di Euro 65.000, che, sommato a quello di Euro 79.000 del mutuo qui considerato, portava ad un valore complessivo finanziato in effetti pressoché corrispondente a quello attribuito all'immobile. I ricorsi devono in conclusione essere rigettati, seguendone la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti ciascuno al pagamento delle spese processuali.