Asl: per i dipendenti accesso garantito ai documenti dei turni

Il Tar Lazio sbaglia accolto il ricorso di un'impiegata dell'azienda sanitaria di Roma

I dipendenti delle Aziende sanitarie locali hanno il diritto di consultare i documenti relativi ai turni e di ottenere copia anche di quelli già acquisiti. A chiarirlo è stata la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 4255/06 depositata lo scorso 5 luglio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso di una dipendente dell'Asl di Roma A che sai era vista negare dall'amministrazione l'accesso ad alcuni documenti necessari per tutelare i propri interessi nelle competenti sedi giudiziarie. I giudici di Piazza capo di Ferro, nel ribaltare il verdetto del Tar Lazio, anche se la domanda originaria era caratterizzata da una certa genericità, tuttavia, la sussistenza di un rapporto di lavoro pubblicistico e la pendenza di un contenzioso con la stessa azienda rendeva chiaro l'intento della lavoratrice di tutelare, attraverso la consultazione degli atti richiesti, i propri interessi. Quanto poi, ha concluso il Consiglio di Stato, all'utilità o meno della documentazione ai fini del giudizio pendente, la tessa non poteva essere apprezzata né dall'amministrazione destinataria dell'istanza, né da parte del giudice amministrativo. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 4 aprile-5 giugno 2006, n. 4255 Presidente Santoro - Estensore Buonvino Ricorrente Di Bartolomeo Fatto e diritto 1 - Con la sentenza appellata il TAR ha respinto il ricorso proposto dall'odierna appellante per l'accertamento del suo diritto all'accesso ai documenti richiesti all'ASL RM/A con nota del 13 settembre 2004. La richiesta era stata avanzata per conseguire copia a - degli elaborati dei dati dei trattamenti economici corrispostile dal 19 agosto 1987 al 30 luglio 1998 b - della documentazione attestante le ore di lavoro effettivamente prestate dalla medesima richiedente nel detto periodo c - dei turni giornalieri e mensili assegnati ed effettivamente svolti in quello steso periodo. Detta domanda, inoltrata per tutelare i propri interessi nelle competenti sedi giudiziarie , è stata rigettata dalla ASL con nota 24 novembre 2004, n. 9100 che, per ciò che atteneva alla domanda sub a , la rigettava in quanto, ai sensi dell'articolo 1 della legge n. 4 del 1953, alla dipendente già erano state consegnate, a suo tempo, le pertinenti buste paga in cui erano riportati, distintamente specificati, anche gli importi relativi ai singoli elementi concorrenti a formare la retribuzione con la conseguenza che, essendo già stata evasa, la richiesta, nel corso degli anni in questione, la stessa non poteva trovare accoglimento. Quanto alle due altre istanze, la richiesta veniva inviata, dalla stessa ASL, per il debito riscontro, alla Direzione Amministrativa dell'Ospedale San Giacomo. 2 - Per il TAR il diniego così opposto era da ritenere legittimo in quanto - presupposto legittimante per l'esercizio del diritto di accesso è l'esistenza di un interesse giuridicamente rilevante che il soggetto richiedente intende perseguire e tutelare nelle sedi opportune e un rapporto di strumentalità tra tale interesse e la documentazione di cui viene chiesta l'ostensione - la richiedente si noti che il ricorso era stato proposto, congiuntamente, anche da un altro dipendente che, peraltro, non ha appellato la sentenza qui gravata aveva chiesto l'accesso al fine di attivare come da ricorso la tutela giurisdizionale del proprio diritto ad una retribuzione corrispondente alla natura del lavoro prestato - in base all'articolo 45, comma 17, del D.Lgs 80/1998 e articolo 69, comma 7, del D.Lgs 165/00 le controversie relative a questioni attinenti al rapporto di lavoro pubblicistico aventi riferimento a periodi antecedenti al 30 giugno 1998, avrebbero dovuto essere proposte, a pena di decadenza , entro il 15 settembre 2000 - nella specie, tale termine era stato largamente superato - per l'effetto, la pretesa della ricorrente non era più azionabile innanzi ad alcun giudice, donde l'insussistenza di ogni concreto interesse ad azionare il diritto d'accesso, non potendo neppure essere adito, ormai, il giudice ordinario per far valere il sottostante diritto sostanziale. 3 - Per l'appellante la sentenza sarebbe erronea in quanto l'interesse all'accesso andrebbe valutato in astratto, senza alcun giudizio prognostico circa l'esito della ammissibilità o fondatezza della domanda giudiziale che l'interessato potrebbe proporre e i documenti a tal fine richiesti nella specie sarebbero rilevanti proprio ai fini della definizione di un autonomo giudizio attualmente pendente in appello innanzi a questo stesso Consiglio e radicato prima del 15 settembre 2000 donde la sicura sussistenza dell'interesse giuridicamente rilevante richiesto dal legislatore ai fini della proposizione della domanda di acceso. Domanda che - alla pari del ricorso al TAR - avrebbe dovuto essere accolta in quanto le buste paga, gli elaborati economici dei dati relativi ai trattamenti economici e dei turni giornalieri e mensili richiesti avrebbero fatto parte della documentazione individuale e personale della dipendente che ben poteva chiederne copia per tutelare i propri interessi in giudizio. 4 - Per l'ASL appellata, ritualmente costituitasi in appello, l'impugnazione sarebbe infondata e dovrebbe essere respinta, avendo il TAR correttamente rilevato l'insussistenza del prescritto interesse rilevante ai fini della proposizione della domanda di accesso. In tal senso fa anche rilevare, l'appellata, che la domanda sarebbe stata avanzata dall'interessata mediante una mera formula di stile, del tutto generica e insufficiente a consentire l'accesso e che, inoltre, per la prima volta in appello la medesima avrebbe fatto riferimento ala circostanza - taciuta in primo grado e neppure segnalata nell'originaria istanza - della pendenza di un ricorso in appello tra la stessa e l'odierna appellata relativo a pretese economiche vantate con riguardo al periodo di servizio dianzi precisato donde la violazione del divieto dello jus novorum in appello. La stessa amministrazione, del resto, non avrebbe potuto apprezzare l'istanza supportata dalla circostanza ora detta e solo nel giudizio d'appello fatta valere in ogni caso, la documentazione richiesta non sarebbe stata neppure inerente al ripetuto giudizio d'appello che, in effetti, si limiterebbe a pretendere una mera pronuncia di principio, rispetto alla quale i documenti richiesti sarebbero del tutto irrilevanti e non potrebbero neppure essere acquisiti quale mezzo di prova. In ogni caso, rileva, ancora, l'appellata, qualsiasi diritto ricollegabile alla documentazione richiesta sarebbe, ormai, prescritto inoltre, tutte le pretese relative a periodi antecedenti - come nella specie - al 31 dicembre 1994 non potrebbero, per pacifica giurisprudenza, far capo alla ASL, ma solo alla Gestione liquidatoria della USL. L'appellata, infine fa notare che, in base a delibera n. 746 del 30 giugno 2004, è stato fissato in soli cinque anni il periodo di conservazione dei turni del personale e altri elementi accessori, sicché la documentazione richiesta sarebbe stata fatta oggetto di una domanda ormai tardiva, essendo già decorso il predetto quinquennio anche con riguardo agli atti più recenti in ogni caso, all'interessata, con le buste paga, sarebbero stati sempre offerti, nel tempo, gli elementi richiesti. 5 - L'appello è fondato. Vero che la domanda originaria era caratterizzata da una certa genericità in punto di interesse per tutelare i propri interessi nelle competenti sedi giudiziarie non di meno, la sussistenza di un rapporto di lavoro pubblicistico e la pendenza, inoltre, di un contenzioso con la stessa ASL rendevano sufficientemente chiaro l'intento della dipendente di tutelare - mediante l'esibizione degli atti richiesti - i propri interessi innanzi al giudice competente, che ben poteva essere anche quello innanzi al quale già pendeva il contenzioso. È anche vero, inoltre, che né con l'istanza, né con il ricorso di primo grado è stata ricordata la pendenza di detto specifico contenzioso non di meno, la richiesta formulata, per i suoi contenuti, era sufficientemente chiara nel senso di dirigersi all'acquisizione di materiale documentale utile a ricostruire la correttezza, nel tempo, del calcolo degli emolumenti dovuti all'interessata e la stessa Amministrazione, del resto, non poteva, logicamente, ignorare l'esistenza del predetto contenzioso - pur non espressamente richiamato - che si inscriveva nell'ambito della tutela degli interessi concreti fatti valere. Quanto alla oggettiva utilità o meno della documentazione in parola ai fini del giudizio pendente, la stessa non poteva essere apprezzata né dall'amministrazione destinataria dell'istanza, né da parte del giudice amministrativo al quale, del resto, la pendenza del detto giudizio non era stata neppure resa nota . A ben vedere, poi, il TAR ha finito, in effetti, per operare una sorta di giudizio prognostico in merito alla utilizzabilità o meno della documentazione richiesta ai fini della proposizione di eventuali domande giudiziali, avendo ritenuto improponibile ogni azione - sulla base degli atti stessi - sia innanzi al giudice amministrativo che a quello ordinario ma, così, operando, non ha tenuto conto della potenziale pendenza di giudizi già in precedenza radicati, né, soprattutto, del fatto che spetta al giudice eventualmente adito sia esso amministrativo che ordinario decidere in merito all'ammissibilità della domanda anche con riguardo al soggetto legittimato a resistere e alla utilizzabilità della documentazione di cui si fa questione o circa eventuali eccezioni di prescrizione. Gli atti richiesti, infine, non erano, per loro natura, tali da inibire la loro ostensione. Pur essendo state consegnate, a tempo debito, le buste paga all'interessata, non di meno, essendo copia delle buste stesse comunque in possesso dell'Amministrazione, non vi era ragione di denegarne l'ostensione con i dovuti oneri, naturalmente, a carico dell'interessata non trattandosi di atti riservati riguardanti terze persone, ma solo il diretto richiedente ciò in quanto non è inibito al dipendente richiedere, all'Amministrazione di appartenenza, copia dei documenti relativi al rapporto di lavoro ancorché già in precedenza acquisiti documenti che potrebbero, in ipotesi, essere stati smarriti, distrutti etc. . Quanto alla restante documentazione richiesta, è solo in questa sede che la ASL fa riferimento alla pendenza di istruzioni interne in virtù delle quali la documentazione stessa avrebbe dovuto, ormai, essere distrutta. Ma - a parte il fatto che la stessa ASL ha girato l'istanza ad una struttura ospedaliera ad essa facente capo, ma che è rimasta del tutto silente - vi è da dire che, di fatto, tale distruzione potrebbe ancora non essere stata, in tutto o in parte, eseguita con la conseguenza che la documentazione in parola potrebbe tuttora essere reperita e fornita in copia alla richiedente, salvo che non ne venga formalmente attestata l'avvenuta distruzione attestazione che, del resto, ben avrebbe potuto essere fornita in precedenza, senza attendere l'attivazione e l'esito della presente, defatigatoria procedura contenziosa . 6 - Per tali motivi l'appello in epigrafe appare fondato e va accolto e, per l'effetto, in riforma della sentenza appellata, va dichiarato il diritto dell'odierna appellante all'ostensione della documentazione richiesta con nota del 13 settembre 2004, salvo, naturalmente, quanto precisato, da ultimo, in motivazione. Le spese dei due gradi di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate nel dispositivo. PQM Il Consiglio di Stato, Sezione quinta, accoglie l'appello e, per l'effetto, in accoglimento del ricorso di primo grado, dichiara il diritto dell'odierna appellante all'ostensione della documentazione richiesta con nota del 13 settembre 2004 e l'obbligo dall'Azienda appellata di provvedervi. Condanna l'AUSL RM/A al pagamento delle spese relative ai due gradi giudizio, che liquida in complessivi euro 2.000,00 duemila/00 . Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. 2 N . RIC. 4 N . RIcomma -05 RA