La tela di Penelope, storia di una riforma incompiuta

di Michelina Grillo

di Michelina Grillo* Sommario Introduzione 1. Il peculiare status del professionista, tra normativa interna e disciplina comunitaria 2. La partecipazione dei professionisti alla elaborazione della riforma 2.1. La c.d. Commissione Vietti 2.2 Il testo Vietti bis 2.3 La peculiare organizzazione dell'Avvocatura 2.4 Il progetto di riforma presentato dal ministro di Giustizia Castelli 2.5 Le professioni e la competitività 3. La riforma del titolo V della Costituzione approvata nella precedente legislatura e il conflitto di competenze tra Stato e Regioni in tema di Professioni 4. Le linee guida del processo riformatore indicate dall'Avvocatura italiana 5. I programmi elettorali delle opposte coalizioni 5.1. La riforma delle Professioni 5.2. La riforma dell'Ordinamento Professionale Forense 6. Conclusioni INTRODUZIONE La riforma delle professioni è purtroppo rimasta un'incompiuta anche nella XIV Legislatura, che pure si era aperta con i migliori auspici a riguardo, forte essendo stata la volontà delle forze di governo, ed anche delle forze di opposizione, per raggiungere questo ambizioso traguardo, con l'obiettivo di conseguire competitività e ammodernamento del settore. Su tale tematica - che riaffiorava con forza tra i temi del dibattito politico, colmando un disinteresse che durata da troppo tempo - si è assistito in questi ultimi anni a manifestazioni di impegno e di interesse da parte di entrambi gli schieramenti, sia di maggioranza che di opposizione, con caratteristiche spesso divergenti, ma senza che si sia pervenuti alla approvazione di un testo di riforma complessiva, che pure è parso, in taluni momenti, a portata di mano 1. L'intervento riformatore, oltre che rispondere ad una sentita e sempre maggiore esigenza interna, si inserisce nella più ampia strategia sovranazionale delineata con il Patto di Lisbona, sottoscritto dai paesi europei per realizzare entro il 2010 il massimo potenziamento del 3 polo, aggiuntivo a quello dell'impresa e del lavoro, e cioè proprio il polo delle libere professioni, valorizzando il ruolo dei knowledge workers , e coerentemente riservando ad essi maggiore interesse ed attenzione a livello sia nazionale che internazionale. Con il Patto di Lisbona, infatti, i paesi dell'Europa si sono prefissi l'ambizioso traguardo di diventare entro dieci anni l'area più competitiva del mondo nell'ambito dell' economia della conoscenza. Al tempo stesso hanno assunto l'impegno di elevare i livelli occupazionali, anche nel settore professionale, con particolare riguardo alle giovani generazioni ed alla componente femminile. Nell'attuale momento storico, caratterizzato anche dalla contingenza pre-elettorale, si assiste peraltro anche ad una ripresa di vigore degli attacchi nei confronti delle professioni, e particolarmente delle professioni cosiddette ordinistiche 2. Sono attacchi che, pur partendo dalla consapevolezza della rilevanza, anche in termini di prodotto interno lordo, del comparto professionale, e dalla obiettiva importanza per lo sviluppo del Paese e del sistema sopranazionale dei lavoratori della conoscenza , mirano in modo neppure troppo sotteso, allo smantellamento dei modelli organizzativi delle professioni liberali, al progressivo restringimento delle aree di attività esclusive ad esse riservate, ed alla sostituzione dei professionisti nel settore dei servizi professionali, di società commerciali, aventi l'obiettivo del profitto 3. Si ha la diffusa sensazione che poteri economici, a livello interno ed anche a livello europeo e sovranazionale, agitino i vessilli di una indiscriminata liberalizzazione, in nome di una malintesa concorrenza e di una accattivante, quanto inveritiera e pretestuosa, tutela delle giovani generazioni. Il grande capitale, interno ed internazionale, sta tentando di sovvertire tutte le regole ordinamentali per imporre il proprio pensiero unico la massimizzazione del profitto. Può quindi risultare utile, anche quale promemoria per la ripresa del percorso riformatore che certamente il nuovo parlamento ed il nuovo esecutivo dovranno avviare sin dai primissimi giorni successivi il loro insediamento, ripercorrere, pur senza pretese di esaustività, gli avvenimenti più salienti, con un particolare riguardo alla professione forense. È questo lo scopo di questo intervento, che vuole altresì sottolineare l'impegno, la collaborazione, in talune fasi anche l'entusiasmo, che le categorie professionali, e tra esse gli avvocati, hanno profuso durante l'intera durata della legislatura nel tentativo di conseguire finalmente un necessario ed indispensabile nuovo assetto del settore. 1. Il peculiare status del professionista, tra normativa interna e disciplina comunitaria. In via preliminare, va precisato che il professionista intellettuale è soggetto che svolge un'attività di rilevante importanza sociale ed economica, per il cui esercizio viene richiesto un livello di conoscenza particolarmente elevato e prevalente, rispetto alla corrispondente organizzazione di mezzi. Ciò va sottolineato, anche se il Trattato CE, che ha supremazia rispetto all'ordinamento nazionale ed efficacia diretta nei confronti dei cittadini, all'articolo 50 definisce riduttivamente quale mero servizio l'attività del libero professionista. L'orientamento comunitario, com'è noto, anche in materia di concorrenza tende ad una assimilazione tout court del professionista all'imprenditore, alla stregua della considerazione che anch'egli svolge un'attività economica, finalizzata alla fornitura di servizi dietro retribuzione e in un determinato mercato, omettendo del tutto di valorizzare come si dovrebbe la già rilevata prevalenza dell'aspetto intellettuale e del sapere sulla organizzazione4. Come del resto espressamente riconosciuto dalla Corte di giustizia delle Comunità europee, il professionista intellettuale è chiamato generalmente a svolgere funzioni e compiti specifici di interesse generale, nell'interesse quindi della collettività dei cittadini-utenti. L'attività che svolge il professionista intellettuale, indipendentemente dal settore in cui opera, riguarda infatti aspetti essenziali della convivenza sociale, diritti fondamentali del cittadino come la salute o la difesa in giudizio, il rapporto tributario con lo Stato e gli enti pubblici, la sicurezza e l'igiene pubblica, la salvaguardia del territorio e del patrimonio culturale. Tali diversi servizi - per utilizzare la dizione cara alla normativa comunitaria, pur nella accezione particolare innanzi chiarita - hanno ineludibilmente ripercussioni dirette e immediate su aspetti fondamentali della vita dei cittadini. Ciò pone la questione del riassetto e della disciplina delle professioni su di un piano del tutto diverso da quello, che pure alcuni vorrebbero tenacemente perseguire, della disciplina delle attività commerciali. In questo contesto, pur nella convinzione della opportunità di un forte e coeso movimento interprofessionale, del quale sono espressione il CUP, l'Adepp e le confederazioni che uniscono sigle associative delle professioni, regolamentate e non, non può sottacersi la posizione del tutto peculiare della professione forense, di rango costituzionale. La riforma del sistema delle qualifiche professionali, a livello comunitario, ha recentemente imposto all'attenzione dei paesi membri una visione più aperta del sistema professionale, partendo da una contestazione tout court del sistema ordinistico, ma alla fine giungendo a valorizzare, malgrado l'ostile approccio iniziale, proprio le peculiarità del sistema italiano, che peraltro deve essere posto in grado di competere in ambito europeo, e comunque sovranazionale, senza nondimeno che sia favorito un abbassamento dei livelli e dei requisiti formativi tale da mettere in pericolo l'alto livello di qualificazione e la titolarità personale della prestazione che contraddistingue le libere professioni italiane, requisiti comunemente ritenuti da mantenere e migliorare. Anzi, proprio l'alto livello di qualificazione, così come il rigore deontologico e l'attenzione alla formazione, che comunque vengono riconosciuti ai professionisti italiani, devono diventare patrimonio comune della UE, se essa vuole realmente divenire, come affermato dal Consiglio europeo di Lisbona e come già ricordato nell'introduzione, la più importante economia della conoscenza esistente al mondo, e trasformare in realtà quelli che ad oggi sono rimasi unicamente propositi, ancorché condivisi e lodevoli. È convinzione degli avvocati italiani che la distinzione tra libero professionista e imprenditore, espressamente prevista dal codice civile vigente, vada quindi concettualmente mantenuta, pur nell'ulteriore condiviso convincimento, da tempo espresso, della necessità di una evoluzione, di un ammodernamento del sistema l'occasione è preziosa ed indispensabile per chiarire definitivamente lo status del professionista intellettuale, realizzando un opportuno bilanciamento tra le posizioni di eccessiva apertura e mercantilizzazione mostrate dalla normativa europea e la tradizione ed il portato della cultura e della storia del nostro Paese, oggetto di analisi, studio ed imitazione in numerosi altri contesti, cui certo non si intende abdicare. Non chiusura miope dunque, e corporativa, sia con riferimento al contesto europeo e sovranazionale, che al mercato interno dei servizi professionali, ma obiettiva e matura analisi del contesto all'attualità, per giungere ad un ammodernamento del settore professionale in linea con l'evoluzione in corso, nel rispetto e nella valorizzazione dei principi e dei valori che ne hanno fatto nel corso dei secoli un modello, e nella attenta considerazione dei provvedimenti comunitari adottati nel settore e dei punti fermi dagli stessi ribaditi. Non può tacersi che, soprattutto alla luce della costante e progressiva evoluzione della società e dei mercati, anche le concrete modalità di esercizio dell'attività professionale, soprattutto per quanto attiene all'organizzazione degli studi, sono profondamente mutate ed appaiono meritevoli di valutazione al fine di approntare una disciplina del tutto peculiare e propria del settore, che consenta al professionista intellettuale di beneficiare in concreto di strumenti atti ad incrementarne le potenzialità, a tutto beneficio della prontezza e della qualità delle prestazioni, ed anche di agevolazioni e trattamenti analoghi a quelli oggi previsti per le sole attività produttive ed imprenditoriali, dalle quali il mondo professionale è oggi immotivatamente del tutto escluso. Il tutto, quindi, con l'opportuna previsione di specifica normativa fiscale, correlata a dettami in materia previdenziale, che garantiscano la autonomia e la sicurezza sociale del professionista. Occorre quindi costruire una disciplina autonoma, che traduca normativamente, ed in modo fermo ma al tempo stesso flessibile, quella che è oggi la pulsante realtà del mondo delle professioni intellettuali i liberi professionisti, di cui va garantita la libertà e l'autonomia, così come la personalità della prestazione, la preparazione, la qualità ed il rigoroso rispetto di norme etiche di condotta, operano e debbono poter sempre più operare competitivamente. Per le considerazioni che precedono, per il professionista italiano, nel quadro normativo europeo, la legge di riforma deve prevedere uno status speciale in relazione al tipo di servizio che egli svolge e dunque alla necessità di tutelare prima di ogni altro aspetto l'interesse pubblico. In tale ottica il diritto della concorrenza, così come ulteriori normative quotidianamente sollecitate dal contesto europeo, non deve impedire lo svolgimento della missione di interesse generale tipica del professionista intellettuale, e pertanto l'applicazione delle dette norme va attentamente valutata e calibrata, e può giungere anche ad essere a buon diritto esclusa nei casi di particolare delicatezza debbono infatti essere prioritariamente salvaguardati la natura personale della prestazione, i principi fondanti le singole professioni, ed il rapporto fiduciario tra professionista e cliente. L'importanza del tema e l'urgenza dell'intervento, da tutti avvertita, ha prodotto la presentazione in Parlamento di molteplici progetti di riforma, ed ha visto proposte, più meno complete, elaborate e presentate anche dagli stessi professionisti. Da ultimo, e precedentemente alla presentazione del c.d. testo Castelli, si segnalano i progetti di legge Pastore e Nania, coordinati ad altri nel c.d. testo unificato Cavallaro-Federici, la bozze frutto del lavoro della Commissione Ministeriale coordinata dal Sottosegretario Vietti e le modifiche alla stessa pure messe a punto dallo stesso Sottosegretario e suoi collaboratori. 2. La partecipazione dei professionisti alla elaborazione della riforma. 2.1 - La c.d. Commissione Vietti Successivamente alla presa d'atto della volontà contenuta nel programma di governo dell'attuale maggioranza, in più occasioni ribadita, di pervenire ad un organico riassetto del sistema professionale, che tenesse nel debito conto la necessità di disciplinare convenientemente le professioni regolamentate, o ordinistiche, e le professioni c.d. emergenti o non regolamentate, conformemente alla definizione data dal diritto comunitario, l'avvocatura italiana ha dispiegato responsabile impegno per collaborare per quanto possibile alla elaborazione di una legge quadro, opportunamente snella e di principi, nell'ambito della quale prevedere una parte generale, comune a tutte le professioni intellettuali, e parti speciali dedicate alla disciplina delle professioni aventi particolare rilevanza economico-sociale - e quindi le professioni c.d. regolamentate o protette - e delle professioni emergenti. Il Cnf, quale massima rappresentanza istituzionale dell'avvocatura, mediante la propria partecipazione al CUP la Cassa Forense, anima e motore dell'Adepp l'Associazione Nazionale Forense, aderente a Consilp-Confprofessioni e l'ALP, associazione liberi professionisti, hanno infatti direttamene fatto parte, con loro rappresentanti , della Commissione Ministeriale coordinata dal Sottosegretario Vietti. Rinviando ai lavori di tal commissione per il dettaglio di tutte le tematiche affrontate e discusse 5, va però precisato che in quella sede, al fine di realizzare la massima convergenza possibile sul testo di legge quadro, si ritenne correttamente di demandare la minuta disciplina degli aspetti peculiari delle singole professioni ai singoli ordinamenti professionali, cui si sarebbe dovuto porre mano immediatamente dopo l'approvazione della citata Legge Quadro, sempre con il diretto coinvolgimento nel percorso di elaborazione delle rappresentanze dei professionisti. Altrettanto condivisa è apparsa nel corso dei lavori la convinzione sulla necessità di chiarire preliminarmente che la disciplina delle professioni intellettuali fa riferimento - tra l'altro - a rapporti tra privati, tocca aspetti relativi all'ordinamento giudiziario, verte su rapporti economico-sociali e più in generale sull'organizzazione economico-sociale del Paese, e come tale quindi tratta aspetti di competenza statale, che non possono essere devoluti sic et simpliciter alla competenza concorrente delle Regioni. Ciò anche nella assorbente considerazione dell'interesse pubblico a che la disciplina ordinatrice del sistema professionale risulti omogenea a livello nazionale. Tale considerazione è ancor più assorbente in relazione alla professione di avvocato, di rango costituzionale, come già più innanzi ricordato. Com'è noto, il Congresso Nazionale Forense di Palermo - ottobre 2003 - ha approvato all'unanimità una mozione politica finale, che testualmente recita Non è giustificato il ritardo da parte del Governo nella presentazione al Parlamento della proposta di legge quadro di riforma delle professioni intellettuali. Il testo elaborato dalla commissione ministeriale presieduta dal sottosegretario On. Michele Vietti coniuga soddisfacentemente l'esigenza di modernizzazione del complessivo sistema, non solo ordinamentale, delle professioni intellettuali tradizionali con la necessità che alla società siano assicurate nuove professionalità che, al di fuori di inaccettabili ed inaccettate regole mercantilistiche, rispondano alla domanda di qualità delle prestazioni e correttezza di comportamenti. Le disponibilità, anche di recente confermate, da parte di autorevoli esponenti delle forze politiche di opposizione, di assumere la proposta della commissione Vietti quale testo base di discussione in sede parlamentare, assicura i presupposti per un favorevole iter del relativo dibattito il che consentirebbe al nostro Paese, nel semestre di sua presidenza, di essere protagonista ed orientare le scelte che nell'ambito della Comunità Europea stanno per essere assunte sul ruolo, la natura e le responsabilità del professionista intellettuale. L'urgenza che il Parlamento approvi la legge di riforma delle professioni intellettuali è resa ancor più pressante dall'attuale concorrente competenza legislativa regionale, che non può non destare forti contrarietà per il rischio di interventi disomogenei e disarticolanti di principi, regole e valori fondamentali che sono e devono rimanere comuni sull'intero territorio nazionale a maggior ragione il rango costituzionale riconosciuto alla funzione difensiva impedisce di attribuire potestà legislativa alle regioni sull'ordinamento forense. 11 Le regole ed i principi ispiratori della legge quadro di riforma delle libere professioni dovranno necessariamente orientare i percorsi di ridefinizione, a mezzo dell'intervento legislativo delegato, delle norme per l'esercizio della professione forense e la riorganizzazione del suo ordinamento nel rispetto dei suoi valori fondanti di rilevanza costituzionale. Sulla base dei contributi già offerti al dibattito da parte del Consiglio Nazionale Forense, dell'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, delle Associazioni Forensi, delle Unioni Distrettuali e dei singoli Consigli dell'Ordine è impegno e responsabilità dell'intera categoria elaborare quanto prima una proposta definitiva di testo normativo che consenta a Governo e Parlamento di pervenire entro la corrente legislatura all'approvazione del testo di riforma dell'ordinamento forense, ferma restando l'indifferibilità dell'applicazione della nuova disciplina sugli esami di abilitazione. La tradizionale Conferenza Nazionale dell'Avvocatura - da convocarsi non oltre la prossima primavera - costituirà la sede per il confronto finale sulle scelte . L'Organismo Unitario dell'Avvocatura, in esecuzione del deliberato congressuale, ha deliberato la convocazione della IV Conferenza Nazionale dell'Avvocatura Italiana, in Napoli, nei giorni 15/17 aprile 2005, per la trattazione del tema Avvocati sfida al futuro tra competenza e competitività , ed in quella sede, con la presenza di numerosissimi partecipanti, esponenti di tutte le componenti istituzionali ed associative della classe forense, ha avviato un positivo percorso di individuazione di linee e caratteristiche salienti ed innovatrici dell'ordinamento, giunto a conclusione nel dicembre 2005 con il varo da parte dell'Assemblea OUA di una ipotesi compiuta di testo di riforma dell'Ordinamento Forense 6. Il testo elaborato dalla Commissione Vietti è stato presentato alla Camera dall'UDC, primo firmatario l'On. Follini. 2.2. - Il testo Vietti - bis Successivamente, ed in più occasioni, l'avvocatura italiana è intervenuta per sollecitare l'approvazione della riforma, sino a prendere atto, nel novembre del 2004 appena trascorso, di un nuovo testo, il cosiddetto testo Vietti-bis , sul quale ha pure nuovamente espresso il proprio parere favorevole, pur con qualche modesta notazione, nel corso dei lavori del Convegno per i 130 anni degli Ordini Forensi, organizzato dal CNF e svoltosi il 19 e 20 novembre 2004 a Bari. Tale secondo testo, infatti, pur differendo in alcuni punti dal primo, rispettava la caratteristica di tratteggiare una disciplina quadro snella e di principi, e presentava alcuni spunti - in parte comuni al precedente testo - che vale anche qui la pena di sottolineare - previsione di un meccanismo duale di riconoscimento, che consente di ricomprendere nel medesimo testo professioni regolamentate e non - imposizione alle associazioni delle professioni cosiddette emergenti molte e pesanti responsabilità qualità, requisiti e loro mantenimento etc. , quali quelle già gravanti sugli Ordini professionali - rispetto delle esigenze di flessibilità del sistema, che deve, come già segnalato, attagliarsi a numerose e diversificate realtà - riconoscimento di tutte le professioni ordinistiche oggi esistenti, con il riferimento alle loro caratteristiche di rilievo costituzionale, a salvaguardia del sistema - equilibrato riconoscimento del ruolo e della valenza delle associazioni delle professioni ordinistiche, generaliste e specialistiche, attribuendo loro la corretta rilevanza anche nell'ambito dei percorsi di formazione iniziale e permanente o continua - affermazione chiara della diversa rappresentanza in capo rispettivamente agli Ordini, enti pubblici con compiti istituzionali, ed alle Associazioni, anche alla luce dei dettati normativi della comunità europea - definizione dei principi generali di riferimento ai sensi dell'art. 117 Costituzione con ciò chiarendo i limiti delle pretese normative avanzate dalle Regioni, che ben possono intervenire in tema di finanziamenti e incentivi, anche per la formazione - intervento in modo sufficientemente efficace per evitare sovrapposizioni indesiderate ed inopportune tra l'attività delle professioni non regolamentate, e relative associazioni a riconoscersi, e le aree di attività tipiche delle professioni regolamentate, che restano ad esse riservate. Proprio per l'iter seguito, ed il diretto coinvolgimento di tutte le rappresentanze dei professionisti interessati nella elaborazione del testo di riforma, il disegno di legge proposto in esito ai lavori della c.d. Commissione Ministeriale coordinata dal sottosegretario Vietti si è configurato quale espressione unitaria dei mondi professionali, invero assai variegati e compositi anche al loro interno, riuscendo a rappresentare un tentativo, ragionevolmente riuscito, di trovare la convergenza di interessi anche assai diversificati su di una legge complessiva, frutto di una elaborazione collegiale alla quale hanno direttamente e notevolmente contribuito proprio i diretti interessati. L'obiettivo era quello di armonizzare le diverse esigenze, ottenendo la condivisione delle categorie che dovranno vivere e svilupparsi con le regole che la normativa pone, nell'intento, ambizioso quanto apprezzabile, di premiare e di valorizzare le potenzialità del mondo professionale, e non già di comprimerle, raggiungendo un sostanziale punto di equilibrio, faticosamente conseguito attraverso un'opera di mediazione che si è sviluppata non soltanto tra le diverse componenti del mondo professionale, ma anche all'interno di ciascuna di esse laddove sussiste la necessità di contemperare adeguatamente situazioni anche molto diverse. Non va trascurata la circostanza che il disegno di legge sortito all'esito dei lavori della Commissione Vietti, con le successive modificazioni, ha operato un opportuno ed equilibrato riassetto dell'ordinamento interno delle professioni, con il riconoscimento in favore dei diversi soggetti istituzionali, sindacali ed associativi dei rispettivi e corretti ruoli e funzioni. Ciò è tanto vero che anche l'Assoprofessioni, in rappresentanza delle professioni emergenti e non regolamentate, ebbe occasione di esprimere il proprio consenso su tale progetto di riforma, e vi fu un momento in cui la soluzione apparve davvero vicina. 2.3. La peculiare organizzazione dell'Avvocatura. L'avvocatura Italiana, oramai da un decennio, ha dato una peculiare struttura alla propria rappresentanza, nel tentativo di preservare la natura e funzione pubblicistica del sistema ordinistico ed al contempo di valorizzare tutte le componenti presenti al proprio interno. Tale struttura vede il riconoscimento della qualità di assembleea generale della categoria in capo al Congresso Nazionale, per effetto della intervenuta approvazione, riconfermata in più occasioni e da ultimo anche mediante inserimento di un apposito preambolo, di uno Statuto che ai primi articoli così testualmente recita Articolo 1 Il Congresso Nazionale Forense è l'assemblea generale dell'Avvocatura italiana e rappresenta il momento di confluenza di tutte le sue componenti, nel rispetto della loro autonomia, e determina gli indirizzi generali dell'Avvocatura, formulando proposte sui temi della giustizia e della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini nonchè sulle questioni che riguardano la professione forense. Articolo 2 1. Il Consiglio Nazionale Forense e l'Organismo Unitario, nell'ambito delle rispettive competenze, realizzano gli indirizzi deliberati dal Congresso, operando in piena autonomia ed in costante consultazione reciproca e con le Istituzioni ed Associazioni Forensi. Articolo 3 1. Il Congresso è costituito oltre che dai Presidenti dei Consigli dell'Ordine, dai delegati di ciascun Ordine eletti, con criterio proporzionale e con espressione di voto limitato, dagli avvocati iscritti negli albi e negli elenchi annessi, secondo le modalità determinate - con apposita delibera in sede congressuale - che assicurino la massima partecipazione del corpo elettorale. Fino all'assunzione di detta delibera si applicano le norme statutarie e regolamentari già vigenti. Articolo 4 1. Il Congresso è convocato dal Presidente del Consiglio Nazionale Forense - che presiede anche il Comitato Organizzatore - e si svolge secondo le norme regolamentari approvate dall'Assemblea dell'Organismo Unitario. Il Congresso è convocato in via ordinaria ogni due anni e deve tenersi entro sei mesi dall'elezione dei delegati il Comitato Organizzatore può differirne la data di svolgimento fino a tre mesi per motivi di particolare rilevanza. 2. In via straordinaria il Congresso deve essere convocato a richiesta dell'Assemblea dall'Organismo Unitario deliberata a maggioranza assoluta dei suoi componenti oppure su richiesta di almeno 50 Consigli dell'Ordine in tal caso il Presidente del Consiglio Nazionale Forense provvede alla convocazione del Congresso Straordinario da tenersi entro i 120 giorni successivi alla richiesta e convoca senza indugio il Comitato Organizzatore del Congresso per gli adempimenti di sua competenza. Sono delegati al Congresso straordinario i delegati eletti per il Congresso ordinario precedente. Il Congresso Nazionale Forense, nelle recenti occasioni di Firenze 2001 e Verona 2002, ha anche proceduto alla disamina ed approvazione del Codice Deontologico Forense e sue integrazioni, su proposta del Consiglio Nazionale.7 La peculiare organizzazione che si è data l'Avvocatura era ed è del resto ben nota al Ministro, il quale, infatti, ritenne di estendere l'invito a partecipare all'incontro di presentazione della propria ipotesi di riforma del settore anche all'Organismo Unitario, che del Congresso è emanazione e organo esecutivo. 2.4. - Il progetto di riforma presentato dal Ministro di Giustizia Castelli Pressoché contemporaneamente alla presentazione del testo c.d. Vietti-bis ed all'esame del medesimo da parte delle rappresentanze delle professioni, regolamentate e non, il Ministro di Giustizia, sen. Castelli, diffuse la notizia di avere l'intenzione di proporre un proprio testo, che in qualche modo riorganizzasse la emananda disciplina, alla stregua sia del testo unificato Cavallaro-Federici, giacente alla Commissione Giustizia del Senato e di cui si è detto, sia della elaborazione contenuta nelle bozze Vietti, trasfusa nella proposta Follini depositata alla Camera, e Vietti-bis. L'iniziativa, ancorché lodevolmente dettata dall'esigenza e dalla volontà di giungere entro la legislatura alla approvazione dell'attesa ed auspicata riforma delle professioni, ha destato sconcerto e suscitato perplessità, in quanto si erano precedentemente registrate prese di posizione, anche autorevolissime, che avevano acclarato la presentazione al Parlamento in tempi rapidi del testo Vietti, sul quale, come detto, si era acquisito il consenso non solo delle forze politiche, ma anche degli stessi professionisti, regolamentati e non. Pur nella consapevolezza, di cui in precedenza si è dato atto, del favore già chiaramente ed unanimemente espresso dall'avvocatura, per i testi Vietti e Vietti-bis, per le motivazioni che si è cercato di brevemente sintetizzare, le rappresentanze dei professionisti, e tra esse l'Oua, non si sono potute esimere dall'entrare nel merito del testo presentato, non soltanto per rispetto comunque dovuto all'iniziativa assunta dal Guardasigilli, ma anche e soprattutto in considerazione della dichiarata volontà del Ministro Castelli di presentare al più presto la proposta al Governo ed al Parlamento, per una sua rapida approvazione. I documenti varati nel periodo, hanno dato atto che il Ministro, evidentemente consapevole della bontà delle soluzioni adottate dalla Commissione Vietti, e del consenso espresso dai professionisti sulle stesse, aveva significativamente recepito - anche testualmente - gran parte di detti contenuti, pur ampliando notevolmente lo spettro di azione della normativa e modificando l'impianto della legge, dando luogo - per effetto della tecnica adottata - a norme a tratti confuse, contenenti ripetizioni e refusi, che rendono necessario un migliore coordinamento ed una pulizia del testo. Si segnalava peraltro che il provvedimento in esame è intervenuto dettando una disciplina delle professioni che, ancorché contenuta in una legge-quadro, cui dovranno seguire - ex art. 44 della proposta - i decreti delegati di attuazione, relativi alla disciplina dei singoli ordinamenti di ciascuna professione, appare assai minuta e dettagliata.8 Un tal procedere, per certi versi astrattamene apprezzabile, ha prodotto la certamente non desiderata conseguenza di stimolare e di far emergere più le differenziazioni e i distinguo tra le esigenze e le peculiarità delle singole professioni, che i principi ed i punti oggetto di pacifica ed indiscussa condivisione, che hanno consentito e consentirebbero l'espressione di un unanime favore verso la disciplina di base che con la legge-quadro per l'appunto si intende dettare. La rilevata eccessiva ampiezza di contenuto della legge delega, poi, ebbe a destare forti perplessità, soprattutto con riferimento alla tutela della specificità della professione forense, come anticipato, alla salvaguardia della giurisdizione domestica ed al mantenimento dell'autonomia degli Ordini locali. Gli avvocati, quindi, con decisione sostennero la necessità di ostacolare ogni tentativo, ancorchè involontario, di minare il ruolo fondamentale che la Costituzione loro attribuisce, attraverso l'omologazione tout court della loro disciplina a quella di tutte le altre professioni, ignorando le ragioni storiche, sociali e politiche che ne costituiscono l'unicità nel contesto professionale. Alcune delle soluzioni previste nel testo oggi all'esame, si pongono poi in stridente contrasto con le posizioni nel coso degli anni, ed anche da ultimo, assunte dall'Avvocatura. Si sottolineò inoltre, con riferimento ai profili di metodo, soprattutto in relazione all'adozione di iniziative di tale rilievo, l'opportunità che ancora una volta vi fosse un ampio coinvolgimento delle rappresentanze istituzionali, politiche ed associative delle singole professioni interessate, non limitando il loro contributo unicamente all'acquisizione di osservazioni al testo, ma procedendo a momenti di corale verifica nella fase di modifica del testo stesso e di approntamento del definitivo, anche alla stregua delle osservazioni ricevute. 9 A tale proposito, l'OUA evidenziava vari aspetti critici 10, e tra essi in particolare, con specifico riferimento all'avvocatura, ma anche per quanto possibile in linea generale per tutte le professioni, i seguenti profili - la mancata salvaguardia nell'impianto generale, della specificità delle professioni protette e tra esse di quella forense, con riferimento al ruolo primario che la Costituzione riconosce al diritto di difesa, certamente non adeguatamente tutelato - la riproposizione di un modello ordinistico strutturato in modo eccessivamente verticistico e piramidale, che ha al vertice il Consiglio nazionale e poi le federazioni regionali dei Consigli locali, ed infine i Consigli territoriali, con la previsione - nuova rispetto al passato - dell'assemblea nazionale degli ordini, sulla qual nello specifico si dirà. È quindi un modello incentrato su di un unico Ordine Nazionale, con il contestuale svilimento degli ordini circondariali e della loro autonomia, modello che in passato fu già proposto dal Consiglio Nazionale Forense e clamorosamente respinto dagli avvocati italiani in occasione della sessione itinerante del CNF tenutasi in Bergamo alla fine di marzo del 1999 - il fatto che l'assetto verticistico di cui al precedente punto, oltre a esporre la normativa alle inevitabili censure comunitarie, in relazione alla accentuazione eccessiva del ruolo e delle funzioni degli Ordini - la cui precisazione e salvaguardia, pur condivisa, dovrebbe avvenire mediante previsioni più snelle e leggere - appariva non sufficientemente chiaro nella precisazione dei reciproci rapporti tra i diversi e molteplici organi di cui si prevedeva la conferma e/o la nuova istituzione - la sottovalutazione delle problematiche di rilievo costituzionale afferenti i fondamenti giustificativi del permanere della c.d. giurisdizione domestica , affermati in epoca non molto remota anche dalla sentenza Cassazione Su 1732/02 - rel. Marrone, ed altresì concernenti la revisione del Titolo V della Carta Costituzionale, per la definitiva determinazione degli ambiti della potestà legislativa concorrente delle Regioni. In particolare occorreva fosse definito con chiarezza il permanere delle funzioni giurisdizionali di secondo grado in capo al Consiglio Nazionale Forense, nel rispetto della normativa che già ciò prevedeva e prevede all'attualità, emanata in epoca precedente la approvazione della Carta Costituzionale e pertanto non in contrasto con la stessa - il fatto che nell'intento di dettare quanto più correttamente possibile la disciplina delle professioni regolamentate, di interesse generale, e delle professioni emergenti, e quindi degli Ordini - cui fanno capo le prime - e delle Associazioni - cui fanno capo le seconde - il provvedimento in esame aveva trascurato e compresso ingiustificatamente il ruolo e la funzione, anche di rappresentanza degli iscritti, delle libere associazioni costituite dai professionisti iscritti agli Albi, mortificandone l'apporto ed il ruolo, con particolare riferimento alla loro partecipazione ai percorsi di formazione, iniziale e permanente. Si sottolineava che le realtà associative, a più o meno accentuata caratteristica sindacale, costituiscono, nell'ambito delle professioni regolamentate, una realtà preziosa e vitale, motivo di arricchimento e di crescita, che va tutelata e valorizzata per i preziosi ed ineliminabili apporti che sin qui ha fornito e che ancora fornirà - in particolare si osservava che la previsione dell'assemblea nazionale degli ordini, così come concepita, e per la prima volta rappresentata nell'ambito di un progetto di riforma ella disciplina del settore professionale, appariva non rispettosa di elementari principi democratici di formazione della volontà delle singole professioni, mortificando anch'essa la pluralità di voci presente nel mondo professionale, con peculiare riferimento alle componenti associative. L'avvocatura ha adottato ben diverso e peculiare sistema di articolazione della rappresentanza, come già precisato in precedente specifico paragrafo, che si struttura nella previsione di un Congresso Nazionale Forense che, pur convocato e presieduto dal Presidente del CNF, vede la partecipazione in qualità di delegati non soltanto dei Presidenti degli Ordini territoriali, prevista di diritto, ma altresì di avvocati liberamente eletti presso ciascun Foro, in numero proporzionale al numero degli iscritti. Tale previsione consente di pervenire alla individuazione con un metodo certamente democratico di elezione diretta, della platea dei delegati congressuali, cui è demandata la determinazione degli indirizzi e delle scelte della categoria. Ovvio appare che, in tale sistema, trovano spazio tutte le componenti della categoria stessa, i cui esponenti ben trovano consenso elettorale nelle rispettive realtà di riferimento, e i singoli iscritti all'Albo, ancorchè non consiglieri dell'ordine o iscritti ad associazioni, per il prestigio personale acquisito, eventualmente anche quali esponenti di associazioni vitali ed attive sul territorio - il problema si riproponeva pressochè identico, anche con riferimento alle Federazioni Regionali queste ultime di fatto già esistono nell'ambito dell'avvocatura, che oramai da qualche anno ha spontaneamente dato vita a unioni distrettuali o interdistrettuali, o regionali ove non coincidenti con i distretti , allo scopo non già di ottenere riconoscimenti normativi, prerogative o poteri, bensì di promuovere un opportuno raccordo tra gli ordini e le altre componenti della categoria anche a livello territoriale, così come a livello nazionale. Infatti, proprio per questa esigenza e consapevolezza, le unioni locali coinvolgono stabilmente nella partecipazione alle loro riunioni i rappresentanti locali delle associazioni forensi e i delegati dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, invitando spesso a partecipare, per un sempre migliore raccordo, anche i Presidenti Nazionali di CNF, OUA e Cassa, nonchè delle Associazioni Forensi - il disegno di legge in esame accentuava ed accentrava ogni rappresentanza, ancorchè definita solo istituzionale, in capo ai Consigli nazionali, ed inoltre istituiva le federazioni regionali che apparivano anch'esse come un organo di rappresentanza non solo istituzionale, ma anche politica, per l'espresso ruolo di interlocuzione a ogni livello loro riconosciuto. Tale ipotesi, già avversata da tutte le componenti dell'avvocatura come già ricordato, sembrava volutamente ignorare le scelte che l'avvocatura, in diverse sedi congressuali, ha già da tempo compiuto. In sostanza appariva non condivisibile e non condiviso, perché contrario alla volontà dell'avvocatura, il tentativo di riportare la rappresentanza politica in capo al CNF, attesa per l'appunto la diversa scelta compiuta da oltre un decennio dall'avvocatura in senso esattamente opposto. Nella rilevata confusione della rappresentanza, e soprattutto nell'accentuazione del ruolo politico degli Organi Istituzionali della categoria, risiedono i motivi e le giustificazioni - ancorchè non chiaramente espresse - per il venir meno dell'autogoverno e della giurisdizione domestica. L'attribuzione di diritto di funzioni di rappresentanza politica, non proprie degli organi istituzionali, determinerebbe, infatti, la perdita della loro peculiare e specifica caratteristica e di quel ruolo di garanti istituzionali della fede pubblica, che ne fa enti pubblici obbligatori ed esclusivi. In sostanza, non è possibile che gli enti istituzionali rivestano contemporaneamente il ruolo di garanti del cittadino consumatore e di rappresentanti del professionista, con funzione di rappresentanza politica, sotto pena di una perdita di credibilità che ne minerebbe la natura e metterebbe in pericolo il concetto stesso di giurisdizione domestica. A tale proposito non appariva forse un caso il venir meno, quantomeno nelle espresse previsioni del testo, della funzione giurisdizionale di secondo grado attribuita al CNF, ma una diretta conseguenza della nuova configurazione del tutto impropria della rappresentanza, in capo appunto agli organi istituzionali. In conclusione, o i Consigli dell'Ordine, e quindi anche il Consiglio Nazionale, cambiano pelle, assumendo una veste espressamente lobbystica e trasformandosi in libere e private associazioni, con tutto ciò che ne consegue, e che forse talune forze politiche dichiaratamente auspicano basti ricordare l'attacco subito dal sistema ordinistico soltanto qualche anno fa, certamente non ancora definitivamente sopito e sventato, come si è detto , ovvero rimangono organismi pubblico ad iscrizione obbligatoria, tenuti a considerare prioritario non l'interesse dei propri iscritti bensì l'interesse generale dell'utente del servizio, e cioè della parte debole del rapporto - una insufficiente considerazione della normativa europea - una accentuazione eccessiva dei poteri di intervento e di controllo pubblico sugli Ordini professionali, che si manifestava - a tacer d'altro - nell'intervento previsto in tema di codice deontologico - la previsione, non sufficientemente chiara, della esclusione della possibilità per gli avvocati, di costituire società di capitali, ed in particolare società con capitale esterno, sottoscritto da soci non professionisti, con il richiamo alle norme specifiche già dettate per la classe forense - la non sufficiente chiarezza delle previsioni in tema di tariffe, tema ancor oggi di stringente attualità 11 - non risultavano chiariti e definiti sufficientemente nel testo i rapporti tra i singoli ordinamenti di categoria più volte richiamati, che avrebbero dovuto essere elaborati e varati successivamente all'approvazione della legge, e gli Statuti di ogni singola professione, che avrebbero invece dovuto essere approvati dall'Assemblea Nazionale e poi recepiti con Decreto del Ministro di Giustizia. Questi ultimi, prodotto della elaborazione di ogni singola categoria, avrebbero dovuto - o così pare - definire anche l'ambito delle attività tipiche riservate alla professione, ambito che appare determinante ai fini del riconoscimento o meno di professioni c.d. emergenti. Occorreva che fossero con estrema chiarezza precisati tali rapporti, soprattutto al fine di evitare sovrapposizioni di contenuto e contrasti tra norme - si registrava una accentuazione del controllo pubblico sugli Ordini, espressa, ad esempio, dalla previsione, già oggetto delle censure del CNF, relativa alla approvazione del Codice deontologico da parte del Ministro e altre ancora. 2.5. Le professioni e la competitività Non erano ancora stati acquisiti tutti i contributi di valutazione sul progetto Castelli , quando nel febbraio 2005, e precisamente il giorno 22, fu reso noto l'intento del Governo di inserire alcune norme inerenti il riassetto delle professioni nel provvedimento sulla competitività in corso di valutazione. Tali dichiarazioni fecero rivolgere al Ministro Castelli dal CUP, che correttamente voleva sapere su quale testo lavorare, un assorbente interrogativo Circa la riforma delle professioni, vale ancora la proposta Castelli o lo stralcio inserito nel decreto competitività, che il ministro per l'Innovazione e la tecnologia, Lucio Stanca, conta di portare sul tavolo del Consiglio dei ministri tra quindici giorni? Laddove, come poi accadde, fosse prevalsa la seconda tesi, e cioè l'inserimento del tema delle professioni come uno tra i tanti argomenti del decreto competitività, si sarebbe dato l'addio alla ipotesi, da tutti perseguita con tenacia, di ottenere un testo di riforma organico. Apparve francamente inaccettabile ai professionisti italiani il metodo sin lì seguito per la riforma delle professioni consapevoli di aver profuso ogni migliore energia per collaborare attivamente a definire la nuova normativa, cimentandosi via via su più e più diversi testi, i professionisti e gli avvocati italiani chiesero al Ministro come mai, dopo l'inspiegabile abbandono dei risultati prodotti dalla commissione ministeriale da lui stesso insediata, sui quali si era registrato il significativo consenso di tutte le espressioni del mondo professionale, si fosse giunti ad abbandonare improvvisamente anche il più recente testo, presentato soltanto il 28 gennaio 2005 e sul quale la disamina, ancorchè fortemente critica, era ancora in corso, e ciò in favore di una norma scarna ed insoddisfacente, contenuta in un unico articolo e destinata - pare - ad essere inserita nell'ambito del provvedimento sulla competitività. Si trattava di un provvedimento che, a ben vedere, lasciava irrisolte tutte le questioni sulle quali si era registrato nel corso degli ultimi anni un ampio dibattito e tranciava di netto l'ambizioso e lodevole proposito di pervenire ad una riforma complessiva dell'assetto delle professioni, regolamentate e non, che ne consentisse un armonico e più moderno sviluppo, nel rispetto di principi e valori da ritenersi inalienabili. Il contenuto dell'articolo unico diffuso sul finire di febbraio, inizio marzo 2005 fu bollato come minimale e generico - in palese e stridente contraddizione con il testo assai dettagliato diffuso nei giorni precedenti. Si disse che lo stesso di fatto non normava nulla, apriva numerosi e pericolosi varchi alla deregulation , lasciava inalterati gli ordinamenti attuali con un incomprensibile rinvio di salvaguardia a non meglio individuate leggi speciali. Di certo non soddisfaceva l'esigenza, comune all'intero mondo professionale, di chiarezza e organicità della disciplina la competitività del sistema professionale, e con esso quella del paese, difficilmente avrebbero potuto giovarsi di una norma siffatta. La possibilità di approvazione del richiamato articolo unico preoccupò non poco il mondo delle professioni, che dovette peraltro registrare, poco dopo l'abbandono del testo Castelli, anche l'abbandono del previsto inserimento di alcuni punti soltanto nel decreto competitività. 3. La riforma del titolo V della Costituzione approvata nella precedente legislatura e il conflitto di competenze tra Stato e Regioni in tema di Professioni Le forze di Governo hanno addotto a giustificazione della mancata realizzazione della riforma delle professioni nella corrente legislatura anche la necessità di chiarire preliminarmente la competenza delle Regioni in materia, in quanto la riforma costituzionale, introdotta sul finire della legislatura precedente, e precisamente gli interventi operati sul Titolo V, aveva dato corso ad una competenza concorrente tra Stato e Regioni in tema di professioni, che in difetto di più precise delimitazioni aveva determinato confusione ed incertezza. Il tutto accresciuto dal numero via via crescente di provvedimenti regionali che, in un modo o nell'altro, andavano ad incidere nell'assetto delle professioni stesse. Si poneva quindi, condivisa dai professionisti tutti, la necessità di riaffermare senza possibilità di equivoci, la esclusiva competenza statale, in quanto una possibile frantumazione del sistema, avrebbe potuto determinare discipline ordinamentali anche assai diverse tra di loro tra regione e regione, minando il principio della unicità della professione, ed altresì ponendosi in contrasto con la natura stessa degli ordini, i quali, essendo enti pubblici non economici nazionali, non potevano che avere disciplina uniforme dettata dallo Stato. La competenza normativa certa a dettare le regole dell'ordinamento delle professioni è stata ricondotta con chiarezza alla competenza esclusiva statale con l'ulteriore riforma costituzionale, condotta a termine nel corso della presente legislatura e definitivamente approvata dal senato il 16 novembre dello scorso anno. L'odierna previsione dell'art. 117 Cost. vede l'inserimento al secondo comma, tra le materie di competenza esclusiva dello Stato, dell'ordinamento delle professioni. Lo scorso 2 dicembre poi, ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei ministri il D.Lgs di ricognizione dei principi fondamentali in tema di professioni, meglio conosciuto come D.Lgs La Loggia che stabilisce confini più precisi fra Stato e Regioni, ponendo anche delimitazioni nette per il riconoscimento delle c.d. professioni non regolamentate. L'iter non è stato facile, per gli interventi della Corte costituzionale e per le critiche espresse dalla Conferenza Stato-Regioni e dall'Antitrust, che affermava che il testo fosse in aperto contrasto con i principi della concorrenza. Quanto alla delimitazione dei confini tra Stato e Regioni il D.Lgs afferma che la potestà legislativa regionale si esercita sulle professioni individuate e definite dalla normativa statale. Per quanto riguarda le associazioni delle professioni non regolamentate, o non riconosciute, le norme prevedono che se non esercitano attività regolamentate o tipiche e se possiedono i requisiti, nel rispetto delle condizioni prescritte dalla legge per il conseguimento della personalità giuridica, possono essere riconosciute dalle Regioni nel cui ambito territoriale si esauriscono le relative finalità statutarie. Il decreto legislativo prevede anche che l'esercizio dell'attività professionale in forma di lavoro dipendente si svolge secondo specifiche disposizioni normative che assicurino l'autonomia del professionista . 4. Le linee guida del processo riformatore indicate dall'Avvocatura italiana Con riferimento alla generale riforma delle professioni, l'avvocatura italiana, che ha sempre affermato la propria condivisione dei progetti di riforma elaborati dalla Commissione Vietti, sui quali aveva prestato il proprio consenso, anche in espressi documenti congressuali, non può non riaffermare la necessità che l'affermazione dell'impianto normativo e la definizione degli obiettivi politici della classe forense, e del mondo professionale in genere, vengano definiti attraverso il metodo del più ampio e trasparente confronto. In tale ottica, qualunque posizione che dovesse essere affermata da chiunque senza il rispetto di questo metodo non può e non potrà essere considerata significativa ed espressiva della voce degli avvocati e dei professionisti. Ha poi indicato, quali punti irrinunciabili della emananda normativa i seguenti 12 - legge snella, tendenzialmente di princìpi, con riserva di integrazione in via di emanazione dei singoli ordinamenti professionali, con tutela comunque della specificità della professione forense - mantenimento degli ordini circondariali quali presidi di autonomia e di indipendenza dell'avvocatura - esclusione della creazione di un ordine nazionale forense e valorizzazione dell'autonomia ed efficienza degli ordini circondariali - differenziazione netta fra rappresentanza istituzionale e rappresentanza politica, anche sotto il profilo del metodo di formazione degli organi - eventuale istituzionalizzazione del Congresso Nazionale in luogo dell'Assemblea Nazionale degli Ordini, composto da delegati liberamente e democraticamente eletti nelle assemblee degli ordini circondariali in numero proporzionale al numero degli iscritti e modulato similmente al Congresso Forense già statutariamente definito - attribuzione ai consigli dell'ordine delle funzioni di certificazione e di controllo del tirocinio - mantenimento agli organi istituzionali dell'avvocatura delle funzioni amministrative e disciplinari, nonchè dei compiti in materia di formazione, aggiornamento professionale e conseguimento delle specializzazioni - valorizzazione del ruolo e dell'apporto delle associazioni costituite tra professionisti iscritti agli Albi, nell'ambito dei percorsi formativi, iniziali e permanenti - promozione dell'azione disciplinare e attività istruttoria e di accusa attribuita a componenti del consiglio dell'ordine diversi dal collegio giudicante che dovrà giudicare in conformità ai principi del giusto processo, ovvero anche mediante la previsione di commissioni distrettuali di disciplina, come richiesto da talune componenti dell'avvocatura - mantenimento della struttura e delle funzioni del consiglio nazionale forense, onde salvaguardare la giurisdizione domestica - accentuazione di meccanismi elettorali tali da garantire la massima democraticità e pluralismo nell'elezione dei soggetti chiamati a comporre organi rappresentativi della categoria - estesa e rigorosa individuazione delle incompatibilità dell'iscritto nell'albo, a tutela dei principi della neutralità e dell'indipendenza dell'avvocato. 5. I programmi elettorali delle opposte coalizioni I programmi elettorali delle opposte coalizioni, per quanto ad oggi noto, hanno dedicato ampio spazio al tema della riforma delle professioni, che entrambi gli schieramenti definiscono prioritario ed in relazione al quale hanno assunto precisi impegni di procedere con la massima rapidità. I colloqui che anche l'OUA ha sin qui avuto con i massimi esponenti politici hanno confermato tali dichiarazioni. La disamina che segue vuole in questa sede essere meramente ricognitiva, riservandosi l'Oua in distinti propri documenti, la puntuale analisi dei programmi delle opposte coalizioni, non soltanto con riferimento al tema delle professioni e dell'ordinamento forense, bensì anche a tutti i rimanenti temi della Giustizia. Del resto, il confronto con quanto sin qui esposto, e con i punti brevemente riassunti nel paragrafo che precede, possono agevolmente consentire di verificare la convergenza o meno dei contenuti dei programmi con le proposizioni dell'avvocatura. 5.1. La riforma delle Professioni In particolare può dirsi che, per il centro sinistra, il programma dell'Unione, non porta un paragrafo specifico dedicato al tema, ma ne tratta in più passaggi, con riferimento a diverse problematiche. Nel paragrafo dedicato al Miglioramento della riforma del Titolo V della Costituzione viene indicato tra gli interventi di legge costituzionale a compiersi una migliore definizione delle materie di esclusiva competenza statale, che ricomprenda omissis l'ordinamento delle professioni . Non viene peraltro precisato nel testo cosa andrebbe a differenziare tale intervento da quello già operato a fine legislatura e di cui al precedente paragrafo. Di professioni si parla poi nel successivo paragrafo dedicato a Risolvere il conflitto di interessi , laddove si afferma che occorre colmare una profonda lacuna, adeguando l'ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie occidentali omissis che mira a prevenire l'insorgere di conflitti di interessi tra gli incarichi istituzionali sia nazionali che locali e l'esercizio di attività professionali . Dal testo riportato, parrebbe di poter inferire la volontà di introdurre un sistema rigido di incompatibilità per coloro che esercitano le professioni, verosimilmente correlato alla eventuale assunzione di incarichi pubblici elettivi, sia a livello locale che nazionale. Di professioni ancora si tratta nei seguenti ulteriori paragrafi 1 Paragrafo La qualità della nuova economia si fonda sulla conoscenza e sull'innovazione. pag.109 La nuova economia deve valorizzare tutte le capacità personali e imprenditoriali di cui è ricco il nostro paese. Per questo devono abbattersi gli ostacoli che frenano le capacità e le energie delle cittadini e delle imprese i pesi eccessivi della burocrazia, ma anche le forme indebite di sussidio alle imprese, le penalizzazioni e la precarietà che limitano le possibilità di lavoro soprattutto di donne ed giovani, ma anche le posizioni di monopolio e le protezioni di cui godono molti settori, dalle professioni, all'energia. Combattere le rendite e le protezioni indebite aprendo a una concorrenza regolata che è cosa diversa dal libero mercato, è necessario per ridurre i costi che danneggiano la competitività dei nostri prodotti e peggiorano le condizioni di vita dei cittadini aumentando i prezzi di beni e servizi. 2 Paragrafo Le ragioni del declino. Una nuova governance per lo sviluppo pag. 112 Le cause del declino che investe il sistema paese sono molteplici - omissis l'elevato peso dei settori protetti in cui si lucrano rendite elevate e il conseguente abbassamento della propensione a competere . 3 Paragrafo Le politiche per la concorrenza dalla parte del cittadino consumatore, risparmiatore e utente pag. 123 i servizi professionali sono protetti da norme che senza giustificazioni restringono l'accesso alla professione, limitano la concorrenza e riversano sui loro utenti costi elevati pag. 126 L'altro settore che necessita di specifiche politiche di liberalizzazione a tutela degli effettivi interessi dei cittadini, è il settore dei servizi professionali. Questo settore è stato fin ad oggi estesamente sottratto alle dinamiche concorrenziali, con il fine dichiarato di tutelare il cittadino, in nome della natura delicata delle prestazioni offerte salute, giustizia, ecc e della necessità di offrire adeguate garanzie di professionalità del servizio. Pur riconoscendo come fondate queste peculiari esigenze di garanzia nella prestazione di alcuni servizi professionali, riteniamo tuttavia che in alcuni settori si siano radicati protezionismi ingiustificati e inefficienze lesivi degli interessi dei cittadini e degli utenti. Infatti - in Italia esistono oggi oltre venti ordini e collegi professionali, non tutti rispondenti - come spesso segnalato dall'Antitrust - alle specifiche esigenze di tutela proprie delle prestazioni riguardanti diritti civili costituzionalmente protetti - l'Italia secondo la Commissione UE è il paese con il maggior tasso di protezione superiore anche a Germania, Francia e Spagna delle tradizionali categorie professionali di notaio, avvocato, contabile, farmacista, architetto, ingegnere - nei paesi più liberali Inghilterra, Danimarca e Olanda non vi sono segnali di malfunzionamento dei mercati, ma la maggior libertà nelle professioni consente maggior ricchezza complessiva Commissione UE - In Italia i servizi professionali hanno una incidenza sul valore della produzione dei settori esportatori di circa il 6% e l'Antitrust ha rilevato che tanto più i settori esportatori dipendono dai servizi degli ordini professionali tanto peggiore è la loro performance. Le politiche per la concorrenza nell'ambito dei servizi professionali devono secondo noi riguardare i principali aspetti oggi soggetti a regolamentazioni restrittive. In particolare - le condizioni di accesso all'attività numero degli ammessi, requisiti, attività loro riservate - la condizione di svolgimento dell'attività prezzi, pubblicità e modelli aziendali. A questo proposito bisogna valutare se le restrizioni rispondano alle esigenze dei fruitori dei servizi professionali o se non si dimostrino una mera difesa delle posizioni di rendita. Pur riconoscendo la necessità di mantenere una regolazione ordinistica per le professioni che rispondono a questi requisiti, riteniamo sarebbero necessarie le seguenti misure di liberalizzazione - consentire che le attività meno complesse siano svolte liberamente anche da non iscritti agli ordini professionali, come in molti paesi europei - consentire che nel caso di prestazioni complesse risulti ammesso ad operare un numero di professionisti adeguato alle esigenze della domanda e non predeterminato autoritativamente esistono molti più farmacisti abilitati che non farmacie con la licenza commerciale - abolire le tariffe minime e il divieto di pubblicità e di informazione al pubblico - consentire la fornitura di servizi multidisciplinari e interprofessionali da parte di professionisti associati o di società di professionisti - affidare agli ordini professionali le funzioni di formazione dei loro associati e la fissazione di standard di qualità dei servizi una sorta di rating . -confermare il rispetto dell'autonomia finanziaria gestionale delle Casse di Previdenza privatizzate . Per quanto riguarda, per contro, la coalizione di centro destra, si fa riferimento al programma presentato da AN, sul quale si sono appuntate recentemente anche le attenzioni degli organi di stampa sul tema, si riporta lo stralcio della sezione del programma dedicata per l'appunto alle Proposte per le Professioni italiane Nuovo modello di sviluppo basato sull'apporto fondamentale dei professionisti della conoscenza - Creazione dello Statuto del professionista finalizzato alla identificazione del quadro dei principi e delle regole che ordinano tipicamente l'esercizio delle professioni intellettuali, con specifico riferimento ai contratti, al diritto di autore, ai segni distintivi, alla tutela della concorrenza sleale, etc. La soggezione, richiesta dal diritto comunitario, delle professioni alle regole della concorrenza comporta l'esaltazione del profilo economico dell'attività professionale tale esaltazione, tuttavia, deve trovare il suo contemperamento con il connotato distintivo dell'attività professionale, ossia quella loro funzionalizzazione all'interesse generale in ragione della quale l'ordinamento interno predispone il regime giuspubblicistico di controlli finalizzato all'attuazione del principio di professionalità specifica art. 33, comma 5, della Costituzione . Ne deriva la necessità di definire il regime proprio delle professioni intellettuali al fine di consentire ai professionisti di cogliere tutte le opportunità offerte dall'ordinamento e, al contempo, evitare che i principi settoriali continuino ad essere definiti dalla giurisprudenza che non avendo raggiunto un indirizzo unitario sui termini di applicabilità dello statuto dell'imprenditore compromette quella certezza del diritto, il cui valore richiede di essere salvaguardato vieppiù in un settore, come quello delle professioni, esposto al diritto comunitario - razionalizzazione delle professioni esistenti con riferimento ai percorsi formativi, alle regole di accesso, alla definizione dei criteri identificativi delle professioni al fine di consentire la emersione delle attività consolidatesi nella prassi - riforma degli ordini professionali con esaltazione della loro natura pubblicistica, soprattutto con riferimento alla predisposizione ed applicazione delle norme deontologiche in funzione della conformazione dell'attività professionale, alla tutela e realizzazione degli interessi generali sui quali la stessa incide, ed inoltre attribuzione agli ordini di specifiche competenze in materia di formazione professionale continua e preparazione all'accesso.Accorpamento degli ordini di professioni similari come per esempio è già avvenuto per i commercialisti e i ragionieri - riconoscimento della rappresentatività dei Sindacati dei professionisti in ordine alla tutela delle aspettative economiche e sociali degli aderenti - via libera alla introduzione del capitale nello svolgimento delle attività professionali. Via libera alla previsione di tecniche di finanziamento da parte di terzi, anche, ma non necessariamente, per il tramite delle quote di partecipazione , lasciando alla autonomia dei singoli ordinamenti dei professionisti la facoltà di introdurre e disciplinare le specifiche forme societarie e di optare tra i vari modelli che saranno discussi preventivamente con gli ordini e i sindacati dei professionisti, ferma comunque restando la prevalenza del fattore umano rispetto al capitale e la autonomia e direzione e conseguente responsabilità personale in capo ai professionisti. - estensione ai professionisti ed in particolare ai giovani che iniziano la professione, di forme di agevolazione fiscale o di incentivi economici che vengono riconosciuti alle imprese, compatibilmente con la natura della prestazione e dell'attività svolta. - riconoscimento delle associazioni delle nuove professioni, rappresentative di coloro che esercitano attività alle quali è riconosciuta dall'ordinamento la dignità di professione, ma non la pretesa delle associazioni di sviluppare forme surrettizie di attività professionali riservate o tipiche, in concorrenza sleale con le professioni ordinate. - attribuzione ai codici deontologici e dunque alla autonomia regolamentare delle singole professioni della disciplina delle forme di pubblicità e di concorrenza che dovranno comunque essere adeguatamente modulate agli indirizzi comunitari - previsione dei valori e interessi in funzione dei quali dovranno essere predisposte le norme deontologiche, al fine di contemperare le ragioni di interesse generale che giustificano la regolamentazione professionale con i principi comunitari di libera concorrenza - riforma dei sistemi tariffari, con la previsione di tariffe massime per le prestazioni riservate ma non abolizione dei minimi che semmai vanno periodicamente ricontrollati ed adeguati, secondo le oscillazioni del mercato e la particolare valenza delle prestazioni. - libertà di tariffe per le professioni rappresentate dalle associazioni riconosciute sulla base del principio civilistico della libera contrattazione del prezzo - tutela dei giovani impegnati nel tirocinio professionale attraverso il riconoscimento di un compenso obbligatorio predeterminato. - semplificazione degli esami di stato e individuazione di criteri più trasparenti nella formazione delle commissioni di esami per garantire il rigore delle valutazioni. Sul fronte previdenziale, necessità di difendere la autonomia della Casse di Previdenza dei professionisti italiani, avendo come obiettivo l'accelerazione del passaggio al modello contributivo, per garantire in perpetuo e non solo per i prossimi 25 anni, la sostenibilità del sistema e una congrua pensione ai giovani professionisti di recente iscritti. 5.1. La riforma dell'Ordinamento Professionale Forense Il programma dell'Unione dedica un paragrafo specifico all'avvocatura, nell'ambito del programma per la Giustizia, e precisamente il paragrafo Dare nuovo valore all'avvocatura pag.53 e 54 La professione forense partecipa attivamente all'esercizio della giurisdizione, concorre in maniera decisiva all'efficacia ed efficienza del servizio giustizia, svolge un'essenziale funzione di tutela dei diritti individuali e collettivi e contribuisce a realizzare il sistema costituzionale delle garanzie. La situazione italiana evidenzia l'esplosione numerica dell'avvocatura e la difficoltà di mantenere un'elevata qualità media professionale. È pertanto ineludibile, previo monitoraggio e consultazione, una riforma dell'Ordinamento forense, che favorisca la competizione di qualità , garantendo però il massimo di tutela per gli utenti. In particolare, il futuro ordinamento dovrebbe a. prevedere la competenza in via esclusiva del patrocinio, della rappresentanza e dell'assistenza innanzi all'autorità giudiziaria o ad altra autorità che emetta un giudizio destinato a produrre effetti giuridici b. rafforzi la natura e la democraticità degli ordini c. ispirarsi al principio dell'autonomia e libertà dell'avvocatura, con la previsione di incompatibilità assolute e temporanee d. riformare in senso radicalmente qualitativo il sistema dell'accesso, basato sulla frequenza di scuole forensi e di specializzazione per le professioni legali, sul tirocinio e su un esame di stato finale e. definire il rapporto di tirocinio anche per gli eventuali aspetti economici e prevedere una forma di verifica della professionalità per poter esercitare innanzi alle Giurisdizioni Superiori f. distinguere la funzione di governo ed organizzazione dell'avvocatura da quella disciplinare, da affidare ad appositi organi g. prevedere un codice deontologico tale da garantire l'utente e il professionista h. valorizzare il ruolo e la partecipazione attiva alle scelte in materia forense della associazioni professionali i. prevedere l'obbligo della formazione professionale permanente e le modalità di verifica da parte degli ordini professionali j. prevedere un sistema di tariffe che siano ad un tempo garanzia per il cittadino, tutela della dignità della professione, incentivi alla soluzione rapida giudiziale e stragiudiziale del contenzioso e disincentivi all'ingiustificato differimento delle udienze k. prevedere una partecipazione attiva dell'avvocatura a tutte le forme di risoluzione delle controversie alternative alla giurisdizione, di arbitrato e di conciliazione non giudiziale delle controversie. Sempre nel programma dell'Unione nella parte dedicata alla Giustizia Civile e più precisamente nel capitolo Un processo più rapido . Leggiamo una proposta che riguarda anche gli avvocati Onerosità del processo. È necessario intervenire sul costo del processo, tenendo conto delle possibilità economiche dei singoli cittadini e del reddito familiare la soluzione che proponiamo, e rispetto alla quale intendiamo confrontarci con i rappresentanti dell'Avvocatura, è quella della costituzione di un fondo alimentato da una modestissima aliquota a carico delle fatturazioni forensi e da un pari contributo a carico dello Stato . Per quanto concerne il programma di AN, non si riscontra una specifica sezione dedicata all'Avvocatura, in quanto il tema è trattato nell'ambito delle Professioni. A completamento di quanto innanzi già riportato si possono indicare i seguenti ulteriori contenuti - completamento della riforma delle scuole di specializzazione e riconoscimento giuridico delle scuole forensi e del notariato - riforma dell'esame di stato per l'abilitazione alla professione di Avvocato, in coerenza con la formazione acquisita mediante il nuovo percorso universitario e post-universitario riformato - tirocinio quale requisito fondamentale per l'accesso - modelli di flessibilità della prestazione che presuppongono pluralità di specializzazioni 6. Conclusioni Il recupero di competitività del Paese non può non dipendere anche dalla celerità e dalle modalità concrete con le quali si porrà mano, da parte delle forze che avranno il compito di governare nella prossima legislatura, alla riforma delle professioni. I professionisti italiani, la qualità del loro lavoro, il loro spirito creativo, il rischio e gli investimenti che quotidianamente affrontano, la loro capacità di erogare al sistema Paese esperienza e professionalità, meritano un riconoscimento e adeguate misure incentivanti. Meritano un sistema istituzionale e di autonomie locali in grado di sostenere e, a volte, anche di anticipare le esigenze dello loro sviluppo, per il benessere dell'intera collettività. Pur nella riaffermata competenza statale in tema di ordinamento, non vanno disattese e trascurate le grandi possibilità che residuano agli Enti territoriali di rendersi partecipi di iniziative altamente qualificate e preziose per il territorio, nel settore della formazione e dello sviluppo delle professionalità, nel rispetto tra diversi soggetti e nel riconoscimento delle diverse funzioni svolte. Deve affermarsi, a latere dell'urgente intervento riformatore, un nuovo metodo, che veda la ripresa ed il consolidamento ulteriore di un effettivo e costante dialogo da parte di chi governa ed amministra e i rappresentanti delle professioni. L'ambizioso obiettivo di raggiungere gli standards di Lisbona deve vedere portati avanti con convinzione provvedimenti che incentivino l'innovazione, e che indichino l'elemento della qualità e della professionalità verificata e spendibile, come punti di forza e di sviluppo delle attività professionali. Gli ordini professionali non rappresentano, come si vorrebbe, un grande ostacolo alla possibilità dei giovani di accedere alle professioni. I grandi numeri dell'accesso all'avvocatura ne sono palese e macroscopico esempio. Ciò non di meno gli ordini professionali necessitano e vogliono la riforma, ma una riforma che nel partire dalle esigenze dei giovani che entrano nel mercato del lavoro non abdichi ai valori della professioni e alla necessità di garantire adeguatamente formazione e rispetto di principi etici, nell'interesse del cittadino, la cui tutela costituisce l'alta funzione cui l'avvocato è chiamato dalla Carta Costituzionale. Il settore professionale attira particolarmente le giovani generazioni, ed è in costante espansione, rappresentando altresì una rilevantissima fetta del PIL 13, più di tre volte della attività di produzione e vendita di beni 14, ed un rilevante bacino di occupazione. Progrediscono i saperi, si affacciano nuove professioni, proliferano diritti che necessitano di adeguate tutele, aumenta la necessità di interazioni multidisciplinari. La nostra epoca vede l'Unione Europea di fronte alla sfida, per certi versi stimolante, dei Paese asiatici, formidabili competitori nel settore della produzione di beni e di nuove tecnologie. La risposta va ricercata nel potenziamento dei servizi, e particolarmente dei servizi professionali, non assimilabili tout court alle altre attività del terziario. Non c'è da meravigliarsi, quindi, se chi ha sino ad oggi investito in un sistema industriale sempre più minacciato dalla già richiamata concorrenza asiatica cerchi di riposizionarsi cercando nuovi spazi nel settore servizi, dalle public utilities ai servizi professionali. Il mercato della conoscenza è l'unico che possa ancora crescere in maniera esponenziale, e in funzione largamente indipendente dalla disponibilità di energia. Ecco dunque che la riforma degli ordinamenti non può essere differita deve garantirsi un contesto di crescita e di armonico sviluppo, che sappia coniugare le condivisibili esigenze della competizione con l'insopprimibile intelaiatura rappresentata dai principi e dai valori propri della storia delle professioni intellettuali, e dell'avvocatura, nel nostro Paese. Non si tratta per i professionisti e gli avvocati italiani di combattere una battaglia di retroguardia e corporativa, ma anzi di trovare le risposte più efficaci per assicurare la migliore tutela possibile per i cittadini. Nel contempo, una equilibrato intervento riformatore e modernizzatore delle professioni, potrà, se adeguatamente condotto, costituire efficace e satisfattiva risposta anche al sempre crescente e marcato interesse dei giovani per il lavoro professionale, che meglio pare rispondere alle esigenze di affermazione ed ai mutati bisogni di vita. Ciò, a differenza di oggi, non frustrando le pur legittime gratificazioni ed ambizioni, che certamente potranno conseguire all'esito di un percorso formativo rigoroso e serio, effettivamente professionalizzante, ed all'offerta di una elevata qualificazione. Il settore delle professioni, dunque, è un campo nel quale è ancora possibile la crescita, all'insegna della libertà ma, soprattutto, della qualità della preparazione e delle prestazioni e della responsabilità. È un settore che, adeguatamente ammodernato e sorretto da doverosi incentivi, può ancora oggi validamente rappresentare meta ambita per le giovani generazioni, risorsa fondamentale per il Paese. *Presidente Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana 1 Ci si riferisce in particolare alle Bozze di riforma predisposte dalla Commissione Vietti c.d. Vietti 1 , dalla successiva elaborazione della predetta normativa c.D. Vietti bis , avendo incontrato assai minore gradimento nell'ambito del mondo delle professioni i successivi testi elaborato dal Ministero Giustizia, anche nell'ambito del varo delle misure sulla competitività 2 Uno dei principali esponenti del movimento contrario ai professionisti è oggi Francesco Giavazzi, autore del libro Lobby d'Italia. L'Italia dei monopoli, delle corporazioni e dei privilegi . Tra i molti articoli di stampa sull'argomento si cita 29 novembre 2005 - editoriale apparso a pagina 3 de Il Foglio di Giuliano Ferrara, Il disordine degli ordini 3 Numerose le prese di posizione dell'Avvocatura Italiana a riguardo. A mero titolo esemplificativo si ricordano alcuni contributi dei massimi vertici nazionali Michelina Grillo - Presidente OUA - Professionisti 25 novembre 2005 Lavoratori intellettuali, non imprenditori e Lettera a Ballarò 30.11.2005 Guido Alpa - Presidente Cnf - Guida al Diritto 30.11.2005 Quelle deludenti proposte dell'Antitrust che non si attagliano alla professione forense Maurizio De Tilla - Presidente Cassa Forense - Italia Oggi 17 dicembre 2005 Tiro incrociato su albi e professioni 4 I contenuti del presente paragrafo fanno riferimento, a volte anche testuale, alle note critiche elaborate dalla Giunta OUA, anche alla luce dei contributi forniti dalla propria Commissione Ordinamento Professionale, ai progetti di riforma che si sono via via succeduti, e particolarmente al progetto c.d. Castelli, di cui più altre 5 Le rassegne stampa del periodo, che possono rinvenirsi negli arretrati delle testate e begli arretrati della Rassegna Stampa quotidiana dell'OUA - www.oua.it - possono adeguatamente fornire ampia panoramica dell'effervescente dibattito che si è sviluppato tra gli esponenti di tutte le professioni, sia ordinistiche che nuove , su molteplici delle principali questioni oggetto di intervento 6 L'ipotesi di testo in questione è reperibile sul sito www.oua.it, alla sezione Ordinamento Professionale 7 Previsioni analoghe sono presenti nel testo Castelli, di cui al successivo paragrafo, con riferimento all'Assemblea Nazionale degli ordini 8 Come immediatamente osservato dal Presidente OUA nell'intervento svolto in occasione dell'incontro delle rappresentanze professionali con il Ministro del 28 gennaio 2005 9 A tale proposito si riporta la mozione conclusiva di un incontro presso il Cnf dei Presidenti degli ordini Forensi, con la presenza del Presidente Oua, del Presidente della Cassa Forense e delle Associazioni maggiormente rappresentative, in data 19.2.2005 Consiglio Nazionale Forense Mozione conclusiva dell'Assemblea dei Presidenti degli ordini forensi 19 febbraio 2005 Il consiglio nazionale forense riunito in Roma, in assemblea con gli ordini, le unioni regionali ed esponenti di associazioni forensi, preso atto del testo proposto dal Ministro guardasigilli riguardante la riforma delle professioni, sottoposto alla valutazione urgente delle categorie professionali, rileva che l'impianto generale del testo non risponde alle esigenze di una riforma organica, coerente e risolutiva della materia, accorpando attività professionali disomogenee in un disegno che esprime una cultura istituzionale verticistica, e mortifica l'autonomia e l'indipendenza degli ordini locali, con una disciplina in ambito regionale che incide sulla necessaria unitarietà dell'ordinamento forense anziché valorizzare l'apporto delle risorse regionali che il testo in esame è contrario ai principi fondanti la professione forense, come ribaditi nel Congresso di Palermo dell'ottobre 2003 e nel Convegno di Bari del novembre 2004, con riguardo in particolare all'indipendenza, autonomia, qualificazione professionale e alle specificità di rilievo costituzionale che il testo vulnera la professione forense privandola della giurisdizione speciale già riconosciuta dalla Costituzione e dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, nonché del controllo giurisdizionale di legittimità delle decisioni disciplinari ad opera delle sezioni unite della Corte suprema di cassazione invita il Ministro della giustizia nello spirito di collaborazione istituzionale, a tenere in considerazione la posizione e i rilievi espressi dall'Avvocatura italiana, nel rispetto dei principi e delle garanzie sopra richiamati rinnova l'impegno a difendere in ogni sede i valori costituzionali dell'Avvocatura. 10 Analogamente fu fatto dalle associazioni forensi maggiormente rappresentative, ed in particolare dall'ANF e dall'AIGA 11 Le recenti voci relative all'inserimento della normativa sulle professioni nel decreto sulla competitività e le dichiarazioni dell'ex Ministro Tremonti e di altri sulla necessità di introdurre da parte dei professionisti deroghe favorevoli sulle tariffe per favorire le imprese, lasciano perplessi quantomeno sul mantenimento dei minimi e comunque sulla necessità che i compensi per le prestazioni siano ancorati a precisi parametri di riferimento, anche a tutela della dignità del professionista, ma anche della preparazione, formazione e qualità del medesimo 12 i punti elencati sono i medesimi contenuti nel documento presentato dall'OUA ai responsabili Giustizia e professioni di tutte le forze politiche all'inizio del corrente anno 2006, quando ha avviato un percorso di incontri e consultazioni finalizzato alla redazione dei programmi elettorali per le oramai prossime elezioni politiche, ed alla verifica delle posizioni dei singoli partiti, nonché delle coalizioni, sul tema specifico. Ulteriori approfondimenti sono contenuti nei documenti approvati nel corso di questi ultimi anni, e nelle mozioni finali dei Congressi Nazionali Forensi, reperibili sul sito web dell'Oua, oppure disponibili a richiesta presso l'Ufficio Segreteria dell'Organismo 13 Nella direttiva Bolkenstein il primo considerando , cioè una delle chiavi interpretative che illustrano i fini della norma, dice testualmente considerando che i servizi costituiscono il 70% del PIL . In Europa, e non solo, assistiamo oggi ad un processo di destrutturazione produttiva in cui il processo industriale si sta spostando per attuare quelle che si chiamano delocalizzazioni . Resta disponibile un enorme flusso di capitale finanziario in cerca di impieghi. Il denaro non è mai costato così poco. Il primo effetto che ciò ha avuto è l'aumento del costo degli immobili, ma poi, per l'obiettiva impossibilità del mercato immobiliare a poter fungere da collettore di tutti quei capitali si è avviata la rincorsa al mercato dei servizi alle imprese, così come a quello della liberalizzazione di servizi pubblici. La necessità per il settore economico, di impiegare produttivamente e remunerativamente i propri capitali, in un mercato assai mutato, ove la produzione di beni ha lasciato il passo ad altre economie - quelle orientali e prevalentemente indiana e cinese - determina oggi una paradossale circostanza come potrebbe altrimenti accadere che sul piano politico si trovassero convergenze e quasi coincidenze di posizioni tra i rappresentanti della CGIL e quelli di Confindustria, i quali affermano la stessa cosa, e cioè che bisogna abolire gli Ordini, le tariffe professionali ecc. ? Il mondo delle professioni, il settore ove si produce, si detiene e circola il sapere specialistico, nuova ed appetita merce delle moderne società, è l'oasi che tutti ambiscono raggiungere conquistare, a qualunque costo, indipendentemente dai diversi punti di partenza. 14 Dai dati riportati nella relazione relativa all'indagine compiuta nel settore dalla Comunità Europea per il 2005, risulta che nel 2001 i servizi legati alle imprese hanno generato un fatturato superiore a 1281 miliardi di euro, pari a circa l'8 per cento del fatturato totale dell'Unione europea. Nel 2001 sono stati generati in tal modo più di 660 miliardi di euro di valore aggiunto. Circa un terzo di tale cifra può essere attribuita ai servizi professionali .L'autorità irlandese garante della concorrenza, ad esempio, ha calcolato che nel 2001 in Irlanda la spesa per i servizi legali abbia da sola raggiunto la cifra di 1140 milioni di euro pari a quasi l'1 per cento del prodotto lordo europeo. In termini di occupazione nei servizi legati alle imprese lavoravano quasi 12 milioni di persone nel 2004, cifra che corrisponde al 6,4 per cento dell'occupazione totale, rispetto al 5,7 per cento del 2002 1