Assegno di mantenimento: spetta al giudice di merito valutare la posizione economica dei coniugi

L’assegno deve tendere a ricostruire il tenore di vita goduto dal coniuge in costanza di convivenza matrimoniale spetta al giudice di merito valutare gli elementi necessari per determinarne l’importo.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 23734/12, depositata il 21 dicembre. Il caso. Il Tribunale di primo grado, dichiarando la separazione personale tra due coniugi, pone a carico del marito il pagamento dell’assegno di mantenimento a favore della moglie. In parziale accoglimento della richiesta dell’uomo, i giudici di appello ne riducono l’ammontare la donna ricorre allora per cassazione. Il tenore di vita dei coniugi. La ricorrente lamenta essenzialmente insufficiente motivazione della sentenza in ordine alla condizione patrimoniale dei coniugi. A tal proposito la S.C. ricorda che l’assegno deve tendere a ricostruire il tenore di vita goduto dal coniuge in costanza di convivenza matrimoniale indice di tale tenore può essere anche il divario reddituale esistente tra i coniugi al momento della separazione. Non censurabile l’operato dei giudici di merito. Premesso tale principio, gli Ermellini rilevano che la donna ha sostanzialmente dedotto questioni di fatto non valutabili dal giudice di legittimità a giudizio della Cassazione la Corte territoriale ha valutato tutti gli elementi necessari al riguardo, dal TFR alla pensione percepita dal marito, e con motivazione adeguata e non illogica ha determinato l’importo dell’assegno. Per questi motivi la S.C. rigetta il ricorso.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 14 novembre 21 dicembre 2012, n. 23734 Presidente Carnevale Relatore Dogliotti Svolgimento del processo Il Tribunale di Roma, con sentenza in data 3-3-2008, dichiarava la separazione personale tra i coniugi C.G. e A.M. rigettava le reciproche domande di addebito/poneva a carico dell'A. assegno mensile di mantenimento della moglie per l'importo di Euro 900,00. L'A. proponeva appello avverso tale sentenza in punto assegno, chiedendone la riduzione. Si costituiva in giudizio la C. , chiedendone il rigetto. La Corte d'Appello di Roma, con sentenza in data 23-3/13-4-2011, in parziale accoglimento dell'appello, riduceva l'importo dell'assegno ad Euro 600,00 mensili. Ricorre per cassazione la C. . Non si è costituito l'intimato, ma il suo difensore, munito di procura speciale, ha partecipato alla discussione orale. Motivi della decisione Con il primo motivo, la ricorrente lamenta insufficiente motivazione della sentenza impugnata, circa la condizione patrimoniale dei coniugi. Con il secondo, omessa motivazione, in punto condanna alle spese del giudizio di appello. Entrambi i motivi vanno rigettati, in quanto infondati. Va precisato che anche l'assegno di separazione deve tendere a ricostituire il tenore di vita goduto dal coniuge in costanza di convivenza matrimoniale. Indice di tale tenore di vita può essere il divario reddituale attuale tra i coniugi per tutte, Cass. n. 2156 del 2010 . La ricorrente, in sostanza, propone profili di fatto, insuscettibili di controllo in questa sede, a fronte di una sentenza caratterizzata da una motivazione adeguata e non illogica. Esamina il giudice a quo la posizione economica dei coniugi, precisando che l'A. lavorava per l'Alitalia e, collocato a riposo, ha ricevuto una somma di Euro 45.000,00 per T.F.R., percepisce una pensione annua di Euro 36.053,00, non è proprietario di immobili, paga un canone di locazione per l'abitazione ha acquistato un villino, di proprietà della famiglia della moglie, con riserva di usufrutto per la moglie stessa e la madre, che ha intestato alla figlia/e paga le rate del relativo mutuo. La C. non svolge attività lavorativa, non ha redditi, ma non sostiene spese di locazione. Tutto ciò considerato, con valutazione insuscettibile di controllo in questa sede, il Giudice di Appello ha determinato l'assegno nella misura sopra indicata. Quanto alle spese del giudizio di appello, correttamente il Giudice a quo motiva la condanna della C. con la sua totale soccombenza l'A. non aveva chiesto l'esclusione, ma solo una riduzione dell'assegno . Quanto alle spese del presente giudizio la parte intimata, come si è detto, non Ndr testo originale non comprensibile , ma il difensore ha partecipato alla discussione orale , considerata la natura della causa e la posizione delle parti, le spese stesse vanno integralmente compensate. P.Q.M. La torte rigetta il ricorso dispone la compensazione delle spese del presente giudizio di cassazione.