Le fatture dimenticate dal contribuente non possono essere usate in giudizio

In sede di accertamento IVA, se il contribuente dimentica di presentare parte della documentazione contabile non potrà neanche utilizzarla nel corso del giudizio.

Ad affermarlo è la Corte di Cassazione, nell’ordinanza n. 10448 del 6 maggio 2013. Il caso. Una s.n.c. proponeva ricorso contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale Lazio n. 810/2010/40, dopo aver già perso in commissione tributaria provinciale. Nel primo grado di giudizio, in merito ad una rettifica dell'IVA per l'anno 1997, il contribuente aveva presentato della documentazione contabile che, per dimenticanza, non era stata prodotta durante il precedente controllo della Guardia di Finanza, da cui era scaturita la rettifica. In entrambi i gradi di giudizio la documentazione in oggetto non era stata presa in considerazione. La ricorrente motivava con una dimenticanza l'esibizione di detta documentazione e rafforzava il proprio ricorso in Cassazione, sostenendo che la documentazione non fosse stata richiesta in maniera esplicita dagli accertatori. Inutilizzabili in giudizio le fatture dimenticate. La sentenza cassa di fatto il ricorso del contribuente ribadendo che non è possibile esibire in giudizio della documentazione che non sia stata esibita in un precedente controllo amministrativo, come nel caso di specie. A nulla valgono le motivazioni di qualsiasi tenore, in quanto si applica quanto disposto dall'art. 52, comma 5, D.P.R. n. 633/72 che non prevede differenze tra la dimenticanza per dolo o per errore. Anche con questa sentenza viene rafforzata la tesi secondo cui il contribuente in sede di controllo amministrativo deve sincerarsi di produrre tutta la documentazione in suo possesso, specie quella che potrebbe giocare a proprio vantaggio in sede di contenzioso, in quanto una eventuale dimenticanza precluderebbe il suo utilizzo in sede giudiziaria. L'errore dovuto a dimenticanza non è mai scusabile. Pertanto, alla Corte di Cassazione non resta che ribadire che in sede di accertamento IVA, la documentazione non esibita dal contribuente in sede amministrativa, non potrà neanche essere utilizzata in giudizio. Tale principio vale non solo nel caso in cui il contribuente rifiuti intenzionalmente e dolosamente l'esibizione, ma anche nel caso in questione, ovvero quando il medesimo dichiari di non possedere altri documenti oltre a quelli già esibiti. A nulla varrà l'ipotesi che il contribuente si sia dimenticato, infatti l'errore, ancorché dovuto a dimenticanza, disattenzione o carenze amministrative, sia di diritto che di fatto, non è mai scusabile.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile T, ordinanza 11 aprile - 6 maggio 2013, n. 10448 Presidente Cicala Relatore Iacobellis Svolgimento del processo La controversia promossa da R. e C. s.n.c. contro l'Agenzia delle Entrate è stata definita con la decisione in epigrafe, recante il rigetto dell'appello proposto dalla società contro la sentenza della CTP di Latina n. 55/2/2005 che ne aveva respinto il ricorso avverso l'avviso di rettifica Iva relativo all'anno 1997, il ricorso proposto si articola in due motivi. Nessuna attività difensiva ha svolto l'intimata. Il relatore ha depositato relazione ex art. 380 bis c.p.c. chiedendo il rigetto del ricorso. Il presidente ha fissato l'udienza dell'11/4/2013 per l'adunanza della Corte in Camera di Consiglio. Il P.G. ha concluso aderendo alla relazione. Motivi della decisione Con primo motivo la ricorrente assume la violazione dell'art. 52, comma 5 del dpr 633/1972. La mancata richiesta delle fatture da parte dei verificatori legittimerebbe la tardiva produzione delle stesse. La censura è infondata. La CTR ha affermato la inammissibilità della produzione sul rilievo che la stessa era nella disponibilità del contribuente che si è rifiutato di esibirla . Su tali presupposti di fatto la pronuncia è conforme ai principi affermati da questa Corte Sez. 5, Sentenza n. 21768 del 14/10/2009 secondo cui, in tema di accertamento dell'I.V.A., il divieto di utilizzo in sede giudiziaria di documenti non esibiti in sede amministrativa, previsto dal quinto comma dell'art. 52 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, opera non solo nell'ipotesi di rifiuto per definizione doloso dell'esibizione, ma anche nei casi in cui il contribuente dichiari, contrariamente al vero, di non possedere i documenti in suo possesso, o li sottragga all'ispezione, non allo scopo di impedire la verifica, ma per errore non scusabile, di diritto o di fatto dovuto a dimenticanza, disattenzione, carenze amministrative, ecc. . L'affermazione della ricorrente, secondo la quale non vi sarebbe stata specifica richiesta da parte dell'amministrazione finanziaria in sede di accesso non può essere oggetto di valutazione da parte di questa corte sia in quanto priva di autosufficienza, non essendo riportato il relativo passo del verbale di constatazione, anche in considerazione della circostanza che nelle sentenza impugnata si afferma che non fu presentata la documentazione richiesta , sia in quanto accertamento di fatto, precluso in questa sede. Con secondo motivo la ricorrènte assume la insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia. La sentenza non indicherebbe gli elementi di fatto da cui ha tratto il convincimento che la documentazione era nella disponibilità del contribuente. La censura è infondata avendo la CTR motivato la propria decisione ritenendo non credibile che il R. sia nell'immediatezza del tentato furto che successivamente non avesse accertato l'assenza della documentazione. Nulla per le spese in assenza di attività difensiva. P.Q.M. Rigetta il ricorso.