Una nuova superprocura contro il terrorismo ma senza poteri d'indagine

E' la proposta dei coordinatori distrettuali riuniti ieri a porte chiuse. Solo i Pm della Capitale, Ionta e Saviotti, vorrebbero un ufficio centralizzato con capacità investigative. Incompatibilità ambientale per il presidente del tribunale di Napoli

Una procura nazionale antiterrorismo per favorire il coordinamento delle indagini a cui però non vanno affidati poteri di indagine diretti. Ieri al Consiglio superiore della magistratura si è svolta a porte chiuse una riunione tra un gruppo di lavoro istituito presso l'organo di autogoverno e i 26 procuratori distrettuali competenti per i reati di terrorismo. Un incontro voluto per fare una ricognizione dei problemi e per individuare gli interventi necessari per rendere più efficace l'attività di contrasto. Durante l'incontro, protrattosi per tutta la giornata, è risultata minoritaria la posizione di chi, come i pm di Roma, Franco Ionta e Pietro Saviotti, vorrebbero una procura con capacità operative investigative. I magistrati antiterrorismo hanno sollecitato soprattutto la costituzione di una banca dati centralizzata, riportata come necessità indilazionabile . Non è la prima volta che i pm antiterrorismo parlano di una archiviazione informatica dei dati ma più volte è anche stato ripetuto che mancano i fondi necessari per procedere all'istituzione. Tra di noi - hanno detto i pm - abbiamo realizzato una banca dati, ma ora mancano i soldi Più coordinamento per procedere in maniera unitaria e più rapida di fronte alla minaccia del terrorismo, anche se si è dato atto che il raccordo, piuttosto spontaneo tra le diverse procure, ha dato risultati che anche all'estero sono stati molto apprezzati. Ma un maggiore coordinamento servirebbe, ad esempio, ad evitare quello successo per la vicenda di Hamdi Issaac, il presunto attentatore di Londra, per il quale furono aperte tre inchieste, una a Milano, una a Brescia e una a Roma. Tutte e tre per 270bis, associazione con finalità di terrorismo internazionale, triplicando inutilmente gli sforzi. Un no deciso alla superprocura è arrivato dalla stragrande maggioranza dei presenti, a cominciare da Armando Spataro e Vittorio Borraccetti. Una struttura centralizzata renderebbe necessario sacrificare le competenze accumulate finora sul territorio e renderebbe necessario un riassestamento della polizia giudiziaria, con conseguente perdita di professionalità. IL Csm potrebbe farsi promotore di proposte per il Parlamento, secondo Spataro. Sarebbe necessario, ha detto, analizzare le scelte preoccupanti e restrittive che, a livello internazionale, stanno maturando nel campo della conservazione e del trattamento dei dati telefonici e telematici . Secondo il pm bisognerebbe anche intervenire sui costi delle intercettazioni, attorno ai quali ruota un vorticoso giro d'affari . Spataro ha chiesto al Csm di appoggiare anche la necessità che i magistrati impegnati nelle inchieste sul terrorismo internazionale abbiano a disposizione interpreti affidabili e di intervenire presso il ministero della Giustizia perché sostenga con maggiore forza le richieste di cooperazione internazionale provenienti dalle procure italiane. Ex Cirielli. Per la terza volta consecutiva ieri a Palazzo dei Marescialli è mancato il numero legale in plenum durante la discussione del parere sulla ex Cirielli. Ad eccezione di Nicola Buccico, laico di An, gli altri tre laici della Cdl hanno lasciato l'aula Bachelet, impedendo ai consiglieri di esprimersi sul disegno di legge. La discussione è stata aggiornata alla prossima settimana, quando però molto probabilmente Palazzo Madama avrà già approvato definitivamente la legge, il cui voto finale è previsto per martedì prossimo vedi tra gli arretrati di ieri . Trasferimento d'ufficio. A larga maggioranza, ieri la prima commissione del Csm ha chiesto il trasferimento per incompatibilità del presidente del tribunale di Napoli Giovanni De Rosa. La commissione accusa il magistrato di incapacità organizzativa, ma anche di deresponsabilizzazione avendo delegato a colleghi numerose attività di sua competenza. A De Rosa viene contestata anche qualche difficoltà di rapporti con il procuratore generale e il presidente della Corte d'appello partenopea.