Abuso d'ufficio anche per il trasferimento del personale

In un provvedimento di avvicendamento di dipendenti che non rientra nelle competenze di un pubblico ufficiale si può costituire il reato se viene accertato che l'azione ha arrecato un danno ingiusto

Può scattare l'abuso d'ufficio per il pubblico ufficiale che, nella gestione del personale, emette provvedimenti contrari ai regolamenti recando un danno ingiusto. L'esempio concreto può essere dato, come nel caso in esame, da un provvedimento di avvicendamento di due dipendenti di un Comune non rientrante nelle competenze del vicesindaco. È quanto emerge dalla sentenza 22242/06 della Cassazione, depositata il 23 giugno scorso e qui integralmente leggibile tra gli allegati. In particolare, la sesta sezione penale di piazza Cavour ha ricordato che in base all'articolo 323 Cp il reato di abuso di ufficio si configura, tra l'altro, quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto. E non è tutto. La Suprema corte tiene a precisare che fra le norme regolamentari la cui violazione può dar luogo a tale reato vi sono quelle che disciplinano la forma, il contenuto e la causa dell'atto amministrativo, come quelle relative alla disciplina della competenza, dei presupposti e delle specifiche modalità dei trasferimenti del personale dipendente fra i diversi uffici dell'amministrazione . In altre parole, gli ermellini intendono dire nella vicenda da loro esaminata - anche se annullano senza rinvio il verdetto impugnato perché il reato è estinto per prescrizione - che anche l'emanazione da parte di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio di un provvedimento di avvicendamento di dipendenti non rientrante nelle sue competenze, può costituire il reato di abuso di ufficio previsto dall'articolo 323 Cp. Per la configurabilità di tale reato - conclude la Cassazione - nella ipotesi in cui all'agente sia contestato di avere arrecato un danno ingiusto, non rilevano solo le norme che vietano puntualmente il comportamento sostanziale del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio, ma ogni altra norma, anche di natura procedimentale, la cui violazione determina comunque un danno ingiusto a norma dell'articolo 2043 Cc . Precetto, quest'ultimo, che secondo il più recente orientamento delle Sezioni unite civili va considerato non come norma secondaria volta a sanzionare una condotta vietata da altre norme, ma come norma primaria volta ad apprestare una riparazione del danno ingiustamente sofferto da un soggetto per effetto dell'attività altrui .

Cassazione - Sezione sesta penale up - sentenza 13 febbraio - 23 giugno 2006, n. 22242 Presidente De Roberto - relatore Mannino Ricorente Guglielmi ed altro Fatto e diritto Avverso la sentenza della Corte d'appello di Lecce/Taranto 499/04 - con la quale, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Taranto 1034/04, sono stati dichiarati colpevoli di reati previsti dagli articoli 110 e 323 Cp, accertati in Montemesola l'11 marzo e il 1 aprile 1997 - Anna Maria Guglielmi, Maurizio Romanazzo e Pasquale Po hanno proposto ricorso per cassazione, chiedendone l'annullamento per i seguenti motivi Il Romanazzo ed il Pò 1 . erronea applicazione dell'articolo 323 Cp e mancanza o manifesta illogicità della motivazione in ordine al reato ipotizzato perché, alla luce del principio di efficienza specificato dall'articolo 5 lett. f D.Lgs 29/1993 nell'esercizio dei poteri conferiti dall'articolo 16 lett. e ed in vista degli obiettivi fissati dall'articolo 30 D.Lgs cit., l'avvicendamento delle due dipendenti del Comune di Montemesola si appalesa assolutamente legittimo in quanto emanato nell'esercizio della potestà organizzatoria della P.A. al fine di soddisfare esigenze di ottimizzazione delle risorse umane disponibili, per cui la condotta ascritta ai ricorrenti, nella rispettiva qualità di sindaco e vicesindaco, non integra alcuno degli elementi costitutivi del delitto loro attribuito, tanto sotto il profilo dell'oggettività giuridica che per quanto attiene all'elemento psicologico del delitto di cui all'articolo 323 Cp e per quanto riguarda la configurazione di questo delitto, si censura la pronuncia del Giudice d'appello, che si è limitato a recepire tout court la decisione del Giudice di prime cure, per l'erronea applicazione dell'articolo 323 Cp in ordine a tutti gli essentialia delicti così come definiti dalla riforma del 97, in quanto con motivazione illogica o solo apparente in quanto del tutto mancante sono state respinte in maniera frettolosa le innumerevoli doglianze, esposte nell'atto di appello, della ricostruzione giuridica effettuata dal Tribunale di Taranto 2. erronea applicazione dell'articolo 323 Cp sotto il profilo della ritenuta sussistenza dì norme legislative o regolamentari sintomatiche di un abuso penalmente rilevante, e mancanza o manifesta illogicità della motivazione sul punto, perché si è ritenuto che l'avvicendamento non completo delle due dipendenti avrebbe di fatto determinato una modifica della pianta organica del Comune, mentre lo scambio dell'ufficio apicale delle due aree poteva ritenersi solo temporaneamente incompleto e, decorso un anno dalla data di efficacia dell'ordine di servizio, l'Acquaviva avrebbe svolto tutte le funzioni in precedenza di competenza della Neglia e viceversa in ogni caso tale avvicendamento, che determinava un semplice spostamento del personale, era inidoneo a determinare l'effetto della modifica della pianta organica inoltre, i Giudici di merito ritengono che la violazione delle norme contenute nella delibera della Giunta Municipale 87/1997 e nella delibera del Consiglio Comunale 8/1994 costituiscano violazioni regolamentari penalmente signIficative, mentre il richiamo alla nozione di regolamento operato nell'articolo 323 Cp è rigorosamente tecnico, rifuggendosi da interpretazioni atecniche e quindi estensive, e perciò le norme contenute nella D.G.M. numero hanno natura pattizia e non regolamentare e la violazione di esse non può assumere rilevanza penale alla stregua del precetto contenuto nell'articolo 323 Cp quanto al regolamento organico di mobilità interna del personale, approvato con la citata delibera del Consiglio Comunale numero /1994, l'art 3 radica in capo al segretario comunale la competenza a disporre il trasferimento dei dipendenti per esigenze di servizio, in conformità al disposto dell'articolo 4 D.Lgs 29/1993, come sostituito dall'articolo 4 comma 1 D.Lgs 80/1998, e all'articolo 16 lett. e D.Lgs 29/1993, e, ancora, le norme della D.G.M. numero dei 6 marzo 1997 e della delibera consiliare n. 8/94, che si ritengono violate, hanno carattere meramente procedimentale e tale è la valenza della disposizione di un accordo sindacale relativo all'acquisizione del nulla osta al trasferimento dal sindacato di appartenenza del dipendente che sia dirigente sindacale 3. erronea applicazione dell'articolo 323 Cp sotto il profilo della ritenuta sussistenza dell'evento tipico del reato e mancanza o manifesta illogicità della motivazione sul punto perché la condotta contestata non ha comportato alcun danno ingiusto in quanto l'ordine di servizio dell'11 marzo 1997 non comportava alcun demansionamento, risolvendosi in un semplice avvicendamento tra due pubblici dipendenti con profilo di istruttore direttivo settima qualifica funzionale 4. erronea applicazione dell'articolo 323 Cp sotto il profilo della ritenuta sussistenza del dolo intenzionale e mancanza o manifesta illogicità della motivazione sul punto perché la necessità di ottimizzare le risorse umane nell'esercizio della potestà organizzatoria della P.A., riveniente dalle norme di diritto positivo, esclude qualunque intenzionalità da parte degli autori della condotta ritenuta sussumibile nell'oggettività giuridica dell'articolo 323 Cp per aver arrecato un danno ingiusto alla dipendente del Comune di Montemesola, la quale deduce per tornaconto personale e dei di lei coniuge di essere stata vittima di un indimostrato trattamento persecutorio. La Guglielmi 1. mancata assunzione di una prova decisiva articolo 606 lett. d Cpp , così come articolate e richieste dalla difesa, a norma dell'articolo 495 comma 2 e 507 Cpp. nonché dell'articolo 111 Costituzione, sulla conoscenza da parte della dr.ssa Acquaviva dell'ordine di servizio in data anteriore all'11 marzo 1997, che, se provata, sarebbe la causa della querela-denuncia e non l'effetto sulla conoscenza da parte della dr.ssa Acquaviva, e quindi sulla presenza fisica della dr.ssa Guglielmì presso il Comune di Montemesola prima del 15 gennaio 1997, data della delibera della Giunta di gradimento di quest'ultima, e del 15 febbraio 1997, data di assunzione del servizio inoltre, mancata ammissione della perizia grafologica sulla sottoscrizione della dr.ssa Acquaviva in atti amministrativi da lei contestati 2. vizio di motivazione articolo 606 lett. e Cpp e violazione dell'articolo 530 comma 1 Cpp. e norme amministrative di riferimento e travisamento del fatto perché la Corte d'appello non ha verificato criticamente i fatti e le norme di diritto poste a fondamento sentenza del Tribunale di Taranto e impugnate espressamente dalla ricorrente, in ordine alla presunta illegittimità della sostituzione del dr. Gallo con la dr.ssa Acquaviva alla presunta persecuzione dall'avvicendamento di quest'ultima in un ufficio definito apoditticamente meno importante all'approvazione da parte dei CO.RE.CO delle delibere su cui la dr.ssa Acquaviva aveva dato parere negativo 3. travisamento del fatto articolo 606 lett. e Cpp con riferimento alla mancanza in atti dei pareri negativi tecnici della dr.ssa Acquaviva all'inesistenza presso il Comune di Montesemola della dr.ssa Gugliemi fino al febbraio 1997, epoca dell'assegnazione come segretario comunale inesistenza in atti dei due ordini di servizio per la sostituzione del dipendente Gallo al parere sull'autorizzazione del sig, Gallo alle ferie, e non ordine di servizio, emesso dalla dr.ssa Guglielmi, considerando che l'assenza, inferiore ai quarantacinque giorni, non consentiva l'assunzione di personale esterno 4. travisamento del fatto articolo 606 lett. e Cpp perché l'ordine di mobilità è stato adottato esclusivamente per la necessità di ottimizzare le risorse umane presenti, al fine di consentire un avvicendamento solo temporaneo su servizi equipollenti, da parte del segretario comunale, competente a disporre i trasferimenti dei dipendenti per esigenze di servizio 5. violazione dell'art 606 lett. d ed e Cpp per mancanza di motivazione con riferimento all'articolo 2043 Cc, in ordine alla richiesta avanzata dalla difesa circa la possibilità di sentire quale teste la dr.ssa M rella Dattoma, psicologa, sulla valutazione se la sindrome ansioso-depressiva è una malattia a lungo decorso, al fine di provare l'estraneità ai fatti della ricorrente e la mancanza di un danno economicamente rìlevante 6. violazione dell'articolo 530 comma 2 Cpp. articolo 606 lett. e Cpp. perché la contraddittorietà degli indizi e la credibilità di entrambe le tesi avrebbero dovuto essere valutati ai sensi della norma citata 7. violazione dell'articolo 62 Cp articolo 606 lett. a Cpp. in relazione alla mancata applicazione del minimo della pena la Guglielm avv. Aurelio Gironda 1 . violazione degli articoli 2 e 323 Cp articolo 606 lett. b Cpp. perché, nella successione delle norme penali, il Giudice ha applicato l'articolo 323 Cp nella nuova formulazione senza esprimere il giudizio sul concreto vantaggio che l'applicazione della legge successiva determinava rispetto a quella precedente, che, nella specie avrebbe, invece, consentito agli imputati di eccepire la mancanza del dolo specifico 2. violazione degli articoli 323 Cpe 530 Cpp. articolo 606 lett. B Cpp. perché la Guglielmi poteva e doveva, per conclamata esigenza dell'ufficio, eseguire gli incriminati spostamenti della Acquaviva ed emettendo i relativi provvedimenti non ha violato la nuova normativa contenuta nell'articolo 323 Cp in quanto non vi era alcuna nonna regolamentare che non le consentisse di farlo 3. violazione degli articoli 125, 546 lett. e e 192 Cpp. e 81,110,5,40,43,48 e 523 Cp e 530 Cpp. articolo 606 lett. b e d Cpp. per motivazione carente e contraddittoria sul dolo, da una parte definito generico e dall'altra come finalizzato a recare ingiusto danno alla parte offesa, che nella specie non sussisteva perché l'ordine di mobilità rientrava nella competenza del segretario comunale ed era legittimo e opportuno in quanto rimuoveva una situazione di concreta e pregiudizievole incompatibilità Preliminarmente si deve prendere atto dell'estinzione del reato per cui si procede per intervenuta prescrizione. La data di consumazione dei reati contestati è rispettivamente l'11 marzo per tutti gli imputati e il 1 aprile 1997 per la Guglielmi, per cui il termine prescrittivo, quinquennale aumentato fino alla metà per le interruzioni, viene a scadere nel primo caso l'11 settembre 2004 e nel secondo il 1 ottobre 2004. Tale termine deve ritenersi prorogato per effetto delle sospensioni, rilevate anche dalla sentenza impugnata, dal 26 febbraio al 19 marzo 2003 nel giudizio di primo grado è dall'8 marzo al 1 luglio 2004 nel giudizio di secondo grado, per un periodo complessivo di mesi quattro e giorni quindici, per cui scadenza del termine prescrittivo si è verificato il 26 gennaio e il 16 febbraio 2005. In presenza della causa d'estinzione del reato, si applica il secondo comma dell'articolo 129 Cpp., il quale impone la verifica della sussistenza di cause di non punibilità. Verificando, per questo aspetto, quelle che possono emergere dalle difese svolte con i motivi di ricorso, si osserva che il Romanazzo e il Po col primo motivo dei loro ricorsi hanno sostenuto la leg ttimità dell'avvicendamento delle due dipendenti, Anna Neglia e Anna Maria Acquaviva, in quanto emanato nell'esercizio della potestà organizzatoria della P.A. al fine di ottenere l'ottimizzazione delle risorse umane disponibili. La sentenza ha indicato specificamente numerosi profili di illegittimità del provvedimento per violazione di disposizioni del Regolamento del personale, singolarmente e precisamente indicate, alcune delle quali già di per sé, indipendentemente dalla considerazione degli altri elementi di prova acquisiti alla causa, smentiscono l'assunto dei ricorrenti. Così, infatti, la violazione del rispetto dei profili professionali, di cui all'articolo7 in relazione all'articolo 33 legge 333/90, in quanto l'Acquaviva, munita di laurea, aveva vinto il concorso per il Serviz o di Segreteria e Affari Generali, ai quali, col conseguimento del 7 livello, si erano aggiunti i servizi del Personale e Contenzioso, mentre per il servizio gestito dalla Neglia era sufficiente il diploma di scuola media, del quale la stessa era munita. Questo rilievo confuta la tesi difensiva per cui si sarebbe trattato di un avvicendamento disposto per esigenze di efficienza e di buona amministrazione e rivela l'aspetto personalistico su cui gli addebiti mossi ai ricorrenti si fondano con riguardo all'illiceità del comportamento, v. Cassazione, Sezione sesta, 4945/04, ric. Ottaviano, in fattispecie in cui il pubblico ufficiale aveva emesso un ordine di servizio con cui revocava ogni incarico ad una dipendente, in modo indebito e come ritorsione per aver testimoniato contro di lui, determinandole oltre che un danno economico derivante dalla perdita dell'incremento dello straordinario, derivante dai turni di disponibilità, anche una perdita di prestigio e decoro nei confronti dei colleghi di lavoro Sezione sesta, 11 marzo 2005, ric. Delle Monache ed altro, con la quale si è stabilito che il reato di abuso di ufficio connotato da violazione di legge è configurabile anche in caso di sviamento di potere, cioè quando il comportamento dell'agente, pur formalmente corrispondente alla norma che regola l'esercizio dei suoi poteri, è tenuto in assenza delle ragioni d'ufficio che lo legittimerebbero e produce intenzionalmente un danno alla persona offesa . Pertanto non è dal primo motivo di ricorso che si traggono elementi a sostegno della non punibilità degli imputati. E neppure dal secondo, col quale si contesta la presenza degli elementi costitutivi del reato di abuso d'ufficio. In primo luogo la sentenza impugnata ha disatteso motivatamente la tesi del fine della delibera di sperimentare in via provvisoria una mobilità a formazione progressiva, osservando - oltre all'ambiguità del provvedimento in ordine alla possibilità di ulteriori e diverse future risoluzioni - come la limitazione temporale del provvedimento non ne elida l'illegittimità, qualora - come si è visto a proposito del primo motivo - non sia originariamente legittimo. Quanto all'eccezione relativa al carattere pattizio della delibera della Giunta Municipale n. 87 del 6 marzo 1997, la sentenza impugnata ha osservato che, indipendentemente dall'origine e dal contenuto, la delibera si rapportava all'articolo 45 comma 9 D.Lgs 29/1993 e, quindi, all'articolo 22 legge 300/70. Altrettanto correttamente la sentenza d'appello ha affermato la natura regolamentare della delibera del Consiglio Comunale 8/1994, con la quale è stato emanato il regolamento organico dì mobilità interna del personale, in quanto adottata in attuazione dell'articolo 51 legge 142/90, all'epoca vigente, nonché del generale potere regolamentare conferito a province e comuni dall'articolo 5 della medesima legge. Infatti, per la sussistenza dei reato di abuso d'ufficio, nella valutazione della natura legislativa o regolamentare della norma deve aversi riguardo non già all'origine o al modo di formazione dei contenuto della norma stessa, bensì alla fonte cui essa si riporta e da cui mutua i relativi effetti. Di conseguenza, deve ritenersi attuata in violazione di legge anche la condotta che presenti difformità dalle prescrizioni di un atto amministrativo, quando questo sia stato espressamente adottato per adeguare il procedimento alle direttive di un atto avente forza di legge Cassazione, Sezione sesta, 48535/03, r c. Natale . Quanto alla relativa eccezione dei ricorrenti, si osserva che ai fini della sussistenza del reato di cui all'articolo 323 Cp sono norme meramente procedimentali, da intendersi rigorosamente come tai, quelle destinate a svolgere la loro funzione all'interno del procedimento e perciò prive di specifico contenuto precettivo e, quindi, -di incidenza diretta ed immediata sulla decisione amministrativa Cassazione, Sezione sesta, 7 aprile 2005 n. 18149, ric. Fabbri ed altro , non quelle che disciplinano la forma, il contenuto e la causa dell'atto amministrativo, come quelle preposte alla disciplina della competenza, dei presupposti e delle specifiche modalità dei trasferimenti del personale dipendente fra i diversi uffici dell'amministrazione. In questo senso si è ritento che per la configurabilità del reato di abuso di ufficio, nella ipotesi in cui all'agente sia contestato di avere arrecato un danno ingiusto, non rilevando solo le norme che vietano puntualmente il comportamento sostanziale del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio, ma ogni altra norma, anche di natura procedimentale, la cui violazione determini comunque un danno ingiusto a norma dell'articolo 2043 Cc precetto, questo, che, secondo il più recente orientamento delle Su civili, va considerato non come norma secondaria volta a sanzionare una condotta vietata da altre norme, ma come norma primaria volta ad apprestare una riparazione del danno ingiustamente sofferto da un soggetto per effetto dell'attività altrui Cassazione, Sezione sesta, 4881/00, Genazzani . Nella specie la sentenza impugnata si è conformata a questo orientamento, individuando specificamente il contenuto precettivo delle norme violate e i motivi di illegittimità delle condotte poste in essere e, quindi, interpretando correttamente la disposizione dell'articolo 323 Cp nella concreta applicazione giudiziale E, con preciso riguardo alla competenza all'emanazione dei provvedimento di avvicendamento delle due dipendenti, la sentenza impugnata ha indicato la violazione dell'articolo 32 lett. c legge 142/90 che, nella formulazione vigente al tempo dell'emanazione dell'ordine di servizio, attribuiva al consiglio comunale la competenza in materia di pianta organica, sicché anche per questo aspetto la violazione di legge denunciata risulta priva di fondamento. Infine, non offrono elementi per ritenere la sussistenza di cause di non punibilità il terzo e dal quarto motivo, che dipendono dalle medesime questioni dedotte con il primo motivo di ricorso, già prese in esame e disattese. Il terzo riguarda, infatti, l'assenza di un danno ingiusto in difetto di demansionamento della dipendente Acquaviva, mentre le conclusioni cui perviene motivatamente la sentenza impugnata dimostrano il contrario il quarto fonda l'affermazione dell'insussistenza dell'abuso d'ufficio sul presupposto del corretto esercizio della potestà organizzatoria della Pa, che le acquisizioni illustrate nella sentenza citata portano necessariamente ad escludere. Per quanto riguarda il ricorso proposto da Anna Maria Guglielmi a mezzo dell'avv. Martino Sportelli si osserva in via di premessa che nel giudizio di legittimità, instaurato col ricorso per cassazione, il sopravvento dì una causa di estinzione del reato ne comporta per disposizione dell'articolo 129 Cpp. l'immediata declaratoria, restando quindi precluso il giudizio di rinvio per qualsiasi causa. La pronuncia non può essere perciò che di annullamento senza rinvio con formula assolutoria per l'evidente sussistenza di determinate cause di non punibilità, prevalenti sulla causa di estinzione, o, in subordine, con declaratoria di estinzione dei reato in seguito alla verificazione della causa dì estintiva stessa Cassazione, Sezione prima, 4177/04, ric. P.G. Napoli, Balsano ed altri Sezione quinta, 11946/05, ric. Radosavljevic . Pertanto i motivi del ricorso - che si riferiscono a presunte violazioni procedurali e vizi di motivazione consistenti in effettive censure in fatto, ad eccezione del sesto motivo, di per sé inammissibile perché generico - non individuano direttamente cause di non punibilità e sono coinvolti nella preclusione del giudizio di rinvio. Anche il ricorso proposto dalla Guglielmì a mezzo dell'avv. Aurelio Gironda, non consente di individuare evidenti cause di non punibilità. Riguardo al primo motivo si osserva che nell'abuso di ufficio connesso a una violazione di legge, questa si pone come mero presupposto di fatto per l'integrazione del delitto e lo specifico contenuto della regola violata non si incorpora nella norma penale e non va ad integrare la relativa fattispecie. Ne consegue che la sussistenza dì tale requisito di fatto deve essere ricercata nel momento stesso del reato e la valutazione del giudice non può che essere rapportata al contenuto che quella regola possedeva al tempo in cui il reato fu commesso, con l'effetto ulteriore che, in caso di modificazione successiva di tale regola, non trova applicazione l'articolo 2 Cp, in quanto la nuova legge di riferimento non introduce alcuna differente valutazione in relazione alla fattispecie legale astratta disegnata dalla norma incriminatrice e al suo significato di disvalore rimanendo immutato il presupposto della violazione di legge , ma modifica una disposizione extrapenale che si limita ad influire, nel caso singolo, sulla concreta applicazione futura della stessa norma incriminatrice, nel senso che la sussistenza del requisito della violazione di legge va verificata alla luce della nuova regola Cassazione, Sezione sesta, 10656/03, rìc.Villani e altro Sezione sesta, 18149/05, ric. Fabbri e altro . Di conseguenza, manca nella specie il presupposto della censura mossa dalla ricorrente, dell'applicabilità nella fattispecie dell'articolo 323 Cp della disciplina della successione della legge penale, per cui il motivo in esame appare privo di fondamento. Lo stesso deve dirsi del secondo motivo, col quale si deduce una censura in fatto, formulata peraltro in relazione alla nuova normativa, e che pertanto si fonda sul medesimo erroneo presupposto del primo motivo. Il terzo motivo, basato su un vizio di motivazione - peraltro relativo a argomentazioni in fatto, già disattese nell'esame dei primi due motivi dei ricorsi del Romanazzo e del Po - non offre alcuna evidente causa dì non punibilità e incontra il limite della preclusione del giudizio di rinvio. Pertanto la sentenza impugnata dev'essere annullata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione, ferme restando le statuizioni civili. I ricorrenti devono essere altresì condannati in solido a rifondere alla parte civile costituita, Acquaviva Anna Maria, le spese di questo grado del giudizio, che si liquidate in complessivi euro 2.566,11, di cui euro 324.01 per spese, oltre IVA e CPA sugli onorari, come per legge. PQM La Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione, ferme restando le statuizioni civili. Condanna i ricorrenti in solido a rifondere alla parte civile costituita, Acquaviva Anna Maria, le spese di questo grado del giudizio, che si liquidano in complessivi euro 2.566,11 duemilacinquecentosessantasei/01 , di cui euro 324.01 per spese, oltre IVA e CPA, sugli onorari, come per legge.