Incarichi direttivi: dopo un anno di immobilismo si tenta il diversivo della pratica a tutela di Caselli

Preoccupato per l'attacco legislativo al Pg di Torino l'organo di autogoverno piange sull'odinamento giudiziario versato. L'emendamento Bobbio ha decimato i candidati di 11 concorsi ancora aperti ma per la Superprocura sono ancora in alto mare

Si apra una pratica a tutela di Giancarlo Caselli. Questo hanno chiesto ieri i togati di Movimenti riuniti e di Magistratura democratica più il consigliere laico dei Ds Luigi Berlinguer, pratica che verrà discussa la prossima settimana. Preso atto della legge di riforma dell'ordinamento giudiziario, che al comma 45 dell'articolo 2 stabilisce nuove prerogative per poter accedere agli incarichi direttivi, il plenum di mercoledì pomeriggio ha approvato una delibera leggibile tra i documenti correlati proveniente dalla V commissione, per interpretare la nuova norma. Già mercoledì pomeriggio i consiglieri di Md Maria Giuliana Civinini, Giovanni Salvi, Luigi Marini, Francesco Menditto e Giuseppe Salmè avevano evidenziato come le nuove disposizioni avessero grandemente ridotto la platea dei partecipanti ai concorsi, riducendo la possibilità di scelta da parte del Csm. Si pensi - hanno detto i consiglieri - che su 11 concorsi in atto, tre vedono il 70% o più dei candidati non legittimati, in tre il 50%, in tre il 40 % . La maggioranza del plenum ha stabilito che fosse prevalente l'interesse a evitare i possibili ricorsi di coloro che avevano fatto domanda e a concludere rapidamente i concorsi nel documento infatti si legge che l'applicazione del comma 45 può aver luogo anche nel quadro dell'attuale regolamentazione secondaria della materia e quindi allo stato non richiede immediati interventi modificativi della vigente circolare in materia di conferimento degli uffici direttivi, dovendosi ritenere superata ex lege la difforme previsione ivi contenuta in ordine al requisito della permanenza triennale nel posto da garantirsi da parte degli aspiranti agli incarichi in questione . I concorsi quindi andranno avanti, compreso quello per il posto di Procuratore nazionale antimafia, per il quale la commissione aveva espresso i nomi di Pietro Grasso e Giancarlo Caselli. Da questo spunto è nata ieri la proposta, da discutere in via urgente, dell'apertura di una pratica a tutela del procuratore torinese, dal momento che, si legge nella richiesta la presentazione e l'approvazione di un emendamento al disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario concernente i limiti di età per il conferimento di uffici direttivi sono state accompagnate da dichiarazioni dello stesso presentatore e di altri esponenti politici, secondo cui la norma sarebbe stata finalizzata a precludere la possibile nomina del dott. Giancarlo Caselli all'ufficio di procuratore nazionale antimafia . Dichiarazioni che hanno suscitato gravi preoccupazioni per questo il Csm dovrebbe tutelare contro gli attacchi denigratori espressi da tali dichiarazioni il prestigio della figura professionale del dott. Caselli e con esso i valori di autonomia e indipendenza dell'ordine giudiziario . I consiglieri laici della Cdl si sono dichiarati d'accordo nel deprecare chi ha sostenuto la norma anti-Caselli, anche se, hanno sottolineato, è stata proprio la scelta dei consiglieri di Md di rinviare la definizione della pratica a dopo l'entrata in vigore della riforma che ha messo fuori gioco il pg di Torino, facendo arrivare prima al traguardo la legge di riforma della Giustizia. Non va dimenticato - hanno detto i laici di Centrodestra - che il Consiglio ha avuto la possibilità di evitare che Caselli venisse escluso dalla selezione e che sono stati i comportamenti dilatori di alcuni componenti ad averlo impedito . Per quanto riguarda adesso il concorso per la Procura nazionale antimafia, spetterà alla quinta commissione stabilire il da farsi atteso che la nomina di Caselli è decaduta per la nuova legge, bisognerà vedere adesso se la commissione deciderà se riaprire i termini, ri-votare sulla base delle candidature allo stato presentate e quindi con i nuovi criteri oppure confluire sull'unica nomina di Grasso. Certo è che una qualsiasi delle tre opzioni non sarà indolore. Esclusa la riapertura dei termini, infatti, le altre due possibilità aprono la strada ad eventuali ricorsi al Tar e comunque esproprierebbero una parte dei consiglieri dell'organo di autogoverno dell'espressione di voto. Il nodo dovrà essere sciolto dalla V commissione la prossima settimana. p.a.

Consiglio superiore della magistratura Quinta Commissione Conferimento degli uffici direttivi e semidirettivi seduta antimeridiana del 21 settembre 2005 Proposta di particolare urgenza ex articolo 45 u.c. regolamento interno Indice Conferimento degli uffici direttivi applicazione dell'articolo 2, comma 45, legge 150/05 conferimento degli uffici direttivi di cui alle pratiche n. 22 - 37/04, 7 - 10 - 12 - 16 - 17 - 18 - 21 - 23 - 24/05 29 - 30 - 39 - 40/04, 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 8 - 11 - 13 - 14 - 15 - 19 - 20 - 22/05 5/05 35/04 applicazione dell'articolo 2 comma 45 della legge-delega per la riforma dell'ordinamento giudiziario. La Commissione visto il disposto dell'articolo 2, comma 45, della legge-delega per la riforma dell'Ordinamento giudiziario, n. 150/25.7.2005, in G.U. 29.7.2005, in vigore dal 30.7.2005, in relazione all'immediata efficacia della norma e all'incisività degli effetti indotti sulle procedure concorsuali pendenti, ritiene opportuno sottoporre al vaglio del Plenum gli indirizzi interpretativi ed operativi cui intende attenersi in relazione all'esame delle pratiche per il conferimento di uffici direttivi di cui in epigrafe, nei seguenti termini. Va innanzitutto evidenziato che lo stato di fatto delle procedure di nomina in corso vede la pendenza di procedimenti per i quali sono scaduti i termini di presentazione delle domande, di cui non è cominciato l'esame da parte della Commissione, ma nelle quali nessuna delle posizioni dei candidati, con riferimento alla data della vacanza del posto a concorso, è toccata dalla summenzionata disciplina transitoria ad effetto immediato 17 procedimenti nei quali, scaduti i termini di presentazione delle domande, non è stata ancora formulata proposta della Commissione di cui 3 per la nomina ad incarichi direttivi di legittimità - Presidenti di sezione della Corte di cassazione - rinviati in Commissione dal Plenum del 18.5.2005 con candidati colpiti dalla preclusione sopravvenuta di cui 5 per incarichi direttivi di legittimità, compresi i 3 già menzionati depennati gli aspiranti non più legittimati, con riferimento alla data della vacanza, restano comunque in relazione a ciascun concorso una pluralità di domande valide non si realizza cioè l'ipotesi di sopravvenuto difetto di concorsualità della procedura 1 procedimento per il quale è intervenuta la proposta di nomina, non toccata dalla disciplina transitoria, della Quinta Commissione ed attualmente pendente al concerto del Ministro Presidente del Tribunale per i minorenni di Perugia 1 procedimento per il quale sono intervenute due proposte di nomina della Quinta Commissione alternative, di cui una toccata dalla suddetta disciplina transitoria e per la quale non è stata ancora depositata la motivazione per l'invio al concerto del Ministro Procuratore nazionale antimafia 9 procedimenti per posti resisi vacanti anteriormente al 30.7.2005 per i quali la Commissione ha bandito il concorso, in cinque casi anteriormente al 30.7.2005 e in quattro casi successivamente, per i quali non sono ancora scaduti i termini di presentazione delle domande per tutte le nomine deliberate dal CSM nello scorso mese di luglio sono stati firmati i decreti del Presidente della Repubblica anteriormente al 30.7.2005 e in 11 casi su 17 vi è già stata la presa di possesso da parte dei nominati. Le problematiche applicative esaminate e le soluzioni individuate, su cui dopo ampio dibattito si è registrata convergenza di vedute in Commissione, attengono alla disciplina transitoria ad effetto immediato in materia di nomine agli uffici direttivi di cui all'articolo 2, comma 45, della legge-delega c.d. emendamento Bobbio e prescindono dalle questioni ipotizzabili con riferimento alla disciplina delle nomine ai posti direttivi, a regime articolo 2, comma 1, lett. H e i, della legge delega e transitoria articolo 2, comma 10, della legge delega . 1 In ordine ad un'ipotizzabile incostituzionalità della disposizione, per contraddittorietà interna del tessuto normativo della riforma e per eventuale violazione dei principi di cui agli articoli 3, 97 e 105 della Costituzione, si osserva che, riservata agli interessati, colpiti dalla sopravvenuta preclusione alla nomina, la via del ricorso amministrativo avverso le delibere assunte dal CSM, non si ravvisano le condizioni perché il CSM sollevi conflitto di attribuzioni nei confronti del Parlamento ritenendo violate le prerogative costituzionalmente allo stesso riconosciute in materia di nomine, atteso che la Corte costituzionale ha di recente ribadito, con sentenza 284/05, l'inammissibilità del ricorso per conflitto di attribuzioni tra i poteri dello Stato proposto autonomamente dal CSM avverso una legge in tutti i casi in cui l'eventuale illegittimità costituzionale della norma sia dallo stesso eccepibile in via incidentale nell'ambito del giudizio ordinario introdotto dagli interessati. Nel caso di specie, in cui sono facilmente individuabili i controinteressati all'efficacia della disciplina transitoria immediatamente applicabile alle procedure in corso, appare dunque preclusa la proponibilità del conflitto di attribuzioni da parte del CSM. 2 L'interpretazione letterale della norma, stante il combinato riferimento legislativo, contenuto nel comma 45, alla data di ordinario collocamento a riposo quale prevista dall'articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1941, n. 511 , non lascia adito a dubbi in ordine all'individuazione nel compimento dell'età di 70 anni del termine di riferimento preclusivo alle nomine per gli aspiranti ai posti direttivi. Per un verso, infatti, la prima locuzione risulta già intesa dalla giurisprudenza amministrativa come univocamente riferita a tale limite d'età, senza riguardo alle previsioni della norma speciale dell'articolo 16 del D.Lgs 503/92 comma 1 72 anni comma 1-bis, aggiunto dall'articolo 34, legge 289/02 75 anni e, per altro verso, quest'ultima disposizione precisa in entrambi i suoi commi in termini di facoltatività la possibilità del prolungamento dell'età pensionabile oltre i limiti di età per il collocamento a riposo previsti . 3 Quanto all'applicabilità dell'emendamento alle procedure per il conferimento degli incarichi direttivi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge , ai fini dell'individuazione del termine finale di operatività della preclusione in relazione all'iter procedimentale di nomina, si osserva che l'applicazione in subiecta materia di consolidate categorie interpretative del diritto amministrativo induce a ritenere che soltanto la c.d. fase integrativa dell'efficacia dell'atto amministrativo, alla quale afferiscono esclusivamente gli atti di controllo registrazione e comunicazione pubblicazione del provvedimento, resta certamente esente dagli effetti dello ius superveniens incidente sulla disciplina di merito fra cui le condizioni di legittimazione dei concorrenti e procedimentale relativa alle fasi preparatoria e costitutiva precedenti in applicazione del principio tempus regit actum . Ne consegue che non vi sono dubbi sull'applicabilità della nuova disciplina a tutte le procedure che non siano pervenute, quantomeno, alla deliberazione definitiva della nomina da parte del CSM, ed altrettanto indubbia è l'intangibilità della nomina formalizzata nel decreto del Presidente della Repubblica. Peraltro, il residuo margine d'incertezza circa il momento di perfezionamento / conclusione del procedimento fra i due indicati la delibera consiliare e la firma del decreto presidenziale non richiede in concreto, ai fini delle determinazioni da assumersi da parte del CSM, un ulteriore specifico approfondimento atteso che, sia nel caso della nomina al concerto del Ministro comunque non incisa dalla nuova disciplina che nel caso della proposta formulata e non ancora trasmessa al concerto, il procedimento non si è perfezionato con la delibera di nomina del CSM, mentre, per altro verso, le ultime nomine deliberate dal CSM lo scorso luglio sono state già recepite in data anteriore al 30.7.2005 nei prescritti decreti presidenziali. 4 Anche ai fini dell'individuazione del termine preclusivo in relazione al possesso da parte del candidato del requisito di legittimazione alla nomina dell'età inferiore ai 66 o 68 anni - in ipotesi riconducibile, alternativamente, alla data della vacanza del posto, alla data del bando di concorso, alla data della delibera del CSM, alla data del decreto presidenziale, alla data di registrazione o di pubblicazione di quest'ultimo, alla data della presa di possesso dell'ufficio - in difetto di puntuale definizione legislativa, la soluzione corretta discende dall'applicazione dei principi generali del diritto amministrativo e il momento rilevante per il possesso del requisito dell'età va individuato con sicurezza nella data della vacanza del posto, indipendentemente dalla pubblicazione anticipata o posticipata del bando di concorso e dallo svolgimento della procedura di nomina. Infatti, se per conferimento dell'incarico direttivo s'intende la nomina effettiva, o addirittura l'assunzione delle funzioni, il termine diviene variabile potendosi discettare sulla sua stessa individuazione e comunque mobile , e sostanzialmente aleatorio, dipendendo dal grado di tempestività dello svolgimento degli atti, di competenza di una pluralità di organi, che s'inseriscono ed integrano il procedimento Consigli giudiziari, CSM, Ministero, Presidenza della Repubblica inconveniente che non si verifica, invece, se si interpreta il concetto di conferimento ponendolo in correlazione con l'unica data certa, non legificata ma rilevante ai fini dell'avvio del procedimento di nomina e dell'accertamento dei requisiti degli aspiranti, cioè quella della data della vacanza del posto in questo senso, del resto, il CSM si è sempre determinato, sulla base di regola formalizzata in tutte le circolari in materia concorsuale, col vaglio costantemente favorevole del Giudice amministrativo, e non vi è dunque motivo di distaccarsi da tale regola, di buona amministrazione e trasparenza, in difetto di diversa indicazione legislativa. 5 La chiarezza di contorni e la puntualità della disposizione contenuta nel comma 45 non consente di configurare margini di deroga ai sopra indicati limiti di età, in via interpretativa e in vista del perseguimento dell'interesse pubblicistico alla tempestiva ed efficace copertura dei posti direttivi vacanti, in analogia alla previsione contenuta nell'articolo 194 O.G. che, invece, con riguardo ai termini di legittimazione al tramutamento, prevede la possibilità di superamento del termine per gravi ragioni di servizio , meglio specificate dalla circolare consiliare. 6 La considerazione congiunta dello ius superveniens, costituito dal nuovo e più restrittivo requisito dell'età imposto dal legislatore, e della circostanza di fatto che in nessuno dei procedimenti pendenti viene meno, a seguito di tale ulteriore requisito, la concorsualità richiesta per il conferimento degli incarichi direttivi residuando una pluralità di concorrenti e salvo che la stessa venga meno a seguito di espresso giudizio d'inidoneità degli aspiranti legittimati induce ad escludere, non solo la doverosità, ma, ancor più, l'opportunità di una riapertura dei concorsi per i quali sono scaduti i termini di presentazione delle domande l'eventuale determinazione in tal senso del CSM creerebbe ex novo un'ulteriore categoria di legittimati all'impugnazione in sede giurisdizionale - oltre a quella di coloro che subiscono il pregiudizio diretto della legge - individuabile negli aspiranti legittimati residuati per ciascun concorso. Nel merito, al fine di evitare possibili profili d'illegittimità, va considerato che a gli aspiranti che non hanno presentato domanda si basavano su una mera previsione di fatto circa le condizioni di età utili ai fini della nomina il pregiudizio che potrebbero accampare è pertanto ipotetico b più in specifico, nella procedura per la nomina del Procuratore nazionale antimafia non è neppure prevista la predeterminazione di una fascia di anzianità preferenziale ai fini dello scrutinio per la nomina c in presenza di precedenti analoghi interventi legislativi, incidenti in senso estensivo o restrittivo sulle condizioni di età di legittimazione per la nomina agli uffici direttivi modifica nel 1991 e nel 1998 del periodo di legittimazione ex articolo 194 O.G. e dei limiti di età per il collocamento a riposo ex articolo 16 legge n. 421/92 ed articolo 34 legge 289/02 , il CSM ha proceduto de plano all'applicazione delle nuove normative d permanendo una pluralità di domande per i posti a concorso, al di là dell'ipotesi d'inidoneità degli aspiranti legittimati, appare difficilmente ipotizzabile un interesse pubblico all'ampliamento delle rose di candidati esistenti, ciò anche in considerazione del fatto che anche per gli uffici specializzati es. Minori e sorveglianza le disposizioni di circolare non fissano requisiti specifici vincolanti ma soltanto criteri preferenziali. Conseguentemente, soltanto ex post e in concreto - a seguito dello scrutinio attitudinale e di merito degli aspiranti tuttora legittimati nell'ambito delle singole procedure di nomina, e a seguito di espressa valutazione di loro inidoneità secondo i parametri fissati dalla circolare consiliare - sarà possibile procedere alla riapertura dei concorsi, eventualità invece da escludersi nell'attuale fase di valutazione ex ante ed in astratto. 7 L'applicazione del comma 45, nei termini sopra indicati, può aver luogo anche nel quadro dell'attuale regolamentazione secondaria della materia e quindi, allo stato, non richiede immediati interventi modificativi della vigente circolare in materia di conferimento degli uffici direttivi, dovendosi ritenere superata ex lege la difforme previsione ivi contenuta in ordine al requisito della permanenza triennale nel posto da garantirsi da parte degli aspiranti agli incarichi in questione. Tanto premesso propone al plenum l'approvazione delle sopra indicate direttive generali per l'applicazione del disposto dell'articolo 2, comma 45, della legge delega per la riforma dell'Ordinamento giudiziario ai procedimenti di nomina agli uffici direttivi in corso alla data del 30.7.2005.

Consiglio superiore della magistratura Seconda commissione Definizione e disciplina dei tempi dei procedimenti di competenza del Csm Delibera 5/MO/1999 approvata il 21 settembre 2005 1 - 5/MO/1999 - Definizione e disciplina dei tempi dei procedimenti di competenza del C.S.M., in conformità dell'art. 97 Cost. e della legge n. 241 del 1990. Richiesta del cons. Vito Marino Caferra trasmessa dal Comitato di Presidenza il 18.3.99. 1. Premessa - Il Comitato di Presidenza in data 18.3.99 ha disposto l'apertura dinanzi alla Commissione per il regolamento interno di una pratica avente ad oggetto la definizione e la disciplina dei tempi dei procedimenti amministrativi espletati dal Consiglio Superiore della Magistratura nell'esercizio delle sue competenze istituzionali, in conformità dei principi sanciti dall'art. 97 della Costituzione e dalla legge 7.8.90 n. 241. La trattazione di tale pratica rivitalizza il dibattito, da tempo in atto in ambito consiliare, circa i limiti di applicabilità della legge n. 241 del 1990 all'azione del C.S.M., la quale, come noto, nel disciplinare la materia del procedimento amministrativo ed il diritto di accesso ai documenti amministrativi, all'art. 2 fissa il principio che la pubblica amministrazione ha il dovere di concludere il procedimento iniziato a istanza di parte o di ufficio con l'adozione di un provvedimento espresso comma e che tutte le amministrazioni determinano per ciascun tipo di procedimento, in quanto non sia già direttamente disposto per legge o per regolamento, il termine entro cui esso deve concludersi comma . La disamina del complesso argomento oggetto della pratica ora in considerazione deve essere preceduta da una sintesi del dibattito consiliare e degli sviluppi normativi succedutisi nel tempo, allo scopo non solo di dare una esauriente illustrazione della materia in esame, ma anche per evidenziare i problemi che sul piano operativo essa pone al Consiglio. Successivamente si darà conto del dibattito svoltosi nell'ambito della Commissione e dei primi spunti solutori prospettati nell'ambito della discussione. 2. Il dibattito circa l'applicabilità al C.S.M. della legge n. 241 del 1990 - Il primo dibattito consiliare ebbe ad oggetto i limiti di applicabilità della legge n. 241 al C.S.M., ritenendosi che essa fosse in via tendenziale estensibile all'attività consiliare e che, tuttavia, per la particolare posizione costituzionale dell'organo di autogoverno, dovesse procedersi ad una verifica delle singole disposizioni legislative perché potessero essere recepite nel regolamento interno che, in forza dell'art. 20, n. 7, della l. 24.3.58 n. 195, del consiglio disciplina il funzionamento. Pertanto, su proposta della Commissione per il regolamento interno, in data 27.5.92 il Consiglio adottava una delibera con cui avviava la verifica delle singole disposizioni contenute nella legge n. 241 per accertare quali potessero dar luogo ad una riforma del regolamento e della normativa interna. Con una successiva delibera del 25.11.92 il Consiglio precisava che la verifica comportava la analisi delle diverse tipologie di procedimenti, diretta a stabilire se e quali termini po[tessero] essere prefissati per le fasi procedimentali rientranti nella competenza consiliare 1[1] . Con riferimento specifico ai tempi dei procedimenti consiliari, su proposta della Commissione Riforma, una successiva delibera del 24.3.93, rilevava che, pur di fronte alla molteplicità delle tipologie procedimentali, non poteva escludersi la regolazione dell'attività consiliare secondo termini prefissati e procedeva alla disamina dei diversi procedimenti valutando se e quali termini potessero essere assegnati, prevedendo altresì il momento di decorrenza del termine iniziale e distinguendo tra termine di fase e termine finale del procedimento. La Commissione per il regolamento, pertanto, veniva investita di procedere all'elaborazione di una modifica regolamentare che tenesse conto delle considerazioni generali e dei tempi sopra fissati. Della questione si auspicava si tenesse conto nell'ambito di una generale revisione del regolamento interno si veda la relazione dell'Ufficio Studi del 22.2.96 n. 73 . 3. Il regolamento ministeriale - Con il d.m. 20.11.95 n. 540 il Ministro della Giustizia ha emanato il regolamento di attuazione degli artt. 2 e 4 della l. n. 241, relativamente ai procedimenti di competenza dell'Amministrazione della Giustizia. Il regolamento prevede che detti procedimenti debbano concludersi con un provvedimento espresso nel termine per ciascuno di essi indicato in apposite tabelle allegate, fissandosi nel contempo il momento della decorrenza del termine iniziale e quello della maturazione del termine finale. I termini indicati nel regolamento ministeriale sono comprensivi dei periodi di tempo necessari per l'espletamento delle fasi di competenza delle amministrazioni diverse dal ministero della Giustizia, il che, per i procedimenti attinenti le materie rientranti nelle attribuzioni del C.S.M. 2[2] , non essendo intervenuta una preventiva intesa tra le due Istituzioni, non esclude la necessità di una verifica di congruità di detti termini e di rispondenza alle effettive esigenze dell'azione amministrativa consiliare si veda al riguardo la citata relazione dell'Ufficio Studi del 1996, ripresa dalla relazione 13.5.99 n. 201 . 4. L'attività svolta dalla Commissione nella corrente consiliatura - Aperta la pratica ora in esame n. 5/MO/99 la Commissione per il regolamento procedeva all'interpello dei Presidenti delle singole Commissioni consiliari allo scopo di ricevere indicazioni circa la tempistica ritenuta necessaria per l'espletamento dei procedimenti di specifica competenza. A tale richiesta pervenivano le risposte di varie Commissioni, quasi tutte caratterizzate da una perplessa valutazione dell'opportunità di procedere alla definizione dei tempi di esaurimento dei procedimenti consiliari. La Commissione per il regolamento insediatasi nella presente consiliatura, ha dedicato alla trattazione numerose sedute, prima per la ricognizione della materia e dei precedenti sopra esposti, poi per l'individuazione delle eventuali connessioni di carattere organizzativo che nascerebbero da una compiuta regolazione dei tempi dei procedimenti 3[3] . In particolare ha preso in esame il punto della individuazione dei limiti di applicazione ai magistrati della disposizione l'art. 53 del d.lgs. n. 165 del 2001, testo unico sullo stato giuridico per i pubblici dipendenti, in materia di autorizzazione degli incarichi estranei all'attività istituzionale, per il quale nel caso di richiesta di autorizzazione l'amministrazione di appartenenza deve pronunciarsi sulla richiesta di autorizzazione entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta stessa comma . Al riguardo, tuttavia, la questione può ritenersi superata sulla base della delibera dell'8.11.00 con cui il Consiglio ha ritenuto che la figura del silenzio-assenso di cui al comma non sostituisce l'autorizzazione che in ogni caso il C.S.M. deve rilasciare ai sensi dell'art. 16 ord. giud. e della circolare prot. 15207 del 1987. All'esito di questa fase della discussione è stata analizzata la proposta di regolare la tempistica di definizione delle pratiche sulla base delle diverse tipologie dei procedimenti. Secondo questa impostazione si dovrebbero distinguere le procedure che hanno uno sviluppo esclusivamente intraconsiliare da quelle che necessitano, invece, dell'intervento di soggetti estranei al Consiglio Ministro, Consigli giudiziari, Autorità giudiziaria, periti e consulenti ecc. , fissando per le prime una tempistica più breve che per le seconde. Inoltre, in ragione dell'oggettiva difficoltà di fissare a priori la durata dei procedimenti, dovrebbe fissarsi in sede regolamentare solamente il principio generale della durata predeterminata, lasciando ad una delibera ordinaria della Commissione da assumere all'inizio della trattazione della pratica o di un gruppo di pratiche la durata effettiva. In attuazione di questa impostazione, quale spunto di discussione, è stata ipotizzata una disciplina regolamentare articolata secondo i seguenti passaggi 1. enunciazione del principio che i procedimenti amministrativi consiliari si svolgono secondo un tempo predefinito fissato all'inizio della trattazione dalla Commissione competente 2. fissazione del momento in cui comincia a decorrere il termine di definizione, enunciazione delle cause di sospensione del procedimento, fissazione dello strumento regolamentare previsto per l'ipotesi che il termine di definizione venga superato 3. affermazione del principio che la Commissione deve prevedere un termine di maggiore durata per il caso in cui il procedimento amministrativo preveda una fase istruttori 4. eventuale limitazione in sede di prima applicazione della disciplina solo a pochi procedimenti ad esempio in materia di autorizzazione di incarichi extragiudiziari . Nel corso del dibattito preliminare è, altresì, emersa la preoccupazione che, di fronte alla generalizzazione della temporizzazione dei procedimenti amministrativi, potrebbe realizzarsi un pregiudizio per la funzionalità dell'azione consiliare, la quale perderebbe di efficacia e di incisività e si presterebbe ad una gestione burocratica per i condizionamenti che subirebbe dalla necessità di rispettare i tempi fissati dal regolamento. Questa fase dei lavori si è conclusa con il deposito in Commissione di un testo preliminare di esposizione analitica della problematica interessata e riassuntivo dello stato dei lavori. 5. L'accelerazione del dibattito - La materia dei tempi dei procedimenti consiliari ha trovato una pur parziale trattazione in sede plenaria a seguito del dibattito avviatosi a seguito della sollecitazione mossa al C.S.M. dal Capo dello Stato circa il protrarsi dei procedimenti per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, nonché per i trasferimenti ordinari e le assegnazioni di sede. A seguito di tale iniziativa, infatti, Il Consiglio ha adottato alcune delibere con cui sono stati adottati vari accorgimenti per accelerare i tempi dei procedimenti in materia di conferimento degli incarichi direttivi e di trasferimenti. Analogamente, la Seconda Commissione, ha proceduto ad un esame ulteriore della tematica della disciplina dei tempi dei procedimenti consiliari, affrontato dalla pratica in oggetto, esaminando quali possono essere i rimedi che, in attesa della fissazione di una disciplina generale sui tempi, possa consentire l'accelerazione e la sollecita definizione quantomeno di singole tipologie di pratiche sulla base degli strumenti procedimentali già esistenti. Tenuto conto dello stato del dibattito e della natura ancora interlocutoria delle soluzioni generali sopra enunziate, la Commissione intende proporre all'attenzione del Plenum non una proposta di modifica regolamentare, per la quale i tempi non sembrano ancora maturi, quanto un progetto di risoluzione circa le iniziative che le Commissioni e gli altri organismi consiliari dovranno adottare nel caso che la trattazione delle pratiche superi ragionevoli termini di espletamento, il cui apprezzamento è rimesso in questa fase interlocutoria, alle Commissioni stesse. Tale iniziativa trova spunto nella norma generale enunziata dall'art. 11 della l. 24.3.58 n195 che il Consiglio delibera su relazione della commissione competente e nella conseguente possibilità prevista dal regolamento interno che il Plenum consiliare dia direttive alle Commissioni nelle materie di competenza di ciascuna di esse art. 21 e richieda alle stesse, ove ritenga l'urgenza assoluta di singole pratiche, di richiedere alla Commissione competente l'esame immediato art. 38, comma . 6. La soluzione interlocutoria - In questa sede non è ancora possibile procedere alla fissazione di termini specifici a carattere generale per lo svolgimento dei procedimenti consiliari. Tuttavia, in conformità con quanto già stabilito in materia di conferimento degli incarichi direttivi con la delibera del 22.6.05, può indicarsi alle singole Commissioni l'opportunità di adottare una propria delibera interna a carattere organizzativo che fissa la durata della trattazione delle pratiche. Tale delibera dovrà avere un carattere meramente organizzativo dei lavori della Commissione senza assumere rilievo di carattere procedimentale e senza acquisire carattere esterno tale da costituire fonte di posizioni soggettive degli interessati al procedimento amministrativo. Tuttavia, la previsione della sua adozione potrà costituire fonte di affidamento del sollecito espletamento da parte della Commissione di tutte le attività necessarie alla trattazione della pratica ed alla sottoposizione al Plenum consiliare di una proposta definitiva. Nel caso di superamento dei tempi così fissati, le Commissioni dovranno rendersi parti attive e procedere, nell'ambito delle proprie attribuzioni, all'individuazione delle ragioni dei rallentamenti che subisce la trattazione delle pratiche di loro competenza. Ogni eventuale momento di disservizio che affligge gli organismi referenti dovrà essere accertato mediante opportuni monitoraggi ed indagini per individuare le soluzioni più opportune. Non può essere, del resto, ignorato che la variegata tipologia dei procedimenti fissati da leggi e circolari per l'adozione delle delibere consiliari è in molti casi condizionata da soggetti esterni al Consiglio ad esempio i consigli giudiziari, o le commissioni per la valutazione delle domande di riconoscimento di causa di servizio, o i collegi peritali lo stesso Ministro per la formulazione del concerto . L'accertamento di una situazione di difficoltà nell'adozione della decisione di una o più pratiche e l'individuazione delle cause che procurano il rallentamento comporta per ogni Commissione l'obbligo di attivarsi per il superamento della situazione di disservizio venuta a crearsi. Ove, nonostante tutte le iniziative adottate a livello organizzativo interno eventualmente di concerto con la Segreteria generale , dovesse permanere la situazione di disagio, la Commissione dovrà riferire direttamente al Plenum. 7. Conclusione - In definitiva, si propone al Plenum l'adozione di una risoluzione che inviti le Commissioni nella trattazione delle pratiche di propria competenza ad attenersi alle seguenti iniziative di carattere operativo a stabilire con propria delibera interna a carattere organizzativo il termine entro il quale la Commissione dovrà presentare al plenum una proposta la delibera potrà avere ad oggetto singole fasi procedimentali o intere tipologie di pratiche b nel caso in cui la trattazione in sede referente superi detto termine di durata, effettuare gli opportuni accertamenti per individuare le cause del ritardo e adottare eventualmente di concerto con la Segreteria generale gli opportuni interventi di carattere organizzativo c all'esito ed in caso di persistenza dei motivi che hanno determinato il superamento del termine, riferire al Plenum. Note [1] La delibera veniva adottata in riscontro all'invito del Ministro della Giustizia di indicare i tempi delle fasi endoprocedimentali di propria competenza, onde definire i tempi complessivi del procedimento per la fase consiliare e quella ministeriale se necessaria con decreto ministeriale, ex art. 2, comma , della l. 241. [2] Il Consiglio di Stato, nell'esprimere un parere preventivo sullo schema di decreto ministeriale aveva sottolineato che la legge n. 241 del 1990 impone in ogni caso la fissazione di un termine finale del procedimento amministrativo, allo spirare del quale deve essere emesso il relativo provvedimento. Pertanto, appare necessario che i termini per l'emanazione di provvedimenti che richiedano l'esperimento della fase endoprocedimentale dinanzi al Consiglio Superiore della Magistratura siano comunque comprensivi del tempo necessario per l'espletamento di tale fine parere della Commissione speciale della Terza Sezione del 13.10.93 n. 15 . [3] E' stato, inoltre, considerato che parallelamente alla pratica ora in esame è in trattazione nella Sesta Commissione referente una diversa pratica, avente ad oggetto il decentramento di alcune funzioni consiliari ai Consigli giudiziari, che sotto diversa prospettiva appunto quella del decentramento si ripromette di organizzare l'attività consiliare in maniera tale da procurare l'accelerazione dei tempi di emanazione del provvedimento finale. La Commissione Seconda non ha, peraltro, rilevato interferenze tra le due pratiche.