Immigrazione: l'ingresso sul territorio è quello dichiarato (salvo prova contraria)

Diniego del permesso di soggiorno se l'Amministrazione non fornisce riscontri certi occorre prendere atto di quanto dichiara il richiedente circa la data del suo arrivo

Se l'Amministrazione temporeggia, anzi tace, il giudice chiamato a pronunciarsi sul rigetto di un'istanza di rilascio del permesso di soggiorno, deve ritenere attendibili - in mancanza di prova contraria - le dichiarazioni dell'interessato circa la sua data di ingresso sul territorio nazionale. Lo chiarisce la sezione prima ter del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio con la sentenza qui leggibile come documento correlato che ha accolto il ricorso di un cittadino della ex Yugoslavia contro il decreto, del Questore di Roma, di rigetto dell'istanza di permesso di soggiorno ai sensi della Legge n. 390/92. L'atto controverso risaliva al 1999 e in quell'anno il ricorrente aveva ottenuto un'ordinanza sospensiva ai fini di un riesame del provvedimento. Tuttavia l'Amministrazione non ottemperava neppure a due successive ordinanze istruttorie e, nelle more, non depositava gli atti del procedimento ripetutamente richiesti. Anche alla luce del fatto che il diniego opposto al ricorrente era motivato con l'asserita presenza dello stesso sul territorio italiano fin dal febbraio 1990 e quindi prima di quanto previsto dalla Legge n. 390/92, per il rilascio di permessi di soggiorno per motivi umanitari a cittadini dell'ex Yugoslavia ma di tale presenza non vi è traccia documentale, i giudici amministrativi hanno preso atto di quanto dichiarato - e sostenuto con elementi documentali - dal ricorrente circa il suo effettivo ingresso in Italia nel maggio del '92, ovvero in data congrua per fruire dell'agevolazione umanitaria. Di qui l'accoglimento del ricorso e l'annullamento dell'atto controverso. m.c.

Tar Lazio - Sezione prima ter - sentenza 6-26 luglio 2006, n. 6462 Presidente ed estensore Tosti Ricorente Hrustic Rilevato che non sono stati depositati gli atti del procedimento, ripetutamente richiesti alla Questura di Roma in particolare le direttive della Presidenza del Consiglio dei Ministri impartite ai sensi dell'articolo 2 quarto comma della legge 350/92, per quanto interessa in questa sede Rilevato che il diniego opposto al ricorrente trae sostegno dalla asserita presenza dello straniero sul territorio italiano dal 3 febbraio 1990, e quindi in data antecedente a quella prevista dalla legge 390/92 di conversione del Dl 350/92 per il rilascio di permesso di soggiorno per motivi umanitari ai cittadini appartenenti alla ex Jugoslavia Ritenuta l'attendibilità, in mancanza di prova contraria non avendo l'Amministrazione, più volte sollecitata, depositato gli elementi in suo possesso , delle affermazioni e degli elementi documentali esibiti dal ricorrente circa il suo effettivo ingresso nel territorio italiano in data 25 maggio 1992 Ritenuto quindi di accogliere il ricorso con annullamento dell'atto impugnato, compensando le spese di giudizio tra le parti PQM Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio - Sezione Prima Teraccoglie il ricorso proposto come in epigrafe da Hrustic Hamdija e, per l'effetto, annulla l'atto impugnato. Compensa interamente le spese di giudizio tra le parti. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.