Obiettivi sensibili: chi vigila non può ripararsi in macchina se piove

Violata consegna per i militari che non sono in grado di controllare dall'interno della vettura di servizio

In caso di pioggia i militari addetti alla sorveglianza di edifici sensibili - che non vogliono incappare nella condanna per violata consegna - non possono trovare riparo nella macchina di servizio anche se le modalità di svolgimento della vigilanza non prescrivono il comportamento da tenere in caso di condizioni meteo avverse. Lo sottolinea la prima sezione penale della Cassazione con la sentenza 44392/05 depositata il 5 dicembre e qui integralmente leggibile tra gli allegati. Con questa decisione la Suprema corte ha respinto il ricorso di un finanziere capo pattuglia incaricato di sorvegliare una sede sindacale milanese ritenuta a rischio di attentati terroristici. L'imputato - per via di una pioggia neanche troppo forte - si era riparato sul mezzo di servizio. Per questo fu processato per violata consegna pluriaggravata e condannato a 40 giorni di reclusione sostituiti dalla multa di 1520 euro. Senza successo il militare ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che c'è un margine di discrezionalità nello svolgimento del servizio. Ma Piazza Cavour ha condiviso il verdetto di merito in base al quale l'attività di prevenzione di atti terroristici esigeva l'effettivo controllo dell'intera area interessata impossibile dall'interno della vettura di servizio . A bordo del mezzo, inoltre, il finanziere si era tolto il giubbotto antiproiettile.

Cassazione - Sezione prima penale up - sentenza 8 novembre-5 dicembre 2005, n. 44392 Presidente Fazzioli - Relatore Pepino Pg Rosin - ricorrente Lupoli Osserva 1. Con sentenza 7 aprile 2004 il Tribunale militare di Torino ha dichiarato Lupoli Salvatore colpevole del reato di violata consegna pluriaggravata perché, in qualità di finanziere comandato in servizio di vigilanza presso la sede Uil di Milano in funzione di capo pattuglia, in violazione delle consegue ricevute, sostava, insieme all'altro componente la pattuglia, all'interno della vettura di servizio anziché all'esterno, in posizione di sicurezza e di copertura e indossando il giubbotto antirproiettile in Milano il 26 novembre 2002 e lo ha condannato alla pena di un mese e dieci giorni di reclusione militare, sostituita con la multa di 1520 euro. La pronuncia è stata confermata dalla Corte militare di appello - sezione distaccata di Verona con sentenza 5 maggio 2005. Hanno osservato i giudici di merito che a1 la condotta dell'imputato, come descritta nel capo di imputazione, è pacifica e incontestata a2 le consegne imponevano lo svolgimento del servizio mediante la sistemazione di uno dei militari all'esterno della vettura a3 le giustificazioni fornite dal militare, secondo cui egli e il suo commilitone si trovavano all'interno dell'auto per ripararsi dalla pioggia, non escludono la sussistenza del reato perché, in tal modo, il servizio richiesto non poteva essere svolto utilmente mancando la visuale di una parte dell'area da controllare e ciò anche a prescindere dalla circostanza che la pioggia era, al momento del fatto, di modesta entità . Contro la sentenza ha proposto ricorso il Lupoli deducendo b1 illogicità e contraddittorietà della motivazione nella parte in cui, dopo avere affermato che le consegne nulla dispongono in caso di pioggia , ritiene che le stesse siano assolutamente precise disponendo sostanzialmente che il servizio ivi disciplinato deve essere svolto secondo le modalità indicate in ogni condizione di tempo e quindi anche in caso di pioggia b2 illogicità della motivazione in punto esclusione del carattere generico delle consegne per tale motivo inidonee a costituire il presupposto di violazioni penalmente rilevanti b3 illogicità della motivazione in punto mancata considerazione e apprezzamento della discrezionalità concessa al militare in servizio in merito alle modalità di esecuzione degli ordini b4 violazione di legge per totale assenza di motivazione in punto dolo pur avendo egli protestato, all'atto della contestazione, la propria buona fede b5 violazione dell'articolo 120 Cp militare di pace che prevede, per la sussistenza del reato, una condotta lesiva del buon andamento del servizio nella specie insussistente . Il Pg ha concluso come in epigrafe. 2. Il ricorso è inammissibile. In particolare c1 nessuna illogicità è ravvisabile nel rilievo contenuto in sentenza secondo cui la mancanza di specifiche indicazioni sulle modalità di svolgimento del servizio in caso di pioggia comporta l'irrilevanza, al riguardo, delle condizioni metereologiche che, anzi detta conclusione è imposta dalla mancata previsione di deroghe alle consegne c2 il carattere specifico e analitico delle consegne è espressamente affermato in sentenza e, conseguentemente, la doglianza propone una questione di fatto non consentita in sede di legittimità c3 la discrezionalità concessa al militare nell'esecuzione dell'ordine è, per definizione, limitata all'adozione di modalità operative idonee a raggiungere lo stesso risultato il che non è accaduto nel caso di specie, secondo l'argomentato e insindacabile giudizio della Corte di merito c4 la dedotta assenza di motivazione in punto elemento soggettivo costituisce motivo proposto per la prima volta in cassazione e, dunque, inammissibile c5 la lesione del buon andamento del servizio necessaria ai fini della integrazione del reato è oggetto, nella specie, di specifica e razionale motivazione centrata sul fatto che l'attività di prevenzione di atti terroristici esigeva l'effettivo controllo dell'intera area interessata impossibile dall'interno della vettura di servizio . Il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente alle spese e al versamento in favore della cassa delle ammende di somma che, in relazione alle questioni dedotte, appare equo determinare in 500 euro. PQM Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento alla cassa delle ammende della somma di euro 500.