Il conto corrente bancario del convivente non prova l'evasione fiscale

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco Le movimentazioni di un conto corrente intestato al convivente, non costituiscono prova certa per legittimare la rettifica induttiva dei ricavi dichiarati dal contribuente. Con queste motivazioni, la sezione ventisei della Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza 303/06 depositata il 30 gennaio e qui leggibile tra gli allegati, ha ribadito che per legittimare l'accertamento di maggiori ricavi in tema di accertamento induttivo eseguito a norma dell'articolo 54, comma secondo, del Dpr 633/72, si rende necessaria la presenza di prove certe, precise e concordanti. IL FATTO Con un avviso di rettifica ai fini dell'Iva dichiarata per l'anno 1995, l'Agenzia delle entrate di Viterbo determinava, nei confronti di un contribuente, evasioni di ricavi per oltre 80 milioni delle vecchie lire oltre sanzioni ed interessi la rettifica fiscale traeva origine esclusivamente dalle movimentazioni di un conto corrente intestato al convivente del contribuente, riscontro che costituiva l'unico elemento su cui l'Ufficio finanziario fondava la ripresa erariale. Il contribuente, riteneva queste movimentazioni del conto corrente intestato al convivente non fossero adeguatamente riconducibili alla sua attività imprenditoriale e, impugnando l'atto ricevuto con motivazioni specifiche intese a contestare la rettifica, si rivolgeva alla Commissione Tributaria Provinciale di Viterbo. La Commissione adita, accoglieva il ricorso del contribuente ed annullava l'atto per carenza di motivazioni. LA SENTENZA La Commissione Tributaria Regionale del Lazio, confermando integralmente la decisione dei primi giudici, ha rigettato l'appello presentato dall'Amministrazione Finanziaria. I versamenti ed i prelevamenti che costituiscono le movimentazioni bancarie del conto intestato al convivente del contribuente, cita il collegio regionale, non hanno valore probatorio queste movimentazioni bancarie rivelano esclusivamente degli indizi. Tali indizi determinano delle presunzioni semplici che, per assumere rilievo giuridico, devono essere integrati da ulteriori elementi gravi, precisi e concordanti. Nella sentenza impugnata dall'Ufficio, proseguono i giudici regionali, la commissione provinciale di Viterbo ha correttamente rilevato le carenze dell'atto notificato, riscontrando che le movimentazioni bancarie sul conto del convivente, oltre che costituire l' unico elemento preso a base per eseguire la rettifica, non sono state neppure ritenute afferenti all'attività del ricorrente. Solo la presenza di ulteriori prove, inequivocabili e di concerto tra loro, avrebbe potuto dimostrare l'inattendibilità delle scritture contabili, e nel contempo, confermare l'evasione presuntivamente determinata con il ricorso alla ricostruzione induttiva dei ricavi. In assenza di questi ulteriori motivi che, ove esistenti avrebbero potuto confermare la rettifica induttiva, l'appello dell'Ufficio, conclude il collegio romano, deve essere rigettato e l'atto illegittimo definitivamente annullato. IL PRINCIPIO Le movimentazioni rilevate sopra un conto corrente bancario intestato al convivente del contribuente, devono essere considerate dei semplici indizi che, se non confermati da altre prove certe precise e concordanti, non legittimano l'accertamento induttivo dei ricavi.