Diritto di cittadinanza alla fede cristiana nei rapporti con lo Stato

di Lucio Giacomardo

di Lucio Giacomardo* Nel grande circo Barnum - sia detto senza offesa per la nobile ed antica attività circense, of course - che caratterizza ormai, ad ogni avvenimento della vita pubblica italiana, il rapporto tra politica e media, è divenuta prassi costante e purtroppo inevitabile che si rilascino dichiarazioni o interviste, si emettano giudizi, addirittura si partecipi a dibattiti senza la benché minima consultazione di qualsiasi fonte ufficiale relativa al quel determinato argomento. Certo, pretenderlo da chi confonde il dramma del Darfour con il fast -food o ignora il significato dell'acronimo Consob 1 è impresa ardua, ma ascoltare nell'ambito di un dibattito televisivo, come è toccato fare, a distanza di ventiquattro ore dal discorso del Papa riferimenti a lanci di agenzia quando lo stesso discorso era a disposizione nella sua versione integrale da diverse ore, oltre che pubblicato su numerosi quotidiani, appare francamente imbarazzante. Ma tant'è, ancora una volta si assiste ad un dibattito - se proprio si vuole nobilitare con una simile definizione questo inutile rincorrersi di dichiarazioni per sentito dire che riempiono i media - senza affrontare la sostanza delle questioni. Cosa ha realmente detto Papa Benedetto XVI a Verona e, soprattutto, quali sono le eventuali novità - se ce ne sono - del suo discorso. Appare necessario, infatti, sottolineare che su un punto preliminare anche i detrattori dell'attuale Pontefice dovrebbero concordare, ossia l'assoluta coerenza, oltre che chiarezza, di pensiero che fa del Cardinale Ratzinger e di Papa Benedetto XVI un unicum. Con la conseguenza che, per l'appunto, andando all'esame delle fonti , e confrontando i discorsi e gli scritti anche solo degli ultimi anni, potrà ritrovarsi una perfetta concordanza tra quanto andava affermando l'allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e quanto, anche in occasione del discorso tenuto a Verona, evidenzia oggi Papa Benedetto XVI. IL DIRITTO NATURALE E IL VALORE DELLA MORALE - Uno dei passi più significativi, per quello che interessa in questa sede, del discorso tenuto dal Papa a Verona in occasione del IV Convegno Ecclesiale Nazionale, ha riguardato quello che, anche per ragioni di sintesi, potrebbe definirsi la centralità dell'uomo e il diritto naturale. Ha infatti sostenuto il Papa che oggi predomina in occidente una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica al punto che, come prosegue lo stesso Pontefice ha luogo una radicale riduzione dell'uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come un animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza di questa cultura, che era una rivendicazione della centralità dell'uomo e della sua libertà. Nella medesima linea, l'etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell'utilitarismo, con esclusione di ogni principio morale che sia vincolante e valido per se stesso 2 . Affermazioni, sembra di poter sottolineare, che potrebbero ritenersi condivisibili anche da chi credente non è ma che, viceversa, hanno suscitato diverse reazioni, prendendo spunto dal riferimento all'illuminismo ed al laicismo. Eppure, sul tema specifico, non può parlarsi di una nuova visione del mondo dell'attuale Pontefice o, peggio, di un discorso pronunciato solo per la specifica circostanza. Ed infatti, già diversi anni or sono, l'allora Cardinale Ratzinger aveva chiarito che L'elaborazione e la strutturazione del diritto non é immediatamente un problema teologico, ma un problema della , della retta ragione. Questa retta ragione deve cercare di discernere, al di là delle opinioni e delle correnti di pensiero, ciò che è giusto, il diritto in se stesso, ciò che è conforme all'esigenza interna dell'essere umano di tutti i luoghi e che lo distingue da ciò che è distruttivo dell'uomo. Compito della Chiesa e della fede é contribuire alla sanità della e per mezzo della giusta educazione dell'uomo conservare alla sua ragione la capacita di vedere e di percepire. Se questo diritto in sé lo si vuol chiamare diritto naturale od in altro modo, é un problema secondario. Ma laddove questa esigenza interiore dell'essere umano, che come tale è orientato al diritto, laddove questa istanza, che va al di là delle correnti mutevoli, non può più essere percepita e quindi la è totale, l'essere umano nella sua dignità e nella sua essenza è minacciato 3 . D'altronde, sul rapporto tra morale e diritto, tra quello che dovrebbe fecondare l'agire di uno Stato, l'attuale Pontefice aveva già chiarito in precedenza che se la ragione morale viene spodestata si ha come conseguenza che il diritto non può più riferirsi a un modello fondamentale di giustizia, ma diventa soltanto lo specchio delle ideologie dominanti. Ciascuno però si rende conto che, su una tale base, non si può edificare la giustizia 4 . La considerazione appare tanto logica che non possono non condividersi, in particolare da chi ha particolarmente a cuore il valore morale di uno Stato ed i comportamenti pubblici, le ulteriori affermazioni, tra l'altro risalenti ad un periodo assai lontano rispetto a vicende che hanno interessato il nostro Paese, circa la necessità per lo sviluppo e la sopravvivenza di società giuste dell'educazione morale nella quale l'uomo impara ad usare la sua libertà. Ed infatti, quando la morale viene considerata superflua, la corruzione diventa normale e la corruzione corrompe insieme i singoli e gli Stati 5 . Concetti che, a dire il vero, aveva espresso anche il predecessore di Benedetto XVI, laddove era stato chiaramente evidenziato il ruolo che deve esercitare la morale, chiamata a fecondare il diritto essa può esercitare una funzione di anticipo sul diritto, nella misura in cui gli indica la direzione del giusto e del bene 6 . Il tema dei rapporti tra Stato e cittadini, la centralità dell'uomo per ogni ordinamento, il richiamo alla morale come fonte del diritto appare del resto molto presente nelle riflessioni dell'attuale Papa già da prima che sedesse sul soglio di Pietro. L'allora cardinale Ratzinger aveva infatti osservato che gli ordinamenti e le norme legislative affonderebbero le loro radici nel vuoto se non fossero internamente animati se gli uomini non riconoscessero innanzitutto interiormente la legittimità delle pretese essenziali esercitate su di loro e non trasformassero in questo modo gli ordinamenti legislativi da meri regolamenti esteriori a fondamenta di una corretta convivenza 7 , giungendo alla conclusione, nel richiamo del concetto e dell'esistenza stessa di un diritto naturale, che la eliminazione del diritto è disprezzo dell'uomo ove non vi è diritto, non vi è libertà 8 . In una più recente occasione l'attuale Pontefice si era posto il problema di come nasca il diritto e come dev'essere strutturato perché sia veicolo di giustizia e non privilegio di coloro che hanno il potere di stabilirlo 9 , evidenziando come, in epoca moderna, si è giunti alla formulazione di un patrimonio di elementi normativi basati su valori condivisi, come dimostrato dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo, sottratti al gioco delle varie maggioranza valori che sussistono in se stessi, che conseguono dall'essenza dell'uomo e perciò sono intangibili in rapporto a tutti i soggetti che hanno questa essenza 10 Non deve considerarsi una novità dell'ultim'ora, pertanto, né per il Pontefice né, a maggior ragione, per la stessa Chiesa, la sottolineatura della centralità della persona in ogni ordinamento giuridico, principio ben evidenziato anche nelle parole del predecessore di Papa Benedetto XVI, secondo il quale la persona umana - così come essa è stata creata da Dio - è il fondamento e il fine della vita sociale a cui il diritto deve servire. Infatti, la centralità della persona umana nel diritto è espressa efficacemente dall'aforisma classico Hominum causa omne ius constitutum est. Ciò equivale a dire che il diritto è tale se e nella misura in cui pone a suo fondamento l'uomo nella sua verità 11 I CATTOLICI E LA SOCIETA'- Nello stesso discorso tenuto a Verona, il Papa ha inoltre messo in luce quale debba essere il ruolo, la testimonianza , attraverso contenuti concreti ed applicabili, che i cristiani devono avere nei grandi ambiti nei quali si articola l'esperienza umana. A tale proposito Benedetto XVI ha sottolineato che il cristianesimo è aperto a tutto ciò che di giusto, vero e puro vi è nelle culture e nelle civiltà,a ciò che allieta, consola e fortifica la nostra esistenza e dopo uno specifico riferimento ad una Lettera di San Paolo ai Filippesi ha aggiunto i discepoli di Cristo riconoscano pertanto e accolgano volentieri gli autentici valori della cultura del nostro tempo, come la conoscenza scientifica e lo sviluppo tecnologico, i diritti dell'uomo, la libertà religiosa, la democrazia 12 . L'apertura al dialogo, al confronto, al continuo rapportarsi con posizioni culturali diverse risulta pertanto esplicita ma, come appare dall'analisi di quasi tutti i media che hanno riferito del discorso del Pontefice, questa parte del pensiero di Benedetto XVI non è stato oggetto di riflessioni. Eppure, giova altresì aggiungere, a prescindere da una citazione di Galileo Galilei, per molti addirittura sorprendente, lo stesso Papa Ratzinger ha evidenziato, rivolgendosi in primo luogo ai credenti, che una volta capovolta la tendenza a dare il primato all'irrazionale, al caso e alla necessità, a ricondurre ad esso anche la nostra intelligenza e la nostra libertà, su queste basi diventa di nuovo possibile allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell'intrinseca unità che le tiene insieme 13 . Del resto, molti commentatori, con non poca disattenzione, hanno dimenticato che proprio la necessità di un continuo dialogo, aperto e sincero, con coloro che seguono altre religioni o che semplicemente cercano una risposta alle domande fondamentali dell'esistenza e ancora non l' hanno trovata 14 e la disponibilità di tutti i cattolici a cooperare con le diverse civiltà per un autentico sviluppo sociale, rispettoso della dignità di ogni essere umano 15 è stato il primo riferimento di un uomo non più autorevole cardinale ma divenuto Papa Benedetto XVI. RESPONSABILITA' CIVILI E POLITICHE DEI CATTOLICI - La parte del discorso che il Papa ha tenuto a Verona che, com'era facile ipotizzare, ha ottenuto la maggiore eco nei media è stata quella che, anche in questo caso per motivi di sintesi, potrebbe definirsi dedicata ai rapporti politici . Sullo specifico tema, infatti, il Pontefice ha chiaramente sottolineato che la Chiesa non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico specificando ulteriormente che il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è dunque della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo 16 . Anche in questo caso, ad onta dei tanti commentatori, verrebbe da chiedersi dove possa rinvenirsi la novità. A tale proposito, infatti, deve ricordarsi come l'attuale Pontefice, anche nella sua prima enciclica, aveva sottolineato come alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio cfr Mt 22, 21 , cioè la distinzione tra Stato e Chiesa o, come dice il Concilio Vaticano II, l'autonomia delle realtà temporali , rimarcando tuttavia il ruolo che la politica deve avere, a partire dalla considerazione che la giustizia è lo scopo e quindi anche la misura intrinseca di ogni politica 17 . Analogamente, deve sottolinearsi che proprio nella prima enciclica dell'attuale Pontefice era stato evidenziato, per meglio chiarire il ruolo all'interno della società, che la Chiesa non intende, imporre a coloro che non condividono la fede prospettive e modi di comportamento che appartengono a questa ma che, viceversa, essa vuole servire la formazione della coscienza nella politica e contribuire affinché cresca la percezione delle vere esigenze della giustizia e, insieme, la disponibilità ad agire in base ad esse, anche quando ciò contrastasse con situazioni di interesse personale . 18 . Appare così naturale che la stessa Chiesa, attraverso l'impegno dei fedeli laici impegnati nella vita politica e sociale, porti avanti le proprie istanze, renda esplicita la propria posizione sui più importanti temi che vedono al centro delle scelte legislative l'essere umano e la sua dignità. In guisa che, del tutto coerente a questa impostazione appare il richiamo del Pontefice che, proprio nel discorso tenuto a Verona, ha rimarcato che una speciale attenzione e uno straordinario impegno sono richiesti oggi da quelle grandi sfide nelle quali vaste porzioni della famiglia umana sono maggiormente in pericolo le guerre e il terrorismo, la fame e la sete, alcune terribili epidemie sottolineando altresì come occorra fronteggiare, con altrettanta determinazione e chiarezza di intenti, il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell'essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell'ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale . 19 . In proposito, appare persino scontato, se si volesse realmente affrontare il tema specifico senza pregiudizi, che in una simile affermazione non si riscontrano elementi che contrastano non solo con la laicità dello Stato ma, a guardar bene, persino con l'attuale ordinamento giuridico del nostro Paese. Affermare, come ha fatto il Pontefice, che bisognerebbe promuovere la famiglia evitando di introdurre nell'ordinamento pubblico altre forme di unione non significa porre in essere discriminazioni ma, all'opposto, tenere ben presenti le distinzioni tra le diverse fattispecie e, dunque, regolamentare in maniera diversa situazioni che sono giuridicamente e nei fatti tra loro diverse. Se, infatti, secondo l'art. 29 della Costituzione per famiglia deve intendersi quella fondata sul matrimonio , non vi è dubbio che risulta più corretto affermare che ogni altra formazione sociale che non trovi il proprio fondamento nel matrimonio deve considerarsi, a cominciare dalla sua definizione, diversa dalla famiglia . Ora la si chiami unione , la si definisca convivenza o con un diverso termine, quel che appare importante è potersi trovare su un punto di partenza in pieno accordo. Se si parla di famiglia , ci si riferisce esclusivamente a quella fondata sul matrimonio, non in ossequio alla dottrina della Chiesa cattolica ma molto più laicamente in applicazione del ricordato art. 29 della Carta fondamentale del nostro Paese. 20 . In guisa che, affermare che non bisogna introdurre nell'ordinamento pubblico forme di unioni diverse da quella prevista dalla Costituzione, significa proprio evitare una equiparazione tra istituti diversi, che meritano una diversa regolamentazione. Discriminazione, secondo la più autorevole e concorde dottrina basata sull'articolo della Carta Costituzionale, è trattare in maniera diversa situazioni uguali, non, come pure si vorrebbe far credere in relazione allo specifico tema, situazioni diverse in maniera diversa. Così, ad esempio, non potrà ritenersi discriminatorio considerare come requisito essenziale per la genitorialità la necessaria appartenenza a sessi diversi, atteso che, per il nostro ordinamento, tale requisito è da considerarsi essenziale. Come è stato evidenziato in una recente decisione, infatti, nel riconoscere il costituente ha inteso far riferimento al tradizionale rapporto di coniugio tra soggetti appartenenti a sesso diverso, secondo una concezione che prima ancora che nella legge trova il suo fondamento nel sentimento, nella cultura, nella storia della nostra comunità nazionale e tale principio, confermato anche dalle disposizioni in materia della legge ordinaria artt. 89,143 bis,156 bis, 231, 235, 262 c.c. deve ritenersi abbia assunto valenza costituzionale. Alla luce di quanto precede, pertanto, deve concludersi che elemento essenziale per poter qualificare nel nostro ordinamento la fattispecie è la diversità del sesso dei nubendi . 21 . CONCLUSIONI - Sarebbe auspicabile, a parte la generale necessità di far riferimento alle fonti autentiche prima di rilasciare dichiarazioni e commenti, a prescindere ovviamente se il tema affrontato è un discorso del Papa o una intervista di un calciatore all'uscita dagli spogliatoi, che su temi così delicati e, al contempo, di interesse per un elevato numero di persone, il confronto di idee avvenisse senza pregiudizi o, peggio, malevole interpretazioni. In ogni caso, almeno per quanto riguarda il rapporto tra Stato e Chiesa, tra fede e posizioni politiche, dovrebbe tenersi sempre nella debita considerazione che se si vuole che valga la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio non può strumentalmente dimenticarsi che il nome di Dio non deve invocarsi non solo invano , come sanno i credenti, ma nemmeno a sproposito, come dovrebbe sapere anche chi credente non è. E, di conseguenza, convincersi che, nemmeno per una sintesi giornalistica 22 può ascriversi Dio alle categorie politiche della destra e della sinistra. E tantomeno del centro * Avvocato -Contratt. di Istituzioni di Diritto Privato Università Federico II di Napoli NOTE - cfr. la recente intervista, purtroppo vera, realizzata a diversi parlamentari da una inviata di una nota trasmissione televisiva satirica - cfr. Discorso Papa Benedetto XVI a Verona, 19 Ottobre 2006, tra gli altri in Osservatore Romano , 20 Ottobre 2006 pagg. 6 e 7 - cfr. J.Ratzinger Discorso pronunciato in occasione del conferimento della laurea honoris causa in giurisprudenza , Roma, LUMSA, 19.11.1999 in www.ratzinger.it - cfr. J.Ratzinger Discorso al congresso sul tema suo futuro cristiano>, Monaco di Baviera, 24.4.1984 in www.ratzinger.it - cfr. J.Ratzinger Discorso al congresso sul tema cristiano>, cit. cfr. Giovanni Paolo II, Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Città del Vaticano 13.1.1997 in Parole da non dimenticare , Ed.Paoline 2005, pag.45 - cfr. J.Ratzinger Discorso al congresso sul tema , cit. - cfr. J.Ratzinger Discorso al congresso sul tema , cit. - cfr. J.Ratzinger Dialogo con Jurgen Habermas del 19.1.2004 ora in Ratzinger -Habermas Etica, Religione e Stato liberale , Brescia 2005 - cfr. J.Ratzinger Dialogo con Jurgen Habermas del 19.1.2004, cit. cfr. Giovanni Paolo II al Simposio su Evangelium vitae e diritto, n. 4 Insegnamenti XIX/1, 1996, p. 1347 cfr. Discorso Papa Benedetto XVI a Verona, 19 Ottobre 2006, tra gli altri in Osservatore Romano , 20 Ottobre 2006 , cit. cfr. Discorso Papa Benedetto XVI a Verona, 19 Ottobre 2006, tra gli altri in Osservatore Romano , 20 Ottobre 2006 , cit. - cfr. Papa Benedetto XVI, Omelia ai Cardinali , Città del Vaticano 20 Aprile 2005 - cfr. Papa Benedetto XVI, Omelia ai Cardinali, cit. - cfr. Discorso Papa Benedetto XVI a Verona, 19 Ottobre 2006, tra gli altri in Osservatore Romano , 20 Ottobre 2006 , cit. - cfr. Papa Benedetto XVI, Deus caritas est , - cfr. Papa Benedetto XVI, Deus caritas est , - cfr. Discorso Papa Benedetto XVI a Verona, 19 Ottobre 2006, tra gli altri in Osservatore Romano , 20 Ottobre 2006 , cit. sul punto, del resto, sempre in maniera aconfessionale, sia consentito rinviare ad una decisione della Consulta che ha chiarito l'impossibilità di disciplinare la convivenza di fatto con le stesse regole previste per la famiglia legittima, deriva dalla considerazione che il fondamento dei diritti e dei doveri indicati nel capo IV del titolo VI del codice civile è costituito dall'istituto stesso del matrimonio cfr. Corte Costituzionale sentenza 6-13 Maggio 1998 n. 166 in Juris data, dvd Giuffrè - cfr. Tribunale Latina decreto 10.6.2005 in Fam. e Dir. , 2005, 4, pagina 411 e ss. ed ivi, in particolare, nota di commento di Shlesinger Matrimonio tra individui dello stesso sesso contratto all'estero , laddove si afferma in particolare che il matrimonio tra persone dello stesso sesso costituisce per il nostro ordinamento un'istituzione sconosciuta cfr. il titolo Dio è di sinistra apparso sul Corriere della Sera il 19 Ottobre 2006 a pag. 49