L'invasione arbitraria di immobile e l'attenuante del particolare valore sociale

di Nicola Canestrini

di Nicola Canestrini* La sentenza in commento offre numerosi spunti di riflessione il giurista potrà apprezzarne i passi relativi al ruolo del Giudice penale nell'accertamento della verità processuale il noto problema dei limiti dell'applicazione dell'articolo 507 Cpp in un sistema accusatorio , sull'elemento oggettivo della fattispecie prevista e punita dall'articolo 633 Cp, sul principio di offensività ed il suo rapporto con la cd. tenuità del fatto ex articolo 34 D.Lgs 274/0, nonché sull'attenuante di cui all'articolo 62, n. 1 Cp. Innanzitutto i fatti accertati in sentenza nel primo pomeriggio di sabato 15 giugno 2002 uno stabile di proprietà privata, inutilizzato da molti anni, veniva occupato da un numero non meglio identificato di soggetti mediante la forzatura di lucchetti e di lamiere anti-intrusione con uso di mole a disco nel prosieguo, detto stabile è stato gestito ed utilizzato fino alla data dello sgombero quale spazio di incontro giovanile e di confronto politico aperto alla cittadinanza da parte dei Disobbedienti , che previa riqualificazione dello stabile che venne ritinteggiato, ripulito, arredato promuovevano numerosi iniziative pubbliche concerti, convegni, dibattiti, ecc. . Dei 28 imputati 27 venivano assolti per non aver commesso il fatto , uno - il loro presunto portavoce durante l'occupazione - assolto dal reato di cui all'articolo 635 Cp per tenuità del fatto ex articolo 34 D.Lgs 274/00, ma condannato ad 400 di multa per il solo reato di cui all'articolo 633 Cp, previo riconoscimento in prevalenza rispetto alla contestata aggravate, delle attenuanti di cui all'articolo 62bis e 62, n. 1 Cp 633 Cp reato permanente o reato istantaneo ad effetti permanenti? Punibilità della mera condotta di occupazione Il nucleo centrale della sentenza è certamente costituito dalla qualificazione del reato di invasione di terreni o edifici , che punisce la condotta di chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto articolo 633 Cp . A fronte della impostazione che vedeva detto reato quale reato di natura permanente, rendendo così rilevante e dunque punibile la condotta di occupazione anche successiva a quella dell'invasione, si opponeva la qualificazione di reato istantaneo ad effetti permanenti, escludendo dunque la rilevanza penale delle condotte successive all'invasione quale postfacta non punibili. Infatti, nel quadro della disposizione dell'articolo 12/1 delle preleggi, che valorizza il criterio esegetico delle significazione dell'espressione normativa alla stregua della sua portata semantica e secondo l'uso linguistico generale, la locuzione invasione deve innanzitutto essere distinta, sul piano linguistico, da quello dell' occupazione chi invade non necessariamente occupa condotta solamente eventuale che infatti concreta il dolo specifico richiesto dalla norma incrimninatrice . Al di là di tale argomentazione linguistica di per sè assai stringente, pare , sul piano sistematico - giuridico, detta invasione è assimilabile come sostenuto da molti alla successiva occupazione? Anche in questo caso, ed in aderenza a quanto sostenuto da parte della giurisprudenza di legittimità Cassazione penale, 1044/00 Sezione seconda , la risposta negativa si impone, dato che l'equiparazione dell' ingresso arbitrario con quello di permanenza non consentita sarebbe in contrasto anche con la voluntas legis il legislatore ha voluto tenere distinte le due condotte, e quando ha voluto caratterizzare come fatto penalmente rilevante la permanenza arbitraria all'interno di un luogo, lo ha fatto con una previsione espressa cfr. articolo 614, 2 cpv. Cp ubi lex vouit, ma anche perchè, diversamente ragionando, si finirebbe con il violare il principio di determinatezza delle fattispecie, recependo il meccanismo della vietata analogia in malam partem e trasgredendo, di conseguenza, il principio di stretta legalità cui è notoriamente soggetta la interpretazione della legge penale. La sentenza in commento, che accoglie la interpretazione difensiva testè esposta, così motiva Quanto all'invasione - da non interpretarsi secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità nel suo significato etimologico di forza soverchiante bensì solo come accesso/penetrazione arbitraria nell'edificio o nel terreno altrui ai fini indicati nella medesima norma purché non risoltasi in una permanenza del tutto momentanea - non vi è dubbio che essa si sia pienamente integrata con l'introduzione dei giovani nell'edificio altrui, che richiese l'impiego di strumenti di effrazione e si protrasse significativamente nel tempo Premesso quanto sopra, appare evidente come questo Tribunale debba verificare il solo punto relativo all'accertamento della partecipazione degli attuali imputati alla prima fase della condotta accertata dagli UPG e consistita nell'invasione arbitraria dell'edificio finalizzata ad occuparlo o a trarne altrimenti profitto. Detta sola condotta - connessa a quella di danneggiamento ad essa strumentale - è infatti tale da integrare il reato di cui all'articolo 633 Cp. La fase successiva dell'occupazione infatti, facente parte dell'elemento soggettivo del reato ed in particolare del dolo specifico che lo caratterizza, pur costituendo condotta censurabile in sede civile ed anche in astratto in sede penale ai sensi dell'articolo 614 Cp per la permanenza invito domino , non integrata tuttavia nel ca-so di specie non trattandosi di immobile all'epoca adibito a fini abitativi non rileva ai fini dell'integrazione dell'elemento oggettivo del medesimo reato sub articolo 633 Cp, che va riferita al momento dell'arbitraria invasione finalizzata all'occupazione/ al profitto. Il reato pertanto non ricorre laddove si sia in presenza di una mera occupazione da parte di chi sia acceduto allo stabile senza porre in essere né dare alcun apporto concausale alla propedeutica azione invasiva con la conseguenza che nessuna rilevanza penale ai fini dell'integrazione del reato di cui all'articolo 633 Cp può rivestire la condotta di coloro che solo successivamente siano stati sorpresi ad occupare/utilizzare l'edificio già in precedenza invaso non potendo da detta occupazione/utilizzazione dedursi - se non in modo flebilmente indiziario e ben lungi dal rivestire quei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dall'articolo 192, comma 2 Cpp per la formazione della prova in sede penale - la partecipazione al fatto/reato antecedentemente commesso. Se è vero che il reato de quo è da qualificarsi a carattere istantaneo allorché l'attività criminosa si esaurisca in un unico contesto senza protrarsi nel tempo in forma di effettiva occupazione, assumendo i caratteri di permanenza allorché la situazione illecita realizzata volontariamente perduri fino all'abbandono dell'immobile Cassazione penale 30 - 6 - 1987 1988, 1858 è comunque indubitabile che anche nel secondo caso ai fini dell'integrazione della fattispecie criminosa tipica a carico di un determinato soggetto occorre pur sempre l'acquisizione di prova certa della sua partecipazione alla prima fase della condotta contrassegnata dall'arbitraria invasione accompagnata dal dolo specifico ri-chiesto dalla legge. Sul punto la giurisprudenza della SC, che qui pienamente si condivide in quanto aderente al dato normativo, è assolutamente consolidata cfr. ex plurimis Cassazione Sezione seconda, 1044/00 che rimarca come il legislatore abbia voluto mantenere distinte le due condotte dell'invasione e della successiva permanenza arbitraria , quest'ultima tra l'altro prevista dalla specifica ed ulteriore previsione normativa di cui all'articolo 614 Cp . Ne discende, nell'iter argomentativo del Giudice, che pure ritiene provata la commissione del reato, la non punibilità degli occupanti - rei confessi avendo declinato per solidarietà le loro generalità alla locale D.I.G.O.S. - per i quali non sia anche stata raggiunta la prova di partecipazione alla precedente invasione. Necessaria offensività della condotte articolo 49 Cp e articolo 34 D.Lgs 274/00 Uno degli argomenti difensivi verteva sulla circostanza che l'immobile occupato fosse da molti anni inutilizzato ed in avanzato stato di degrado, facendo venir meno lo stesso interesse giuridicamente protetto dei proprietari. Infatti, a fondamento del nostro sistema penale si pone una concezione dell'illecito penale che contrappone una antigiuridicità formale, risultante dal rapporto tra il fatto concreto e lo schema normativo astratto, ad una antigiuridicità materiale, secondo cui si rende necessario che il fatto conforme al tipo descrittivo sia altresì idoneo a ledere l'interesse a tutela del quale è stata posta la norma incriminatrice cd. principio di offensività o di necessaria lesività . Il dato normativo che consentirebbe di dare rilievo penale a questa differenza è rappresentato dall'articolo 49, comma 2, Cp, il quale esclude la punibilità del c.d. reato impossibile, che si ha quando per la inidoneità dell'azione è impossibile l'evento dannoso o pericoloso . Secondo una diffusa giurisprudenza, la previsione della fattispecie in parola svolge l'autonoma funzione di codificare il principio di offensività, anche se soltanto come canone ermeneutico Grasso, Mantovani, Vannini, Gallo, Siniscalco, Fiorella, Neppi Modena, Bricola, Vassalli per la giurisprudenza Cassazione Pen. 28/10/77, 15/05/89 . Non si può escludere infatti la rilevanza di possibili disfunzioni tra atto conforme al tipo e offesa all'interesse tutelato. L'ipotesi di illecito codificata, infatti, non può essere in grado di scontare tutte le varianti del caso concreto, le quali possono rendere i singoli elementi nel contesto della fattispecie concretamente inoffensivi. Cosicché perché si realizzi la fattispecie di reato è necessario, non solo che la condotta dell'agente sia conforme al comportamento tipizzato dalla norma penale, e quindi antigiuridica, ma deve necessariamente realizzarsi anche l'effettiva lesione del bene protetto. Nel caso in cui il fatto non sia capace di offendere il bene tutelato dalla norma, esso dovrà considerarsi solo in apparenza conforme al tipo di reato in realtà tale conformità manca Pagliaro e Fiore . Nei delitti contro il patrimonio, necessariamente ancorati ad un'offesa patrimoniale dotata di un minimo di significatività, le offese senza valore o di valore minimale non possono essere considerate rilevanti sul terreno della lesione del bene protetto. Ne consegue che, nel caso esaminato, in cui gli imputati avrebbero invaso un edificio da lungo tempo inutilizzato, non sarebbe possibile sostenere l'esistenza della lesione del bene giuridico del patrimonio protetto dall'articolo 633 Cp. Del resto, secondo la Relazione sul progetto del vigente codice penale, il delitto previsto dall'articolo 633 aveva tratto la sua origine dalla previsione dettata dall'articolo 9 del Dl 515/20, la quale stabiliva Chiunque, anche senza violenza, o senza rimuovere o alterare i termini e per trarne profitto sia pure temporaneo, si immette arbitrariamente nel possesso di terreni e di fabbricati rustici di altrui proprietà, pubblica o privata, ovvero, essendone in tal modo entrato in possesso, rifiuta di abbandonare gli immobili stessi, è punito con la pena stabilita nella prima parte dell'articolo 422 del codice penale del 1889, il quale prevedeva per il delitto di rimozione o alterazione di termini la pena della reclusione sino a trenta mesi e quella della multa. Tale figura criminosa - sottolineava la Relazione - non era stata presa in considerazione dal codice del 1889, sembrando che non potesse rivestire quel carattere di gravità, che segna il criterio di distinzione fra la tutela penale e la tutela civile, in materia di attentati alla proprietà immobiliare . Senonché - soggiungeva la Relazione - dopo la prima guerra mondiale, il fenomeno della occupazione delle terre e degli edifici, conseguenza della crisi sociale sopravvenuta, con riverberi notevoli anche nel campo agricolo ed edilizio, assunse tale importanza e gravità da suggerire al legislatore di punire l'invasione di terreni o di edifici con la legge speciale sopra citata . Dato il carattere della disposizione - puntualizzò ancora la Relazione - che, in sostanza, colpisce una forma di usurpazione non violenta, è ovvio - si disse - che essa debba essere stralciata dalla legge speciale ed inserita nel codice penale v. Relazione ministeriale sul progetto del codice penale, II, p. 454 . Come osservato anche da attenta giurisprudenza di legittimità Cassazione, 6492/03 Sezione seconda, di seguito riportata quasi testualmente , l'immissione arbitraria in possesso, menzionata dal Dl 515/20, e l'usurpazione, evocata nella Relazione sul progetto del codice vigente non a caso, d'altra parte, l'articolo 422 del codice del 1889, richiamato quoad poenam, dall'articolo 9 del citato decreto, era inserito nel Capo VI del Titolo X del Libro II, intitolato, appunto, Della usurpazione , appaiono, dunque, i limiti contenutistici che, secondo la tradizione della fattispecie, debbono qualificare la condotta invasiva, essendo del tutto evidente, anche alla luce della disposizione finitima e residuale, dettata dall'articolo 634 Cp, che non ogni turbativa del possesso può integrare il concetto di invasione, ma soltanto quella che realizzi un apprezzabile depauperamento delle facoltà di godimento del terreno o dell'edificio da parte del titolare dello ius excludendi, secondo quella che è la destinazione economico sociale del bene o quella specifica ad essa impressa dal dominus. Se da un lato, quindi, e ad onta della segnalata occasio storica che diede origine alla previsione, è senz'altro vero - come la giurisprudenza ha da sempre affermato - che l'espressione invasione non è termine assunto nel senso etimologico e comune, che richiama il concetto di violenza fisica o di forza soperchiante per numero di persone, ma nel senso tecnico di accesso o penetrazione arbitraria nel fondo altrui per immettersi in possesso o trarne un qualunque profitto cfr., ex plurimis, Cassazione, Sezione seconda, 11 maggio 1976, Oliva , non può peraltro negarsi come la qualificazione normativa della condotta in termini così pregnanti , necessariamente evochi un quid pluris rispetto al semplice ingresso arbitrario, denotando una turbativa riconducibile ad una sorta di spoglio funzionale , idoneo a comprimere, in tutto o in parte, le facoltà di godimento o la destinazione del bene. Insomma integrerebbe il reato di invasione di terreni soltanto la turbativa del possesso che realizzi un apprezzabile depauperamento della facoltà di godimento del terreno o dell'edificio da parte del titolare dello ius excludendi , secondo quella che è la destinazione economico-sociale del bene o quella specifica ad essa impressa dal dominus . Infatti, se la norma mira ad impedire condotte usurpative che abbiano ad oggetto terreni o edifici, la tipologia della condotta, per essere sussumibile nella fattispecie, dovrà necessariamente presentare connotazioni di rimarchevole lesività, restando altrimenti al di fuori dell'area descritta dal fatto normativamente tipizzato. Solo in tale prospettiva, d'altra parte, potrà ritenersi assunto, nel quadro normativo di riferimento, un oggetto giuridico suscettibile di tutela penale, alla stregua dei valori costituzionalmente preservati, e nell'alveo di un ponderato bilanciamento tra gli stessi. La giurisprudenza costituzionale è infatti costante nell'affermare il principio secondo il quale l'offensività in astratto deve essere intesa come limite di rango costituzionale alla discrezionalità del legislatore in materia di-previsione delle fattispecie penalmente rilevanti, e che l'articolo 25 Costituzione postula un ininterrotto operare del principio di offensività, dal momento della astratta predisposizione della norma incriminatrice a quello della sua applicazione concreta da parte del giudice, cui soltanto compete di impedire, attraverso un prudente apprezzamento della lesività in concreto, una arbitraria ed illegittima dilatazione della sfera dei fatti da ricondurre al modello legale v, fra le tante, Corte costituzionale, sentenze 360/95, 247/97, 263/00 a proposito della verifica sulla lesività in concreto, v., da ultimo, le sentenze 519 e 531/00 . La sentenza qui in commento disattende invero la prospettazione difensiva, statuendo come non rileva a tali fini il fatto che l'edificio all'epoca dei fatti fosse di-sabitato ed inutilizzato si trattava infatti comunque di bene di rilevante valore economico B. G. ne riferisce in Euro 600/700.000,00 Euro il valore di esproprio! e che, in quanto occupato dai manifestanti, non avrebbe evidentemente avuto sul mercato la stessa valutazione in caso di vendità né avrebbe potuto essere ceduto a terzi in locazione, facoltà queste ultime di pertinenza e-sclusiva dei proprietari e La tesi difensiva secondo la quale, trattandosi di immobile inutilizzato, non ne sussisterebbe addirittura l'arbitrarietà dell'invasione non può pertanto essere qui accolta in considerazione del rilevante valore di esso ed il suo stato di non - abbandono, reso manifesto dalle protezioni avverso le intrusioni di terzi estranei consistite nell'apposizione di lucchetti e lamiere installativi dai proprietari che del resto nemmeno oggi hanno inteso rimettere la querela per la lesione sofferta dei loro diritti ribadendo di avere installato detti pre-sidi proprio al fine di evitare che l'immobile fosse utilizzato da estranei non può quindi certamente assimilarsi tale situazione a quella, relativa a casistica del tutto diversa, invocata dalle difese e rilevabile dalla giurisprudenza da queste prodotta es le casermette abbandonate sulla spiaggia di proprietà della Marina Militare cita-te nella prodotta sentenza della Pretura di La Spezia 22 marzo 1996, Foro It. 1997, II, 572 o l' occupazione di un fondo contestata in riferimento all'avere lasciato in situ un escavatore correttamente esclusa per totale assenza di offensività da Cassazione Sezione seconda 6650/99 . Per contro, lo stesso Giudice riconosce che per l'altro reato contestato, il danneggiamento aggravato ex articolo 635 Cp, per l'unico imputato condannato sia esclusa la procedibilità con conseguente statuizione di non doversi procedere ai sensi dell'articolo 34 D.Lgs 274/00, cioè una di quelle norme che considerano penalmente rilevante solo quei fatti tipici capaci di ledere in concreto il bene giuridico protetto cfr. anche articolo 27 Dpr 448/88 per il processo penale a carico di imputati minorenni . Nello stesso ragionamento concernente la antigiuridicità materiale trova spazio - seppure ai fini di una attenuazione della responsabilità - anche l'attenuante di cui all'articolo 62, n 1 Cp Segue sull'attenuante di cui all'articolo 62, numero Cp. Senza pretesa di completezza, la dottrina ritiene che la circostanza de quo necessiti, ai fini di una compiuta integrazione, di due elementi, uno di carattere soggettivo e l'altro di carattere oggettivo. Il primo, di carattere soggettivo, consiste nell'intenzione dell'agente di rimuovere col suo comportamento una situazione di fatto ritenuta immorale o antisociale Padovani, codice penale, sub articolo 62, Giuffrè, Milano, 1998, p. 340 Cassazione penale, sezione I 5 ottobre 1990,in Cassazione Pen., 1992, 617 cfr. anche Caringella-Garofali, Studi diritto penale, II, Giuffrè, 2003, 887 ss. . Il secondo elemento, di carattere oggettivo, richiede invece che il motivo sia riconosciuto dalla generalità dei consociati come conforme ai costumi morali e sociali di quel determinato periodo Caringella, ibidem . La denominazione generica dell'attenuante in parola abbraccia il valore morale del motivo, cioè quello che sarebbe meritevole di particolare approvazione secondo la coscienza etica umana l'amore per il prossimo, l'amore materno, il pacifismo ed il valore sociale, cioè quel motivo che sia apprezzato positivamente dalla comunità di riferimento nel momento storico corrente movimenti ecologici, antinucleari etc. . Superando la predominanza restrittiva fatta propria dalla giurisprudenza di legittimità, che richiede che l'azione del reo deve corrispondere a finalità che ricevono l'incondizionata approvazione della società in cui chi agisce tiene la condotta criminosa Cassazione Pen. 22 gennaio 1991, Seghetti tale da essere sostanzialmente abrogatrice, nel riconoscimento della attenuante del particolare valore morale e sociale che ha determinato la commissione dell'illecito, il giudice riconosce detta attenuante in capo al condannato D.B. [l'unico condannato n.d.r.] agì infatti - come risulta dall'intera istruttoria svolta e dalle spontanee dichiarazioni rese da B.S. e T.P. appartenenti al suo stesso movimento politico - ispirato da finalità di particolare valore sociale in quanto trascendenti i bisogni egoistici del singolo, quali quelle di sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni trentine circa la necessità di destinare spazi adeguati al dibattito culturale e politico ed all'esperienza autogestionale dei giovani avendo adottato peraltro, a tali fini, modalità tali da produrre il minimo danno/i minimi disordini possibili sia in ambito pubblico che privato ciò in relazione allo stato di mancato utilizzo dello stabile prescelto al minimale danno apportato alle strutture per entrarvi al mantenimento dell'ordine sia durante l'invasione - e qui si ritorna all'apporto personale e specifico dell'imputato ex articolo 110 CP - sia durante la successiva e pacifica occupazione autogestita dell'immobile . Il Giudicante nel riconoscere l'attenuante ha dunque ha saputo tenere separate la valutazione del motivo dall'azione cfr. in dottrina, Fiandaca-Musco , e ciò diversamente dalla quasi totalità dei casi giurisprudenziali noti allo scrivente. I precedenti esaminati sovrappongono infatti sistematicamente movente ed azione, e - dato che si tratta comunque di una azione illecita - tale sovrapposizione comporta sempre una illiceità del motivo, con esclusione sistematica della attenuante in parola. Nel caso in specie, la meritevolezza del motivo - riconosciuta sussistente in quanto trascendenti i bisogni egoistici del singolo - attenua, e non esclude la responsabilità rimane - ad avviso del Giudice - sussistente la antigiuridicità dell'azione id est l'invasione , la quale potrà essere dichiarata non offensiva solo se non lesiva, in concreto, del bene giuridico protetto dalla norma e si è argomentato supra come l'inoffensività dell'azione sia stata esclusa dal giudice procedente . Anche sotto questo aspetto la sentenza in commento si pone come interessante elaborazione del rapporto fra attenuante in parola ed il principio di offensività, dato anche dalla circostanza che la attenuante costituisce una delle poche aperture del nostro sistema penale verso criteri di valutazione sostanziale dell'antigiuridicità, pur se al limitato fine di attenuazione di responsabilità. Incidentalmente sul ruolo del Giudice nel sistema accusatorio Si è detto come l'assoluzione per 27 imputati dei 28 imputati sia motivata dall'impossibilità di identificare gli autori della invasione dell'immobile. Infatti, insormontabili difficoltà a parere di questo Tribunale insorgono all'interno del presente giudizio quanto all'identificazione degli autori di essi difficoltà che nemmeno la citazione d'ufficio avvenuta ai sensi dell'articolo 507 Cpp della dott. Orsingher della Questura di Trento [dirigente Digos, n.d.r.] ha consentito di superare e verosimilmente sottovalutate dapprima dalle forze dell'ordine e successivamente dalla Procura della Repubblica che ne ha fatti propri gli accertamenti e le conclusioni. né la lacuna può ora essere colmata attraverso i poteri di cui all'articolo 507 Cpp pena la trasformazione di questo Tribunale in organo inquirente volto alla ricerca ed alla ricostruzione di prove di accusa non formatesi nella fase delle indagini preliminari a ciò specifica-mente dedicata . Il Giudicante, discostandosi dall'indirizzo dominante riafferma - in ossequio al modello accusatorio recepito dal nuovo codice di procedura penale - il principio secondo il quale iudex iudicare debet secundum probata partium, senza tentazioni inquisitorie che rischierebbero di snaturare il già compromesso sistema adottato nel 1989 su ciò cfr. diffusamente, Sostanziale o processuale quale verità? Così è se vi pare l'obiettivo del giudizio. Articolo 507 cpp snodo cruciale nel confronto sul rito accusatorio , in Diritto e Giustizia, 15, 16 aprile 2005, Giuffré, 77ss. . Conclusioni La sentenza in commento, che pure offre il fianco a qualche perplessità laddove ad esempio estende ex articolo 110 Cp la responsabilità penale per i reati materialmente commessi da altri al loro portavoce politico si pensi a tale criterio adottato, ad esempio, ai sindaci della Val di Susa , spicca per il suo apprezzabile sforzo interpretativo, la completezza delle motivazioni, l'equidistanza dai ragionamenti di parte, costituendo il miglio antidoto contro eventuali - ed oggi assai concrete - tentazioni monopolizzanti da parte del potere politico. L'indipendenza della magistratura sarà tanto più difendibile quanto più le sentenze scritte dai magistrati medesimi avranno possibilità di vivere di forza propria, data dalla logica e dal ragionamento giuridico, a scapito dallo spirito popolare di facile deriva populista. * Avvocato ?? ?? ?? ?? 6

Tribunale di Trento - Sezione penale - sentenza 15 dicembre 2005-16 febbraio 2006 Giudice Raimondi Svolgimento del processo I ventotto imputati meglio in epigrafe generalizzati sono stati citati a giudizio per rispondere del reato continuato di danneggiamento e di invasione arbitraria di edificio aggravata dall'aver commesso il fatto in più di dieci persone avendo invaso, al fine di occuparlo, uno stabile disabitato sito nell'area Ex Zuffo danneggiando a tali fini con mole a disco alcune lamiere poste a sua protezione fatti commessi in Trento nel mese di giugno del 2002. L'istruttoria dibattimentale - previo rigetto di svariate eccezioni preliminari proposte dalle parti come da ordinanze lette e pubblicate in udienza alle quali si fa qui integrale rinvio e previo rinnovo della notifica del decreto di citazione a giudizio nei confronti dell'imputato Baldo Donatello - si è svolta tramite l'esame dei testimoni indicati e citati dalle parti, le spontanee dichiarazioni rese da Bleggi Stefano, Terzan Paolo e Cicinelli Maria Vittoria, l'escussione d'ufficio come testimone ex articolo 507 Cpp della dott.ssa Orsingher della Questura di Trento, l'acquisizione agli atti del fascicolo dibattimentale di alcuni documenti Lista di n. 9 nominativi con relative generalità Sentenza della Corte di Appello di Trento/Sezione Minorenni nei confronti di D'Agostino Leonardo di data 18 dicembre 2003 Annotazione di PG del NOR - CC di Trento dd 18 giugno 2002, quest'ultima ai soli fini dell'accertamento della proprietà dell'immobile per cui è causa . Agli atti del fascicolo d'ufficio risultano presenti ex articolo 431 Cpp la querela di Bottura Giancarlo, Giuseppe, Anita, Bruna, Bruno e Teresina al fine della verifica della sussistenza della condizione di procedibilità, nonché il verbale di sequestro preventivo e contestuale affidamento in custodia dell'immobile di data 1 luglio 2002. Infine le parti, invitate alla discussione previa declaratoria di utilizzabilità degli atti, concludevano come da verbale. Ancora sulle eccezioni/questioni/richieste preliminari Si ritiene opportuno in questa sede richiamare ed approfondire alcune questioni/eccezioni sollevate dalla difesa e dallo stesso PM prima della dichiarazione di apertura del dibattimento. Su eccezione della difesa si è provveduto al rinnovo della notificazione del decreto di citazione a giudizio nei confronti di Baldo Donatello che peraltro, non presente alla prima udienza, si è nel prosieguo regolarmente presentato a quelle successive Le ulteriori questioni sollevate dal PM nel corso della prima udienza del 16 giugno 2005 e relative alla asserita mancata notificazione dell'avviso di cui all'articolo 4105 bis Cpp ai difensori di fiducia nominati dagli imputati cfr. pagg. 3 - 4 del relativo verbale sottoposte a puntuale verifica dal Giudice si sono rivelate nella quasi totalità prive di fondamento alla luce della cronologia del deposito delle nomine fiduciarie da parte degli indagati rispetto alla notifica degli avvisi di cui all'articolo 415bis Cpp in ogni caso le difese nulla hanno eccepito in merito nel corso del presente giudizio ormai pervenuto a sentenza avendone fatto solo semplice riserva in sede preliminare cfr. pag. 4 del verbale udienza 16 giugno 2005 con conseguente intervenuta decadenza in merito, ai sensi dell'articolo 180 Cpp, per tutti gli imputati Non si è ritenuto di disporre il richiesto rinvio o sospensione del procedimento al fine di consentire agli imputati di provvedere alla riparazione del danno cagionato dal reato mediante le restituzioni o il risarcimento ai sensi dell'articolo 35, commi 1 e 3 D.Lgs 274/00 - applicabile nel caso in esame quantomeno alla fattispecie di cui all'articolo 635 Cp attualmente di competenza del Giudice di Pace - non rilevandosene i presupposti di fatto/di diritto non avendo gli imputati fornito alcuna prova di non averlo potuto fare in precedenza. Risulta infatti cfr. testimonianza resa dalle persone offese che da parte di questi ultimi non pervenne mai alcuna offerta risarcitoria, che ben sarebbe stato possibile effettuare prima del dibattimento specie in considerazione della assoluta tenuità del danno come riferito dagli stessi querelanti 100/200,00 Euro con riferimento all'articolo 635 Cp, cfr. testimonianza Bottura Giuseppe . Per gli identici motivi non si è ritenuto di disporre rinvio al fine di consentire la remissione di querela come richiesto dalla difesa Quanto alla validità della condizione di procedibilità per il sopraccitato reato di danneggiamento ex articolo 635 Cp in relazione alla legittimazione dei soggetti che risultano averla sporta con verbale di data 18 giugno 2002 davanti alla Questura di Trento si osserva che - pur in mancanza in atti di un estratto tavolare - tra i querelanti fratelli Bottura dichiaratisi tutti comproprietari dell'immobile anche in sede di testimonianza compare anche Bottura Anita. Pertanto anche nel caso in cui l'edificio per cui è causa fosse appartenuto all'epoca dei fatti - contrariamente a quanto asserito in giudizio dai fratelli Bottura - non a questi ultimi come persone fisiche bensì alla persona giudirica Banprefab Sas di Bottura Anita nata a Trento il 6/12/1946 come risulterebbe dall'Annotazione di PG di data 18 giugno 2002 sopracitata che tuttavia non cita la fonte di detta conoscenza non potrebbero sollevarsi comunque dubbi in merito alla sussistenza della legittimazione della medesima Bottura Anita, in quanto legale rappresentante della società, a sporgere la querela in ordine ai fatti per cui è causa. Per tali motivi non si è pertanto ritenuto di disporre d'ufficio ex articolo 507 Cpp, non ravvisandosene la assoluta necessità ai fini della decisione, l'acquisizione di estratto tavolate o di equivalente / ulteriore documentazione sul punto. Sulla ricostruzione processuale dei fatti storici Pare opportuno preliminarmente riassumere la successione dei fatti storici come ricostruita nel presente giudizio tramite l'esame dei testimoni escussi e della documentazione acquisita. Detta ricostruzione non è stata peraltro contestata dalla difesa, limitatasi a sottolineare tramite i propri testimoni ulteriori circostanze relative alla gestione pacifica e socialmente funzionale dell'immobile nel periodo di occupazione e fino alla data dello sgombero avvenuto alcuni giorni dopo e ad illustrare profili di carattere giuridico più che fattuale. *** Che nel primo pomeriggio di sabato 15 giugno 2002 uno stabile disabitato sito nell'area Ex Zuffo e di proprietà degli attuali querelanti sia stato occupato da un numero non meglio identificato di soggetti terzi mediante la forzatura di lucchetti e di lamiere anti/intrusione con uso di mole a disco e che nel prosieguo detto stabile sia stato gestito ed utilizzato per alcuni giorni e fino alla data dello sgombero quale spazio di incontro giovanile e di confronto politico aperto alla cittadinanza da parte di un movimento locale noto con il nome di Disobbedienti è stato idoneamente provato in atti tramite la testimonianza degli UPG intervenuti quello stesso giorno Buonatesta, Eufemia e Minerva , dei proprietari dell'immobile Bottura Giuseppe, Anita e Bruno e di alcuni testimoni della difesa Simeoni Roberto, Catalano Agostino ecc. . L'UPG Buonatesta all'epoca in servizio presso il NOR - CC di Trento e primo ad accorrere sul luogo dei fatti ha riferito che da alcuni giorni la Centrale Operativa aveva diramato l'ordine specifico di controllare l'area cd. ex Zuffo temendosi l'occupazione dell'edificio ivi presente - al momento disabitato - da parte di soggetti diversi dai proprietari. Nel corso di tali controlli, verso le ore 14.30 del 15 giugno 2002 i militari, udito un grande frastuono provenire dalla parte anteriore dell'edificio, ivi accorsi avevano notato che molti soggetti coperti da un telo bianco confinante per tutta la sua lunghezza con la parete dell'immobile a poco a poco vi confluivano all'interno mentre altri, già entrati, si trovavano sul terrazzo. Nel piazzale antistante l'edificio erano parcheggiate varie autovetture con all'interno strumenti ed attrezzature da fabbro. Il M.llo Minerva e il Dirigente della Digos Eufemia hanno confermato quanto sopra riferendo dell'avvenuta apertura della porta dello stabile, dell'avvenuto ingresso dei giovani all'interno, dell'utilizzo di una mola a disco per tagliare le lamiere installate a scopo anti - intrusione sugli infissi. Della rottura dei lucchetti e delle lamiere e dei relativi danni - peraltro assai modesti - hanno riferito anche i querelanti Bottura. Il teste citato dalla difesa Simeoni Roberto intervenuto lo stesso giorno ha dichiarato che alcuni giovani stavano lavorando intorno a una porta cercando di aprirla si', avevano degli attrezzi ricordo una mola a disco pag. 7 del verbale di udienza del 15 dicembre 2005 . I militari tutti hanno concordemente affermato di avere interloquito nell'immediatezza dei fatti con Baldo Donatello, all'epoca Consigliere Comunale di Rovereto, il quale si era posto come portavoce e rappresentante del gruppo degli occupanti nei rapporti con gli UPG intervenuti. Lo stesso Blado - riconosciuto come persona fisica da tutti i testimoni dell'accusa e della difesa nell'imputato presente in aula - si era posto nell'occasione anche come interlocutore di rappresentanti politici ed istituzionali avendo richiesto, anche tramite Simeoni Roberto, di avere un colloquio con il sindaco di Trento Alberto Pacher che tuttavia aveva declinato l'invito. Sempre a Baldo si erano rivolte le forze dell'ordine presenti ai fini dell'identificazione degli occupanti. Per evitare di creare ulteriori problemi per l'ordine pubblico con la DIGOS ed i CC infatti, anziché procedere sul posto all'identificazione dei partecipanti all'occupazione avevno richiesto una lista di essi a Baldo che l'aveva consegnata nella stessa serata al dott. Eufemia cfr. il documento contenente n. nove nominativi allegato agli atti e riconosciuto dal predetto testimone cfr. testimonianza di tutti gli UPG escussi in giudizio . La situazione dei giorni immediatamente seguenti è stata efficacemente descritta dai testi esaminati nel corso del giudizio e sopra citati e dagli ulteriori testimoni indicati dalla difesa Passerini Vincenzo, Catalano Agostino, Dorigatti Bruno ecc. . Essi hanno riferito che per un paio di settimane e fino allo sgombero avvenuto i primi giorni del mese di luglio l'edificio - ripulito e ridipinto dagli occupanti, dotato di libri e riviste e di spazi comunali arredati - era stato occupato e gestito dai giovani appartenenti al movimento, accessibile a chiunque ed adibito a sede di una vasta serie di dibattiti, conferenze, concerti ed incontri politici e culturali aperti alla cittadinanza ai quali avevano partecipato esponenti del mondo politico e sindacale locale nella piena tolleranza delle forze dell'ordine. Sulla qualificazione giuridica dei fatti Sulla base degli elementi sopra descritti si ritengono idoneamente provati tutti gli elementi tipici dei due reati contestati. Il danneggiamento dei lucchetti e delle lamiere poste a protezione dell'edificio, effettuato con la mola a disco ed al fine di penetrare nello stabile articolo 635 Cp risulta provato sulla base delle dichiarazioni dei testimoni esaminati in giudizio e sopra citati che hanno riferito sia dell'uso dell'utensile che dell'avvenuta effrazione. A dire di Bottura Giuseppe ne derivò un danno economico assai modesto e quantificabile nell'ordine di cento, duecento euro circa cfr. pag. 12 del relativo verbale di udienza . Il fatto, qualificabile giuridicamente come danneggiamento, non è assorbito da quello ulteriormente contestato in continuazione non prevedendo quest'ultimo articolo 633 Cp tra i propri elementi costitutivi la violenza sulle cose e soprattutto il danneggiamento delle medesime, non necessari all'integrazione dell'invasione arbitraria. Parimenti provato, nella forma aggravata contestata, è il reato di cui all'articolo 633 Cp invasione arbitraria di edificio al fine di occuparlo o di tranrne altrimenti profitto, commesso da più di dieci persone . Provati sono infatti gli elementi oggettivi e soggettivi di esso Quanto all'invasione - da non interpretarsi secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità nel suo significato etimologico di forza soverchiante bensì solo come accesso/penetrazione arbitraria nell'edificio o nle terreno altrui ai fini indicati nella medesima norma purchè non risoltasi in una permanenza del tutto momentanea - non vi è dubbio che essa si sia pienamente integrata con l'introduzione dei giovani nell'edificio altrui, che richiese l'impiego di strumenti di effrazione e si protrasse significativamente nel tempo Provata è altresì la protratta e totale compressione delle facoltà di uso, disponibilità e godimento dell'immobile da parte dei proprietari per tutto il tempo dell'occupazione, da ritenersi significativo cfr. Cassazione penale, Sezione seconda 6492/02 Non rileva a tali fini il fatto che l'edificio all'epoca dei fatti fosse disabitato ed inutilizzato si trattava infatti comunque di bene di rilevante valore economico Bottura Giuseppe ne riferisce in Euro 600/700.000,00 Euro il valore di esproprio! e che, in quanto occupato dai manifestanti, non avrebbe evidentemente avuto sul mercato la stessa valutazione in caso di vendità né avrebbe potuto essere ceduto a terzi in locazione, facoltà queste ultime di pertinenza esclusiva dei proprietari La tesi difensiva secondo la quale, trattandosi di immobile inutilizzato, non ne sussisterebbe addirittura l'arbitrarietà dell'invasione non può pertanto essere qui accolta in considerazione del rilevante valore di esso ed il suo stato di non - abbandono, reso manifesto dalle protezioni avverso le intrusioni di terzi estranei consistite nell'apposizione di lucchetti e lamiere installativi dai proprietari che del resto nemmeno oggi hanno inteso rimettere la querela per la lesione sofferta dei loro diritti ribadendo di avere installato detti presidi proprio al fine di evitare che l'immobile fosse utilizzato da estranei non può quindi certamente assimilarsi tale situazione a quella, relativa a casistica del tutto diversa, invocata dalle difese e rilevabile dalla giurisprudenza da queste prodotta es le casermette abbandonate sulla spiaggia di proprietà della Marina Militare citate nella prodotta sentenza della Pretura di La Spezia 22 marzo 1996, Foro It. 1997, II, 572 o l' occupazione di un fondo contestata in riferimento all'avere lasciato in situ un escavatore correttamente esclusa per totale assenza di offensività da Cassazione Sezione II n. 6650 del 5 maggio 1999 Provata è, al contrario, l' arbitrarietà dell'introduzione, avvenuta in assenza di autorizzazione, senza il consenso degli aventi diritto e palesemente contro la loro volontà e resa più che manifesta dalla presenza dei presidi anti / intrusione che escludono altresì una situazione soggettiva di buonafede in capo agli invasori per errore di fatto ex articolo 47 Cp Provata è altresì la nota di illeicità speciale che contrassegna il reato e che lo connota di un dolo specifico non vi fu soltanto, infatti, la volontà di invadere l'immobile bensì anche il fine di occuparlo o di trarne altrimenti profitto come esige l'articolo 633 Cp. L'edificio fu infatti effettivamente utilizzato e gestito, nei giorni successivi e fino allo sgombero, come centro sociale e culturale e come spazio di incontro e di aggregazione giovanile, secondo gli obiettivi e le rivendicazioni manifestate dai partecipanti tramite i ricercati contatti con le rappresentanze politiche ed istituzionali. Fu proprio l'occupazione dello stabile - tendenzialmente permanente e cessata dopo un paio di settimane solo a seguito del deciso intervento delle forze dell'ordine - a costituire lo scopo dichiarato dell'invasione arbitraria del medesimo. In esso - cfr. anche le spontanee dichiarazioni lette in aula dagli imputati - si voleva creare uno spazio autogestito di incontro e di dibattito socio/culturale e politico , che risultava carente nella città di Trento e che i Disobbedienti reclamavano come proprio preciso diritto. E non vi è dubbio che tramite l'arbitraria occupazione essi si procurarono effettivamente detto spazio, utilizzandolo fino al momento dello sgombero per i fini proclamati e per i quali avevano avviato trattative - poi respinte vista la situazione di illegalità creatasi - con i rappresentanti delle istituzioni. L'accertamento fine di occupazione, di per sé idoneo ad integrare l'elemento soggettivo del reato, esonera questo Tribunale dall'approfondire quello ulteriore del fine di profitto previsto solo in via alternativa dall'articolo 633 Cp per mero scrupolo motivazionale tuttavia - e tenuto conto di opinioni secondo le quali il fine di occupare altro non sarebbe che una manifestazione particolare del più generico scopo di trarre profitto dall'immobile, con individuazione pertanto di un rapporto di specialità tra le due forme di dolo specifico - va qui osservato come per la consolidata giurisprudenza di legittimità non si richieda un fine di natura lucrativa ben potendo consistere il profitto - come ritenuto di volta in volta dalla SC in svariate pronunce - nell' uso strumentale dell'occupazione per il conseguimento di scopi di particolare valore morale o sociale Cassazione 30 - 5 - 2000, Cassazione penale 01, 1484 nel conferire maggiore risonanza ad una manifestazione di protesta cfr. Cassazione 77/136038 nella contestazione della mancata soluzione del problema relativo alla carenza di alloggi e contro il sistema degli sfratti Cassazione 29 - 3 - 1989, Cassazione penale 1990, 1736 e quindi in una qualsiasi utilità , purchè non risoltasi la condotta in un'azione meramente simbolica. Nel caso di specie va in ogni caso osservato come l'occupazione protratta dell'edificio abbia implicato anche aspetti patrimoniali avendo avuto come effetto la disponibilità di uno spazio autogestito che si sarebbe altrimenti dovuta acquisire sul mercato in assenza di disponibilità istituzionali pubbliche tramite versamento di canoni di locazione od acquisto immobiliare Nel fatto descritto dai testimoni si rileva altresì la sussistenza della circostanza aggravante dell'avere agito in più di dieci persone. Essa emerge con evidenza dalla descrizione dello stato dei luoghi come effettuata dall'UPG Buonatesta Roberto che per primo intervenne nell'immediatezza dei fatti le persone presenti erano decine decine di giovani, coperti da un telone bianco, affluivano all'interno dell'immobile attraverso le porte effratte alcuni giovani già si trovavano all'interno e sulla terrazza mentre gli altri vi stavano entrando dalle aperture anteriori. E' pertanto certamente integrato il comma 2 dell'articolo 633 Cp, che rende il reato perseguibile d'ufficio e lo sottrae alla competenza del Giudice di Pace. Sull'identificazione degli autori dei fatti Se provati, alla luce della ricostruzione dei fatti operata, sono gli elementi oggettivi e soggettivi propri dei due reati oggetto di contestazione, insormontabili difficoltà a parere di questo Tribunale insorgono all'interno del presente giudizio quanto all'identificazione degli autori di essi difficoltà che nemmeno la citazione d'ufficio avvenuta ai sensi dell'articolo 507 Cpp della dott. Orsingher della Questura di Trento ha consentito di superare e verosimilmente sottovalutate dapprima dalle forze dell'ordine e successivamente dalla Procura della Repubblica che ne ha fatti propri gli accertamenti e le conclusioni. Se, come si è detto, è provata la presenza e la partecipazione quantomeno di più di dieci soggetti all'invasione arbitraria dell'edificio ed al danneggiamento ad essa strumentale non altrettanto può dirsi circa la attribuibilità di dette condotte illecite alle persone degli attuali 28 imputati. Carenti si sono dimostrate le indagini della PG tese all'identificazione dei partecipanti ai reati per i quali è stata fatta la comunicazione di Notizia di Reato all'AG e qui oggetto di contestazione. Le modalità dell'identificazione degli attuali imputati, illustrate dagli UPG Buonatesta, Eufemia e Minerva all'udienza del 22 novembre 2005, sono state definitivamente chiarite dalla teste Orsingher, citata d'ufficio ai sensi dell'articolo 507 Cpp proprio per approfondire detto essenziale profilo. La teste ha riferito che gli imputati contrassegnati con i numeri da 1 a 9 nell'intestazione del decreto di citazione a giudizio Baldo, Malesardi, Bleggi, Lanza, Cimadon, Terzan, Oliveti e Segatta furono identificati e denunciati per i reati in epigrafe sulla base della ormai famosa lista consegnata al dott. Eufemia della Digos da Baldo Donatello al momento del primo accesso effettuato in occasione dell'invasione del 15 giugno 2002 che un altro gruppo di imputati dal n. 10 al n. 14 Tomasi, Caramelle, Girardini, Ciola, Segarizzi fu identificato al momento dello sgombero in quanto materialmente trovato all'interno dell'edificio occupato mentre vi dormiva che un ultimo gruppo di soggetti infine gli imputati dal n. 15 al n. 28 fu identificato a sgombero avvenuto alloché si era presentato presso lo stabile per ritirare effetti personali cfr. pagg. 16 e segg. del verbale di udienza del giorno 15 dicembre 2005 . Premesso quanto sopra, appare evidente come questo Tribunale debba verificare il solo punto relativo all'accertamento della partecipazione degli attuali imputati alla prima fase della condotta accertata dagli UPG e consistita nell'invasione arbitraria dell'edificio finalizzata ad occuparlo o a trarne altrimenti profitto. Detta sola condotta - connessa a quella di danneggiamento ad essa strumentale - è infatti tale da integrare il reato di cui all'articolo 633 Cp. La fase successiva dell'occupazione infatti, facente parte dell'elemento soggettivo del reato ed in particolare del dolo specifico che lo caratterizza, pur costituendo condotta censurabile in sede civile ed anche in astratto in sede penale ai sensi dell'articolo 614 Cp per la permanenza invito domino , non integrata tuttavia nel caso di specie non trattandosi di immobile all'epoca adibito a fini abitativi non rileva ai fini dell'integrazione dell'elemento oggettivo del medesimo reato sub articolo 633 Cp, che va riferita al momento dell'arbitraria invasione finalizzata all'occupazione/ al profitto. Il reato pertanto non ricorre laddove si sia in presenza di una mera occupazione da parte di chi sia acceduto allo stabile senza porre in essere né dare alcun apporto concausale alla propedeutica azione invasiva con la conseguenza che nessuna rilevanza penale ai fini dell'integrazione del reato di cui all'articolo 633 Cp può rivestire la condotta di coloro che solo successivamente siano stati sorpresi ad occupare/utilizzare l'edificio già in precedenza invaso non potendo da detta occupazione/utilizzazione dedursi - se non in modo flebilmente indiziario e ben lungi dal rivestire quei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dall'articolo 192, comma 2 Cpp per la formazione della prova in sede penale - la partecipazione al fatto/reato antecedentemente commesso. Se è vero che il reato de quo è da qualificarsi a carattere istantaneo allorché l'attività criminosa si esaurisca in un unico contesto senza protrarsi nel tempo in forma di effettiva occupazione, assumendo i caratteri di permanenza allorché la situazione illecita realizzata volontariamente perduri fino all'abbandono dell'immobile Cassazione penale 30 - 6 - 1987 Cassazione penale 1988, 1858 è comunque indubitabile che anche nel secondo caso ai fini dell'integrazione della fattispecie criminosa tipica a carico di un determinato soggetto occorre pur sempre l'acquisizione di prova certa della sua partecipazione alla prima fase della condotta contrassegnata dall'arbitraria invasione accompagnata dal dolo specifico richiesto dalla legge. Sul punto la giurisprudenza della SC, che qui pienamente si condivide in quanto aderente al dato normativo, è assolutamente consolidata cfr. ex plurimis Cassazione Sezione seconda 1044/00 che rimarca come il legislatore abbia voluto mantenere distinte le due condotte dell'invasione e della successiva permanenza arbitraria , quest'ultima tra l'altro prevista dalla specifica ed ulteriore previsione normativa di cui all'articolo 614 Cp . *** Alla luce del sopraesposto inquadramento giuridico della fattispecie, si ritiene che gli accertamenti di PG riferiti dai testimoni escussi non abbiano permesso di raggiungere idonea prova della partecipazione ex articolo 110 Cp degli attuali imputati ai fatti/reato in contestazione, fatta eccezione per Baldo Donatello. Cruciale a tali fini, come si è detto, è la problematica relativa alla identificazione degli effettivi partecipanti alla prima fase dell'arbitraria invasione e del danneggiamento ad essa strumentale, unica fase penalmente rilevante e svoltasi sotto gli occhi della PG intervenuta nel primo pomeriggio del 15 giugno 2002. Orbene, quanto agli imputati dal n. 1 al n. 9 - che a dire degli UPG escussi avrebbero fatto parte di quel primo gruppo - unica prova della loro partecipazione ai reati contestati è data dall'ormai celebre lista fornita nella serata del 15 giugno 2002 da Baldo al dirigente della Digos Eufemia, contenente nove nominativi con le relative generalità anagrafiche e riferita dallo stesso ai partecipanti all'occupazione . Si ritiene che detto documento debba valutarsi, ai fini probatori, secondo il criterio normato dall'articolo 192, 3 co. Cpp si tratta infatti di una situazione assolutamente sovrapponibile alla cd. chiamata di correo , con l'unica e non significativa differenza che quella di Baldo è avvenuta non oralmente ma per atto scritto, quest'ultimo producibile ed utilizzabile nel presente processo in quanto rientrante nel concetto di documento proveniente dall'imputato che peraltro non l'ha disconosciuto nel presente giudizio ai sensi e per gli effetti dell'articolo 237 Cpp. Ne deriva che esso, pur acquisibile agli atti, può formare prova dei fatti in esso descritti solo ove sussistano elementi di riscontro esterni che ne confermino l'attendibilità. Ciò non risulta essere avvenuto nel presente processo. Infatti Nessun testimone è stato in grado di riferire con certezza nemmeno della presenza dei sopra citati imputati in loco nell'immediatezza dei fatti e quindi alle ore 14.30 circa del 15 giugno 2002 allorché avvenne l'invasione dello stabile Le dichiarazioni in tal senso rese dagli UPG traggono spunto da identificazioni da questi effettuate a posteriori presso gli uffici della Questura di Trento sulla base di non meglio individuati filmati mai trasmessi al Pm, mai acquisiti al fascicolo processuale e mai ritualmente depositati per l'esame delle parti nemmeno nella presente sede processuale, cosicché anche questo Tribunale è nella concreta impossibilità di effettuarne un controllo Tale individuazione pertanto, non controllabile ed implicante elementi di giudizio valutativi basati sulla comparazione tra le immagini dei filmati e l'effigie degli imputati tratti dagli Uffici Anagrafe dei Comuni di residenza, non appare affidabile nemmeno come elemento di riscontro alla chiamata costituita dalla lista Baldo né la lacuna può ora essere colmata attraverso i poteri di cui all'articolo 507 Cpp pena la trasformazione di questo Tribunale in organo inquirente volto alla ricerca ed alla ricostruzione di prove di accusa non formatesi nella fase delle indagini preliminari a ciò specificamente dedicata Va poi tenuto conto del fatto che a quanto appreso da Buonatesta i materiali invasori entrarono nell'edificio stando sotto un telone bianco, pertanto a volto coperto e quindi in modo tale da non potere essere riconoscibili e che nessuno degli UPG escussi ha affermato di avere identificato, nemmeno sulla base dei filmati, coloro che utilizzavano la mola a disco o che si affacciavano dalla terrazza dell'edificio nel corso e nell'immediatezza dell'invasione Anche a prescindere da quanto sopra appare evidente che non sarebbe sufficiente a titolo di riscontro nemmeno la prova della mera presenza dei soggetti inclusi nella lista in loco al momento del fatto se non accompagnata dall'accertamento di una qualche attività concorsuale - materiale o morale, ma comunque tale da integrare la fattispecie del concorso ai sensi dell'articolo 10 Cp rivestendo una efficacia causale significativa ai fini dell'evento - posta in essere da tali soggetti in relazione alla condotta tipica penalmente rilevante Va evidenziato infatti che la lista fu consegnata dal Baldo solo in serata e che nell'area ex Zuffo nel corso dell'intera giornata accorse verosimilmente un numero imprecisato di giovani simpatizzanti, non necessariamente concorrenti rispetto alla propedeutica condotta tipica non potendo escludersi che essi siano entrati nello stabile successivamente alla invasione e senza partecipare a quest'ultima ciò sia per l'articolo 635 sia per l'articolo 633 Cp ma che ugualmente siano stati da Baldo inclusi nella lista medesima in quanto aderenti all'iniziativa politica e partecipi alla successiva occupazione dello stabile costituente post factum non punibile Quanto sopra osservato non può ritenersi frutto di prudenza eccessiva da parte di questo Tribunale. Un concreto campanello d'allarme che induce alla massima cautela in tal senso - introdotto dalla difesa mediante la produzione della sentenza della Corte di Appello / sezione Minorenni sopra citata - è infatti la vicenda processuale subita dal minorenne D'Agostino Leonardo, soggetto incluso nella lista ma sia pure in via non definitiva scagionato anche in secondo grado dall'accusa mossagli proprio in quanto non ha posto materialmente in essere la specifica condotta propedeutica che gli è stata ascritta nel campo di imputazione concorso nell'invasione arbitraria della palazzina Bottura essendosi limitato a partecipare solo alla successiva fase di occupazione, svoltasi peraltro in modo pacifico ed esclusivamente finalizzata alla suindicata protesta senza alcuna rivendicazione lesiva dei diritti dei proprietari Fase di attuazione di per sé inidonea ad integrare l'ipotesi delittuosa contestata cfr. pag. 3 della motivazione Sentenza C. Appello Trento di data 18 dicembre 2003 dep. in atti Nessun accertamento è stato riferito nel presente giudizio in ordine alla proprietà / alla disponibilità delle autovetture trovate parcheggiate nel piazzale dell'edificio nel corso dell'invasione dello stabile e contenenti gli strumenti di effrazione descritti dall'UPG Buonatesta, delle quali pure erano stati rilevati i numeri di targa Non si ritiene infine possano valere come utili elementi di riscontro ex articolo 192 comma 3 Cpp le dichiarazioni spontanee rese nel presente processo da Terzan Paolo e da Bleggi Stefano trattandosi di affermazioni di carattere meramente politico rivendicative della legittimità dell'occupazione dello stabile e prive di elementi confessori concreti e personali relativi all'unica fase penalmente rilevante e a detta occupazione propedeutica le stesse osservazioni possono essere ripetute per la partecipazione di alcuni dei soggetti inclusi in lista alle trattative con il Comune e con le istituzioni nel corso dell'occupazione. Sulla base di quanto sopra osservato deriva che per tutti i soggetti di cui alla lista Baldo va emessa sentenza di assoluzione, ai sensi del comma 2 dell'articolo 530 Cpp, per non aver commesso il fatto sia in relazione al danneggiamento che all'invasione arbitraria dello stabile. La medesima soluzione deve a maggior ragione essere adottata nei confronti degli ulteriori imputati dal n. 10 al n. 28 ai sensi del comma 1 dell'articolo 530 Cpp stante le modalità di identificazione esposte dalla dott.ssa Orsingher ed i tempi relativi, del tutto ultronei rispetto alla consumazione del reato. Sulla posizione di Baldo Donatello Diversa la posizione di Baldo Donatello, in relazione al quale si ritiene essere stata raggiunta idonea prova della partecipazione ad entrambe le condotte penalmente rilevanti ascrittegli in capo di imputazione avendovi apportato un contributo causale rilevante ai sensi e per gli effetti dell'articolo 110 Cp. La sua presenza fu accertata sul luogo e nell'immediatezza dei fatti dagli UPG intervenuti. Baldo, come risulta parimenti da tutte le testimonianza, si pose fin dall'inizio come portavoce, leader e rappresentante del gruppo degli occupanti che - pur rimasti ignoti - in quel momento si identificavano con certezza negli invasori e nei danneggianti ai fini dell'integrazione dei reati di cui agli artt. 633 e 635 Cp in quanto stavano penetrando nello stabile in modo arbitrario e tramite effrazione al fine di occuparlo e di trarne profitto. La condotta del Baldo, non limitatasi ad una mera presenza passiva in loco ma risoltasi in un ruolo attivo di leadership e di rappresentanza degli autori materiali dei fatti penalmente rilevanti sopra descritti nei rapporti con le forze dell'ordine e con le istituzioni politiche si ritiene avere integrato a tutti gli effetti a suo carico l'ipotesi di concorso di cui all'articolo 110 Cp. Egli infatti - ponendosi come portavoce degli interessi degli occupanti, cercando in tale veste mediazioni con le istituzioni con una autorevolezza ben maggiore di quella che avrebbe potuto rivestire qualsiasi altro del gruppo vista la sua veste di Consigliere Comunale, mantenendo un costante dialogo con le forze di Polizia in loco che riuscì anche a dissuadere dall'effettuare una compiuta identificazione degli autori materiali dei fatti , ponendo gli interlocutori pubblici di fronte al fatto compiuto costituito dall'invasione in fieri dell'edificio nell'evidente intento di sensibilizzarne e condizionarne le scelte in merito alla assegnazione ai giovani di spazi sociali di autogestione - non soltanto mostrò piena adesione psichica alla condotta dei rappresentanti ma agevolò quest'ultima tramite lo svolgimento di tale prezioso ruolo in assenza del quale l'azione - avente anche forte valenza dimostrativa e politica - non avrebbe avuto lo stesso esito né la stessa ricaduta pubblica e sarebbe stata verosimilmente stoppata sul nascere dall'intervento della Polizia con creazione di inevitabili disordini. A prescindere pertanto dalla mancata prova di utilizzo personale della mola a disco e di una materiale introduzione arbitraria e finalizzata all'occupazione da parte di Baldo Donatello pertanto, la sua condotta rientra a pieno titolo nella previsione di cui all'articolo 110 Cp in relazione all'integrazione dei reati contestatigli quantomeno a livello di concorso morale - come interpretato dalla consolidata giurisprudenza di legittimità - avendo la sua opera para/istituzionale di mediazione inevitabilmente garantito ai compartecipi materiali sia un maggiore stimolo alla propria condotta sia soprattutto una maggiore aspettativa e senso di sicurezza nell'azione evidentemente da tempo preordinata cfr. le dichiarazioni di Buonatesta in ordine alla configurazione dell'area ex Zuffo come di obiettivo sensibile cfr. anche la accertata predisposizione di mezzi sia pure semplici quali la mola a disco collegata al generatore, l'esistenza sulle autovetture parcheggiate in loco di attrezzature da fabbro, l'utilizzo di un telone sotto cui ricoprirsi nel momento dell'ingresso arbitrario ecc. . L'imputato va pertanto dichiarato colpevole di entrambi i reati a lui ascritti tra i quali sussiste un evidente vincolo di continuazione ex articolo 81 Cpv. Cp vista la contestualità e la strumentalità delle condotte. Gli vanno riconosciute le circostanze attenuanti generiche di cui all'articolo 62 bis Cp in ragione dell'incensuratezza. Gli vanno inoltre riconosciute le circostanze attenuanti di cui all'articolo 62 n. 1 Cp. Egli agì infatti - come risulta dall'intera istruttoria svolta e dalle spontanee dichiarazioni rese da Bleggi Stefano e Terzan Paolo appartenenti al suo stesso movimento politico - ispirato da finalità di particolare valore sociale in quanto trascendenti i bisogni egoistici del singolo, quali quelle di sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni trentine circa la necessità di destinare spazi adeguati al dibattito culturale e politico ed all'esperienza autogestionale dei giovani avendo adottato peraltro, a tali fini, modalità tali da produrre il minimo danno/i minimi disordini possibili sia in ambito pubblico che privato ciò in relazione allo stato di mancato utilizzo dello stabile prescelto al minimale danno apportato alle strutture per entrarvi al mantenimento dell'ordine sia durante l'invasione - e qui si ritorna all'apporto personale e specifico dell'imputato ex articolo 110 Cp - sia durante la successiva e pacifica occupazione autogestita dell'immobile . Quanto sopra rilevato fa ritenere possibile applicare a Baldo Donatello, in relazione al solo reato di danneggiamento ex articolo 635 Cp, la previsione di cui all'articolo 34 D.Lgs 274/00. Detta norma - che prevede la esclusione della procedibilità - prevista per i reati attualmente di competenza del Giudice di Pace è infatti riferita ai fatti di particolare tenuità quanto, rispetto all'interesse tutelato, l'esiguità del danno o del pericolo che ne è derivato nonché la sua occasionalità ed il grado della colpevolezza non giustificano l'esercizio dell'azione penale elementi qui tutti riconoscibili all'episodio specifico risoltosi nel danneggiamento di qualche lucchetto/lamiera per un valore di poche decine di Euro da parte di soggetto incensurato, ispirato da motivi di particolare valore sociale ed in via occasionale. In assenza di opposizione da parte dell'imputato e delle persone offese va pertanto emessa sentenza di non doversi procedere nei confronti di Baldo Donatello per tale causa in relazione al reato di danneggiamento ascrittogli ex articolo 529 Cpp - 34 D.Lgs 271/00. Quanto al reato di cui all'articolo 633, comma 2 Cp, le circostanze attenuanti sopra riconosciute a Baldo sub artt. 62bis e 62 n. 1 Cp si ritengono prevalenti sulla aggravante contestatagli e qui riconosciuta sussistente l'aver commesso il fatto in più di dieci persone . Tornando quindi all'ipotesi base di cui all'articolo 633 Cp sulla quale vanno operate le successive diminuzioni, ritiene il Tribunale doversi integralmente applicare il trattamento sanzionatorio di cui al comma 1 del predetto articolo attribuito attualmente alla competenza del Giudice di Pace, e tutti gli istituti previsti nel medesimo D.Lgs 274/00. Ciò del resto è conforme ad un preciso orientamento - pur non univoco ed in assenza sul punto di una pronuncia delle Su - della Corte di cassazione, che a parere di questo Tribunale appare il più rispettoso del dato normativo ed in particolare del disposto dell'articolo 69 Cp. Non si giustificherebbe infatti - in ipotesi di azzeramento delle aggravanti all'esito del giudizio di equivalenza o di prevalenza come avvenuto nel caso in esame - il mantenimento di un trattamento sanzionatorio meno favorevole modellato sulla fattispecie di una previsione criminosa che ha ormai perduto - proprio quoad poenam e per effetto di specifiche circostanze di segno favorevole all'imputato - gli specifici profili di gravità, con inevitabili riflessi in ordine al necessario adeguamento della pena al caso concreto secondo la funzione connaturata al giudizio di comparazione Cassazione penale Sezione quinta 863/04 Bartoccelli . Ritenuto applicabile il sistema sanzionatorio - più favorevole - previste dalla normativa sul Giudice di Pace per l'ipotesi base del comma 1 dell'articolo 633 Cp ritenuta - per le motivazioni sopra ampiamente esposte a pagg. 6 e 7 della presente sentenza sub lett. B - inapplicabile al caso specifico la previsione di cui all'articolo 34 D.Lgs 274/00 riferita alle ipotesi di particolare tenuità del fatto ribadita l'inaccoglibilità della richiesta sospensione del processo ai fini di cui all'articolo 35 D.Lgs 274/00 per i motivi sopra esposti in relazione alla concorrente ipotesi di cui all'articolo 635 Cp ritenuta altresì l'impossibilità di assimilare alle condotte riparatorie previste dal successivo articolo 35 quelle poste in essere dagli invasori/occupanti durante il periodo dell'autogestione quali la tinteggiatura e pulizia dei locali o la predisposizione di spazi comuni arredati ecc. in quanto finalizzate e funzionali alle ragioni dell'occupazione e non invece a quelle risarcitorie spettanti ai proprietari spogliati della disponibilità dello stabile, si ritiene che la pena da irrogarsi vada quantificata, secondo i criteri di cui all'articolo 133 Cp, nella misura finale di Euro 400,00 di multa. A tale quantificazione si perviene partendo dalla pena base di Euro 900,00 di multa, cui ex articolo 69 Cp va applicata la diminuzione fino ad Euro 600,00 ex articolo 62bis Cp e quella di un ulteriore terzo ex articolo 61 n. 1 Cp. Non si concede il beneficio della sospensione condizionale della pena, istituto non previsto dalla normativa propria del Giudice di Pace e ritenuto in ogni caso non favorevole all'imputato nel caso di specie, in considerazione della modesta entità della pena solo pecuniaria irrogatagli. Va invece riconosciuto il beneficio della non menzione della condanna trattandosi di soggetto incensurato. La complessità fattale e giuridica della fattispecie in esame si ritiene tale da giustificare l'assegnazione del termine di giorni settanta per il deposito della motivazione ai sensi dell'articolo 544 Cpp. PQM Visti gli artt. 533 - 535 Cpp, articolo 4 D.Lgs 274/00 Dichiara Baldo Donatello colpevole del reato ascrittogli sub articolo 633 Cp, e riconosciute allo stesso le circostanze attenuanti generiche nonché quella sub articolo 61 n. 1 Cp e ritenute le stesse prevalenti sulla contestata aggravante lo condanna alla pena di Euro 400,00 di multa oltre al pagamento delle spese processuali. Non menzione di condanna. Visto l'articolo 34 D.Lgs 274/00, 529 Cpp Dichiara non doversi procedere nei confronti di Baldo Donatello in ordine al reato ascrittogli sub articolo 635 Cp, ritenuta la particolare tenuità del fatto. Visto l'articolo 530, commi 1 e 2 Cpp assolve Malesardi Fabiano, Bleggi Stefano, Cimadom Shira, Segatta Andrea, Lanza Nazarena, Oliveri Santi, Pretazzini Giona, Terzan Paolo, Tomasi Mirco, Caramelle Remo, Girardini Manuel, Ciola Sara, Segarizzi Gabriele, Fera Amedeo, Elmi Marianna, Perin Giada, Chemello Dario, Acerbi Riccardo Antonio, Livio Alessandro, Ragaglia David, Reghellin Michele, Per lasca Piergiuseppe, Compasso Ivan, Personeni Fabrizio, Bacchin Emiliano, Cicinelli Maria Vittoria, Comiotto Gianluca dai reati loro ascritti per non aver commesso il fatto. 13/1